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giovedì 16 marzo 2023

Grande terra sommersa di Alessandro De Roma

 

L’undicenne Pietro Stefano Mele è un ragazzino qualsiasi, che ancora non sa come un piede messo in fallo possa cambiare tutta una vita. Quando la madre scivola (anche per sua responsabilità, crede lui) e sbatte la testa su uno scoglio, inizia una lunga battaglia con il proprio senso di colpa. Il padre, Seb, un fanatico religioso dall’esasperato egocentrismo, riversa su Pietro la responsabilità dell’accaduto e lo abbandona nel piccolo borgo sardo di San Leonardo de Siete Fuentes, da nonna Sircana – sua madre –, che fino a quel momento è stata, per il nipote, solo una sconosciuta.

L’anziana vive in una casa ai confini del bosco e non pare avere alcuna intenzione di aprire il suo mondo a Pietro. Tuttavia, giorno dopo giorno, tra i due nasce un’intesa profonda.Pietro impara ad amare quella vita selvaggia fatta di avventure tra alberi e ruscelli, con poche regole da seguire. Soprattutto, è affascinato dai vicini, i Campus, una famiglia che ai suoi occhi rappresenta l’unità che ha perduto per sempre.Come mai, allora, la nonna sembra volerlo mettere in guardia da loro? Perché spariscono per intere settimane e poi ricompaiono come se niente fosse? Mentre l’attrazione di Pietro verso quella famiglia, e in particolare verso i coetanei Luca e Laura, non smette di crescere, un’ombra sempre più inquietante comincia ad avvolgere i vicini. L’inatteso ritorno del padre allontanerà però bruscamente il protagonista dal piccolo universo che sente ormai suo. Se le grandi terre sommerse sono quelle in cui proiettiamo la nostra fantasia, le persone che amiamo ne sono gli abitanti fino al momento in cui, adulti, non ne accettiamo le debolezze. Il romanzo di una grande voce letteraria, la storia della formazione alla vita del ragazzo selvaggio che è in ognuno di noi.  

Il libro di Alessandro De Roma è un romanzo di formazione dove, attraverso una narrazione scossa da emozioni contrastanti, il protagonista è alla ricerca disperata di quel coraggio, perduto sotto i colpi di una vita fortemente turbata e condizionata da un trauma irreparabile, necessario e vitale non solo per tornare a sognare ma per raggiungere la propria salvezza.

Pietro è un ragazzo che, dopo la scomparsa della madre, comincia ad avere paura della vita, perdendo fiducia nel futuro per precipitare in una solitudine necessaria solo per ripararsi dal mondo circostante che per il momento non offriva occasioni per riemergere.

Un trauma profondo e un senso di colpa pressante accompagneranno l'esistenza del protagonista che si ritroverà immerso in un silenzio "innaturale" dove la sua crescita verrà motivata soltanto da sentimenti mutevoli che non avranno mai una connotazione ben precisa.

L'unica arma per Pietro, nell'amarezza della sua esistenza, sarà proprio la sua capacità di analizzarsi che lo porterà a sfiorare una felicità appena solo possibile minata, anche in età adulta, da un senso di malinconia che solo alla fine si eclissa in una sorta di pacificazione che rimane sempre però in attesa del completamento formativo.

L'autore è bravo nel trasparire il suo "personale" attraverso la capacità del protagonista di pretendere dalla vita una svolta esistenziale, nonostante le tante negatività che lo attraversano, in questa sorta di discernimento dove nè l'amicizia e nè il passato riescono a diventare utili per lenire e dare risposta a quello accaduto, condizionando le scelte future.

La capacità stilistica "trascinante" dell'autore si evidenzia di più in una coralità narrativa dove ogni personaggio diventa indispensabile per ricostruire coraggio nei confronti della vita, per ritrovare valore nelle parole dette da chi non c'era più e per riaccendere la luce in un ombra esistenziale dove sopravvivere al dolore era l'unica maniera per andare avanti.

