Artemisia, bambina dagli occhi color ghiaccio, è dotata di poteri medianici. Il padre Joseph cerca da sempre di proteggerla, ma pur di sottoporla a delle costose terapie per curarne la salute cagionevole, accetta la carità di Richard Broke, medico e baronetto londinese. Uomo tanto geniale quanto privo di scrupoli, Broke gli chiede di sfruttare le doti di Artemisia per tornaconto personale, in cambio dei propri servigi in ambito medico. Dilaniato da tale decisione che gli consente di regalare una vita agiata alla figlia, Joseph cercherà nel corso del tempo una via di fuga, mentre la prigione d’oro in cui vivono comincia a soffocare l’affetto che lo unisce ad Artemisia. Tra fantasy gotico, horror e steampunk, Gli occhi di Artemisia si incentra su uno dei sentimenti più potenti: l'amore di un genitore per il proprio figlio.
Il libro di Elena Mandolini è un racconto lungo che oscilla tra il Fantasy e il Gotico, con sfumature forti e associabili al genere Steampunk dove la componente sovrannaturale, oltre a creare atmosfere sovrastate da tensione e angoscia, si mescola bene ad esoterismo e a paranormale per accrescere espressivamente la profondità di una trama dominata da disperazione e sofferenza.
La protagonista del libro è Artemisia, una bambina fragile ed enigmatica che custodiva nel suo essere un dono straordinario, tanto speciale e potente da renderla "instabile" non solo fisicamente.
Anche il suo aspetto, magnificamente disegnato dall'autrice, contribuiva a rendere misteriosa la sua presenza: capelli neri folti e ondulati, pelle bianca come latte, bocca rosea, occhi color ghiaccio, cosi' profondi, cosi' tristi che nascondevano una sofferenza pronta ad esplodere e a trasformarsi in qualcosa di positivo per poter aiutare chi ne aveva bisogno.
Il padre di Artemisia, deciso ad aiutare la figlia ad ogni costo, è costretto a scendere a patti con il "diavolo" di turno, barattando l'amore con la libertà, condannando non solo lui a catene invisibili solo per poter non perdere la speranza, per riuscire un giorno a rivedere il sorriso sulle labbra di una figlia che viveva ormai da anni nell'ombra.
Artemisia attraverso quella sua dote speciale era in grado di capire nel dolore più profondo la differenza tra il bene e il male, provando in prima persona tutto il travaglio provocato dall'oscurità generata dal maligno, preferendo ai pericoli della realtà quotidiana quelli di un mondo spirituale dove sembrava essere più a suo agio.
Nel corso della storia l'autrice è davvero molto brava, senza cadere mai nel banale, a tradurre in testo tutta la sofferenza patita dai suoi protagonisti, attraverso principalmente ricordi crudeli e dolorosi; allo stesso modo è abile anche ad accrescere un sentimento forte di speranza drammaticamente contrastante ad un senso di colpa che, dopo essersi diffuso come veleno, comincia a perdere il suo effetto quando la protagonista, decisa ad uscire dall'ombra, nell'epilogo del libro affronterà i suoi demoni "personali" diventando sempre più consapevole delle sue capacità, per tornare finalmente a sorridere, per riuscire a rinascere.
Quella di Elena Mandolini (a cui vanno i miei complimenti più sinceri ) è una storia breve ma incredibilmente intensa, da leggere tutta d'un fiato perchè capace di coinvolgere il lettore in maniera emotiva: la narrazione è costruita con un tratto tenero e ricercato che, in una Londra distopica e decisamente contaminata da elementi tipici del genere gotico, risalta maggiormente (più che negli elementi vicini all'Horror) nella personificazione fatta tramite personaggi forti e psicologicamente approfonditi; una storia dove la morte è presente in maniera straziante ma anche dove la forza dell'amore alla fine sarà fondamentale per far rinascere la vita dalle proprie ceneri.
Venafro, 1977. Theodore Harris, reduce inglese della Seconda
Guerra Mondiale, nel corso di un’escursione per ritrovare la grotta in
cui si era rifugiato durante l’avanzata tedesca lungo la Linea Gustav,
si imbatte in un ipogeo in cui è conservata una piccola scultura di Vezkeí, idolo sannita assai controverso che
causerà in breve tempo una serie di sciagure alla sua famiglia. Venafro,
2007. Attilio Di Nardo insieme ad alcuni operai, torna a Villa Harris,
ormai abbandonata, per verificarne le condizioni strutturali ma qualcosa
va storto: un crollo improvviso riporta alla luce un orrore sepolto da
trent’anni nelle viscere della casa. L’incubo ricomincia…
Miriam Palombi ancora una volta regala ai suoi lettori un capolavoro horror: Il Varco è una storia breve ma estremamente coinvolgente e soprattutto molto inquietante, merito di una trama che cresce tra angoscia e paura più profonda perché mossa da una forza malevola proveniente dal passato.
Prima di tutto c'è da dire che la scelta di pubblicare (con l'edizione cartacea) una versione illustrata del libro risulta personalmente un'ideamolto indovinata, soprattutto perché la storia viene così arricchita da una sfumatura estremamente dark molto riconoscibile che, oltre a contraddistinguere bene il carattere della pubblicazione, strizza l'occhio ad uno stile ben presente nell'immaginario collettivo di chi ama il genere horror.
Miriam
Palombi poi riesce nella non facile impresa di ricollocare il genere horror in un scenario "nostrano", ambientando la storia in una terra (Il Molise) dove piccole realtà quotidiane si adattano bene a nascondere
misteri legati a leggende e a favole popolari; queste, mischiandosi con antiche origini, evolvono in un racconto dove anche la natura circostante, contaminata dal male, è un antagonista che partecipa malevole ad affliggere pena e sofferenza ai protagonisti che si ritroveranno disperatamente coinvolti in qualcosa che tormenterà la loro anima segnando per sempre le loro esistenze.
