venerdì 10 febbraio 2023

Gli occhi di Artemisia di Elena Mandolini

 Artemisia, bambina dagli occhi color ghiaccio, è dotata di poteri medianici. Il padre Joseph cerca da sempre di proteggerla, ma pur di sottoporla a delle costose terapie per curarne la salute cagionevole, accetta la carità di Richard Broke, medico e baronetto londinese. Uomo tanto geniale quanto privo di scrupoli, Broke gli chiede di sfruttare le doti di Artemisia per tornaconto personale, in cambio dei propri servigi in ambito medico. Dilaniato da tale decisione che gli consente di regalare una vita agiata alla figlia, Joseph cercherà nel corso del tempo una via di fuga, mentre la prigione d’oro in cui vivono comincia a soffocare l’affetto che lo unisce ad Artemisia. Tra fantasy gotico, horror e steampunk, Gli occhi di Artemisia si incentra su uno dei sentimenti più potenti: l'amore di un genitore per il proprio figlio.


Il libro di Elena Mandolini è un racconto lungo che oscilla tra il Fantasy e il Gotico, con sfumature forti e associabili al genere Steampunk dove la componente sovrannaturale, oltre a creare atmosfere sovrastate da tensione e angoscia, si mescola bene ad esoterismo e a paranormale per accrescere espressivamente la profondità di una trama dominata da disperazione e sofferenza.

La protagonista del libro è Artemisia, una bambina fragile ed enigmatica che custodiva nel suo essere un dono straordinario, tanto speciale e potente da renderla "instabile" non solo fisicamente.

Anche il suo aspetto, magnificamente disegnato dall'autrice, contribuiva a rendere misteriosa la sua presenza: capelli neri folti e ondulati, pelle bianca come latte, bocca rosea, occhi color ghiaccio, cosi' profondi, cosi' tristi che nascondevano una sofferenza pronta ad esplodere e a trasformarsi in qualcosa di positivo per poter aiutare chi ne aveva bisogno.

Il padre di Artemisia, deciso ad aiutare la figlia ad ogni costo, è costretto a scendere a patti con il "diavolo" di turno, barattando l'amore con la libertà, condannando non solo lui a catene invisibili solo per poter non perdere la speranza, per riuscire un giorno a rivedere il sorriso sulle labbra di una figlia che viveva ormai da anni nell'ombra.

Artemisia attraverso quella sua dote speciale era in grado di capire nel dolore più profondo la differenza tra il bene e il male, provando in prima persona tutto il travaglio provocato dall'oscurità generata dal maligno, preferendo ai pericoli della realtà quotidiana quelli di un mondo spirituale dove sembrava essere più a suo agio.

Nel corso della storia l'autrice è davvero molto brava, senza cadere mai nel banale, a tradurre in testo tutta la sofferenza patita dai suoi protagonisti, attraverso principalmente ricordi crudeli e dolorosi; allo stesso modo è abile anche ad accrescere un sentimento forte di speranza drammaticamente contrastante ad un senso di colpa che, dopo essersi diffuso come veleno, comincia a perdere il suo effetto quando la protagonista, decisa ad uscire dall'ombra, nell'epilogo del libro affronterà i suoi demoni "personali" diventando sempre più consapevole delle sue capacità, per tornare finalmente a sorridere, per riuscire a rinascere.  