La Rabbia e l'Odio restano intrappolati nella mente e nei pensieri di Pietro che si rifiuta quasi di crescere per non piegarsi a quella crudeltà degna dei mediocri, per non farsi assorbire da quel mondo che lo circondava e che non era in grado di ascoltare le sue paure.

Nella parte finale del romanzo Pietro, malgrado tutte le avversità, riuscirà forse ad abbracciare come necessaria la scoperta di se stesso, in un esistenza fortemente segnata dal senso di colpa e dall'imprevedibilità di un Destino che probabilmente aveva solo rimandato quel salto nella vita necessario per liberarsi e tornare a vivere.

Tantissimi complimenti sinceri ad Alessandro De Roma per aver scritto un romanzo così bello e intenso dove mette in evidenza al meglio tutto il suo impegno personale per scrivere una storia capace di accompagnare il lettore non solo in un percorso formativo (dove non sempre è facile comprendere le scelte dei protagonisti), ma che sollecita anche quel tentativo di giustificare le conseguenze di ciò che stravolge senza motivo quella grande avventura che chiamiamo vita.

 

giovedì 19 agosto 2021

Nessuno resta solo di Alessandro De Roma

 

Guido e Tonio sono padre e figlio, ma la sola cosa che hanno in comune è il cognome. Per due come loro, abituati a rispettarsi soltanto nel rancore reciproco, l’unico modo per non farsi del male è rimanere lontani. Mentre Guido sceglie di trascorrere con sua moglie la quotidianità di ogni giorno, Tonio, dopo tanto girovagare per il mondo, conosce Nicola e se ne innamora. Nicola per Tonio diventa il centro di ogni cosa: l’amore capace di dar senso a un’esistenza passata a nascondersi, un amore che Guido, se solo sapesse, non accetterebbe mai. Padre e figlio vorrebbero invecchiare accanto alla persona che amano piú di ogni altra. Ma non hanno fatto i conti con l’imprevedibilità beffarda del destino.

Nei discorsi di Guido, Tonio viene a malapena nominato. È un figlio inquieto, vagabondo, omosessuale, che il padre fatica a contattare perfino quando deve dirgli che la madre è malata e il tempo rimasto è poco. Del resto anche Guido, per Tonio, non andrebbe messo al corrente di nulla: neppure del suo dolore piú grande. Le loro strade si sono sempre incrociate a distanza, attraverso gli occhi degli altri, i discorsi riportati, i racconti che risalgono all’infanzia di uno o alla giovinezza dell’altro. Eppure sono padre e figlio, e i tratti del viso lo testimoniano: una somiglianza che per Tonio, quando se ne rende conto, è «come spalancare una porta sul vuoto». Entrambi sopravvissuti a chi amavano di piú al mondo, Tonio e Guido sceglieranno ostinatamente di non cercarsi, resistendo. Almeno finché è possibile. Perché quando ormai non c’è piú nulla da chiedere – sembra suggerirci Alessandro De Roma con una voce schietta e profondamente intima – anche chi si è sempre detestato può deporre le armi.



Alessandro De Roma ha scritto un libro "coraggioso", molto intimo ed introspettivo, capace di gettar luce sulle tante ombre di un rapporto familiare difficile: l'Autore con discreta semplicità ci racconta una vicenda, non poi tanto lontana dal quotidiano, attraverso una Narrazione dove, senza filtri, si intrecciano dinamiche relazionali che gravitano su Tematiche Principali importanti come Incomunicabilità Solitudine.

Stilisticamente parlando la Narrazione si divide tra Passato e Presente, per volontà dell'Autore che desidera far riemergere episodi di vita vissuta che hanno costruito, mattone dopo mattone, quel muro immaginario che divide i due Protagonisti del Romanzo ; complici entrambi del Collasso familiare, frastornati da Parole non dette o fraintese, alla fine saranno costretti ad accettarsi scoprendosi poi non tanto dissimili tra loro, imparando a comunicare attraverso l'unico linguaggio comune: Il Dolore.