Questa ansietà nel libro sarà spesso riconoscibile attraverso una narrazione che, grazie all'abilità dell'autrice, coinvolge il lettore mediante uno stile (come sempre peculiare e singolare) che in questa storia risulta particolarmenteimpreziosito da una scrittura ricercata e quasi maniacale, nello specificonella scelta di una terminologia richiesta e necessaria per tradurre dolore e sofferenza nella storia e nella mente dei protagonisti che si ritroveranno avvolti in una spirale di terrore e spavento.
I ricordi, che poco alla volta riemergono con prepotenza, partecipano a
rendere completamente schiavi gli animi irrimediabilmente infettati dei personaggi che non sono più in grado alla fine di confrontarsi con una realtà presente; anche tutti quei respiri lenti e trafelati contribuiscono atradurre "disagio" in una lettura che a fatica procede tra pagine cariche di tormento; i sussurri convivono con l'inquietudine che, passando dall'illusione, viene alimentata sempre più da un oscurità più profonda dove anche gli occhi riescono a fatica ad abituarsi al buio più penetrante.
Come in ogni sua opera l'autrice è brava a sfruttare tutta la sua esperienza personale per utilizzare simbologia e arte all'interno di una vicenda dove è fortemente presente anche una ritualità pagana, realmente esistente nel folklore di quelle zone, che ancora oggi anima il territorio tra miti e leggende.
La lettura procede in maniera frenetica nella fase centrale del libro per poi giungere alla parte finale dove troviamo amplificata al massimo tutta quella disperazione conseguente ad una supplica che aleggia in tutta la storia; questa, partorita da un male che nonostante tutto era sopravvissuto nel tempo, impregnata a fondo fin dalle radici con forza riemerge accompagnata da un cupo sottofondo sinistro e da un odore nauseabondo, provocato dall'umidità di una terra bagnata dal sangue delle vittime che non avevano più forza per gridare imploranti la loro sventatezza.
Davvero tanti complimenti a Miriam Palombi che conferma ancora una volta la sua posizione di riferimento nel panorama italiano dell'horror; in questa storia, seppur in poche pagine, è stata particolarmente abile nel costruire inquietudine e terrore attraverso una vicenda legata a riti pagani, ben supportati da una storicità dei luoghi (frutto di un attento studio) in cui si svolge la storia;
in un certo senso, proprio per questa caratteristica,
il Varco mi ha ricordato molto(con le dovute differenze)
Tutto ha inizio, da quel che ci è dato sapere, davanti al cancello
di una grande villa di campagna, è lì che si consuma una morte
assolutamente inaspettata quanto assurda. Da questo inspiegabile
suicidio si diramano le angoscianti vicende del romanzo. Tra i
protagonisti, Matteo, aspirante regista di film horror. Andrea,
appassionato di sovrannaturale. Sarà l'incontro tra questi due
personaggi che farà nascere l'idea di diventare cacciatori di fantasmi. E
ancora, Emma, la sorella di Andrea, sembra avere poteri da medium.
Alicia, una ragazza peruviana, laureata in psichiatria, pertanto
refrattaria alle idee dei suoi "nuovi" amici. Su tutti si ergono tre
inquietanti presenze: Erwin Kanvans, stimato psichiatra. Fatima
Gutiérrez, una levatrice chiamata la Santa mammana. Per finire, il
S.Cataldo, un ex manicomio abbandonato. Gli improvvisati "cacciatori di
fantasmi" si troveranno a lottare per le loro stesse vite, trovandosi,
ben presto, faccia a faccia coi loro peggiori incubi. Con la prefazione
di Mirko Barbaglia fondatore del Ghost Hunters Team.
Fabio Monteduro ha scritto una
storia ai confini della realtà, molto complessa e ricca di
sfaccettature che, oltre a sconvolgere, confonde spingendo al limite la ragione dei suoi personaggi che empaticamente affrontano, in simbiosi con il lettore, le diverse prove per raggiungere una verità tanto desiderata quanto temuta.
Nel libro l'autore riesce brillantemente a mescolare diversi generi: giallo, thriller e horror si alternano per stupire e sorprendere chi leggenon solo attraverso la paura, ma
utilizzando anche la parte psicologica dei personaggi che, con il loro essere
"complicati", rendono la vicenda ancora più ricca di sconvolgimenti: nel
libro viene anche messa a nudo la fragilità umana attraverso le vicende dei protagonisti che, attraverso i numerosi flashback utilizzati nel libro, rivivono un passato che si scoprirà poi comune a tutti, riemergendo così ricordi e colpe che nel presente narrativo cercheranno di giustificare in parte le azioni dei protagonisti.
Tutto
inizia con una morte improvvisa quanto strana, raccontata dall'autore
in maniera cruda, senza filtri, sicuramente per marcare ancora di più lo
stravolgimento di una quotidianità da parte di un male che, da questo
momento in poi, comincerà a manifestarsi attraverso diversi terribili episodi, colpendo fisicamente e moralmente tutti i protagonisti della storia, legati tra loro da un filo
invisibile.
Sandra, Saverio, Emma, Matteo, Andrea
e Diego diventano così pezzi di un meccanismo che una volta
messo in moto porterà inevitabilmente verso verità passate, sepolte, ma da cui però era impossibile sfuggire all'infinito.
Di sicuro il compito affrontato da Fabio Monteduro non è stato facile, soprattutto nel costruire una trama cosi' complessa da far sviluppare poi in maniera imprevedibile nel corso del libro: nonostante tutto questo però posso dire personalmente che l'autore riesce con molta maestria a rendere la lettura realmente avvincente, coinvolgendo il lettore in prima persona in un mistero ricco di colpi di scena, ritrovandosi nello stesso tempo affascinato da uno stile dalla forte "contaminazione" di tinte gotiche e sfumature lugubri presenti in maniera importante nel libro certamente per aumentare di molto il livello di suspance.
