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mercoledì 29 marzo 2023

AZZARDO di Alessandra Mureddu

 

«Entro nella sala col passo trionfale di chi va a riprendersi il mondo. Le banconote da cinquanta, a colpi di un euro al secondo, spariscono nella fessura una via l’altra. Le conchiglie, quando escono, fanno pof, come lo schiocco di labbra di un pesce».

A quarantun anni, nella pienezza della propria vita, una donna decide di salvare il padre, avvocato e giocatore patologico. E salvarlo significa addentrarsi nel mondo delle sale da gioco: un mondo senza finestre in cui non si distingue il giorno dalla notte, e neppure chi vince da chi perde, perché ogni vincita è destinata a finire nella fessura della slot: se ti è andata bene vorrai vincere di piú, se stai perdendo continuerai a giocare per rifarti. Cosí, la figlia che voleva salvare il padre si ritrova a dover salvare se stessa dalla malattia del gioco, che la trascina in un gorgo senza fine. Il conto si svuota, i capelli si imbiancano, il corpo sparisce sotto una larga tunica nera. Le relazioni, gli amici, i colleghi, la famiglia: tutto viene intaccato in nome di questa febbre morbosa. Gli ori di famiglia rubati ai genitori e svenduti nei «Compro oro» per una manciata di contanti da dilapidare in fretta.

Se può esserci salvezza, passerà forse dai Dodici Passi del Programma di recupero per i Giocatori Anonimi, ma le ricadute eroderanno ogni volta qualcosa di piú profondo. O forse la salvezza s’insinuerà in un sogno o in un piccolo gesto come quello del padre nella pagina finale del libro.

 
Romanzo d'esordio davvero d'impatto quello di Alessandra Mureddu che racconta, con voce sempre limpida e ferma nonostante a tratti si pieghi a divenire cruda e senza filtri, una condizione esistenziale drammatica di una donna di 41 anni che, tra sofferenza e irrisione, mette a nudo tutta la sua fragilità umana.
 
Attraverso la scrittura l'autrice riesce a prendere le distanze per descrivere una storia vissuta sulla pelle dove la mancanza d'aiuto e l'ostilità diventano più nocive della dipendenza stessa nel tentativo poi di restare in equilibrio tra astinenza e sobrietà isolandosi completamente dal mondo e dagli affetti circostanti.

Attraverso le pagine del libro scopriamo che, poco alla volta, tutti quei piccoli gesti appartenuti al padre, dopo aver prima combattuto e poi perso la sua battaglia, adesso sono parte integrante della protagonista, presenti in una simbiosi quasi inevitabile innescata da un rapporto che, se da una parte crea distanza, dall'altra genera un legame quasi materno dove emerge poi una gelosia innaturale per un cambio di ruoli inaspettato.

Il perbenismo, annientato dal suo essere tabù all'interno di un sistema dove anche la condizione di donna è annichilita, passa quasi inosservato per mezzo della tenerezza con la quale l'autrice si rivolge alla protagonista che, incapace di stabilire un limite, cercherà un punto di rottura, non nella perdita del denaro, ma con la perdita dei valori più riconducibili alla sfera affettiva.

Il conto in banca che si svuota e i capelli che diventano bianchi sono solo "campanelli d'allarme" inutili per una vita asettica, per un esistenza che ormai si limitava a galleggiare tra internet, gioco, sesso e amanti e dove il senso di colpa rimaneva purtroppo in vita solo per pochi attimi, schiacciato dal bisogno di giocare senza ormai più prestare importanza al vincere o al perdere.

L'autrice è davvero brava nell'accompagnare il lettore in maniera onesta e sincera tra le varie tappe di un decadimento morale e fisico attraverso un racconto che, pagina dopo pagina, risponde sempre più all'esigenza terapeutica di analizzarsi attraverso una sorta di diario dove, con voce a volte debole a volte invece implacabile, si riesce a comprendere come la rabbia possa diventare l'unica amica fedele per intraprendere un percorso di salvezza, ricostruendo passo dopo passo un recupero, lento ma graduale, di tante piccole cose, tornando ad una quotidianità che all'inizio sembrava inarrivabile solo perché troppo scontata in una vita del tutto lontana dall'abisso in cui si era caduti.

Tantissimi complimenti sinceri ad Alessandra Mureddu per il coraggio con cui ha scritto una storia capace, nonostante la sofferenza espressa, di catturare emozionalmente fin dalle prime pagine; personalmente credo di aver percepito nel libro non solo il bisogno di raccontare una storia personale ma anche la necessità di esprimere tutta la complessità nel vivere, non solo legata alla dipendenza ma anche unita alla difficoltà dei rapporti umani analizzando solo uno dei tanti abissi dove purtroppo la fragilità dell'essere umano può precipitare, sottolineando l'importanza però di chi è intorno per riuscire ad emergere e tornare a vivere.
 

mercoledì 18 maggio 2022

Trema la notte di Nadia Terranova

 

28 dicembre 1908: il più devastante terremoto mai avvenuto in Europa rade al suolo Messina e Reggio Calabria. Nadia Terranova attinge alla storia dello Stretto, il luogo mitico della sua scrittura, per raccontarci di una ragazza e di un bambino cui una tragedia collettiva toglie tutto, eppure dona un'inattesa possibilità. Quella di erigere, sopra le macerie, un'esistenza magari sghemba, ma più somigliante all'idea di amore che hanno sempre immaginato. Perché mentre distrugge l'apocalisse rivela, e ci mostra nudo, umanissimo, il nostro bisogno di vita che continua a pulsare, ostinatamente. «C'è qualcosa di più forte del dolore, ed è l'abitudine». Lo sa bene l'undicenne Nicola, che passa ogni notte in cantina legato a un catafalco, e sogna di scappare da una madre vessatoria, la moglie del più grande produttore di bergamotto della Calabria. Dall'altra parte del mare, Barbara, arrivata in treno a Messina per assistere all'Aida, progetta, con tutta la ribellione dei suoi vent'anni, una fuga dal padre, che vuole farle sposare un uomo di cui non è innamorata. I loro desideri di libertà saranno esauditi, ma a un prezzo altissimo. La terra trema, e il mondo di Barbara e quello di Nicola si sbriciolano, letteralmente. Adesso che hanno perso tutto, entrambi rimpiangono la loro vecchia prigione. Adesso che sono soli, non possono che aggirarsi indifesi tra le rovine, in mezzo agli altri superstiti, finché il destino non li fa incontrare: per pochi istanti, ma così violenti che resteranno indelebili. In un modo primordiale, precosciente, i due saranno uniti per sempre.





