Visualizzazione post con etichetta Narrativa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Narrativa. Mostra tutti i post

sabato 8 luglio 2023

Ciabatteria Maffei di Graziano Gala

 Mani di padre, ciabatte di madre, una casa che affoga: ci vuole anche meno a tentare la fuga. Mino Maffei, bambino senza scuola e senza niente, deve inventare un gioco per accettare ciò che accade ogni giorno tra le mura domestiche: un gioco di pirati, di pareti a maremoto, di mani che son reti di cattivi pescatori. Giuno è un violento, Gange un dolore: genitori incapaci di amare un figlio. A peggiorare il tutto una continua pioggia di lettere, un ufficiale giudiziario e una serie di richieste messe per iscritto in un luogo in cui, per ammissione dei protagonisti, sono tutti "anaffabbeti". Tra credenze affamate, scarpe "malefatte", cani in permuta e un paese soffocante, toccherà a Mino il compito più arduo e severo: crescere. In queste pagine dal forte impatto emotivo, Graziano Gala narra della coraggiosa ricerca di salvezza da parte di un bambino, della sua continua lotta contro il mondo e di un incessante dialogo con Dio, fino all’inevitabile resa dei conti.

Ciabatteria Maffei di Graziano Gala fa parte di un progetto editoriale sotto la direzione di Roberto Venturini che mette in campo le migliori voci del panorama editoriale italiano.
 
L'autore, come al suo solito, è sempre molto bravo a raccontare le sue storie in un "silenzio" comunicativo davvero molto espressivo che esplode poi con potenza in una dialettica che, non solo tratteggia i personaggi, ma che esprime anche una sofferenza esistenziale che riflette un personale discernimento.
 
Il protagonista del libro è un bambino di 8 anni che, vivendo in una famiglia di analfabeti, impara in maniera quasi istintiva a  vedere e capire per sopravvivere ad una realtà che va al di sopra del semplice degrado, "annaspando" letteralmente per non annegare in una casa sommersa non solo da "acqua" ma anche da miseria e ignoranza.
 
Mino Maffei soffre in maniera atipica la sua condizione costingendosi ad alterare quella realtà circostante, per renderla meno crudele: attraverso un "inganno", che permette di evadere e resistere, trasforma il suo crescere in un gioco di equilibri, tra la credenza e i pescecani, per rendersi invisibile ad un padre dispotico poco affidabile (costantemente in guerra con il mondo) descritto dall'autore con tutta la sua meschinità, condividendo le stesse paure di una madre che ormai trascinava la sua esistenza cercando di soffocare la vera se stessa, lasciandosi dentro tutto il resto per dimenticare perfino il suo nome.
 
La trama procede in maniera "incostante" perchè condizionata dalle sensazioni dei suoi protagonisti sviluppate attraverso lo stile dall'autore che riesce a riversare tutta la sua intimità in una storia scritta forse per esorcizzare un proprio vissuto; Gala riesce molto bene a mantenere le distanze e a rendere universale un disagio che porta il lettore verso una riflessione profonda e sincera solo a patto di uscire dall'ipocrisia di un quadro che rappresenta una famiglia forzatamente felice e perfetta.

Proprio questo concetto si amplifica nella parte finale del libro dove una scelta, forse non del tutto inevitabile, sacrifica all'improvviso il ricordo per abbracciare l'oblio che poco alla volta sensibilizza ad una presa di coscienza per quello che interiormente già si conosceva, riprendendo poco alla volta una normalità nei ruoli che però non avrebbe cancellato del tutto il "fastidio" di una vita ai margini dove crescere adesso non era più un gioco.
 
Tanti complimenti a Graziano Gala per aver (ancora una volta) scritto un libro non banale che emoziona con la forza della sua semplicità e che nello stesso tempo riesce a comunicare empaticamente attraverso uno stile "uditivo" che rende unici i suoi protagonisti.
 

venerdì 16 giugno 2023

L'Amore è un atto senza importanza di Lavinia Mannelli

 

Giulia e Guido sono una giovane coppia di aspiranti intellettuali: lui fa l’insegnante e sogna di diventare un pittore di successo; lei lavora all’Ikea, ha ambizioni da designer e organizza serate contro il patriarcato. Il loro rapporto sembra solido e senza ombre, ma un giorno, per festeggiare l’anniversario, lei gli fa trovare sul divano Tamara, una bambola del sesso di ultima generazione. Con gli occhi di questo ospite inconsueto, che inaspettatamente e a loro insaputa ha acquisito autocoscienza, osserviamo così lo svolgersi delle dinamiche di coppia. Tamara è un regalo o un ricatto? In ogni caso il suo arrivo scompaginerà a poco a poco ogni equilibrio. Lasciata sola a casa in compagnia della tv, giorno dopo giorno la bambola prende lezioni sulla vita e sull’amore da Maria De Filippi, Barbara d’Urso e altre eroine dell’intrattenimento di Mediaset. Quando incontra David, un artista amico della coppia, si sorprende a desiderarlo. Ed è proprio attorno al desiderio che Lavinia Mannelli costruisce questo romanzo delizioso e indocile: il desiderio sessuale e quello di successo e di riconoscimento, i volubili desideri dei messaggi mediatici come quello più radicato e radicale di tutti, il desiderio di essere amati.

Lavinia Mannelli ha scritto un romanzo che descrive l'amore in maniera originale riuscendo a far riflettere sul valore della comunicazione e sul bisogno di normalità in un rapporto che, come la vita, a volte costringe troppo a fingere per restare uniti.

La trama si concentra su uno strano triangolo amoroso che rianima un rapporto che, forse troppo impegnato a sopravvivere ad una quotidianità soffocante, aveva bisogno di qualcosa di artificioso per riuscire ad esprimere un interiorità intrappolata nei cuori dei protagonisti.

Giulia e Guido, nonostante le differenze caratteriali emerse nel libro, grazie alla presenza "ingombrante" di Tamara si sforzano  poco alla volta a respingere quella complicità troppo forzata, che si alleggeriva solamente in camera da letto, per imparare ad esprimere un affetto fino ad allora manifestato in modo non del tutto convenzionale.

