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venerdì 10 febbraio 2023

Gli occhi di Artemisia di Elena Mandolini

 Artemisia, bambina dagli occhi color ghiaccio, è dotata di poteri medianici. Il padre Joseph cerca da sempre di proteggerla, ma pur di sottoporla a delle costose terapie per curarne la salute cagionevole, accetta la carità di Richard Broke, medico e baronetto londinese. Uomo tanto geniale quanto privo di scrupoli, Broke gli chiede di sfruttare le doti di Artemisia per tornaconto personale, in cambio dei propri servigi in ambito medico. Dilaniato da tale decisione che gli consente di regalare una vita agiata alla figlia, Joseph cercherà nel corso del tempo una via di fuga, mentre la prigione d’oro in cui vivono comincia a soffocare l’affetto che lo unisce ad Artemisia. Tra fantasy gotico, horror e steampunk, Gli occhi di Artemisia si incentra su uno dei sentimenti più potenti: l'amore di un genitore per il proprio figlio.


Il libro di Elena Mandolini è un racconto lungo che oscilla tra il Fantasy e il Gotico, con sfumature forti e associabili al genere Steampunk dove la componente sovrannaturale, oltre a creare atmosfere sovrastate da tensione e angoscia, si mescola bene ad esoterismo e a paranormale per accrescere espressivamente la profondità di una trama dominata da disperazione e sofferenza.

La protagonista del libro è Artemisia, una bambina fragile ed enigmatica che custodiva nel suo essere un dono straordinario, tanto speciale e potente da renderla "instabile" non solo fisicamente.

Anche il suo aspetto, magnificamente disegnato dall'autrice, contribuiva a rendere misteriosa la sua presenza: capelli neri folti e ondulati, pelle bianca come latte, bocca rosea, occhi color ghiaccio, cosi' profondi, cosi' tristi che nascondevano una sofferenza pronta ad esplodere e a trasformarsi in qualcosa di positivo per poter aiutare chi ne aveva bisogno.

Il padre di Artemisia, deciso ad aiutare la figlia ad ogni costo, è costretto a scendere a patti con il "diavolo" di turno, barattando l'amore con la libertà, condannando non solo lui a catene invisibili solo per poter non perdere la speranza, per riuscire un giorno a rivedere il sorriso sulle labbra di una figlia che viveva ormai da anni nell'ombra.

Artemisia attraverso quella sua dote speciale era in grado di capire nel dolore più profondo la differenza tra il bene e il male, provando in prima persona tutto il travaglio provocato dall'oscurità generata dal maligno, preferendo ai pericoli della realtà quotidiana quelli di un mondo spirituale dove sembrava essere più a suo agio.

Nel corso della storia l'autrice è davvero molto brava, senza cadere mai nel banale, a tradurre in testo tutta la sofferenza patita dai suoi protagonisti, attraverso principalmente ricordi crudeli e dolorosi; allo stesso modo è abile anche ad accrescere un sentimento forte di speranza drammaticamente contrastante ad un senso di colpa che, dopo essersi diffuso come veleno, comincia a perdere il suo effetto quando la protagonista, decisa ad uscire dall'ombra, nell'epilogo del libro affronterà i suoi demoni "personali" diventando sempre più consapevole delle sue capacità, per tornare finalmente a sorridere, per riuscire a rinascere.  

Quella di Elena Mandolini (a cui vanno i miei complimenti più sinceri ) è una storia breve ma incredibilmente intensa, da leggere tutta d'un fiato perchè capace di coinvolgere il lettore in maniera emotiva: la narrazione è costruita con un tratto tenero e ricercato che, in una Londra distopica e decisamente contaminata da elementi tipici del genere gotico, risalta maggiormente (più che negli elementi vicini all'Horror) nella personificazione fatta tramite personaggi forti e psicologicamente approfonditi; una storia dove la morte è presente in maniera straziante ma anche dove la forza dell'amore alla fine sarà fondamentale per far rinascere la vita dalle proprie ceneri.

martedì 10 gennaio 2023

L'urlo della sirena di Maria Enea

 

1943. In una Palermo devastata dai bombardamenti degli Alleati, la dodicenne Cristina, affetta da poliomielite, perde la propria casa nell'antico quartiere dell'Albergheria e con la famiglia è costretta a rifugiarsi in casa della nonna, in periferia.