Per questo nel libro, come logico, non mancano i classici elementi riconducibili al genere trattato, come posti desolati, case sinistre e infestate, manicomi abbandonati, tutti luoghi "ideali" per nascondere verità che alla fine sapranno destabilizzare il lettore che, con enorme fatica e guidato dalla curiosità, proverà a non chiudere gli occhi di fronte a tanta malvagità.
Anche l'atmosfera ricreata dall'autore risulta talmente palpabile da suscitare in chi legge sgomento, in particolar mododurante le tante scene forti presenti nel libro che ben si amalgano con fasi in cui invece la narrazione evolve divenendo claustrofobica.
Lo
stile dell'autoreè molto scorrevole e diretto; infatti, come il suo solito, non si perde
mai in elementi non necessari per mantenere sempre alta la tensione grazie anche alla sua capacità descrittiva molto precisa e attenta da rendere la scena quasi "cinematografica".
Con stress emotivo si raggiungerà così la parte finale del libro dove il tempo sarà scandito in maniera "stressante" fino a giungere al finale che terrà col fiato sospeso il lettore fino all'ultima pagina.
C'è da dire che la voce dell'autore per tutto il libro risulta sempre imparziale, necessariamente questo per sorprendere e suscitare terrore facendoci "semplicemente" affrontare le nostre paure comuni più nascoste, riuscendo anche a far riflettere su una malvagità attraverso elementi non convenzionali, come senso di colpa e ricordi, utilizzando anche, come strumento, la mente umana in tutta la sua complessità per raccontare un
male che, anche se non presente fisicamente e nutrito nelle viscere
della scelleratezza umana, si manifesta in tutta la sua mostruosità,
imprevedibile proprio perché, nascosto nelle pieghe di una quotidianità, sarà ancora più alterato.
Tanti complimenti sinceri a Fabio Monteduro che ancora una volta riesce ad attingere dalla realtà e dalla sua esperienza personale per costruire una storia che, al di là della complessità, nasconde il fascino dell'ambiguità e del mistero in grado di colpire maggiormente il lettore rispetto al terrore provocato dalle tante scene forti, costringendo così ad affrontare la lettura abbandonando la parte razionale per lasciarsi guidare principalmente dall'istinto.
Tutto ha inizio con una ragazzina che gioca nella neve. Si chiama Sonia, sono le vacanze di Natale del 1996 – quelle della grande nevicata – e lei deve passarle suo malgrado a casa della nonna. Siamo a Lanzo Torinese, un paesino di mezza montagna dove ogni cosa sembra rimasta ferma a cinquant’anni prima. Compresa la casa cigolante e ingombra di mobili in cui vive nonna Ada, schiva, severa vecchia che nella zona ha fama di guaritrice (ma chissà, forse è altro), per la quale Sonia prova un affetto distante. La scuola ha chiuso prima del previsto a causa di quello che tutti chiamano “l’incidente”: la professoressa Cardone, acida insegnante di italiano, si è trincerata nella sua aula e durante una lezione – di fronte a una classe segregata e terrorizzata – ha fatto qualcosa di indicibile. Qualcosa che adesso, mentre Lanzo un po’ alla volta si svuota per via delle feste e dell’incessante vento ghiacciato, sembra riguardare tutti gli abitanti. Toccherà a Sonia, insieme al suo amico Teo, ragazzino di famiglia contadina educato alla voracità, affrontare l’incubo in cui sono precipitati. Complici per forza, Sonia e Teo si avventurano nel biancore accecante della neve col distacco curioso di chi non ha pregiudizi e forse proprio per questo può sperare nella salvezza. Ma che cos’è la salvezza? Andar via, cambiare vita? O restare e tentare di resistere?
Marco Peano ha scritto un romanzo che mi ha piacevolmente spiazzato e sorpreso, attraverso una trama che si sviluppa pagina dopo pagina in maniera davvero inattesa con tanti colpi di scena.
Se il libro nella parte iniziale viene percepito come un romanzo di formazione ecco che quasi subito un singolo sconvolgente episodio stravolge la narrazione che passa rapidamente senza filtri dall'Horror per il Fantastico, trasformandosi in una favola dark che fondamentalmente racconta il passaggio dall'infanzia all'età adulta scoprendo la vita e le sue verità nel bene e nel male.
La vicenda è ambientata nelle valli torinesi durante le vacanze di natale 1996, un luogo dove la vita sembrava essersi fermata, dove la quotidianità trascorreva rallentata fino a quando qualcosa di indicibile sconvolge tutto e tutti fin dalle viscere, dando il via a nefasti episodi che macchieranno il candore della neve con il rosso del sangue.
I due protagonisti sono solo due ragazzini, Sonia e Teo, uniti da un amicizia timida e sincera che, come l'intero paese, vengono coinvolti da un incubo figlio di una follia che costringerà i due a crescere in fretta per affrontare quell'orrore che aveva strappato di dosso lo loro innocenza.
Il lettore accompagnerà Sonia e Teo in questo viaggio di sola andata dove per sopravvivere bisognava capire in fretta se fosse meglio scappare o rimanere per resistere:
Sonia più razionale e risolutiva mentre Teo più insicuro e ingenuoper la prima volta nella loro vita erano soli e senza l'aiuto di nessuno, costretti a fare i conti con una morte, sviscerata nel romanzo in maniera macabra
ma naturale, raccontando quell'incubo in cui erano sprofondati con occhi innocenti.
Lo stile dell'autore si mantiene senza dubbio molto scorrevole in ogni parte del romanzo; sempre incisivo e graffiante, risulta molto tagliente e freddo nelle fasi più cruente, sicuramente per non lasciare tempo e spazio alla pietà e alla comprensione che risulta presente invece nelle parti narrative più cupe che mostrano il fianco alla riflessione più profonda.