Quella di Elena Mandolini (a cui vanno i miei complimenti più sinceri ) è una storia breve ma incredibilmente intensa, da leggere tutta d'un fiato perchè capace di coinvolgere il lettore in maniera emotiva: la narrazione è costruita con un tratto tenero e ricercato che, in una Londra distopica e decisamente contaminata da elementi tipici del genere gotico, risalta maggiormente (più che negli elementi vicini all'Horror) nella personificazione fatta tramite personaggi forti e psicologicamente approfonditi; una storia dove la morte è presente in maniera straziante ma anche dove la forza dell'amore alla fine sarà fondamentale per far rinascere la vita dalle proprie ceneri.

lunedì 6 febbraio 2023

Il tempo dell'odio di Antonio Lanzetta

 Cilento, estate del 1943. Michele ha quattordici anni e vive con la madre e le sorelle in un casolare isolato. È tardo pomeriggio quando, di ritorno da una giornata di lavoro nei campi, vede una camionetta di fascisti sulla strada che lo porta a casa. Capisce subito che sta accadendo qualcosa di terribile e, sentendosi impotente, si nasconde in mezzo ai cespugli. Mentre le donne urlano disperate, Michele viene scoperto e per non essere ucciso è costretto a scappare nel bosco. Per Michele questo evento segna la fine dell’adolescenza, l’incontro con la brutalità e la violenza. Comincia un viaggio iniziatico all’insegna della vendetta, dell’odio e del desiderio di trovare le sorelle che sono state rapite. Ferito e sconvolto viene accolto da una vecchia vicina che lo cura offrendogli un nascondiglio. Nel frattempo scopre che anche altre ragazze del paese stanno sparendo. Giovani donne strappate alle loro famiglie. Chi si cela dietro tutto questo e che fine fanno le vittime? Sono i giorni che precedono lo sbarco degli alleati a Salerno e i nazisti sono fuori controllo. Sono loro i responsabili? Michele si unisce a un gruppo di briganti, guidati da un uomo misterioso che si fa chiamare Teschio, che gli mostrerà il loro particolare codice criminale e gli insegnerà il valore dell’onore. Insieme a loro scoprirà una terribile verità.

 

 


 Il tempo dell'odio è un romanzo molto intenso dove il male subito non viene combattuto ma assecondato costringendo chi subisce a sopravvivere alla sofferenza infliggendo dolore, passando da vittima a carnefice, quando poi non c'era nessuna possibilità di perdono.

Ferite profonde e la perdita dell'innocenza accompagnano in un percorso di formazione il protagonista del libro, Michele, un ragazzo di 14 anni costretto dalle circostanze a crescere in fretta e ad imparare ad odiare.

Michele è costretto ad un sonno senza sogni, solo incubi nei ricordi strazianti dove la paura si alterna all'angoscia che poi al risveglio accrescono un senso di colpa che lo stava consumando con la stessa ferocia di una rabbia pronta ad esplodere in vendetta.

Cadere nell'abisso non era servito a cancellare ricordi e angoscia, adesso che la violenza si era propagata nel corpo di Michele come un veleno capace di trasformarsi, poco alla volta, in qualcosa di benevolo, di indispensabile in un mondo oscuro, con poca luce dove anche il tempo sembrava essersi fermato.  

La scrittura travolgente di Lanzetta amalgama bene paura e trasporto diventando "vivacemente" drammatica per sfruttare l'ansia che frammenta una narrazione crudele, raccontata però sempre con estrema sincerità e naturalezza; in quest'ottica la scelta di utilizzare la prima persona è vista come indispensabile per rendere ancora più amplificate le sensazioni vissute dai protagonisti, insieme al terrore provato e alla trepidazione con cui si infligge sofferenza.

Il tempo dell'odio è anche un romanzo che ripercorre le sofferenze di una storia travagliata del nostro paese, uno spaccato morale del periodo bellico dove emerge una società depressa e smarrita difronte all'abuso di una malvagità che non aveva distinzione, una terra desolata e privata della sua dignità, dove il male si diffonde non solo attraverso uomini ma anche a tramite i luoghi circostanti.

Attraversando cambi di scena repentini e ricchi di adrenalina la vicenda raggiunge l'epilogo dove un po' di speranza, che arriva insieme a parole che solo adesso diventano comprensibili, non permette di far ritorno da una strada senza uscita; la consapevolezza che andare avanti non sarebbe stata una cosa facile non tranquillizza Michele che, ancora una volta, sarà pervaso da una strana sensazione, dal timore che potesse di nuovo tutto precipitare, avendo la certezza che la morte non si sarebbe mai stancata di cercarlo.