Nel racconto, che segue la crescita della protagonista lungo un arco temporale che ci porta al 1970, le vicende e le violenze della Storia s'intrecciano con quelle di cui è vittima Cristina. La sua ancora di salvezza è rappresentata dalla profonda amicizia con la cugina Franca e con la ricchissima marchesina Laura Betalli, colta e femminista ante litteram.
Tra mille difficoltà, eventi bellici, letture, sorrisi, musica, paure, orrori e prime esperienze sentimentali. le tre ragazze realizzeranno le proprie aspirazioni,e Cristina riuscirà, grazie alla sua caparbietà e alla sua passione per l'arte, a trovare il riscatto umano a cui aspira. Una storia di speranza e resilienza.

 


 

Maria Enea ha scritto un romanzo davvero coinvolgente dove una piccola e flebile luce riesce a penetrare spesso nelle tante ombre, tra pagine cariche di angoscia per una guerra che non aveva portato solo sofferenza ma aveva tolto anche  dignità a tante persone.

Cristina è la protagonista del libro, vittima e testimone a tratti sottomessa che accompagna il lettore in una Palermo devastata dalla seconda guerra mondiale dove, nonostante la diversità, non c'era più tempo per piangere, per capire il dolore, ma solo accettare e andare avanti.

Cristina sarà costretta dal destino a crescere in fretta dimenticando la sua età per vivere una vita già minata fin dall'inizio da una anormalità che provocava tormento attraverso lo sguardo di chi guardava con compassione.

Il mondo che cambia rapidamente, la devastazione che in un attimo aveva cancellato tutto, perfino la bellezza dei colori che non riusciva più a riemergere nemmeno nell'illusione della mente che di frequente veniva turbata dal rumore delle bombe che poco alla volta avevano smantellato ogni minima speranza.

Per Cristina però la sofferenza sarà ancora più dura perché, oltre al disprezzo, riceverà dalla vita tanta rabbia e vergogna, costretta a subire senza poter chiedere aiuto a nessuno, abbandonata da tutti, perfino da quel Dio che sembrava proprio essersi dimenticato delle sue sciagure. 

La capacità stilistica dell'autrice non si evince solo in una narrazione ben bilanciata tra le diverse fasi narrative ma soprattutto nella semplicità e completezza con cui riesce a dipingere perfettamente una società dove le donne venivano discriminate, abituate a pensare in silenzio, trasmettendo tutta la forza e vigore di coloro che rivendicavano la propria libertà come forma di rispetto.

Dopo tanta tribolazione la protagonista comincerà a raccogliere i brandelli della propria anima per ricostruire un esistenza che, dopo aver toccato il fondo, non può far altro che risalire; in un paese diviso in due, dove venivano sacrificate solo le persone migliori, Cristina continuava a combattere la sua guerra personale supplicando quel Dio, urlando la sua disperazione solo per raggiungere quella vendetta che avrebbe permesso di riprendere la vita là dove era stata lasciata, per recuperare fiducia nei confronti di un amore abbandonato per lacrime e violenze.

Nonostante l'angoscia di un ricordo non ancora cancellato, l'illusione di tornare a guardare il mare con occhi diversi si scontra con la voglia di lottare per qualcosa di meglio, per non accontentarsi di affidare al tempo il compito di lenire quel senso di colpa.

Nel finale quel sentimento di speranza, accompagnato da un cielo che finalmente torna ad essere sereno e cullato da un vento leggero, ci apre una finestra su un futuro dove ritroviamo finalmente fiducia e dignità dopo tanta disperazione.

Tanti complimenti sinceri a Maria Enea (che ringrazio anche per la fiduciache con il suo romanzo mi ha coinvolto in prima persona attraverso una storia che colpisce emotivamente in maniera forte, non risparmiando dolori e angosce dispensate da un destino che sembrava essersi accanito su una Protagonista che, nonostante tutto, riuscirà a riemergere dalle sue ceneri facendo forza sulla caparbietà e sulla resilienza, per tornare ad essere una donna libera e indipendente, una donna capace di riprendere in mano la sua vita con la forza dell'emancipazione.

 