L'autore utilizza a pretesto l'epidemia nel romanzo per edificare una società incapace di lottare e combattere, logorata sotto i colpi non solo di un male che tornava ciclicamente sotto forme diverse, ma anche da un'incomunicabilità e staticità che impediva di evolvere; una
società (moderna) destinata all'autodistruggimento se intrapresa la strada del rifiuto verso tutto quello che è
nuovo e diverso, incapace di reagire alla perdita comune non accettando un cambiamento inevitabile, un futuro necessario per andare avanti.
Quello di Peano è un libro che colpisce forte con la stessa intensità dei colpi inferti dal terrore che incupisce la vicenda narrata, un dolore sordo che diventa allegoria di una paura del crescere e affrontare le difficoltà della vita mettendosi in discussione.
Complimenti sinceri a Marco Peano che con il suo romanzo riesce a "demolire" i cardini di un Genere ben distinto, che nel libro si modellano invece in maniera originale su varie sfaccettature e interpretazioni, emozionando i lettori attraverso una lettura che forse solo nel finale appare un po' troppo "precipitosa", lasciando frustrazione per tante domande insolute in un epilogo di una vicenda sconvolgente quanto trascinante che sembra non essersi preso il tempo
necessario per ricevere i meritati applausi.
In un pomeriggio d'estate, Marco e Francesco scovano un vecchio armadio nelle stanze in disuso della casa dei nonni. Marco chiude Francesco nell'armadio, per gioco. Non sa che quel gesto cambierà per sempre la sua vita e metterà fine a quella del fratellino. Qualcosa di terribile e oscuro si annida oltre le ante dell'armadio, ma solo molti anni dopo Marco scoprirà di cosa si tratta e deciderà di combatterlo, per se stesso e per il fratello scomparso. Spaventose divinità, riti druidici e la storia di una vita alla costante ricerca di riscatto.
Lucia Guglielminetti ha scritto un libro dove il senso di colpa si mescola ad una sofferenza inflitta e patita, in forte contrasto con una speranza presente nella storiache, crescendo poco per volta, rimane frenata da un senso di smarrimento e paura verso qualcosa di terrificante e misterioso che, oltre ad aver tolto qualcuno di caro, aveva anche annullato l'esistenza stessa del protagonista perennemente afflitto per una pena meritata.
Tutto inizia un pomeriggio d'estate quando un gioco innocente si trasformerà tragicamente in una punizione crudele, tutto in pochi istanti, una condanna perenne per chi la subisce ma soprattutto per chi l'aveva inflitta.
Da questo momento infatti Marco comincerà a sentirsi sempre più in difetto rispetto agli altri, privato degli affetti più cari e condannato ad essere ignorato perchè non meritevole d'affetto, carnefice del fratello e privato così anche lui del calore di un abbraccio freterno.
L'autrice è molto brava nel mantenere la narrazione sempre scorrevole e dinamica anche nelle fasi più cariche di ansia e angoscia, contrastando una malinconia provocata da un castigo continuo che imprigiona il protagonista alla ricerca disperata di espiazione.
Il destino però giocherà un ruolo davvero importante nella storia, regalando un incontro particolare a Marco con qualcuno che come lui aveva provato lo stesso dolore, che come lui affrontava ogni giorno quegli incubi che di notte diventavano lucidi e vividi, quasi reali.
Il ritrovamento di un libro di magia e la conseguente scoperta di un mondo oscuro, insieme alla certezza dell'esistenza di una vendetta sepolta dal passato, scuoterà fino alle viscere Marco che subirà un riscatto emotivo, passando dal voler dimenticare al voler trovare finalmente risposte, alla ricerca di una verità che si rivelerà poco alla volta, svelando la sua vera natura, una rivelazione difficile da comprendere ma ancor più da accettare.
In un crescendo di tensione e adrenalina e in balia di una decisione presa dal protagonista nell'epilogo del libro, il lettore si ritroverà smarrito soprattutto per quel gesto quasi disperato, dettato dalla volontà di cancellare per sempre quella colpa che da troppi anni aveva segnato e condannato le esistenze di molti, che trascinerà nell'oblio di una disperazione, capace di non restituire tranquillità ad una conclusione di certo non prevedibile.
L'autrice, attenta e precisa nel ricorrere alla mitologia per far luce su alcuni interrogativi nella storia, è molto abile anche nel calarsi fino in fondo nella psicologia dei suoi protagonisti, cercando però di non enfatizzare la parti oscure ma cercando di valorizzare solo quelle positive, mettendo in luce tutto quel poco di bene rimasto che senza dubbio, oltre a creare empatia con il lettore, sarà la leva che motiverà per rincorrere una soluzione a tutti i costi, non definitiva ma che forse avrebbe permesso di lenire sofferenza e dolore.
Tanti complimenti a Lucia Guglielminetti perchè ha scritto un libro davvero coinvolgente; devo dire che personalmente mi ha colpito soprattutto la capacità di sviluppare una trama, molto originale, in maniera molto ben bilanciata attraverso tutte le varie parti narrative del romanzo distinte da tematiche ben circoscritte: da un lato la disperazione e la sofferenza che, unite all'impotenza, caratterizzano la parte iniziale; dall'altro il mistero e la paura che dominano la seconda parte del libro dove la volontà di riprendere ciò che era perduto porta a contrastare qualcosa di incomprensibile, un male che tramandato negli anni, aveva procurato tanto tormento ed era ancora pronto a segnare la vita di vittime innocenti.