Nadia Terranova ha scritto un romanzo capace di attraversare la sofferenza descrivendo depressione e desolazione senza compassione, senza pietà, sviscerando la miseria umana senza giudizio, lasciando al lettore la riflessione più severa.

Questa cruda realtà è quella che, nel terremoto del dicembre 1908 colpì Messina e Reggio Calabria, due città seppur vicine geograficamente divise dal mare e adesso compagne di una sventura comune.

Il libro è soprattutto la storia di due vite, quelle di Nicola e Barbara che, schiacciate dal peso di essere ancora vive, di fronte alla tragedia vissuta "magicamente" si liberano da quell'ossessione, dall'egoismo travestito d'amore, abbandonando per sempre un sentimento malsano e folle per rinascere completamente: Nicola, con un padre assente, era vittima della madre, un incubo travestito d'amore, che agiva preda di un suo disagio provocato dal contrasto tra fede e ragione.

Barbara invece è "semplicemente" una figlia che lottava per rivendicare la sua identità, la libertà di essere, non solo moglie, ma prima di ogni cosa donna.

Entrambi figli di un destino comune, affrontano la tragedia del terremoto in maniera positiva, come un'occasione tragica per ricostruire un'esistenza, svincolandosi da un mondo che d'improvviso era crollato non solo materialmente, cancellando d'un colpo tutte le regole a cui erano costretti ad obbedire.

Il libro è diviso in due parti : la prima, incentrata sulla vita dei due protagonisti, dove ritroviamo note di disperazione e sofferenza mentre la seconda è nettamente più piena di speranza e ottimismo per un presente e un futuro che, se da una parte poteva essere costruito liberamente, dall'altra lasciava un velo di tristezza per un passato che ormai non si poteva più recuperare.

Una volta perdonato agli altri il male subito, solo alla fine i protagonisti saranno finalmente pronti ad accettare le loro imperfezioni che diventeranno poi, poco alla volta, quel valore aggiunto per riuscire ad accettarsi, per poi abbracciare in maniera naturale tutto quello che il futuro avrebbe riservato loro, nel bene e nel male.

Lo stile dell'autrice colpisce, non solo con la trama e la capacità descrittiva, ma anche penetrando attraverso un'attenta introspezione caratteriali dei personaggi, riuscendo bene ad amalgamare due fasi narrative che, seppur completamente differenti, avevano la stessa tensione emotiva; 

L'autrice è brava anche nel ricreare con originalità una lingua che vive nel passato, in un passato specifico che, seppur a volte poco espressiva, a fini narrativi risulterà molto evocativa soprattutto nei passaggi principali.

Nel libro possiamo notare anche come l'autrice gioca molto  combinando esoterismo e superstizione, racchiusi in una cultura siciliana meravigliosamente edificata anche quando emergono con forza figure femminili che lottano e combattono per ottenere quello che aspettava di diritto confrontandosi, non con poche difficoltà, con un mondo fatto di uomini avvelenati da arroganza ed egoismo.

Tanti complimenti a Nadia Terranova per il suo romanzo che, pur attraversando tragedia e morte (descritta nella fase più incomprensibile), è capace di esprimere speranza e forza, racchiusi in quel spirito di sopravvivenza necessario per riemergere e per rinascere nonostante tutto il dolore; 

Un romanzo davvero coinvolgente che testimonia come a volte le perdite possano essere motivo per cambiare, per risorgere solo se pero' capaci di "convivere" con le avversità che la vita ci riserva, non respingendole, ma imparando a portare le cicatrici di un passato doloroso senza nasconderle.  

venerdì 8 aprile 2022

Niente di vero di Veronica Raimo

 Prendete lo spirito dissacrante che trasforma nevrosi, sesso e disastri famigliari in commedia, da Fleabag al Lamento di Portnoy, aggiungete l'uso spietato che Annie Ernaux fa dei ricordi: avrete la voce di una scrittrice che in Italia ancora non c'era. Veronica Raimo sabota dall'interno il romanzo di formazione. Il suo racconto procede in modo libero, seminando sassolini indimenticabili sulla strada. All'origine ci sono una madre onnipresente che riconosce come unico principio morale la propria ansia; un padre pieno di ossessioni igieniche e architettoniche che condanna i figli a fare presto i conti con la noia; un fratello genio precoce, centro di tutte le attenzioni. Circondata da questa congrega di famigliari difettosi, Veronica scopre l'impostura per inventare se stessa. Se la memoria è una sabotatrice sopraffina e la scrittura, come il ricordo, rischia di falsare allegramente la tua identità, allora il comico è una precisa scelta letteraria, il grimaldello per aprire all'indicibile. In questa storia all'apparenza intima, c'è il racconto precisissimo di certi cortocircuiti emotivi, di quell'energia 

 


Chi può dire quale sia la parte più vera di noi??? Quale quella reale e quale quella che fingiamo di vivere agli occhi degli altri??

L'autrice, attraverso una narrazione ironica e dissacrante, "immola" i suoi ricordi personali per diventare stimolo, per trasformarsi in specchio attraverso il quale il lettore possa immergersi nell'oscurità di un vivere in perenne bilico tra essere e apparire.  