Tamara da malizioso regalo si trasforma ben presto in un ricatto morale che "vive" osservando la realtà circostante assorbendone solo i modelli sbagliati che, seppur la evolvono, la tengono "imprigionata" dentro una bolla stilistica creata con abilità dall'autrice che limita la sua partecipazione visiva e uditiva insinuando dubbi e contrarietà che, oltre a stimolare un confronto, aumentano quel distacco sempre più grande tra ciò che Tamara esprime e quello che realmente provava rendendo poco alla volta sempre meno frequenti quelle sue interazioni che nella sua semplicità suscitavano ironia.

Pagina dopo pagina la narrazione si renderà distaccata, a tratti quasi sospesa perchè fortemente rallentata dalla pigrizia di una funzione che, dopo la scoperta di un mondo alternativo, diventerà sempre più non necessaria costringendo ad una presa di coscienza che, drammatica e repentina, riflette tutta l'incapacità di provare emozioni vere restituendo il bisogno quindi di tornare ognuno nei propri ruoli dentro quella convivenza "forzata" e sopraffatta dalla necessità di sopravvivere a tutto, anche all'amore.

Attraverso il personaggio di Tamara l'autrice riesce brillantemente non solo a demolire (attraverso una satira pungente) una cultura popolare, descritta nei suoi minimi particolari, ma anche a metter in crisi quella intellettuale che, soprattutto nelle pagine finali del libro, non appare poi tanto diversa e lontana nel rispecchiarsi anch'essa in una realtà artificiosa che non è altro poi la conseguenza di un senso di colpa che trasforma in tragedia quel bisogno "primitivo" di sopravvivere.

Davvero tanti complimenti a Lavinia Mannelli perchè con il suo libro mi ha davvero conquistato fin dalle prime pagine, non solo con una trama originale ma soprattutto attraverso il suo stile molto diretto e comunicativo; un romanzo che, senza mai cadere nel banale, pone interrogativi complicati e profondi che si sviluppano attraverso l'introspezione dei protagonisti che rispecchiano una società attuale (vicina a chi legge) dove nella coppia lo scambio di ruoli e il bisogno di comunicare possono a volte creare disagio nel momento in cui si deve fare i conti con i propri sentimenti e respingere quei desideri repressi che, se troppo soffocati, rischiano di esplodere poi in maniera incontrollabile. 

sabato 6 maggio 2023

Tempesta di Camilla Ghiotto

 Renzo e Camilla non sono un padre e una figlia qualunque. Novantadue anni lui, diciassette lei, una vita intera li divide, o anche più d’una. Di quest’uomo che aveva già i capelli grigi quando è nata, che non ha mai visto giovane e forte come i papà delle sue amiche, Camilla si è sempre un po’ vergognata. E così, quando Renzo si ammala gravemente e viene ricoverato in una clinica dalla quale è presto chiaro che non tornerà più a casa, Camilla ha l’inconfessabile sensazione di potersi finalmente tuffare verso il futuro, senza voltarsi indietro. Mala malattia del padre la mette davanti alla consapevolezza che non si può costruire niente senza aver prima fatto i conti con le proprie radici, che non puoi perdere qualcuno senza aver provato a conoscerlo, e che forse le rimane ancora un po’ di tempo per essere davvero sua figlia. Così inizierà a cercare nel passato per scoprire il ragazzo che Renzo è stato tanti anni prima, quando la guerra infiammava l’Italia, i giovani salivano in montagna, sparavano, soffrivano la fame e il ghiaccio, cercando ogni giorno e ogni notte di dare un senso alle loro azioni. Il tempo in cui Renzo era ‘Tempesta’, comandante di una brigata partigiana. Per Camilla, riappropriarsi della storia familiare e di una memoria collettiva che non ha smesso di vibrare significherà trovare una nuova prospettiva per aprirsi al mondo, agli altri e all’amore. Con una scrittura di inconsueta sensibilità, capace di tendere agguati e rivelare sempre nuovi angoli dell’essere, Camilla Ghiotto dà voce a una generazione consapevole di dover combattere battaglie diverse da quelle del passato, ma non meno decisive. Perché la libertà non si conquista mai una volta per tutte.

 

Camilla Ghiotto con uno stile sensibile ed empatico, pur raccontando una vicenda intima e personale, riesce con una maturità non indifferente a rendersi distante in una narrazione reale e vivida che resta incredibilmente libera, indipendente nel commuoversi in silenzio restituendo voce ad un intera generazione.
 
Nel libro si racconta la vita di Camilla che all'improvviso si trova di fronte ad una perdita troppo difficile da assimilare, troppo complicata da superare, gettando la giovane in un vuoto profondo; questa privazione aveva creato rimpianto per quello che poteva essere e invece non è stato, per non aver mai fatto le domande giuste e per non aver mai cercato di superare quel muro invalicabile creato dalla differenza d'età tra un padre e una figlia.

Camilla però mostrerà ancor di più la sua fragilità e instabilità nel momento esatto in cui riprenderà coscienza del suo ruolo di figlia e quando scoprirà quel padre tanto distante giovane e intraprendente; un racconto segreto dove emergono dubbi e paure, in cui la giovinezza del padre si misurerà con quella della figlia sottolineando i tanti punti in comune in una crescita personale volta a prendere coscienza del proprio ruolo.  

Un dialogo quasi immaginario che mette faccia a faccia non solo una figlia e un padre (che distanti adesso si ritrovano incredibilmente vicini), ma anche due generazioni diverse che cercano di capire cosa è giusto e cosa è sbagliato in un mondo crudele e complicato, condivivendo gli stessi valori di libertà per trasmettere fiducia e speranza, due mondi distanti ma uniti dalle stesse battaglie dove RESISTERE significa SOPRAVVIVERE ma anche aspettare per ricevere qualcosa per essere felici:
scegliere la veglia e non il sonno
avere paura di morire e voglia disperata di vivere.

Con una narrazione divisa in due, con una scrittura precisa e cristallina che, con incredibile naturalezza, si isola dalla 1a alla 3a persona per mettersi a nudo e mostrare sentimenti nascosti Camilla Ghiotto rende omaggio alle gesta eroiche del padre e al sacrificio di chi si è privato per rendere possibile il nostro presente.
 