Ottobre 1909. Alcuni uomini capeggiati da Boni, il marito della levatrice, sono decisi a trovare le prove di un patto diabolico, iniziato con la nascita di Claruzia. In un’escalation di fervore religioso, alla bambina sono inferte torture di medievale ricordo. Solo la lingua sarà risparmiata, per permetterle di confessare il proprio crimine, ma le ultime parole di Claruzia suoneranno come una maledizione. Ottobre 1983. Una nenia lugubre riecheggia nella scuola deserta. Sotto una precoce nevicata di ottobre, dei bambini sfidano la leggenda nata attorno alla piccola strega, ma nessuno di loro può immaginare come finirà quel gioco infantile. La morte di Dario, di cui gli amici sono in parte responsabili, cambierà per sempre le loro vite: il sangue innocente ha evocato una presenza colma di bieca empietà. Vent’anni dopo, in occasione dell’ennesimo funerale, i superstiti tornano in paese accolti da un clima di risentimento legato ai tragici accadimenti del passato. Christian, Francesca e Paolo dovranno venire a patti con le proprie colpe e affrontare le nevrosi riflesso delle torture patite da Claruzia, che da quel giorno li perseguitano, per scoprire cosa è sepolto nel passato.
E' sempre un piacere per me leggere e recensire i libri di Miriam Palombi che anche questa volta mi ha coinvolto in una lettura angosciante e inquieta,
avvolta da atmosfere cupe e macabre dove tutta l'originalità di una storia complessa è
davvero ben supportata dalla capacità stilistica di un autrice che, attraverso le pagine del suo romanzo, riesce a tradurre in realtà l'ansia e la sofferenza provocati da un male che riesce a riemergere dall'inferno per consumare la sua vendetta.
Nella prima parte la lettura si "affanna" e angustia non solo per il freddo e il gelo di un rigido inverno, che confondono tutti i sensi, ma per una "crudeltà" che trascina in balia di una giustiziaprivata, armata da una superstizione spietata che non si intimoriva neanche di fronte a Dio, che non si metteva in dubbio neanche davanti la razionalità di una fede che, messa a dura prova, lotterà fino all'estremo durante quella che sarà un lunga notte di tormenti.
L'autrice,
con capitoli brevi e un dialogo serrato, riesce bene a riprodurre quella
tensione emotiva che "contaminava" i protagonisti, per alternare
poi sentimenti contrastanti in una successione tra passato e presente
narrativo attraverso diversi salti temporali utilizzati per fornire più risposte possibili per districare una trama complessa.
Una spedizione punitiva per fermare un patto infernale incarnato da quella creatura "selvatica" che, con quel sorriso sbieco e malevolo, alimentava una cattiveria umana pronta a scagliarsi senza pietà; dal silenzio alle urla che strazianti si diffondono attraverso un paese infestato, andando a turbare coloro che, colpiti da maledizione, cercheranno giustizia solo attraverso un castigo che se da un lato cesserà il malessere di pochi, nel proseguo della storia scopriremo essere la scintilla capace di evocare una vendetta crudele che colpirà con la stessa ferocia proprio le anime più innocenti.
Nella seconda parte viene sviscerato quel male che aveva trovato il modo per tornare e infliggere sofferenza, suscitando un forte sentore di paura e sgomento anche nel lettore che assiste impotente ad una serie di eventi che testimoniano come forse solo la morte avrebbe messo fine a tanto tormento.
Grida disperate per una vendetta che si consuma in seguito ad uno scherzo terribile, un peccato compiuto nell'innocenza che comincia a consumarsi con la cosapevolezza di meritare una giusta pena attraverso un martirio dimenticato ma ora tornato reale, non solo nei ricordi intorpiditi da un angosciante filastrocca che rimbomba nelle teste offuscate dei protagonisti che cominceranno un viaggio verso il buio più profondo.
La voglia di fuggire, il terrore che paralizza, il tentativo di non ascoltare che miseramente s'infrange contro il muro della rassegnazione, l'impotenza di fronte ad uno strazio che andava alimentando una bestia finalmente libera da quelle catene, libera di vendicarsi in una terra che aveva maledetto nel passato e che era pronta a bagnare con il sangue.
Solo adesso si ritroverà quel coraggio necessario per ricordare, per subire senza scappare una condanna cresciuta internamente e che poco alla volta era riuscita a logorare divorando tutto quel bene ancora presente, generando terrore e smarrimento in adolescenti nascosti nel corpo di adulti, impedendo così di crescere ed andare avanti nonostante tutto.
La lettura di un diario e il terrore che sempre più prendeva corpo accompagnano l'ultima parte del libro doveun esplosione di dolore paralizza quasi quanto il panico che impediva ai protagonisti di comprendere, di agire razionalmente, costretti ad usare solo l'istinto per provare a contenere quella scia di sangue.
Il sussurro dei morti e la sensazione di essere sempre stati ascoltati senza possibilità di perdono, per sopravvivere oltre la pena, oltre quel castigo che il destino col tempo aveva solo rimandato, prolungano un agonia dove i ricordi riemergono prepotenti per spingere verso quell'ultimo gesto disperato compiuto, non per trovare espiazione, ma per evitare altro sangue innocente versato per placare la sete di vendetta; ripagare una colpa che "come l'acqua si insinua in una crepa" ricordando sempre che "l'orrore nasce dal peccato".
Tanti complimenti a Miriam Palombi che ha scritto un horror davvero originale che racconta senza filtri le conseguenze di colpe disumane; un romanzo corale che spazia tra superstizione e tradizioni per testimoniare la fragilità umana di fronte all'orrore di una vendetta che è figlia del peccato più atroce che il passato poteva solo dimenticare ma non seppellire.
Malena ha vissuto perdite e tradimenti, e non dorme più. Malena è scomparsa e, nello stabile in cui vive, gli inquilini sono stati tutti assassinati brutalmente. Tutti tranne uno:Custode.
Un uomo misterioso si presenta alla porta della casa, teatro della mattanza, sta cercando Malena. Dice di chiamarsi Errante e ha spalle imponenti, punte di metallo sul giubbotto di pelle, la testa rasata e occhi scuri come un brutto sogno. Inseguiti da creature assassine chiamate Crisalidi e guidati dalle bizzarre indicazioni della signora Orakuru, Errante e Custode esploreranno i ricordi di Malena, gli incubi e le allucinazioni, attraverso un viaggio che li condurrà a toccare la perdita, la memoria, la morte e la speranza.