I ricordi familiari, raccontati con disarmante drammaticità e tormento, descrivono una cacofania affettiva frutto di una esasperazione dei ruoli genitoriali: una madre ansiosa e un padre iperattivo nel controllare la vita dei suoi cari conducono ad un educazione "particolare" che incita alla noia più totale, vietando la cose "più spericolate" come andare in bicicletta o nuotare.

Ecco che la nostra Protagonista, insieme ad un fratello super talentuoso (con il quale viene a patti fin da piccola), passa parte dell'adolescenza chiusa in casa per affrontare poi, in età adulta, le tempeste dei primi amori, delle vacanze mai fatte, lotte e sconfitte che affronta circondandosi di ogni finzione, necessaria per poter non vivere ma sopravvivere.

Questo romanzo di formazione, scritto in maniera schietta e auto ironica, dimostra come l'autrice sia figlia di una società che impone modelli dai quali però cerca disperatamente di staccarsi e combattere a colpi di "non", per esprimere quel un senso di ribellione verso tutto e tutti, perchè anche la "sovversione" può essere un bisogno da reclamare.

La prosa è composta principalmente da un monologo interiore profondo, cinico ma a lunghi tratti quasi commovente; il dialogo è sincero ma inquieto e si mantiene sempre lontano da un facile buonismo. Nell'insieme l'autrice con il suo stile riesce ad uscire fuori da quella inflessibilità specifica del romanzo classico, muovendosi bene fuori dagli schemi anche quando gioca, molto spesso, con le parole creando vere e proprie "divagazioni" linguistiche.

Nel libro non vengono risparmiati temi importanti: sesso, aborto, lutti e amicizie troncate sono presenti e vissuti con la consapevolezza  di una età adulta dove purtroppo ci si abitua a tutto, anche al dolore che entra nelle ossa e ci accompagna per parte della nostra esistenza; attraverso la sua esperienza personale l'autrice racconta una vita consumata dalla mezogna che, oltre a danneggiare il prossimo, frena la voglia di essere migliori, di prendere finalmente le sembianze di quello che solamente si finge.

Per l'autrice il ricordo diventa importante e sincero anche quando le varie sfumature ne oscurano i particolari, celando empaticamente solo quelli davvero importanti, a discapito di qualcosa che colpisce lasciando il segno; la memoria diventa cosi' come una sorte di roulette russa dove ad ogni giro si vince o si perde. 

Davvero tanti complimenti a Veronica Raimo che con il suo libro mi ha colpito e rapito attraverso pagine ricche di affettività distaccata e sofferta con le quali racconta il suo intimo senza filtri e senza pause, nemmeno quando attraversa ricordi dolorosi che riesce ad esprimere in maniera asettica perchè, una volta superati certi muri, è certamente molto più difficile raccontare e descrivere  la felicità, che rimane costantemente in bilico tra realtà e apparenza fino alle ultime pagine di una romanzo davvero molto coinvolgente e scritto con uno stile totalmente sincero e spegiudicato.

 

 

mercoledì 8 dicembre 2021

Il Valore Affettivo di Nicoletta Verna

 


L'esistenza di Bianca si è sbriciolata il giorno in cui, da bambina, ha perduto sua sorella. Stella era pura, onesta, e manteneva le promesse. Ecco perché la sua scomparsa ha macchiato il mondo di colpa. L’incidente dai contorni incerti ha innescato nella sua vita una reazione a catena, che non ha risparmiato nulla. Oggi sta con Carlo, cardiochirurgo di fama internazionale, e all’apparenza lo venera. Ma tanta devozione, in realtà, nasconde un piano macchinoso, folle: un progetto di rinascita in cui l’uomo è un mero strumento.


Nicoletta Verna ha scritto un Romanzo che racconta una Verità profondamente realistica, utilizzando una Prosa persuasiva, uno Stile raffinato e scorrevole che pero' sa trasformarsi in tagliente e derisorio nel cinismo con cui si descrive la solitudine nel Dolore, il rapporto tra genitori e figli ma soprattutto un viscerale Senso di Colpa che tormenta e costringe la Protagonista a vivere nel disagio, una vita contraddittoria che sembrava trovare sollievo e naturalezza in quel mondo parallelo creato dalle manie ossessive-compulsive.

La storia personale di Bianca inizia a 7 anni quando la morte della sorella Stella condizionerà per sempre una vita che fino a quel punto era felice, tranquilla, fatta principalmente da episodi ordinari; quella sorella a cui ispirarsi, amata e "odiata", senza preavviso non c'era più lasciando un lutto difficile da elaborare anche perché la sua è una morte che non lascia contorni, neanche certezze ma solamente sentenze: Bianca era sola, "condannata" a crescere  piegata da un Destino che aveva tolto e allontanato gli affetti più cari; abbandonata dai genitori che, sfuggendo il suo sguardo per non ricordarsi di avere ancora una figlia, avevano scelto strade diverse per sfuggire da un Dolore troppo grande da affrontare.

La Protagonista quindi cresce indeterminata, ritrovandosi costretta ad un bivio dove, da una parte c'era una strada che portava alla distruzione, mentre l'altra guidava i passi verso il Riscatto; Bianca all'inizio sceglierà la via di mezzo, portando in stallo un adolescenza trascorsa a nuotare e a rimpiangere Stella, starletta televisiva per gli occhi stanchi della madre, poi studentessa di Biologia a Milano.

Saranno proprio negli anni della sua piena maturità che la Protagonista comincerà poco alla volta a visualizzare chiaro e forte quel folle progetto che avrebbe permesso di Rinascere attraverso una nascita programmata e voluta, per espiare una Colpa, per scacciare i tanti ricordi tristi affogati in un Presente agiato, illuminato dalla luce riflessa di un marito verso il quale la sua devozione artificiale ritrovava forza ogni giorno in virtù di un sogno impossibile.
 
Riavere Stella avrebbe cancellato quei sogni tormentati, avrebbe liberato Bianca dal ricatto morale e dal peso di aver distrutto una famiglia per causa del suo egoismo.