Tanti complimenti ad un'autrice che, attraverso una vicenda vicina e personale, non solo sviluppa una storia condivisa (che fa parte del nostro paese) incitando a ritrovare nelle nostre radici elementi utili al nostro presente, ma sottolineando anche l'importanza di come non è mai troppo tardi per imparare ad essere figli.



venerdì 28 aprile 2023

Infinito Moonlit di Sara Gamberini

 

Teresa crede nei mondi invisibili e nelle entità, ma le sue convinzioni sono sempre state ambivalenti a causa dei genitori, anarchici e atei. Teresa crede anche nell’amore, come fosse un patto stretto con la madre Dea, una donna eccentrica e scostante. Il destino, però, le ha messo sulla strada Moussa, il padre di sua figlia Maria, un uomo di origine senegalese e animista, e poi la stessa Maria, una bambina silenziosa e magica, che vive secondo ritmi e alfabeti tutti suoi, ed è molto vicina alle questioni del cielo. Teresa sta passando un momento difficile, soffre e fa fatica a capire il suo posto nel mondo. Anche Maria sta passando un momento difficile: si trova male a scuola, con le maestre e con i compagni, e avverte l’inquietudine della mamma. È per la bambina che Teresa trova la spinta a reagire, superando dubbi e paure e scegliendo di trasferirsi con lei in una casa circondata dai boschi, dove ricomporre i pensieri e i desideri a contatto con la natura. "Infinito Moonlit" è un incantesimo, la storia di una madre e di una figlia che grazie al pensiero magico trovano un modo nuovo di vivere e vedere il mondo, in comunione con l’amore che unisce ogni cosa, gli esseri umani alle foglie, gli animali alla rugiada, la meditazione alla vita.



Il romanzo di Sara Gamberini, attraverso una scrittura fascinosa e trascinante, accompagna il lettore in un mondo di fantasia e poesia dove in alcune parti il tratto diventa quasi poetico mantenendo però sempre un suo carattere non troppo distante da una realtà quotidiana che sembra "diversa" solo perchè raccontata in maniera onirica ma pur sempre riconoscibile e "vicina" a chi legge.

Una madre eccentrica che si scopre però fragile nei confronti di una figlia silenziosa e incantevole per la quale è pronta a tutto; il timore di Teresa di "contagiare" Maria con la sua infelicità e un amore che non bastava più spingono a fuggire da tutto e tutti per rifugiarsi nel silenzio della natura per isolarsi e ricomporre i pensieri.

In questa loro nuova dimensione Teresa e Maria, restate isolate e in compagnia solo dei ricordi, trovano il modo per vivere e guardare il mondo in maniera diversa; entrambe attraversano un momento difficile, una crisi esistenziale, con le persone, con il mondo che andava adesso affrontato in una maniera "fuori dagli schemi" per superare questo momento anche attraverso il loro rapporto che si trasformava giorno dopo giorno in un fortissimo legame simbiotico.

Un cambio di ruoli dove Maria avverte il disagio di Teresa e riesce a riportare equilibrio, reso instabile da confusione e da un amore che aveva perso dignità, trascinando la madre dentro la sua dimensione fantasiosa; Ma questo cambio di ruoli, se all'inizio sembrava troppo scontato, solo nel finale del libro rivelerà la sua vera natura quando si capirà bene quel legame che univa madre e figlia e quel dono prezioso e speciale.

Nel libro i temi principali trattati dall'autrice sono solo abilmente celati sotto una capacità stilistica volutamente duttile e fragile: 
la fragilità di una madre, la difficoltà di essere donna e la capacità educativa di un genitore attraversano una narrazione che incanta dividendosi tra presente e passato per rifugiarsi in mondi lontani dove l'elemento costante rimane sempre l'amore, che nasce, cresce per poi finire e ricominciare attraverso modi diversi.

Il Destino poi che, con le sue infinite interpretazioni, chiama per lasciare spazio a tutto ciò che non riusciamo a vedere, contrasta l'amore, le relazioni e le paure umane per suscitare il bisogno di una razionalità che però non sempre è in grado di dare risposte concrete, di dare un senso a quello che accade attorno a noi.

Tantissimi complimenti sinceri a Sara Gamberini che anche in questo romanzo conferma la sua abilità stilistiche nel muoversi che estrema spontaneità tra una quotidianità piu'vicina a chi legge e un mondo fatto d'immaginazione, restando in maniera naturale a rimanere sincera nel fondere reale e immaginario ispirandosi però anche alla sua parte razionale che è poi quella che alla fine lega emotivamente il lettore.

lunedì 17 aprile 2023

Il bene che ti voglio di Sandro Frizziero

 È la vigilia di Natale e Alessio Gorgosalice si affretta sul vialetto di Villa della Pace, la residenza per anziani in cui vive nonna Armida. Ha bisogno di parlare con lei. Non che si aspetti grandi risposte: la demenza senile le consente a stento di riconoscere chi ha davanti. Ma il suo obiettivo, forse, è un altro. Alessio ha poco più di trent'anni, fa l'assicuratore e ha una vita estremamente regolare. È sposato con Isabella e insieme abitano in una villetta a schiera acquistata grazie all'aiuto del suocero e scrupolosamente arredata coi mobili prodotti in serie da un "mobilificio incapannonato al centro della campagna, una specie di microcosmo in miniatura, un'epitome di mondo, un museo della creazione". Ogni giorno Isabella, ingegnere che si occupa di progettare e collaudare impianti, una mente votata ai calcoli e alle previsioni, gli prepara un pasto sano da portarsi al lavoro, che Alessio accetta con un sorriso. Ma sotto la superficie levigata di una vita come tante – il matrimonio, il desiderio di paternità, la dedizione al lavoro – fremono istinti selvaggi, risvegliati dalla relazione extraconiugale che Alessio intrattiene con Barbara. La recita che è sempre stata la sua vita si è incrinata in modo irreparabile e in lui stanno esondando pulsioni impossibili da arginare. Con una voce brillante, complessa, divertita e fantasiosamente ipertestuale, il narratore segue il magma dei pensieri di Alessio negli abissi dell'introspezione per poi andare a stanare tutti gli altri personaggi fino ad assumerne il punto di vista.

Sandro Frizziero è un autore che seguo con stima fin dal suo esordio letterario ( Confessioni di un NEET ) e devo dire che in ogni suo libro, oltre ad una intelligenza stilistica fuori dal comune, apprezzo particolarmente la sua capacità di sperimentare sempre qualcosa di diverso in virtù di una sua particolare predisposizione nel mettersi alla prova per riuscire poi a scrivere senza sottomettersi a canoni letterari più generalmente frequentati.  