Daisy Franchetto, attraverso una trama davvero molto complessa e coinvolgente, racconta in modo drammatico un dolore, una perdita capace di trasformare profondamente la sua protagonista che, per affrontare tanta sofferenza, allontanata dal mondo esterno, si era chiusa in se stessa creando come scudo qualcosa che, se da una parte la proteggeva isolandola, dall'altra la rendeva prigioniera di una condizione instabile da cui successivamente cercherà con disperazione di uscire fuori per tornare a vivere.
Nel libro Malena accompagnerà il lettore in questo suo viaggio simbiotico, un cammino complesso disseminato da tante difficoltà, segnato fatalmente da una realtà oltremodo falsificata dal suo stato fisico che non le permetteva più un sonno tranquillo, negando la capacità di sognare, facendola naufragare verso uno stato mentale che la rendeva schiava di una veglia logorante e continua, che però col tempo si renderà sempre più necessaria per tentare di ricostruire la maniera adatta per svegliarsi davvero.
Quello di Daisy Franchetto è un libro che parla di solitudine e tradimenti, una storia che descrive l'assenza, la morte, concentrandosi in particolare su quella fatal perditache, dopo aver frantumato in mille pezzi tutto ciò che la legava al suo vivere, allontana Malena da tutto e tutti, nello specifico da quel mondo in cui niente ha più importanza per lei, rendendo ostile lo stesso vivere che, poco alla volta, stava annientando la protagonista condannandola ad una pena eterna, che riempiva il cuore di enorme tristezza, diventando lei stessa un'allegoriadi un dolore che l'autrice concretizza attraverso pagine struggenti, ricche di empatia per i suoi protagonisti che troviamo impegnati con disperazione a cercare tra le fessure di una ferita lacerante un poco di luce, capace di penetrare e risanare una rottura troppo profonda.
L'autrice, con i gesti e con le parole dei suoi personaggi, riesce sempre bene a mantenere un equilibrio perfetto tra le loro diversità, rendendoli indipendenti nelle loro azioni, facendoli partecipi di un destino comune che però permetterà loro di esprimersi, nel bene e nel male, in maniera reciproca solo perché vincolati dalla necessità di essere aiutati, compresi e capiti in un mondo dove, più che trovare risposte era più importante farsi domande, accettando da subito la certezza che nessuno poteva salvarsi da solo, per sottrarsi a un destino che tuttavia però ancora non era stato scritto in modo indelebile.
Malena per tornare alla normalità decide di allontanarsi, lasciando Il "seme del risveglio" in tutti coloro che avevano condiviso la sua esperienza, che avevano loro stessi assorbito quel suo malessere, un vuoto irreparabile che poteva essere colmato forse solo quando la volontà di svegliarsi da quel sonno eterno, insieme al desiderio di tornare ad amare, avrebbe consentito a Malena di riaprire gli occhi.
I tanti personaggi incontrati nel libro, fortemente caratterizzati dall'autrice, rappresentano ognuno un passaggio fondamentale attraverso il quale chi legge riesce a rendere reale l'assenza della protagonista che, solo dopo aver ritrovato quella parte di se perduta, sarà finalmente pronta a tornare.
L'autrice, attraverso una stile impreziosito da descrizioni oniriche e da metafore, spinge con forza la narrazione verso una condizione surreale che destabilizza il lettore che si ritrova piacevolmente in bilico tra sogno e realtà, coinvolto da un continuo alternarsi tra un presente e passato narrativo che condiziona i sensi, rendendo concreto l'immaginario.
In un finale dove diverse verità riemergono con prepotenza per essere accettate e accolte da un destino ormai non più modificabile, emergerà gradualmente quel senso di gratitudine per aver finalmente ritrovato la presenza attraverso l'assenza, armata di disperazione e devastazione dopo aver combattuto per non lasciarsi andare del tutto, per cercare qualcosa oqualcuno a cui consegnare quello che da soli non si poteva trovare.
Davvero tanti complimenti sinceri a Daisy Franchetto capace con il suo libro di trasportarmi piacevolmente in una dimensione parallela, attraverso una storia dolorosa, struggente, ma ricca di insegnamenti da cogliere tra le righe attraverso passaggi metaforici, attraverso i suoi personaggi e principalmente grazie ad uno stile vibrante e incisivo che ben si adatta alla sua incredibile capacità descrittiva che con facilità riesce a trasportare chi legge in un mondo onirico dove veramente con fatica si distingue reale dal surreale.
Giorgio Belvisi è un bell'uomo di sessant'anni, ricco e stimato neurochirurgo, con una certa facilità a trovare giovani amanti. Tutto, nella sua vita, sembra andare per il verso giusto, finché un segreto emerge dal suo passato, qualcosa di talmente inconcepibile che lui stesso sembra averlo cancellato dalla memoria. L'accusa di aver ucciso la sua giovane amante è solo il minore dei problemi, vista l'incredibile sequela di accuse che improvvisamente gli piovono addosso. Ma che cosa lega Giorgio a un prete della provincia siciliana dilaniato da dubbi di fede e in perenne conflitto con i mostri generati dall'alcol di cui è divenuto schiavo? E perché proprio il commissario di Polizia che lo dovrebbe incriminare, è invece l'unico che non lo ritiene colpevole? In un crescendo di tensione, ci si avvicina al confronto finale, dove il male assoluto tenterà di porre il suo sigillo infernale.
Fabio Monteduro con il suo ultimo libro ci racconta una storia che angoscia e spaventa attraverso una narrazione davvero avvincente, ricca di suspance e tensione, con continui flashback tra passato e presente per ricostruire le mosse di una terrificante vendetta che arriva dall'oltretomba.
Il romanzo, oltre che nella trama, ha il suo punto di forza nei protagonisti che risultano intensamente veri e introspettivi, grazie soprattutto alla capacità stilistica dell'autore che riesce, con estrema facilità, a farli entrare in empatia con chi legge, compartecipando ai tanti dubbi e incertezze scaturiti da una vicenda tormentata che segnerà tutti in modo indelebile.