Tanti complimenti ad Antonio Lanzetta che, ancora una volta, è stato capace di costruire una storia molto coinvolgente dove la disumanità concede poco spazio alla ragione permettendo a noi lettori tante domande a cui dare risposta; un romanzo dove non c'è un solo nemico, dove non c'è un unico male, ma dove l'odio è lo stesso che colpisce e condiziona in maniera diversa tutti i protagonisti modellati da un destino crudele, disillusi ma con un forte senso di fratellanza.

 

 

 


Antonio Lanzetta è uno scrittore salernitano che, dopo aver iniziato la sua carriera come autore di romanzi fantasy (sempre per La Corte ha pubblicato Warrior e Revolution), vira verso il thriller prima con il racconto breve Nella pioggia, finalista al premio "Gran Giallo Cattolica", e poi con i romanzi con Il Buio Dentro, I figli del male e Le colpe della notte. Il Buio Dentro gli permette di valicare i confini nazionali venendo tradotto da Bragelonne, una delle più prestigiose case editrici d’oltralpe, in Francia, Canada e Belgio; lo stesso romanzo viene anche citato dal "Sunday Times" come uno dei cinque thriller non inglesi migliori del 2017. 

lunedì 30 gennaio 2023

Fichi di Marzo di Kristine Maria Rapino

 

Per la famiglia Guerrieri, la pasta non era mai stata solo un piatto di pasta. Era un'occasione per ritrovarsi intorno al tavolo, un ricordo di infanzia, un credo tramandato di padre in figlio; il sogno di generazioni di uomini e donne, impiegate davanti alle impastatrici di quell'antico mulino, ai piedi della Majella, diventato, nel 1907, il Pastificio Guerrieri. Nella cascina di Roccasinara in cui abitavano da sempre, Giordano Guerrieri aveva provato a trasmettere quella passione ai suoi tre figli, ma Arturo, il maggiore, era diventato uno zoologo più che meticoloso, mentre Eva aveva lasciato il nido per fare carriera a Bologna. Solo Diamante, ventisettenne troppo ribelle e studentessa fuoricorso, era stata impiegata nello spaccio del pastificio. La morte improvvisa di Giordano, però, riporterà tutti a casa, e davanti a un piatto di pasta ciascuno dovrà fare i conti con quello che l'uomo ha lasciato dietro di sé, strascichi di un'esistenza di menzogne e continue prevaricazioni nei confronti della moglie Gemma e dei figli. Il loro destino si intreccerà a quello della giovane Anila, di origini albanesi, senza una casa né un posto dove andare, con una bambina in grembo che non vuole e un segreto che toccherà la famiglia molto da vicino. Finché la vita troverà un modo per sorprendere tutti, come un albero capace di dare i fichi a marzo.


Kristine Maria Rapino con il suo esordio letterario racconta la storia di una famiglia complessa che torna a confrontarsi dopo tanti anni perchè costretta a riprendere in mano una convivenza interrotta più che dal destino dal volere dei singoli componenti: in tutti c'è il disgusto di un ruolo accettato ma non voluto che, appesantito dal rimorso di alcune situazioni lasciate in sospeso, comincerà a cedere sotto i colpi della volontà di riconciliazione di Gemma che, dopo aver vissuto a lungo con la testa sotto la sabbia, deciderà una volta per tutte a riconquistare una vita "normale".

L'autrice, seppur confrontandosi con un genere che ha già illustri predecessori, mantiene uno stile del tutto fresco e originale, arricchito dal fascino di una scrittura confidenziale che, anche nelle parti dove l'intreccio narrativo si fa più complesso, rimane preciso e sicuro.