Con "Il bene che ti voglio" l'autore, in maniera non del tutto convenzionale, cerca di analizzare lo scorrere del tempo alternando ricordi passati ad un presente narrativo fuso tra sogno e realtà.

I due personaggi principali, Alessio e nonna Armida, sono impegnati in un dialogo "silenzioso" utilizzato dall'autore come pretesto narrativo per incuriosire ancora di più il lettore sullo sviluppo di una vicenda composta per lo più da pezzi diversi di un puzzle dove la ricostruzione risulta complicata, diversa e non del tutto "immediata" per le diverse interpretazioni che nascono dal bisogno dell'autore di dar voce a tutti i personaggi all'interno del romanzo, moltiplicando i punti di vista e distogliendo l'attenzione frammentando una linea narrativa dove il Passato si percepisce più incerto  del Futuro perché condizionato dai ricordi.

Alessio in questa sorta di confessione ha bisogno forse non solo di ricevere qualcosa che la nonna non può più restituire, ma anche di continuare a sperare che i momenti felici possano ritornare, colmando quel silenzio passivo attraverso ricordi che nonostante tutto risultano separati da una realtà presente; una vita apparentemente normale dove l'ansia di amare qualcuno diventa sottomissione e dove l'unica maniera per sopravvivere e cercare di far convivere quella voglia di "evadere" con il bisogno di normalità in una rapporto a tre paradossale e non ordinario ricco di malintesi.

I ricordi nel romanzo sono esercitati dall'autore per introdurre il concetto di Bene, sviscerando il suo significato e le varie sfumature, per poi esprimere il suo carattere fortemente contraddittorio, sospeso tra ambiguità e ipocrisia, espresso dalle azioni dei personaggi e dalle loro impressioni che si affannano non solo a cercare ma anche a restituire qualcosa che se a volte appare irraggiungibile in altre invece risulta nascosto proprio là dove non si pensava di trovarlo, rendendo tristemente chiaro, purtroppo solo alla fine, di come occasionalmente desideriamo non tanto la felicità ma il suo esatto contrario.

Il linguaggio straordinariamente originale e articolato si evidenzia non solo nell'utilizzo di vocaboli non comune ma anche nella la capacità riflessiva che stimola l'introspezione personale, agevolata anche da paragrafi "intenzionalmente" lunghi, dove l'autore rende la lettura addirittura ancora più emotiva mescolando bene tragedia e ironia, per ridere a "denti stretti" insegnando ad essere un po' critici nei confronti della vita, verso una realtà raccontata in maniera cruda e sincera per contrastare al meglio ipocrisia e buonismo.

Tantissimi complimenti a Sandro Frizziero(che ringrazio anche per la bella dedica) perché ancora una volta è stato capace di scrivere un romanzo coinvolgente e "non banale" che racconta una vita artefatta, con parecchie esitazioni e macchie grigie, evitando un sentimentalismo scontato che diversamente non sarebbe riuscito ad arrivare tanto in profondità; Un romanzo magnificamente complesso dove già l'introduzione mette in evidenza la volontà di viaggiare nel tempo, partendo dal passato, per restituire poi nel presente narrativo una visione "distorta" che sembra quasi deridere oltrepassando i limiti attraverso il contributo di tutti i personaggi che, pur "creando" coralità, mancano di fisicità restando lontani in una storia che riflette parecchio anche della nostra epoca.


 

mercoledì 29 marzo 2023

AZZARDO di Alessandra Mureddu

 

«Entro nella sala col passo trionfale di chi va a riprendersi il mondo. Le banconote da cinquanta, a colpi di un euro al secondo, spariscono nella fessura una via l’altra. Le conchiglie, quando escono, fanno pof, come lo schiocco di labbra di un pesce».

A quarantun anni, nella pienezza della propria vita, una donna decide di salvare il padre, avvocato e giocatore patologico. E salvarlo significa addentrarsi nel mondo delle sale da gioco: un mondo senza finestre in cui non si distingue il giorno dalla notte, e neppure chi vince da chi perde, perché ogni vincita è destinata a finire nella fessura della slot: se ti è andata bene vorrai vincere di piú, se stai perdendo continuerai a giocare per rifarti. Cosí, la figlia che voleva salvare il padre si ritrova a dover salvare se stessa dalla malattia del gioco, che la trascina in un gorgo senza fine. Il conto si svuota, i capelli si imbiancano, il corpo sparisce sotto una larga tunica nera. Le relazioni, gli amici, i colleghi, la famiglia: tutto viene intaccato in nome di questa febbre morbosa. Gli ori di famiglia rubati ai genitori e svenduti nei «Compro oro» per una manciata di contanti da dilapidare in fretta.

Se può esserci salvezza, passerà forse dai Dodici Passi del Programma di recupero per i Giocatori Anonimi, ma le ricadute eroderanno ogni volta qualcosa di piú profondo. O forse la salvezza s’insinuerà in un sogno o in un piccolo gesto come quello del padre nella pagina finale del libro.

 
Romanzo d'esordio davvero d'impatto quello di Alessandra Mureddu che racconta, con voce sempre limpida e ferma nonostante a tratti si pieghi a divenire cruda e senza filtri, una condizione esistenziale drammatica di una donna di 41 anni che, tra sofferenza e irrisione, mette a nudo tutta la sua fragilità umana.
 
Attraverso la scrittura l'autrice riesce a prendere le distanze per descrivere una storia vissuta sulla pelle dove la mancanza d'aiuto e l'ostilità diventano più nocive della dipendenza stessa nel tentativo poi di restare in equilibrio tra astinenza e sobrietà isolandosi completamente dal mondo e dagli affetti circostanti.

Attraverso le pagine del libro scopriamo che, poco alla volta, tutti quei piccoli gesti appartenuti al padre, dopo aver prima combattuto e poi perso la sua battaglia, adesso sono parte integrante della protagonista, presenti in una simbiosi quasi inevitabile innescata da un rapporto che, se da una parte crea distanza, dall'altra genera un legame quasi materno dove emerge poi una gelosia innaturale per un cambio di ruoli inaspettato.

Il perbenismo, annientato dal suo essere tabù all'interno di un sistema dove anche la condizione di donna è annichilita, passa quasi inosservato per mezzo della tenerezza con la quale l'autrice si rivolge alla protagonista che, incapace di stabilire un limite, cercherà un punto di rottura, non nella perdita del denaro, ma con la perdita dei valori più riconducibili alla sfera affettiva.