Tra questi ritroviamo come protagonista principale Giorgio Belvisi, uomo di scienza, neurochirurgo di fama internazionale, una persona a cui la vita aveva regalato tutto: sicuro di se, pragmatico, dotato di magnetismo, che utilizzava anche nel campo sentimentale, trascorreva una vita fantastica, invidiabile, ricca di soddisfazioni, trascorsa in tranquillità fino a quando però il destino deciderà di mettersi a giocare con lui, portando all'interno della sua esistenza scompiglio e dramma, sconvolgendo quella che fino ad adesso era stata un'esistenza senza troppe preoccupazioni.
La morte di un amico prima, una misteriosa scomparsa poi, insieme ad una orribile fotografia che celava una realtà o un passato dimenticato, getteranno il protagonista nell'angoscia più totale, portandolo verso una condizione che lo destabilizzerà mettendolo all'angolo, costretto a difendersi con tutta la sua disperazione da tutto e tutti.
Questo suo malessere interiore cominciava a logorarlo anche nel fisico, perdendo di colpo tutta quella bellezza descritta all'inizio che, pagina dopo pagina, mostrerà i segni dell'età, indebolito sotto i colpi di una sfiancante sensazione di essere continuamente sotto tiro, di trovarsi immischiato e accusato ingiustamente, dovendo dimostrare la sua innocenza, prima che gli altri, soprattutto a se stesso.
Quando poi il focus nel libro si sposterà nel passato narrativo, parallelamente ripercorrendo le vicende di una piccola cittadina nel sud della Sicilia dove, in un camposanto, il risveglio delle forze oscure aveva prodotto strani delitti allarmando una comunità intera e mettendo alla prova un sacerdote che, pronto a vacillare sotto i colpi del male, si ritroverà a mettere in discussione la sua stessa missione, l'autore comincerà a seminare indizi fornendo indicazioni importanti per poter sviluppare l'intreccio anche nel presente narrativo, dove poi i vari legami col passato troveranno i loro giusti incastri per arrivare, con molta fatica, a raggiungere una verità tanto drammatica quanto crudele.
Mentre la testa di Giorgio comincerà a viaggiare all'infinito tra i ricordi, in una morbosa ricerca di verità terrificanti che la sua mente aveva inconsciamente nascosto, l'oblio di un ricordo in particolare contrasterà fortemente con una realtà presente a cui era sempre più difficile non credere, gettando irrimediabilmente il protagonista nella disperazione più totale, spalle al muro, dovendo subire inerme i danni di una vendetta covata tra morte e tormento.
Dopo pagine ricche di adrenalina e tensione, con molto coinvolgimento, il lettore arriverà all'epilogo di una storia dove la realtà si confonde alla pazzia, lasciando poca scelta al protagonista che, ormai certo di non poter più riavere indietro la vita di prima, desidera liberarsi da quel peso che portava dentro, raccontando la sua di verità, accettando definitivamente tutto quello che aveva vissuto sulla sua pelle, sacrificando tutto se stesso, rischiando di aggravare ulteriormente la sua posizione, seminando dubbi, in particolare in quelle persone con lo avevano indicato come colpevole.
Personalmente ho trovato il libro davvero molto avvincente, soprattutto grazie ad una "giusta"tensione narrativa costruita su una trama notevolmenteoriginale, sviluppata bene tra passato e presente che, intrecciando le loro tematiche, si ritroveranno attraverso svolgimenti inattesi a legarsi tra loro per far emergere brandelli di luce in una storia sprofondata nel buio più scuro e pauroso.
I personaggi poisono veramente tutti ben interiorizzati dall'autore, capace però di lasciare in alcuni quel velo d'incertezza che alla fine renderà difficile la loro collocazione all'interno di una storia fortemente segnata dal male e stravolta da chi, in cerca di rivincita, voleva appagare la sua sete di vendetta.
Complimenti sinceri a Fabio Monteduro perchè con il suo libroè riuscito a coinvolgermi attraverso una vicenda ricca di mistero e colpi di scena, con una narrazione avvolta da angoscia e terrore che destabilizza e condiziona, non solo i protagonisti, ma anche chi legge.
Fabio Monteduro nasce a Roma nel 1963. Il suo modo di scrivere è definito cinematografico perché riesce a rendere al massimo “visivamente” le storie che racconta. Questa caratteristica ne ha fatto accostare il suo nome a grandi scrittori contemporanei, uno tra tutti Stephen King del quale non nasconde la passione e da cui ha tratto iniziale ispirazione.
I suoi romanzi e i suoi racconti brevi, spesso ambientati in Italia, sono sempre più frequentemente improntati al “thriller” più che al vero e proprio “horror“. Va detto però che la differenza tra questi generi letterari, nel suo caso, è sempre molto sottile.
Giulio ha quattordici anni è problematico, introverso ed è vittima del bullismo dei compagni. Il suo unico sostegno è l’amico Carlo.. A seguito di uno strano terremoto che colpisce Roma, Giulio inizia a sentirsi stranamente osservato. Un Essere potente, che lui chiama Signore dei Racconti, ha deciso di aiutarlo e di cambiare le carte del suo destino.. Quale sarà il prezzo da pagare per modificare la sua vita?
Elena Mandolini, muovendosi tra Mito e Fantasy, ha scritto un libro che scava nella psiche umana ponendo interrogativi sul valore delle scelte e sulle possibili conseguenze.
Con una scritturafluida e diretta, attraverso la storia del Protagonista l'Autrice ci racconta una "favola"triste e cupa, senza lieto fine, capace di mutare nel corso della Narrazione, da commedia a tragedia, con il Protagonista prima vittima inconsapevole di un gioco diabolico, poi artefice di un Destino plasmato secondo i propri desideri che solo alla fine presenterà il conto da pagare.