Un pastificio, la pasta, la "sacralità" di sedersi tutti alla stessa tavola celebrano il rito di una famiglia che dopo anni si riscopre con i suoi dubbi e limiti, dove la felicità individuale viene messa a rischio da quella altrui nonostante sia chiaro, fin dalle prime pagine, che "da soli non si va da nessuna parte".

Le difficoltà di una vita che aveva ancora voglia di sorprendere in negativo, ma anche in positivo, rende tutti vittime e carnefici uniti nella speranza di non aver ereditato quel senso di colpa dal quale ognuno a suo modo adesso cercava di superare.

La morte improvvisa, così come la vita, aveva costretto tutti a decifrare le fragilità comuni, senza rincorrere più nessuno, fino a quando però rabbia e inganno si ripresenteranno senza chiedere permesso trasformando un sorriso ingenuo in una smorfia di dolore, provocato dalla forza di un tradimento che fornisce solo il silenzio come risposta alla sofferenza.

Anche i ricordi verranno contaminati smantellando l'immagine di una famiglia solida che, solo dopo aver seguito i propri demoni, ritorna ad essere tale restituendo gratitudine e riconquistando quella libertà avvelenata da un odio seminato dagli anni in cui ognuno aveva preferito allontanarsi dimenticando di essere forte.

Davvero tanti complimenti a Kristine Maria Rapino che ha scritto un libro davvero molto bello e coinvolgente che, a differenza di un romanzo di formazione, corre a ritroso pagina dopo pagina per ritrovare i valori dimenticati, necessari a educare noi lettori a ritrovare la forza nella disgrazia, a dare "frutto" anche fuori stagione.....così come i FICHI A MARZO....  

 


Kristine Maria Rapino è nata nel 1982e vive a Chieti, dove lavora nel sociale. È editore docente di scrittura creativa alla ScuolaMacondo. Ha studiato recitazione e sceneggiatura
e ha lavorato per il teatro e a Cinecittà.
È stata finalista al Premio Letterario RaiLa Giara e concorrente del talent letterario diRai 3 Masterpiece. Nel 2014 ha vinto il PremioLetterario Sándor Márai ed è stata finalista
al Premio Internazionale di LetteraturaCittà di Como.


TITOLO: FICHI DI MARZO

AUTRICE: KRISTINE MARIA RAPINO

EDITORE: SPERLING&KUPFER

GENERE: NARRATIVA

FORMATO: COPERTINA RIGIDA/E-BOOK

USCITA: 30 AGOSTO 2022

 

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giovedì 26 gennaio 2023

FOG di Daniela Ruggero

 Sono Raul Campbell il re indiscusso di Detroit.Sono il capo del traffico di armi, degli incontri clandestini e il futuro pappone delle donne di mio padre. Il mio destino è scritto nel mio cognome, ma qualcuno sta tentando di usurparmi il trono.Mi chiamo Ryan Miller, sono il diavolo della 8-Mile, sono cresciuto in una roulotte ai margini di una città che ha dominato il mondo. Sono il frutto del degrado e dell’indifferenza.Due uomini lontani che si incontrano per un caso fortuito, un dominatore e un assassino senza scrupoli che si consumeranno nel desiderio.I ruoli si invertiranno e in una guerra per il territorio scopriranno che l’amore non conosce limiti se non quelli dettati dalla paura.

Daniela Ruggero con questo suo ultimo libro ci riporta nel mondo di Dust per raccontarci il passato dei nostri due protagonisti, Raul e Ryan, cercando di farci entrare dentro quella loro sofferenza vissuta in un trascorso che condizionava fortemente adesso un presente carico di rancore e odio.

Il ritratto che ne esce fuori è quello di due anime dannate che, nonostante la distanza, si incontrano e scontrano per affrontare insieme quella violenza che domina la loro vita, per trovare respiri complici in un esistenza capace di consumarli come il fuoco di quell'amore che li univa.