Un Padre anziano e un figlio Adulto : Guido e Tonio sono da anni distanti, ma solo adesso, chiamati dal Destino, si ritrovano legati nello stesso Dolore, di fronte ad una Perdita che, senza preavviso, aveva tolto loro l'unica motivazione per vivere. Nella "comune" sofferenza il Dolore però sarà vissuto in maniera molto differente dai due Protagonisti: per Guido il lutto diventa come liberatorio, trasformandolo in un essere cinico, scorbutico e antipatico, svincolandolo da tutte quelle convenzioni che il precedente Rapporto costringeva; per Tonio invece non c'è altro modo se non il Silenzio per affrontare quella solitudine creata da un distacco troppo traumatico, che lo costringeva poi a soffocare quel suo grido sofferente in una società che non comprendeva il suo tormento, che non accettava la sua diversità, obbligandolo quindi a lacerarsi dentro, giorno dopo giorno, fino ad esaurirsi.    Tema Principale del Romanzo è principalmente quello del Rimpianto che, pagina dopo pagina, soprattutto per Guido diventa importante e fondamentale per riuscire a guardare,con occhi nuovi, tutto quello che era stato il Rapporto con il figlio, per Rivalutare le scelte e considerare gli errori commessi, liberandosi dell'orgoglio e dal Disagio alimentato da troppo tempo dalle cose dette, da quelle non capite e dai tanti silenzi. Con uno Stile delicato, elegante e curato, ma al tempo stesso deciso e ruvido, l'Autore racconta una Fragilità familiare circondata da Sofferenza e Solitudine, create principalmente dalla incomunicabilità di un rapporto dove, nonostante tutto, verrà lasciata aperta una finestra per far entrare una Luce debole e indecisa, quella della Speranza che, pur non abbandonando mai nella vita, nel Romanzo si riaccende solo quando nascerà il Bisogno di Comprensione reciproca.

 

Alessandro De Roma è davvero molto bravo e abile nel personificare, attraversi i suoi Protagonisti, quel coinvolgimento emotivo che guida nel Bene e nel Male un Padre e un Figlio che, pur soffrendo, si creano quella "giusta" distanza per evitare qualsiasi contatto, qualsiasi coinvolgimento, che possa costringerli al Confronto non solo con il Mondo ma con loro stessi.

Allontanati dalla vita pur legati dal sangue, i due Protagonisti rinunciano entrambi a capirsi ma poi, riuniti dal Dolore, saranno costretti ad riavvicinarsi, per essere pronti poi, solo dopo il confronto, a mettersi in discussione; lo scontro generazionale che ci propone l'Autore alla fine riesce a trovare il giusto equilibrio solo perché, da entrambe le parti, si realizzano le proprie carenze in un rapporto dove si cercava solamente di nascondere il fallimento personale, cercando poi quella giusta maniera non per accettarsi ma per condividere quel poco che continuava ad unire. 

Complimenti sinceri all'Autore che con il suo Romanzo riesce a coinvolgere il Lettore su Temi importanti senza false ipocrisie o facili prese di posizioni, lasciando molto spazio al giudizio personale e alla riflessione intima ed emotiva, coinvolgendo con una Storia comune che trova la sua massima espressione di veridicità attraverso la Fragilità e Debolezza dei suoi Protagonisti.




              Alessandro De Roma

Alessandro De Roma è nato in Sardegna nel 1970. Ha pubblicato Vita e morte di Ludovico Lauter, La fine dei giorni, Il primo passo nel bosco (Il Maestrale, 2007, 2008 e 2010), Quando tutto tace (Bompiani, 2011) e La mia maledizione (Einaudi 2014). Tre dei suoi romanzi sono stati tradotti in Francia per Gallimard. È fra gli autori dell'antologia benefica Sei per la Sardegna (Einaudi 2014, con Francesco Abate, Marcello Fois, Salvatore Mannuzzu, Michela Murgia e Paola Soriga). Sempre presso Einaudi, ha pubblicato Nessuno resta solo (2021).



Generi Romanzi e Letterature 

Editore Einaudi

Collana I coralli

Formato Brossura

Pubblicato 13/04/2021

Pagine 207

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