Giulio è un adolescente come tanti, introverso e fragile, bersaglio preferito per umiliazioni e derisioni da parte dei compagni di scuola che giorno dopo giorno lo avevano reso immune al dolore fisico ma sempre meno a quello morale.
Giulio faceva fatica nello studio così come trovava troppe difficoltà nello sport, rendendo preoccupati (forse delusi) i suoi genitori che, con il loro amore condizionato, accrescevano ancor di più il suo essere "fuori fuoco" nella vita, privato dalla certezza di un amore incondizionato.
L'unico amico di Giulio, capace di alleviare le sue pene, era Carlo che era di fatto il suo perfetto opposto: bravo negli studi, dotato per lo sport, orgoglio e vanto dei suoi genitori, con un Sogno da coltivare e far crescere per realizzare tutto quello che desiderava nella vita.
Mentre cominciava a montare l'Invidia nei confronti dell'amico, uno strano incontro pone in difficoltà Giulio che, con Angoscia trascorre giorni combattuto sulla scelta da prendere, decidendo alla fine di cedere alle lusinghe di Colui che avrebbe cambiato la sua vita per migliorarla, senza però pensare bene alle conseguenze.
All'improvviso la vita di Giulio comincia a migliorare, ottenendo non solo successi scolastici sorprendenti ma anche la scoperta di insospettate abilità sportive che regalano soddisfazioni mettendo finalmente sotto i riflettori Giulio; la competizione con Carlo, che sembrava non accettare e condividere la "rinascita" sociale dell'amico, crea freddezza tra i due che repentinamente trasforma lo sguardo d'amicizia in Odio e Disprezzo, poco prima che tragicamente venga saldato quel conto che andava pagato.
Nella seconda parte l'Autrice, con un salto temporale, ci porta a quando Giulio, brillante studente universitario, aveva ottenuto tutto quello desiderato, sportivo affermato, forte e bello, idolo delle donne che cambiava a suo piacimento.
Assillato dai Ricordi, dal Rimorso che tornava ad affacciarsi ogni volta che guardava quel tatuaggio, cresceva in Giulio contemporaneamente Gratitudine e Odio, soprattutto quando il rumore angosciante delle voci nella sua testa si faceva sempre più assordante.
Un nuovo incontro, quel desiderio irrefrenabile che diventa rapidamente un ossessione per lui che poteva e doveva avere tutto, porta Giulio a decidere di nuovo di mettere la sua vitain gioco per placare la sua sete di successo, mettendola nelle mani di qualcuno che lo avrebbe aiutato per la seconda volta non senza ottenere qualcosa in cambio.
Paura, Angoscia e Timore precedono quel ritorno alla vita che adesso per Giulionon sembrava più la stessa: una serie di insuccessi, uno strano deja vu, rigettano il Protagonista nello sconforto, rivivendo le sorti di chi, prima di lui, aveva sofferto quella condizione. Giulio adesso non era in grado più di guradarsi allo specchio, si faceva schifo così come quando era bambino.
Poco alla volta anche i suoi lineamenti sembrano "guastarsi" di pari passo al suo Fardello che adesso ormai non si poteva più rifiutare; stanco e demoralizzato quando tutto precipita Giulio realizzerà amaramente di essere stato lui stesso l'artefice del suo Destino, la causa delle scelte fatte per cedere alle lusinghe di una vita perfetta, ascoltando con più attenzione solo adesso le voci assillanti nel ricordo drammatico della sua esistenza.
Nelle pagine finaliGiulio con occhi nuovi, prima temuti, sarà costretto a guardare gli altri, ad esaminare la loro vita per non poter deciderepiù lui ma solo osservando colmando quella lunga attesa destinata a finire solo quando si potrà giocare un'altra drammatica partita con la vita.....ma perlomeno questa volta non sarà la sua.
Nel libro di Elena Mandolini sono Presenti diversi TemiPrincipali : Bullismo e Discriminazione verso il "diverso" sono raccontati con crudezza e amarezza amplificata dalla scelta di utilizzare, come unica voce narrante,Giulio riuscendo ad accompagnarlo nel suo processo evolutivo. Con Angoscia e Senso di Panico il libro parla anche di Amicizia, in maniera innocente e sincera perché tocca i Protagonisti nella loro faseadolescenziale; un sentimento che aiuta a crescere anche nel confronto più autentico, qualcosa che non si poteva barattare .....
Nel Romanzo c'è spazio anche per cogliere tra le righe una Criticaindiretta nei confronti di una società descritta come indifferente con tutte le sue regole imposte che incoraggiano la ricerca della Perfezione, osannata e desiderata, sacrificando la Moralità per una Gloria effimera in un mondo che giudicava cosa era bello e cosa invece andava epurato.
Tema dominante del libro comunque è quello legato alle scelte della vita, analizzando le frustrazioni umane e la fragilità di fronte alle difficoltà della vita. L'Autrice quasi interroga coinvolgendo il Lettore con una storia dove è forte e quasi "giustificata" la tentazione di rivolgersi alla "parte sbagliata" per cambiare qualcosa che non non piace, senza capire che forse il Malenon si nasconde solo nel "cattivo di turno" ma è radicato nella stessa natura umana che, se portata all'estremo, tende ad amplificare la parte negativa che inevitabilmente prende il sopravvento sul Bene.
Tantissimi complimenti di cuore a Elena Mandolini perchè è riuscita letteralmente a tenermi "incollato" alle pagine del suo Romanzo, in modo avvincente con una storia che si lascia leggere con molta enfasi, coinvolgimento ma anche con parecchia sofferenza; La storia di Giulio è molto condivisibile e per questo facilmente si empatizza con il suo Personaggio rendendo la lettura intima: attraverso la sua vicenda divisa tra Gioia e Sofferenza ci interroghiamo, pagina dopo pagina, sulle scelte fatte chiedendoci se saremmo anche noi pronti a sacrificare qualcosa per vivere una vita migliore.