La volontà di essere madre, di tornare sorella, s'infrangera contro un muro invalicabile, che metterà sempre più in ansia Bianca coinvolta ancor di più a tenere a bada i sentimenti nell'oblio delle sue paranoie, in quelle manie che nascondevano la Paura di perdere qualcosa, qualcuno, adesso che anche i dubbi circondavano quel marito visto con occhi diversi. 

Nel Romanzo si evince la bravura dell'Autrice che riesce bene a dosare molti elementi, in una storia dolorosa dal carattere fortemente introspettivo, raccontata con voce asettica da una Protagonista che riesce a scavare nel suo intimo per colpire emotivamente il lettore che si ritrova a vivere le sue stesse sensazioni, il suo disagio anche nelle tante scelte non sempre tutte condivisibili. 

Anche nei Personaggi emerge l'originalità Stilistica dell'Autrice che si affida agli occhi di Bianca per una descrizione che riesce solo in maniera superficiale, fugace e senza contorno rispecchiando lo stato emotivo della Protagonista

L'epilogo del Romanzo, fortemente sentimentale, si riassume in poche istantanee che spiazzano senza lasciare certezze, lasciando un finale aperto che si rimette al solo giudizio del lettore che dovrà capire da solo se restare o continuare, se lottare o se, come gli occhi felici di quella Barbie tanto desiderata, continuare a restare inermi di fronte al Dolore

Veramente tanti complimenti a Nicoletta Verna che ha scritto un Romanzo d'esordio molto d'impatto, bello e trascinante, riuscendo bene a mescolare affetto, dolore e psicologia, con uno stile raffinato e tagliente

L'Autrice, personalmente, riesce a far riflettere profondamente anche sull'inutilità di un sentimento come il Senso di Colpa, che per tutta la sua esistenza aveva drasticamente condizionato Bianca, portandola ad uccidere la sua Razionalità, costringendola a rinunciare alla sua Intimità, vivendo in maniera artificiale in una Roma che, come lei, era Bella ma decadente, pressata dal solo pensiero di tornare a vivere attraverso l'espiazione per una colpa che si era attribuita senza certezze



Nicoletta Verna (1976) è romagnola ma vive a Firenze, dove si occupa di comunicazione e web marketing nel settore editoriale. È autrice di saggi e volumi su media e cultura di massa, fra cui circa 500 voci per L’Enciclopedia della radio (Garzanti, 2003), i volumi Le onde del futuroPresente e futuri della radio in Italia (con G. Cordoni e P. Ortoleva, Costa & Nolan, 2006) e Radio FM 1976-2006. Trent’anni di libertà d’antenna (con G. Cordoni e P. Ortoleva, Minerva, 2006). Ha insegnato teorie e tecniche della comunicazione presso diversi atenei e istituti italiani. Ha scritto racconti pubblicati sulle riviste letterarie Pastrengo, Carie letterarie, Narrandom, Risme.

Il suo romanzo d’esordio Il valore affettivo ha ottenuto la Menzione Speciale della Giuria alla XXXIII edizione del Premio Italo Calvino.


TITOLO: IL VALORE AFFETTIVO

AUTRICE: NICOLETTA VERNA

EDITORE: EINAUDI

GENERE:NARRATIVA CONTEMPORANEA

USCITA: 30 MARZO 2021


DISPONIBILE: E-BOOK 

COPERTINA FLESSIBILE 304 pagine

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giovedì 19 agosto 2021

Nessuno resta solo di Alessandro De Roma

 

Guido e Tonio sono padre e figlio, ma la sola cosa che hanno in comune è il cognome. Per due come loro, abituati a rispettarsi soltanto nel rancore reciproco, l’unico modo per non farsi del male è rimanere lontani. Mentre Guido sceglie di trascorrere con sua moglie la quotidianità di ogni giorno, Tonio, dopo tanto girovagare per il mondo, conosce Nicola e se ne innamora. Nicola per Tonio diventa il centro di ogni cosa: l’amore capace di dar senso a un’esistenza passata a nascondersi, un amore che Guido, se solo sapesse, non accetterebbe mai. Padre e figlio vorrebbero invecchiare accanto alla persona che amano piú di ogni altra. Ma non hanno fatto i conti con l’imprevedibilità beffarda del destino.

Nei discorsi di Guido, Tonio viene a malapena nominato. È un figlio inquieto, vagabondo, omosessuale, che il padre fatica a contattare perfino quando deve dirgli che la madre è malata e il tempo rimasto è poco. Del resto anche Guido, per Tonio, non andrebbe messo al corrente di nulla: neppure del suo dolore piú grande. Le loro strade si sono sempre incrociate a distanza, attraverso gli occhi degli altri, i discorsi riportati, i racconti che risalgono all’infanzia di uno o alla giovinezza dell’altro. Eppure sono padre e figlio, e i tratti del viso lo testimoniano: una somiglianza che per Tonio, quando se ne rende conto, è «come spalancare una porta sul vuoto». Entrambi sopravvissuti a chi amavano di piú al mondo, Tonio e Guido sceglieranno ostinatamente di non cercarsi, resistendo. Almeno finché è possibile. Perché quando ormai non c’è piú nulla da chiedere – sembra suggerirci Alessandro De Roma con una voce schietta e profondamente intima – anche chi si è sempre detestato può deporre le armi.



Alessandro De Roma ha scritto un libro "coraggioso", molto intimo ed introspettivo, capace di gettar luce sulle tante ombre di un rapporto familiare difficile: l'Autore con discreta semplicità ci racconta una vicenda, non poi tanto lontana dal quotidiano, attraverso una Narrazione dove, senza filtri, si intrecciano dinamiche relazionali che gravitano su Tematiche Principali importanti come Incomunicabilità Solitudine.

Stilisticamente parlando la Narrazione si divide tra Passato e Presente, per volontà dell'Autore che desidera far riemergere episodi di vita vissuta che hanno costruito, mattone dopo mattone, quel muro immaginario che divide i due Protagonisti del Romanzo ; complici entrambi del Collasso familiare, frastornati da Parole non dette o fraintese, alla fine saranno costretti ad accettarsi scoprendosi poi non tanto dissimili tra loro, imparando a comunicare attraverso l'unico linguaggio comune: Il Dolore.