Il conto in banca che si svuota e i capelli che diventano bianchi sono solo "campanelli d'allarme" inutili per una vita asettica, per un esistenza che ormai si limitava a galleggiare tra internet, gioco, sesso e amanti e dove il senso di colpa rimaneva purtroppo in vita solo per pochi attimi, schiacciato dal bisogno di giocare senza ormai più prestare importanza al vincere o al perdere.

L'autrice è davvero brava nell'accompagnare il lettore in maniera onesta e sincera tra le varie tappe di un decadimento morale e fisico attraverso un racconto che, pagina dopo pagina, risponde sempre più all'esigenza terapeutica di analizzarsi attraverso una sorta di diario dove, con voce a volte debole a volte invece implacabile, si riesce a comprendere come la rabbia possa diventare l'unica amica fedele per intraprendere un percorso di salvezza, ricostruendo passo dopo passo un recupero, lento ma graduale, di tante piccole cose, tornando ad una quotidianità che all'inizio sembrava inarrivabile solo perché troppo scontata in una vita del tutto lontana dall'abisso in cui si era caduti.

Tantissimi complimenti sinceri ad Alessandra Mureddu per il coraggio con cui ha scritto una storia capace, nonostante la sofferenza espressa, di catturare emozionalmente fin dalle prime pagine; personalmente credo di aver percepito nel libro non solo il bisogno di raccontare una storia personale ma anche la necessità di esprimere tutta la complessità nel vivere, non solo legata alla dipendenza ma anche unita alla difficoltà dei rapporti umani analizzando solo uno dei tanti abissi dove purtroppo la fragilità dell'essere umano può precipitare, sottolineando l'importanza però di chi è intorno per riuscire ad emergere e tornare a vivere.
 

venerdì 24 marzo 2023

Ragazze perbene di Olga Campofreda

 Nelle città di provincia le ragazze perbene si assomigliano tutte. Per sottrarsi a un futuro già raccontato, Clara si trasferisce a Londra, dove insegna italiano a ricchi expat e si trova intrappolata nel vortice degli incontri online. Ma il matrimonio della bellissima cugina Rossella, inseparabile compagna d’infanzia diventata poi modella di abiti da sposa, la richiama a Caserta. Clara si trova così ancora immersa nel mondo da cui è fuggita: all’addio al nubilato della cugina rivede le vecchie compagne di scuola, e nei giorni successivi incontra Luca, lo sposo, con cui aveva stretto in passato un’amicizia clandestina. All’improvviso, però, Rossella scompare senza lasciare traccia. E Clara, convinta che la cugina nasconda qualcosa, scopre nel suo diario un segreto impossibile da confidare, che minaccia il futuro radioso che Rossella ha sempre incarnato. Olga Campofreda toglie il velo sulle seconde vite e i desideri nascosti delle ragazze perbene, i cui destini sono specchio di una femminilità che parla di sacrifici e rinunce, di principi azzurri e segreti, di infelicità che si tramandano nel tempo, di madre in figlia. E racconta la storia di una ragazza che si ribella a sogni e consuetudini già logore, per inventare una strada nuova, tutta sua, da costruire con consapevolezza giorno dopo giorno.


Olga Campofreda ha scritto un romanzo forte e affascinante che trascina chi legge nel disagio di un adolescenza vissuta con le etichette cucite addosso dalla famiglia e dalla società.

Clara e Rossella sono due cugine che, dopo aver vissuto parte della loro vita insieme, tra aspettative disattese e occasioni perse, si ritroveranno dopo tanti anni passati distanti. 

La loro vicenda è la stessa di chi è fuggito, ma anche di chi è rimasto, quando nel frattempo attorno maturava un fermento sociale dove in particolare la donna rivendicava la sua emancipazione nei confronti di un mondo che proponeva solo modelli da imitare; è la storia di un intera generazione che vive e soffre in maniera diversa ma che si vuole confessare, vuole mettersi a nudo non risparmiando anche quello che non si vuole raccontare.

Dal racconto emergono due mondi a confronto: da una parte le ragazze perbene, destinate a ruoli non adatti e dall'altra chi fiuta il pericolo e fugge per non crescere senza poter decidere.

Entrambi i mondi, dopo aver combattuto in maniera diversa, inevitabilmente alla fine usciranno sconfitti, vittime di un processo autodistruttivo che da una parte viene causato da chi decide per loro, dalla mancanza di coraggio per ribellarsi e soprattutto dal bisogno di cercare amore solo attraverso la sottomissione; dall'altra parte invece la sconfitta prende le mosse da una fuga che non risolve i problemi, che non risponde alle tante domande che non trovano risposte concrete perchè non abituati a manifestare i propri bisogni, vagando in una dimensione esistenziale che rimane sempre in sospeso tra libertà e voglia di essere.

Clara e Rossella non sono sole in questo romanzo, difatti quasi tutti personaggi che incontreremo, nonostante le tante aspettative e desideri, si ritroveranno a vivere una vita fatta di decisioni non prese, bisognose di non rivivere il passato di altri ma con la triste consapevolezza di non poter intraprendere un altro percorso che non sia quello già vissuto.

Il tema principale del libro quindi gravita su quello detto e non detto, sull'importanza di analizzare il passato per suscitare domande che potenzialmente potevano scuotere le coscienze,   provocando spaccature profonde in un mondo dove tutto era già deciso, portando quindi a esprimere i propri bisogni, le proprie aspirazioni; tutto questo però incontrava un muro eretto dalla società e dalla famiglia e quindi l'unica alternativa per chi voleva essere compreso era scappare da un mondo che mostrava però solo quello che non si voleva essere, destinando chi era fuggito  ad un esistenza non meno complessa.

L'autrice con una prosa acuta, che si sviluppa attraverso una scrittura mai banale ed emotiva che a tratti si lascia contaminare da un dialogo più adatto ad una realtà di provincia, è davvero molto brava nel trasmettere le sensazioni di chi si sente inadeguato nei confronti della vita, degli altri, di chi è diviso tra voglia di libertà e ribellione; messi da parte però tutti gli impulsi, i desideri e le aspettative, il vero intento dell'autrice è quello di farci riflettere su chi siamo veramente, su come ci sentiamo noi quando non c'è nessuno che ci guarda, che ci giudica, quando appunto conquistata quella "libertà" tanto desiderata restiamo soli con noi stessi.