Un romanzo forte e intenso che tiene col fiato sospeso fino all'ultimo, luce e ombre che si alternano in una storia dove nulla è scontato, dove il tradimento colpisce forte provocando ferite profonde che provocano una rabbia, a volte insensata, che viene lenita solo da un rapporto sentimentale che però non aveva troppe speranze per il futuro.

Con una scrittura sempre molto curata nei dettagli nella lettura si riescono a vivere in maniera vivida tante emozioni contrastanti, questo anche attraverso anche una narrazione dove nessun dettaglio è lasciato al caso e dove l'autrice è brava a lasciare quel velo di mistero necessario a mantenere sempre alta l'attenzione del lettore.

Daniela Ruggero riesce ancora una volta con i suoi personaggi a scandagliare l'animo umano mettendone a nudo non solo la debolezza ma anche la forza che poi riesce bene a caratterizzare nei protagonisti bilanciando dolce e amaro, dolore e speranza, in una vicenda fortemente caratterizzata dalla violenza.

Oltre questa come tema principale possiamo ritrovare nel libro passione e solitudine che, accompagnati da odio e dannazione, dosati con saggezza dall'autrice compongono un mix ideale per coinvolgere il lettore in prima persona, senza ricorrere a elementi poco originali e troppo scontati per il genere proposto.

Secondo il mio parere il fulcro principale del romanzo ruota intorno al forte contrasto caratteriale dei due protagonisti:

Raul è temuto da tutti, è un dominatore e come tale pronto senza scrupoli a dispensare dolore e dipendenza.

Ryan è un demone necessariamente "cattivo" per dominare quel mondo in cui vive, un essere senza paura cresciuto all'inferno. 

Entrambi però, nonostante le loro differenze, sono comunque vittime, segnati da un dolore subito e dispensato da un carnefice troppo vicino a loro cuore da non permettere loro quella ribellione giusta per uscire dalla sofferenza.

Mentre uno però vive la vita come una condanna senza appello l'altro riesce a sopravvivere a quel dolore identificarsi con quell'ossessione, diventando lui stesso dolore per gli altri.

Solo un sentimento come la vendetta poteva unire le loro anime, la loro sofferenza, che trovava riposo in un amore non conveniente ma necessario per impedire loro di perdersi e cadere sempre più in basso; insieme per rinascere, per combattere sacrificandosi l'uno per l'altro.

Questo romanzo di Daniela Ruggero (a cui vanno i miei più sinceri complimenti) si legge davvero tutto d'un fiato e come i precedenti rende omaggio alla sua abilità stilistica capace di ricamare una storia capace di trasmettere ai lettori emozioni e sensazioni forti, vissute nel bene e nel male; questo è possibile grazie ai suoi personaggi che (come sempre) vengono caratterialmente molto ben approfonditi; i suoi protagonisti, segnati dalla rassegnazione più profonda, riescono a far risorgere la speranza quando l'amore, nato dalle ceneri della violenza, arriva a stravolgere per mettere in discussione di nuovo tutto, per diventare un amabile veleno che, poco alla volta, finisce dolcemente per infettare anche chi apparentemente ne sembra immune.

 

venerdì 20 gennaio 2023

Il mondo magico di Sandy di Daniela Viviano

 

Il magico mondo di Sandy è un romanzo fantasy. E’ la storia di una fatina di nome Sandy che dopo essere venuta a conoscenza della sua vera identità, quella di fata e non di strega, un’identità che le è sempre stata negata per turpi fini, intraprende un viaggio avventuroso alla ricerca delle sue vere radici. Nel suo intrepido viaggio non sarà da sola, ma per sua fortuna potrà godere della compagnia e della forza di quattro simpatiche maghette e di un bizzarro e affascinante elfo che scoprirà ben presto essere la sua anima gemella.