Un Padre anziano e un figlio Adulto : Guido e Tonio sono da anni distanti, ma solo adesso, chiamati dal Destino, si ritrovano legati nello stesso Dolore, di fronte ad una Perdita che, senza preavviso, aveva tolto loro l'unica motivazione per vivere. Nella "comune" sofferenza il Dolore però sarà vissuto in maniera molto differente dai due Protagonisti: per Guido il lutto diventa come liberatorio, trasformandolo in un essere cinico, scorbutico e antipatico, svincolandolo da tutte quelle convenzioni che il precedente Rapporto costringeva; per Tonio invece non c'è altro modo se non il Silenzio per affrontare quella solitudine creata da un distacco troppo traumatico, che lo costringeva poi a soffocare quel suo grido sofferente in una società che non comprendeva il suo tormento, che non accettava la sua diversità, obbligandolo quindi a lacerarsi dentro, giorno dopo giorno, fino ad esaurirsi.    Tema Principale del Romanzo è principalmente quello del Rimpianto che, pagina dopo pagina, soprattutto per Guido diventa importante e fondamentale per riuscire a guardare,con occhi nuovi, tutto quello che era stato il Rapporto con il figlio, per Rivalutare le scelte e considerare gli errori commessi, liberandosi dell'orgoglio e dal Disagio alimentato da troppo tempo dalle cose dette, da quelle non capite e dai tanti silenzi. Con uno Stile delicato, elegante e curato, ma al tempo stesso deciso e ruvido, l'Autore racconta una Fragilità familiare circondata da Sofferenza e Solitudine, create principalmente dalla incomunicabilità di un rapporto dove, nonostante tutto, verrà lasciata aperta una finestra per far entrare una Luce debole e indecisa, quella della Speranza che, pur non abbandonando mai nella vita, nel Romanzo si riaccende solo quando nascerà il Bisogno di Comprensione reciproca.

 

Alessandro De Roma è davvero molto bravo e abile nel personificare, attraversi i suoi Protagonisti, quel coinvolgimento emotivo che guida nel Bene e nel Male un Padre e un Figlio che, pur soffrendo, si creano quella "giusta" distanza per evitare qualsiasi contatto, qualsiasi coinvolgimento, che possa costringerli al Confronto non solo con il Mondo ma con loro stessi.

Allontanati dalla vita pur legati dal sangue, i due Protagonisti rinunciano entrambi a capirsi ma poi, riuniti dal Dolore, saranno costretti ad riavvicinarsi, per essere pronti poi, solo dopo il confronto, a mettersi in discussione; lo scontro generazionale che ci propone l'Autore alla fine riesce a trovare il giusto equilibrio solo perché, da entrambe le parti, si realizzano le proprie carenze in un rapporto dove si cercava solamente di nascondere il fallimento personale, cercando poi quella giusta maniera non per accettarsi ma per condividere quel poco che continuava ad unire. 

Complimenti sinceri all'Autore che con il suo Romanzo riesce a coinvolgere il Lettore su Temi importanti senza false ipocrisie o facili prese di posizioni, lasciando molto spazio al giudizio personale e alla riflessione intima ed emotiva, coinvolgendo con una Storia comune che trova la sua massima espressione di veridicità attraverso la Fragilità e Debolezza dei suoi Protagonisti.




              Alessandro De Roma

Alessandro De Roma è nato in Sardegna nel 1970. Ha pubblicato Vita e morte di Ludovico Lauter, La fine dei giorni, Il primo passo nel bosco (Il Maestrale, 2007, 2008 e 2010), Quando tutto tace (Bompiani, 2011) e La mia maledizione (Einaudi 2014). Tre dei suoi romanzi sono stati tradotti in Francia per Gallimard. È fra gli autori dell'antologia benefica Sei per la Sardegna (Einaudi 2014, con Francesco Abate, Marcello Fois, Salvatore Mannuzzu, Michela Murgia e Paola Soriga). Sempre presso Einaudi, ha pubblicato Nessuno resta solo (2021).



Generi Romanzi e Letterature 

Editore Einaudi

Collana I coralli

Formato Brossura

Pubblicato 13/04/2021

Pagine 207

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venerdì 30 luglio 2021

Quando tornerò di Marco Balzano

 Daniela ha un marito sfaccendato, due figli adolescenti e un lavoro sempre piú precario. Una notte fugge di casa come una ladra, alla ricerca di qualcosa che possa raddrizzare l’esistenza delle persone che ama – e magari anche la sua. L’unica maniera è lasciare la Romania per raggiungere l’Italia, un posto pieno di promesse dove i sogni sembrano piú vicini. Si trasferisce cosí a Milano a fare di volta in volta la badante, la baby-sitter, l’infermiera. Dovrebbe restare via poco tempo, solo per racimolare un po’ di soldi, invece pian piano la sua vita si sdoppia e i ritorni si fanno sempre piú rari. Quando le accade di rimettere piede nella sua vecchia casa di campagna, si rende conto che i figli sono ostili, il marito ancora piú distante. E le occhiate ricevute ogni volta che riparte diventano ben presto cicatrici. Un giorno la raggiunge a Milano una telefonata, quella che nessuno vorrebbe mai ricevere: suo figlio Manuel ha avuto un incidente. Tornata in Romania, Daniela siederà accanto al ragazzo addormentato trascorrendo ostinatamente i suoi giorni a raccontargli di quando erano lontani, nella speranza che lui si svegli. Con una domanda sempre in testa: una madre che è stata tanto tempo lontana può ancora dirsi madre? A narrare questa storia sono Manuel, Daniela e Angelica, la figlia piú grande. Tre voci per un’unica vicenda: quella di una famiglia esplosa, in cui ciascuno si rende conto che ricomporre il mosaico degli affetti, una volta che le tessere si sono sparpagliate, è la cosa piú difficile. Dopo L’ultimo arrivato e Resto qui, Marco Balzano torna a raccontare con sguardo lucido e insieme partecipe quelle vite segnate che, se non ci fosse qualcuno a raccoglierle, resterebbero impigliate nel silenzio.