Tanti complimenti sinceri a Olga Campofreda perchè con il suo libro mi ha fatto partecipe di una storia capace di farmi riflettere molto, suscitando domande che impegnano su una risposta che non può essere universale ma personale; un libro che rappresenta una generazione intera, che è un inno alla libertà e un grido che incoraggia ad essere se stessi per non diventare modelli imposti da una società che decide per noi.


sabato 4 marzo 2023

Agua Ploma di Daisy Franchetto

 

Agua Ploma è uscita dalla palude e non ricorda nulla. Ma conosce le ferite che porta nel corpo: i fori di proiettile e le cicatrici sulle braccia. Conosce i suoi occhi color del piombo. Aveva un altro nome un tempo, in una vita dimenticata? Forse può ritrovare la memoria perduta e capire perché nella città chiamata Inferno le donne vengono assassinate. E ancora possibile scoprire la verità. Basato sulla vicenda dei cimiteri di croci rosa nella città di Ciudad Juarez, in Messico, questo romanzo vi condurrà in un viaggio sospeso tra la vita e la morte, oltre la menzogna e verso la verità, perché le donne di Ciudad Juarez non siano dimenticate. Questo romanzo ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International Italia. Il ricavato dalla vendita del romanzo sarà devoluto ad Amnesty International, per il suo impegno a difesa dei diritti umani.

 

La lettura di questo libro è stata personalmente un esperienza davvero molto emotiva e coinvolgente ma nello stesso tempo complicata e impressionante perchè, nell'accompagnare la protagonista in questa ricerca inconscia e angosciante della verità, l'autrice fonde ad una immaginazione letteraria una realtà cruda e devastante che costringe chi legge alla riflessione più severa su un qualcosa a cui dare una spiegazione razionale risulta drammaticamente complicato.

L'autrice attraverso una narrazione tormentata e malinconica, in bilico tra sogno e realtà, sviluppa una trama che viaggia su due binari paralleli, tra la vita e la morte, dove l'equilibrio resta sempre precario in attesa di essere ristabilito attraverso quel processo tanto doloroso quanto necessario intrapreso dalla protagonista.

Agua Ploma non ha ricordi del passato ma porta dentro di se solo tanta tristezza e un senso di umiliazione per qualcosa che non aveva completamente dimenticato; un disagio il suo che  costringe a cercare risposte alle tante domande, indecisa se fuggire da quel mondo che forse non la voleva più o accettare la solitudine per piangere in un silenzio dove nessuno poteva più ascoltarla. 

Agua Ploma è una morta senza pace, è una donna senza nome, senza volto, ma se è vero che di fronte al dolore si è tutti uguali allora Agua Ploma porta il nome di tutte quelle vittime in cerca di giustizia, Agua Ploma ha il volto di tutte quelle donne, figlie e madri che hanno perso tutto, anche la dignità.

La protagonista affonderà in una verità che nessuno voleva conoscere, abbandonata nella disperazione ad un destino che neanche la morte aveva cambiato, dove la rabbia che cresceva dentro bruciava più delle ferite esterne rimaste a testimoniare quella violenza passata ancora non rimarginata.

Agua Ploma aveva perso la sua libertà, ma solo lei adesso poteva vincere quella battaglia che altri avevano perso, nella vita che abbraccia la morte quella sua rinascita era vincolata dalla sua natura instabile: l'acqua che l'aveva accolta e il piombo che la aveva condotto alla morte adesso la rendevano vittima, non più bambina, non più donna, ma martire pronta ad affrontare i suoi carnefici.  

In un epilogo davvero struggente e dalle forti sfumature liriche Agua Ploma restituisce armonia ad un mondo onirico calpestato dalla violenza degli uomini, accettando di farne parte solo per trovare la verità, solo per riconquistare una morte nella quale trovare pace, una condizione che però sarà sempre fortemente  condizionata dal poco valore dato alla vita da uomini guidati da potere e denaro.

Tantissimi complimenti a Daisy Franchetto per aver scritto un romanzo di denuncia molto emozionante e sincero, dove armonizza sogno e realtà riescendo a dare voce all'oscurità, accompagnando il lettore verso un viaggio a ritroso attraverso ricordi crudeli per descrivere una condizione di violenza; come sempre lo stile originale dell'autrice avvolge tutta la narrazione dove in questo caso l'elemento sovrannaturale risulta ancor più  sviluppato non per allontanare la verità ma per renderla più  comprensibile ed emotivamente condivisa per chi legge.



sabato 25 febbraio 2023

Domani mi sveglio presto di Davide Simeone

Roberto ha trentasei anni, un lavoro part-time in una lavanderia a gettoni, e non riesce a riprendere in mano la sua vita da quando Ludovica, la donna che ama più di ogni altra cosa al mondo, è scomparsa in un incidente stradale.

Camilla è un’adolescente esuberante con una famiglia problematica, che cerca il proprio posto nel mondo, Lucia una donna di mezza età che ha deciso di non perdersi d’animo anche se il vuoto lasciato dal suo Vincenzo è incolmabile. 

E poi ci sono Noemi, Violetta, Fatima, donne che la vita ha messo di fronte al dolore ma che da quel dolore hanno saputo trarre la propria forza. 

Frammenti di quotidianità e schegge di ricordi si intrecciano nella composizione di un romanzo corale di perdita e di rinascita, in cui ogni incontro è prezioso e può essere la scintilla capace di rimettere in movimento il cuore di ognuno.

 

Davide Simeone ha scritto un romanzo davvero molto bello ed intenso, con una narrazione appassionante e ricca di umanità che racconta un intreccio di vite che, nonostante le differenze generazionali, si incontrano confrontandosi sullo stesso livello, unite tutte dalla forza empatica delle emozioni.

Tutti i protagonisti risultano fortemente caratterizzati, impulsivi e razionali nello stesso tempo ma eccezionalmente collocabili in una quotidianità molto vicina a chi legge traducendoli per questo introspettivi e inclini ad una riflessione attenta.

Roberto, privato dal destino dell'amore della sua compagna, era apatico nei confronti della vita, capace di utilizzare come forma di resilienza solo il silenzio, per affrontare un esistenza dove ormai non era più possibile fidarsi dell'amore, se non continuando ad amare in maniera taciturna ma con rabbia e disperazione.    