Daniela Viviano è senza dubbio un'artista poliedrica che riesce a sfruttare al massimo tutte le sue capacità anche e soprattutto in ambito letterario; il suo racconto fantasy mi ha letteralmente "catturato" fin dall'inizio tenendomi incollato sulle pagine affascinato, oltre che dalla costruzione narrativa, dalla sua capacità descrittiva del tutto molto originale e frutto di una mente "genialmente" incline a creare, con molta naturalezza, mondi magici che fanno da contorno a una storia coinvolgente e ricca di simbolismo.

La protagonista della storia è Sandy, una fatina scelta per ricevere un potere immenso, tanto prezioso da mettere a repentaglio la sua stessa esistenza; cresciuta ignorando la sua vera natura cercherà con tutte le forze, in maniera istintiva, di liberarsi dalle catene imposte da un maleficio che le impediva di sviluppare il suo vero potenziale. 

Sandy viene descritta in un primo momento con sfumature molto contrastanti, soprattutto per amplificare la natura "ambigua" del suo essere strega, conquistando così emotivamente il lettore che, consapevole della verità, con facilità s'identifica empaticamente con le vicende della protagonista che, con ingenuità, cercherà di spogliarsi di una negatività appartenente a tutte quelle creature destinate ad essere messe in disparte per la loro natura infida e malevola.

Attraverso regni immaginari accompagneremo Sandy in una storia dove sarà costretta ad affrontare prove molto difficili, contando principalmente sulla forza dell'amicizia solo fino a quando quel potere invisibile verrà rivelato e liberato suscitando però, in un primo momento, uno strano senso di colpa quasi innaturale per non essere riuscita prima a fidarsi completamente del suo istinto.

La capacità stilistica dell'autrice permette di "modellare" la narrazione utilizzando un linguaggio diverso a seconda dello scenario, non privando mai originalità e adrenalina ad una trama che, nonostante la lunghezza dei suoi capitoli, si sviluppa in modo lineare e avvincente per ogni fase del racconto.

Nella parte finale, dopo un momento di stasi nel quale la voglia di abbandonare tutto e tornare alla vita di prima sembrava predominare su tutto, la volontà di sconfiggere il male, che finalmente aveva assunto sembianze ben definite, e la necessità di mantenere fede ad una promessa fatta spingeranno Sandy a lottare e a combattere senza più nascondersi, facendo leva su una rabbia covata nell'intimo che l'aveva trasformata in una vera guerriera, pronta a tutto per il bene comune e armata di un potere straordinario. 

Tanti complimenti a Daniela Viviano (che ringrazio anche per la fiducia) che con il suo racconto fantasy è riuscita a coinvolgermi davvero tanto, attraverso uno stile descrittivo molto trascinante ma soprattutto raccontando una storia dove la protagonista si batte per la verità arrivando a sacrificare tutta se stessa; semplificando il messaggio tra le righe dell'autrice possiamo dire che Sandy è come tutti quei adolescenti che "combattono" ogni giorno per scoprire la loro vera "identità", per esprimere la loro vera inclinazione, per trovare un posto giusto in un mondo difficile, ostile, capace a volte di nascondere verità non sempre visibili se non con il cuore, con la determinazione o con la forza dell'amicizia.

martedì 10 gennaio 2023

L'urlo della sirena di Maria Enea

 

1943. In una Palermo devastata dai bombardamenti degli Alleati, la dodicenne Cristina, affetta da poliomielite, perde la propria casa nell'antico quartiere dell'Albergheria e con la famiglia è costretta a rifugiarsi in casa della nonna, in periferia.

Nel racconto, che segue la crescita della protagonista lungo un arco temporale che ci porta al 1970, le vicende e le violenze della Storia s'intrecciano con quelle di cui è vittima Cristina. La sua ancora di salvezza è rappresentata dalla profonda amicizia con la cugina Franca e con la ricchissima marchesina Laura Betalli, colta e femminista ante litteram.
Tra mille difficoltà, eventi bellici, letture, sorrisi, musica, paure, orrori e prime esperienze sentimentali. le tre ragazze realizzeranno le proprie aspirazioni,e Cristina riuscirà, grazie alla sua caparbietà e alla sua passione per l'arte, a trovare il riscatto umano a cui aspira. Una storia di speranza e resilienza.