Marco Balzano ha scritto un libro duro ma molto Reale che racconta una Storia intrisa di Speranza ; La Narrazione risulta semplice ma empaticamente "vissuta" con fatica dal Lettore attraverso gli occhi dei 3 Protagonisti chiamati a raccontare, dal loro punto di vista, una Vita piena di contrasti e contraddizioni, segnata da Silenzi e Sacrifici condivisi, ma non compresi a pieno; un'esistenza portata avanti con parecchie difficoltà, subita non come Dramma, ma nella consapevolezza di un Destino già segnato e accettato come inevitabile.

Daniela, Manuel e Angelica sono voci narranti di una vicenda che costringe a scelte difficili, da cui non ci si può sottrarre, cercando ognuno di soffocare  Rabbia Risentimento per andare avanti e cercare di assecondare le proprie necessità.

Tutto inizia quando Daniela, per dare una possibilità ai figli, decide di partire per l'Italia con la Speranza e convinzione di poter tornare un giorno, per restare e vivere la sua vita  con la sua Famiglia; Di notte, come una ladra, lascia tutto e tutti senza dare una spegazione, forse perchè inutile farlo o perchè, solo in questo modo, avrebbe potuto poi riprendere la sua vita nel punto esatto da dove l'aveva interrotta cosi' bruscamente; così le parole del titolo del libro ("Quando tornerò") cominciano frequentemente a risuonare nella testa di Daniela, diventando quasi un "nenia" da ripetersi all'infinito per darsi forza e per placare il Dolore causato un Distacco doloroso che aveva provocato da subito un Senso di Colpa.

"Orfani Bianchi" della storia diventano Manuel e Angelica, alle prese con una vita che li aveva messi di fronte a responsabilità forse troppo grandi, sensa dubbio però privati della tranquillità familiare e di un appoggio sicuro ormai troppo assente.......Manuel, in particolare, sarà quello più provato da tale situazione ; in piena crisi adolescenziale, con i suoi capelli lunghi e brufoli, sceglierà l'isolamento come unica via d'uscita per metabolizzare quel Dolore che, soffocato dal suo Orgoglio, si mescolerà al Risentimento per un allontanamento subito, ma non razionalmente accettato.

Gran parte della Narrazione è incentrata su Daniela, fuggita per regalare un Futuro ai suoi figli, che adesso viveva la sua vita in Italia come badante ; La confunsione e il "trascinamento" morale che subisce Daniela incide molto nella parte Narrativa, che però all'improvviso viene sconvolta aspramente per mutare, quel suo carattere "informale", in un racconto più emozionale e risentito quando la vita di Manuel entrerà nel "Buio", costringendo (entrambi) al confronto; un figlio che, pur immobile nel letto d'ospedale, aveva la capacità di suscitare tanti Ricordi felici in Daniela, concentrata adesso solamente a placare il suo "Disagio" , raccontando tutti i sacrifici fatti e ricordando solo le cose belle, per poter affrontare a testa alta il Giudizio di quel figlio che, una volta riaperto gli occhi, avrebbe potuto solamente chiedere scusa ad una madre che si era "immolata" per offrire un Futuro diverso. 

Il Romanzo ha la capacità di coinvolgere il Lettore senza creare "distacchi" nelle varie e diverse fasi Narrative, mantenendo quel carattere di "Romanzo Familiare" che, grazie ad uno Stile Incisivo ed Emotivo, non solo si lascia "leggere" ma anche "ascoltare" nell'emozione di quelle parole scritte che si ergono, in alcuni parti, come vere grida di Dolore e Sofferenza che avevano segnato per sempre, nonostante gli sforzi comuni, la vita dei Protagonisti, raccogliendo i pezzi di una vita "calpestata" da un Destino inevitabile, cercando di ricostruire quel Tempo passato troppo velocemente, per estrapolare solo quella parte Felice necessaria per stimolare la consapevolezza che, seppur distanti, La Famiglia poteva essere vicina e pronta ad aiutare nel momento del Bisogno.

 

Un bellissimo Romanzo quello di Marco Balzano che, come il suo precedente, riesce ad aprire le menti sulla Riflessione più attenta e sentita, sulle Contraddizioni di una Società che costringe a vivere in maniera crudele le Scelte inevitabili e necessarie che provocano fratture profonde che lasciano poi ferite insanabili; Tanti Complimenti all'Autore anche perchè riesce, ancora una volta, ad attingere per le sue storie in una Realtà fatta di Sofferenza e Dolore che, grazie al suo Stile "drammaticamente" sincero, vengono mgnificamente tradotti attraverso parole e gesti dei Protagonisti per i quali, non sempre, riesce facile la Comprensione e l'Empatia, lasciando svincolato il Lettore nel Giudizio, alimentando ancor di più quel "contrasto" tra i Personaggi che rende il Romanzo Significativo, Profondo e soprattutto mai Banale.

 


                        Marco Balzano

Marco Balzano

Marco Balzano (1978) è nato a Milano nel 1978. Con Sellerio ha pubblicato i romanzi: Il figlio del figlio (Premio Corrado Alvaro Opera prima), Pronti a tutte le partenze (Premio Flaiano) e L'ultimo arrivato (Premio Campiello). Per Einaudi ha pubblicato Resto qui (2018 e 2020) che ha vinto, tra gli altri, il Premio letterario Elba, il Premio Bagutta, il Premio Mario Rigoni Stern ed è stato finalista al Premio Strega; in Francia ha conseguito il Prix Méditerranée, mentre in Germania ha scalato rapidamente la classifica dei libri piú venduti. Per Einaudi ha inoltre pubblicato Le parole sono importanti (2019) e Quando tornerò (2021). I suoi libri sono tradotti in molti Paesi.