Camilla era la classica adolescente con la testa tra le nuvole, capelli rosa ma con tanta paura di mostrarsi al mondo per quello che era veramente; senza prestare troppa attenzione a dubbi e domande sulle parti più buie della sua esistenza, aveva voglia di vivere al massimo la sua vita, divisa però dall'amore di due genitori problematici, forte di quel legame speciale nato con Roberto con il quale poteva cercare e dare affetto senza nulla pretendere,  essere veramente se stessa nella sincerità di risate e imbarazzo.

Violetta invece era una donna che soffriva fisicamente e internamente per quel suo amore sbagliato, un legame davvero nocivo che la rendeva ormai schiava, imprigionata nel vivere una vita non libera che le stava negando anche la possibilità di esprimere quel suo dolore prima che riuscisse a consumarla definitivamente.

Noemi, attraverso la sua malattia, trasmette sofferenza e pena per una condizione che condizionava il suo modo di vivere, senza la certezza di un domani, come una condanna che però riesce magicamente a tramutare in un'opportunità unica per riuscire bene a comprendere fino in fondo chi le stava accanto, per rapportarsi in maniera sincera con gli altri attraverso una specie di sesto senso che le permetteva solo adesso di riacquistare finalmente speranza e serenità nel vivere.

Lucia è una donna principalmente molto disorientata che, dopo la morte del marito, cerca in maniera drammatica di ricomporre i pezzi della sua vita; aveva fatto sulla sua pelle l'esperienza che a volte la vita non va nella direzione desiderata e che se il destino aveva scelto al posto nostro l'unica maniera per ricominciare era quella di accettare e vivere quel dolore in maniera che non potesse condizionare troppo le scelte future.

Ludovica è un personaggio che l'autore riesce a far rivivere attraverso i tanti flashback raccontati in quelle lettere scritte senza inchiostro da Roberto dove colpisce maggiormente quel suo essere unica e speciale, una donna capace di amare con dolcezza e comprensione, che rifiorisce in quelle istantanee di una vita comune dove la straordinarietà delle cose semplici rendeva più prezioso quel legame che il destino aveva spezzato ma che l'amore ancora manteneva vivo nei ricordi.

La bravura dell'autore traspare in particolare nell'abilità stilistica con la quale adatta il linguaggio usato a seconda della vicenda e del personaggio, alternando forme dialettali a toni dolorosi, drammatici ad altri più emotivamente profondi.

Scoprire la propria vita attraverso l'esperienza dell'altro e l'esigenza di guidare ed essere guidati per mostrare la via che poi alla fine si può percorre insieme sono tutti elementi che rendono il romanzo di Davide Simeone suggestivo e molto trascinante.

Un libro che si legge piacevolmente in maniera scorrevole, che non soffre mai di momenti di stallo e che non cede alla banalità; un romanzo corale che si sviluppa sulla forza della commozione, che sa parlare ad alta voce per implodere quando necessario e restare in silenzio nei momenti giusti per riflettere ed evolvere.  

 

 

domenica 12 febbraio 2023

Una minima infelicità di Carmen Verde

 

Una minima infelicità è un romanzo vertiginoso. Una nave in bottiglia che non si può smettere di ammirare. Annetta racconta la sua vita vissuta all’ombra della madre, Sofia Vivier. Bella, inquieta, elegante, Sofia si vergogna del corpo della figlia perché è scandalosamente minuto. Una petite che non cresce, che resta alta come una bambina. Chiusa nel sacrario della sua casa, Annetta fugge la rozzezza del mondo di fuori, rispetto al quale si sente inadeguata. A sua insaputa, però, il declino lavora in segreto. È l’arrivo di Clara Bigi, una domestica crudele, capace di imporle regole rigide e insensate, a introdurre il primo elemento di discontinuità nella vita familiare. Il padre, Antonio Baldini, ricco commerciante di tessuti, cede a quella donna il controllo della sua vita domestica. Clara Bigi diventa cosí il guardiano di Annetta, arrivando a sorvegliarne anche le letture. La morte improvvisa del padre è per Annetta l’approdo brusco all’età adulta. Dimentica di sé, decide di rivolgere le sue cure soltanto alla madre, fino ad accudirne la bellezza sfiorita. Allenata dal suo stesso corpo alla rinuncia, coltiva con ostinazione il suo istinto alla diminuzione. Ogni pagina di questo romanzo ci mostra cosa significhi davvero saper narrare utilizzando una lingua magnifica che ci ipnotizza, ci costringe ad arrivare all’ultima pagina, come un naufragio desiderato. Questo libro è il miracolo di una scrittrice che segna un nuovo confine nella narrativa di questi anni.



Il libro di Carmen Verde è davvero molto bello e affascinante, un romanzo scritto con uno stile raccolto e ricercato, costruito su voci e silenzi che seducono il lettore in un vortice psicologico emotivamente imprigionato da una narrazione complessa e a tratti lacerante.

Annetta è la voce narrante del libro, prima bambina e poi giovane donna, che si rivolge al lettore nel bisogno di "gridare" sotto voce la sua infelicità, espressa nell'incapacità di tener testa ad una vita fatta di incomprensione e insicurezza; decisa a vivere in disparte invece che scappare, sceglie di abitare quel dolore abbracciando un'esistenza, in un primo momento, fatta solo di riflessi.

Annetta si sente piccola, "imprigionata" in un corpo minuto e reclusa dal bisogno di essere chiamata a realizzare cose grandi, consapevole sì ma perennemente incompleta perché per realizzarsi aveva bisogno dell'approvazione di quel mondo che le sembrava ostile, aveva bisogno soprattutto di essere accettata e amata da una madre che invece, con la sua condizione, le impediva di liberarsi da quella sensazione di essere sbagliata, da un senso di colpa che portava addosso fin dalla nascita.

Sofia Vivier era una madre che, nonostante tutto, si sforzava per essere "normale" sopravvivendo ad una infelicità, forse immotivata, che la rendeva a tratti inafferrabile, e in altri inaffidabile; preda di vizi viveva stordita e circondata da oggetti inutili che la distoglievano da una vita vuota, sempre alla ricerca disperata di un amore romantico senza prestare attenzione però a quello che aveva già.