 


 

Maria Enea ha scritto un romanzo davvero coinvolgente dove una piccola e flebile luce riesce a penetrare spesso nelle tante ombre, tra pagine cariche di angoscia per una guerra che non aveva portato solo sofferenza ma aveva tolto anche  dignità a tante persone.

Cristina è la protagonista del libro, vittima e testimone a tratti sottomessa che accompagna il lettore in una Palermo devastata dalla seconda guerra mondiale dove, nonostante la diversità, non c'era più tempo per piangere, per capire il dolore, ma solo accettare e andare avanti.

Cristina sarà costretta dal destino a crescere in fretta dimenticando la sua età per vivere una vita già minata fin dall'inizio da una anormalità che provocava tormento attraverso lo sguardo di chi guardava con compassione.

Il mondo che cambia rapidamente, la devastazione che in un attimo aveva cancellato tutto, perfino la bellezza dei colori che non riusciva più a riemergere nemmeno nell'illusione della mente che di frequente veniva turbata dal rumore delle bombe che poco alla volta avevano smantellato ogni minima speranza.

Per Cristina però la sofferenza sarà ancora più dura perché, oltre al disprezzo, riceverà dalla vita tanta rabbia e vergogna, costretta a subire senza poter chiedere aiuto a nessuno, abbandonata da tutti, perfino da quel Dio che sembrava proprio essersi dimenticato delle sue sciagure. 

La capacità stilistica dell'autrice non si evince solo in una narrazione ben bilanciata tra le diverse fasi narrative ma soprattutto nella semplicità e completezza con cui riesce a dipingere perfettamente una società dove le donne venivano discriminate, abituate a pensare in silenzio, trasmettendo tutta la forza e vigore di coloro che rivendicavano la propria libertà come forma di rispetto.

Dopo tanta tribolazione la protagonista comincerà a raccogliere i brandelli della propria anima per ricostruire un esistenza che, dopo aver toccato il fondo, non può far altro che risalire; in un paese diviso in due, dove venivano sacrificate solo le persone migliori, Cristina continuava a combattere la sua guerra personale supplicando quel Dio, urlando la sua disperazione solo per raggiungere quella vendetta che avrebbe permesso di riprendere la vita là dove era stata lasciata, per recuperare fiducia nei confronti di un amore abbandonato per lacrime e violenze.

Nonostante l'angoscia di un ricordo non ancora cancellato, l'illusione di tornare a guardare il mare con occhi diversi si scontra con la voglia di lottare per qualcosa di meglio, per non accontentarsi di affidare al tempo il compito di lenire quel senso di colpa.

Nel finale quel sentimento di speranza, accompagnato da un cielo che finalmente torna ad essere sereno e cullato da un vento leggero, ci apre una finestra su un futuro dove ritroviamo finalmente fiducia e dignità dopo tanta disperazione.

Tanti complimenti sinceri a Maria Enea (che ringrazio anche per la fiducia) che con il suo romanzo mi ha coinvolto in prima persona attraverso una storia che colpisce emotivamente in maniera forte, non risparmiando dolori e angosce dispensate da un destino che sembrava essersi accanito su una Protagonista che, nonostante tutto, riuscirà a riemergere dalle sue ceneri facendo forza sulla caparbietà e sulla resilienza, per tornare ad essere una donna libera e indipendente, una donna capace di riprendere in mano la sua vita con la forza dell'emancipazione.

 

Formule mortali di François Morlupi

 In una torrida estate romana, un anziano cammina nel parco di villa Sciarra, nell’elegante quartiere di Monteverde. Un odore tremendo atti...