 

 

Dettagli

Generi Romanzi

Editore Einaudi

Collana Supercoralli

Formato Rilegato

Pubblicato 09/03/2021

Pagine 208

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9788806247270

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domenica 27 giugno 2021

Borgo Sud di Donatella Di Pietrantonio

 


 È il momento più buio della notte, quello che precede l'alba, quando Adriana tempesta alla porta con un neonato tra le braccia. Non si vedevano da un po', e sua sorella nemmeno sapeva che lei aspettasse un figlio. Ma da chi sta scappando? È davvero in pericolo? Adriana porta sempre uno scompiglio vitale, impudente, ma soprattutto una spinta risoluta a guardare in faccia la verità. Anche quella più scomoda, o troppo amara. Così tutt'a un tratto le stanze si riempiono di voci, di dubbi, di domande. Entrando nell'appartamento della sorella e di suo marito, Adriana, arruffata e in fuga, apparente portatrice di disordine, indicherà la crepa su cui poggia quel matrimonio: le assenze di Piero, la sua tenerezza, la sua eleganza distaccata, assumono piano piano una valenza tutta diversa. Anni dopo, una telefonata improvvisa costringe la narratrice di questa storia a partire di corsa dalla città francese in cui ha deciso di vivere. Inizia una notte interminabile di viaggio - in cui mettere insieme i ricordi -, che la riporterà a Pescara, e precisamente a Borgo Sud, la zona marinara della città. È lì, in quel microcosmo così impenetrabile eppure così accogliente, con le sue leggi indiscutibili e la sua gente ospitale e rude, che potrà scoprire cos'è realmente successo, e forse fare pace col passato.



 Donatella Di Pietrantonio con Borgo Sud torna a raccontare le vicende delle due Protagoniste de “l’Arminuta“, ormai adulte e alle prese con le diverse pieghe della vita, distanti ma unite dallo stesso vuoto esistenziale lasciato come conseguenza della disaffezione ricevuta da bambine.

Analizzando il libro si colgono diverse differenze rispetto al Precedente: Si passa infatti da un Bisogno di sentimenti puri, affetti veri e sinceri ad una Realtà costruita e vissuta fatta di Sbagli e Delusioni; il “Focus” dell’Autrice poi (al contrario del libro precedente) è nettamente incentrato su Adriana che si può considerare la vera Protagonista del libro.

La costante invece tra i due libri è rappresentata da un Passato che ritorna, che colpisce e ferisce, che ancora una volta riunisce due sorelle tanto diverse, figlie di nessuna madre, una moglie l’altra madre, “condannate” a commettere errori perché non abituate ad un’Affettività sincera; l’Arminuta (senza nome neanche in questo seguito) fuggita a Grenoble adesso è una donna affermata, impegnata in un matrimonio borghese; Adriana è la “solita” ribelle istintiva, ingenuamente vittima di un Amore follesuccube di un mondo fatto solo di botte, grida e silenzi.

C’è da dire che all’inizio del libro si rimane un po’ disorientati perchè l’Autrice, volendo stimolare la curiosità del lettore, non ci racconta tutto subito, centellina ogni immagine e dialogo, giocando con la Narrazione che procede attraverso salti temporali che solo apparentemente rischiano di rendere meno coinvolgente l’impatto emotivo del lettore.

Lo Stile è strutturato da parole esatte, calibrate con leggerezza e acume, una amabilità che si amalgama al dolore, che ferisce ma gentilmente.

La Trama del libro (con quella telefonata) riporterà la sorella più grande sui luoghi del suo Passato, un Passato che era di entrambe, ma che da principio costringerà solo Lei a salvare tutto quello che Adriana indirettamente costringerà a rivivere.

Corsa in aiuto della sorella più piccola per medicare le ferite della vita,alla fine si scoprirà lei stessa bisognosa di cure dopo che Adriana, con il suo trambusto esistenziale, costringerà a guardare in faccia la Verità, ad aprire gli occhi sulle sue crepe e fragilità di legami supportati più da bisogni che da scelte consapevoli, guidando entrambe verso una stabilità fatta di accettazione e condivisione.

Complimenti a Donatella Di Pietrantonio che con questo secondo “Atto” realizza un Romanzo Intimo che si nutre di contraddizioni, Tenero Feroce nello stesso tempo.

La forza del suo libro è quella di trattare Temi dove molti possono riconoscersi; Abbandono e Drammaticità nella vita sono esperienze utilizzate dall’Autrice per formare e rendere più forti i suoi Personaggi che, nonostante cerchino di fuggire dal loro Passato, si ritrovano a viverlo attraverso pagine Tristi, a volte fin troppo Crudeli ma comunque sempre ricche di Umanità.

( Recensione di Walter Bianco da AmabiliLetture Blog )

venerdì 25 giugno 2021

È quello che ti meriti di Barbara Frandino

Un matrimonio ferito e ostinato è una perfetta bomba a orologeria. È un duello in cui il cuore e la testa hanno sempre lo stesso peso, e l'intelligenza può perfino complicare le cose. Quali piccole e grandi crudeltà ci si può infliggere quando si sceglie di restare nonostante tutto, mentre la fede nuziale rotola nella tasca dei jeans e poi nel cassetto delle posate? La rabbia è una passione, e la violenza del tempo che Claudia e Antonio vivono insieme, anche quando si tratta di un tempo immobile, è capace di sconvolgere entrambi, trascinandoli verso un finale imprevedibile, quasi noir. Perché ci sono due misteri da risolvere, in questo libro. Uno è sentimentale: che cos'è questo amore? Qual è la sostanza che tiene legate due persone in bilico tra il bisogno reciproco e il desiderio di vendetta? Ma l'altro mistero riguarda una colpa che non può essere nascosta per sempre. Lui è in cima a una scala appoggiata a un albero del giardino. Improvvisamente la scala oscilla, lui cerca un appiglio tra i rami e non lo trova. Lei osserva quella schiena flettersi all'indietro, quelle braccia che ruotano nell'aria. Lui precipita a terra, non si rialza. I soccorritori lo legano alla barella, lo caricano sull'ambulanza e chiedono a lei di salire. Ma lei rientra in casa, si sfila il maglione e si mette a riordinare. È cosí che comincia questo romanzo capace di ribaltare con forza tutti i luoghi comuni sull'amore. Puntando impietosamente la telecamera sulla ferocia che la delusione e l'offesa possono generare in una coppia. Quando lui, dopo l'infarto, torna dall'ospedale, tutti e due - come tenuti insieme da una colla invisibile - devono affrontare il dolore e i loro lati oscuri. L'unico linguaggio comune sembra essere fatto di poche parole fraintese e di molti gesti che nascono come carezze e finiscono per assomigliare a schiaffi.