Annetta sarà quasi travolta da questa sua infelicità, da quell'ombra ingombrante che le toglierà luce rendendola "schiava", succube di una madre da venerare, da amare come una Dea però con un pizzico di risentimento che provocherà poi quel cambio di ruoli inevitabile quando si presenteranno tutte le difficoltà di un destino in parte già segnato.

Quando la situazione inizierà a precipitare tutta la volontà di superare le avversità sarà tradita da una voce sempre più flebile, da un silenzio peggiore dei ricordi, con bugie che diventeranno verità e con una casa che comincerà a diventare ostile. 

La sofferenza diventa più dolce della compassione quando, nel tentativo di dimenticare, si mischia tra invidia e risate per portare il romanzo verso un epilogo dove acquisterà un sapore diverso, per liberare finalmente un'esistenza sofferta riassunta in un diario scritto senza inchiostro.

Tantissimi complimenti a Carmen Verde per questo suo romanzo che mi ha conquistato fin dalle prime pagine grazie, oltre ad una trama non scontata, alla sua capacità stilistica che affascina  alternando fasi emotivamente contrastanti ad altre fortemente claustrofobiche. 

In particolare ho molto apprezzato dell'autrice l'espediente delle fotografie utilizzato con saggezza nel libro come linguaggio nascosto attraverso il quale sospendere il tempo e dare "spazio" a quelle voci messe in ombra da piani narrativi differenti. 

lunedì 30 gennaio 2023

Fichi di Marzo di Kristine Maria Rapino

 

Per la famiglia Guerrieri, la pasta non era mai stata solo un piatto di pasta. Era un'occasione per ritrovarsi intorno al tavolo, un ricordo di infanzia, un credo tramandato di padre in figlio; il sogno di generazioni di uomini e donne, impiegate davanti alle impastatrici di quell'antico mulino, ai piedi della Majella, diventato, nel 1907, il Pastificio Guerrieri. Nella cascina di Roccasinara in cui abitavano da sempre, Giordano Guerrieri aveva provato a trasmettere quella passione ai suoi tre figli, ma Arturo, il maggiore, era diventato uno zoologo più che meticoloso, mentre Eva aveva lasciato il nido per fare carriera a Bologna. Solo Diamante, ventisettenne troppo ribelle e studentessa fuoricorso, era stata impiegata nello spaccio del pastificio. La morte improvvisa di Giordano, però, riporterà tutti a casa, e davanti a un piatto di pasta ciascuno dovrà fare i conti con quello che l'uomo ha lasciato dietro di sé, strascichi di un'esistenza di menzogne e continue prevaricazioni nei confronti della moglie Gemma e dei figli. Il loro destino si intreccerà a quello della giovane Anila, di origini albanesi, senza una casa né un posto dove andare, con una bambina in grembo che non vuole e un segreto che toccherà la famiglia molto da vicino. Finché la vita troverà un modo per sorprendere tutti, come un albero capace di dare i fichi a marzo.


Kristine Maria Rapino con il suo esordio letterario racconta la storia di una famiglia complessa che torna a confrontarsi dopo tanti anni perchè costretta a riprendere in mano una convivenza interrotta più che dal destino dal volere dei singoli componenti: in tutti c'è il disgusto di un ruolo accettato ma non voluto che, appesantito dal rimorso di alcune situazioni lasciate in sospeso, comincerà a cedere sotto i colpi della volontà di riconciliazione di Gemma che, dopo aver vissuto a lungo con la testa sotto la sabbia, deciderà una volta per tutte a riconquistare una vita "normale".

L'autrice, seppur confrontandosi con un genere che ha già illustri predecessori, mantiene uno stile del tutto fresco e originale, arricchito dal fascino di una scrittura confidenziale che, anche nelle parti dove l'intreccio narrativo si fa più complesso, rimane preciso e sicuro.

Un pastificio, la pasta, la "sacralità" di sedersi tutti alla stessa tavola celebrano il rito di una famiglia che dopo anni si riscopre con i suoi dubbi e limiti, dove la felicità individuale viene messa a rischio da quella altrui nonostante sia chiaro, fin dalle prime pagine, che "da soli non si va da nessuna parte".

Le difficoltà di una vita che aveva ancora voglia di sorprendere in negativo, ma anche in positivo, rende tutti vittime e carnefici uniti nella speranza di non aver ereditato quel senso di colpa dal quale ognuno a suo modo adesso cercava di superare.

La morte improvvisa, così come la vita, aveva costretto tutti a decifrare le fragilità comuni, senza rincorrere più nessuno, fino a quando però rabbia e inganno si ripresenteranno senza chiedere permesso trasformando un sorriso ingenuo in una smorfia di dolore, provocato dalla forza di un tradimento che fornisce solo il silenzio come risposta alla sofferenza.

Anche i ricordi verranno contaminati smantellando l'immagine di una famiglia solida che, solo dopo aver seguito i propri demoni, ritorna ad essere tale restituendo gratitudine e riconquistando quella libertà avvelenata da un odio seminato dagli anni in cui ognuno aveva preferito allontanarsi dimenticando di essere forte.

Davvero tanti complimenti a Kristine Maria Rapino che ha scritto un libro davvero molto bello e coinvolgente che, a differenza di un romanzo di formazione, corre a ritroso pagina dopo pagina per ritrovare i valori dimenticati, necessari a educare noi lettori a ritrovare la forza nella disgrazia, a dare "frutto" anche fuori stagione.....così come i FICHI A MARZO....  

 


Kristine Maria Rapino è nata nel 1982e vive a Chieti, dove lavora nel sociale. È editore docente di scrittura creativa alla ScuolaMacondo. Ha studiato recitazione e sceneggiatura
e ha lavorato per il teatro e a Cinecittà.
È stata finalista al Premio Letterario RaiLa Giara e concorrente del talent letterario diRai 3 Masterpiece. Nel 2014 ha vinto il PremioLetterario Sándor Márai ed è stata finalista
al Premio Internazionale di LetteraturaCittà di Como.


TITOLO: FICHI DI MARZO

AUTRICE: KRISTINE MARIA RAPINO

EDITORE: SPERLING&KUPFER

GENERE: NARRATIVA

FORMATO: COPERTINA RIGIDA/E-BOOK

USCITA: 30 AGOSTO 2022

 

 ACQUISTA






Formule mortali di François Morlupi

 In una torrida estate romana, un anziano cammina nel parco di villa Sciarra, nell’elegante quartiere di Monteverde. Un odore tremendo atti...