Protagonisti del libro sono Claudia e AntonioAntonio è uomo comunicativo e carismatico nel lavoro, capace di essere però allo stesso tempo indifferente e distaccato con Claudia riuscendo bene a distruggere l’immagine di sé, di quello che era stato; Un marito che non è più lui, un uomo così distante da diventare estraneo.

Claudia invece è una persona molto riservata, brava nel nascondere le sue emozioni, Ghostwriter di mestiere abituata a rimanere nell’ombra; Una Donna ferita che non si rassegna al ruolo di Vittima, una Donna che reagisce cercando Vendetta non a tutti i costi ma solo perchè convinta che sia l’unico modo per porre fine al suo Dolore.

Antonio Claudia si sono amati, forse si amano ancora; Un incidente piomba sulle loro vite cambiando irreparabilmente qualcosa, facendo esplodere quell’Odio maturato negli anni. Un matrimonio lacerato da piccole crudeltà, da segreti che legavano entrambi ad un Senso di Colpa che rendeva impossibile la convivenza.

Nella Prima Parte del libro li ritroviamo impegnati a patteggiare con il loro Amore: Se per Antonio non era cambiato nulla nella vita matrimoniale, Claudia aveva bisogno solamente di ricevere quelle scuse che avrebbero potuto evitare di arrivare fino al punto in cui si trovavano; ogni tentativo però di riavvicinarsi li porterà sempre piu’ lontano, ogni sforzo per aggiustare qualcosa di rotto genera emozioni sbagliate che si traducono in errori capaci di distruggere tutto definitivamente.

Solo la Notte per i due rappresentava una Tregua, il Buio era capace di annientare  il loro veleno.”

lo Stile della Frandino risulta volutamente concisoasciutto, quasi sconnesso per esprimere al meglio l’Ambiguità Sentimentale dei Protagonisti; E’ la stessa Claudia a volte a smarrirsi in amnesie supportate da lunghe pause nel Dialogo. Un libro che secondo me giustamente non ha bisogno di molta “complessità” , una Narrazione bisognosa di Silenzi per riflettere, per lasciare l’Esigenza Comunicativa al Lettore.

Nella Seconda Parte del Romanzo la Capacità Comunicativa dell’Autrice diventa più manifesta, identificandosi in due episodi ben distinti che esprimono molto dal punto di vista Emotivo:

L’immagine di Claudia che in casa della madre cerca le sue foto da ragazza, quelle in cui forse era felice, quando ancora non conosceva Antonio:  Per Claudia lasciare andare il suo matrimonio è complicato soprattutto perchè Lei s’identifica in questo; Claudia si riconosce come “moglie”ma al dì fuori del matrimonio non sa piu’ chi è come Donna

Anche il gesto di togliersi la fede e metterla nel cassetto è sicuramente di forte impatto : non è visto come la fine di un Amore ma come fine di quel patto di Fiducia e di Fedeltà che imponeva il matrimonio.

Arrivati Nella Terza e ultima Parte del libro ci accorgiamo che Antonio e Claudia hanno imparato a Litigare da persone civili; Adesso nel loro rapporto c’è qualcosa di diverso, un Amore mutato,  brutalizzato e violentato costretto ad accettare un Senso di Colpa giustificato però da entrambi nella condivisione di quel Segreto che legava il loro Odio, ma anche il loro Amore.

Tanti complimenti a Barbara Frandino perché ha scritto un Romanzo capace di bilanciare tante Emozioni contrastanti. Attraverso la voce di una Protagonista lucida e impietosa nelle parole, ma anche fragile nei gesti e negli sguardi, l’Autrice tocca le corde più profonde di un Sentimento straziato da un Amore dal quale è difficile staccarsi nonostante si provi solo Rabbia e Risentimento.

Un libro Forte e Intenso che mi ha “rapito” fin dalle prime pagine, una lettura che personalmente consiglio a tutti, in particolare a quelli che amano le Dinamiche dell’Amore, con le sue Complessità Emotive che rendono una Narrazione più “Risonante” a volte quasi “Fastidiosa” ma sicuramente più Vera.

( Recensione di Walter Bianco da AmabiliLetture Blog )


 
Barbara Frandino, giornalista, sceneggiatrice, produttrice e autrice di documentari e di programmi radiofonici, ha curato per Einaudi le raccolte di racconti Corpo a corpo (2008) e Ti vengo a cercare (2011). Ha scritto due libri per ragazzi, Jason (Salani 2013) e Che paura (Fabbri 2017), ed è coautrice di libri editi da Feltrinelli nella collana «Save the parents». Per Einaudi ha pubblicato È quello che ti meriti (2020).

Barbara Frandino con il suo Romanzo vuole raccontare l’intreccio Sentimentale che nasce quando finisce un Amore , una valanga di emozioni che travolgono cambiando tutto intorno alle persone interessate, trasformandole con la loro Fragilità a volte in Pessime Persone.

Formule mortali di François Morlupi

 In una torrida estate romana, un anziano cammina nel parco di villa Sciarra, nell’elegante quartiere di Monteverde. Un odore tremendo atti...