martedì 6 settembre 2022

Una giornata cominciata male di Michele Navarra

 Durante una sera d’agosto sferzata da un nubifragio estivo, l’imprenditore romano Federico Santini guida a tutta velocità verso l’Argentario per raggiungere Claudia, la sua ultima conquista, mentre rimugina sull’ennesima questione legale in cui lo sta trascinando la sua ex moglie. Tra distrazione ed eccesso di velocità, l’auto di Santini travolge un ciclista. Non sembra esserci nessuno nei paraggi, e l’uomo, incurante dell’accaduto, riprende la sua corsa.
Nel giro di pochi giorni, però, tutto precipita. La mattina di Ferragosto, Santini si risveglia con la mente confusa e la memoria offuscata in un luogo che non conosce. Non riesce a ricordare nulla della notte precedente e, mentre decide di cercare Claudia nella speranza di scoprire cos’è accaduto, si trova invischiato nelle indagini su un terribile omicidio. Sarà l’avvocato Gordiani ad accettare di aiutare Santini, provando a districare la matassa e a ricostruire i fatti avvenuti a Ferragosto. Insieme alla sua abile quanto affascinante collaboratrice, l’avvocato trascorrerà le calde giornate d’estate tra Roma e l’Argentario, tra yacht ormeggiati nei porticcioli e suggestivi scorci del paesaggio toscano, cercando di farsi strada verso la verità e, possibilmente, verso la giustizia.

Anche in questo suo ultimo libro Michele Navarra riesce a creare un intreccio complesso e interessante che, come poi del resto in ogni sua storia, prende spunto da una nostra società contemporanea, fatta di tante zone d'ombra, che si perde nei limiti e contrasti, "incarnati" dai diversi personaggi nella storia, in un sviluppo narrativo dove ritroviamo l'avvocato Gordiani impegnato nuovamente a difendere un probabile colpevole, cercando di convincere lui stesso per primo dell'innocenza del suo cliente.

Federico Santini è un imprenditore romano amante della vita e delle belle donne che, spingendo sempre al limite la sua vita nel bene ma soprattutto nel male, si ritroverà coinvolto in un indagine per omicidio dove, cercando di far luce sulle tante zone grigie, si dovrà scavare veramente molto a fondo per far riemergere la verità.

Diversi elementi, specie nella parte iniziale dell'indagine, renderanno indecifrabile la risoluzione del caso che, tra ipotesi e incertezze, sembravano puntare il dito sull'unico colpevole possibile; grazie ad un abile gioco di specchi dell'autore, durante lo sviluppo della trama, verranno analizzate le fragilità e i lati nascosti di ogni personaggio, fondamentali per far emergere segreti e bugie vincolate ad un intimità celata, in quella che era diventata una corsa contro il tempo, non per trovare giustizia, ma per raggiungere solo la verità.

La prosa di Navarra è scorrevole e avvincente, ricca di sfumature necessarie a mantenere alto quel tono di ambiguità che aleggia sopra una vicenda dove non ci sono solo Buoni o Cattivi ma solo colpevoli o innocenti da difendere o condannare.

La scrittura coinvolge emotivamente attraverso la sua veridicità espressa nei dialoghi serrati e nella capacità di rendersi imprevedibile, svincolandosi dagli schemi, per disorientare il lettore soprattutto nelle fasi di tensione e suspense.

Nel libro poi emerge forte un umanità caratteriale che, specchiandosi nella società attuale, non nasconde le sue debolezze rendendo più comprensibile ogni azione comandata più dall'istinto che dalla ragione, mettendo tutti nella condizione di rendersi "colpevoli" davanti agli occhi non solo degli altri ma anche di se stessi.

C'è da dire che in questo libro, molto più che nei precedenti, ritroviamo un Gordiani molto più enfatizzato attraverso la sua interiorità, attraverso dubbi e paure sempre più condizionanti che, non solo in ambito professionale, ma anche in una crisi familiare, si facevano sempre più pressanti: credibile e profondamente umano il nostro protagonista, mettendosi continuamente in dubbio, appare turbato e a tratti scosso, restituendo così al lettore tutta la sua intimità e umanità in un momento particolare della sua esistenza dove, in tempo di bilanci, cominciava a realizzare che la vita non era andata poi come aveva desiderato da giovane; in particolare in ambito affettivo aveva capito di avere a fianco una donna che credeva diversa, una compagna che, nonostante i suoi sforzi, non era riuscito a plasmare secondo le sue esigenze.

Ed ecco che cosi' le indagini proseguiranno con fatica rendendo ancora più marcata la contrapposizione indiretta dei due protagonisti principali, Gordiani e Santini, che sembrano provenire da due mondi molto distanti e che avevano due visioni completamente diverse sul confine tra Giustizia e Legge; Gordiani non era abituato ad imbrogliare e per questo cercava sempre di rispettare la sua etica e quella professionale; Santini invece era disposto a tutto per riavere la sua libertà, per tornare a vivere la sua vita senza preoccupazioni, calpestando tutto e tutti.

La lettura prosegue in maniera agile ed avvincente permettendo anche al lettore di viaggiare attraverso i tanti meravigliosi luoghi della Maremma, descritti in maniera "gratificante" dall'autore che alterna così a tanta bellezza tutta quella bruttezza e negatività di una condizione umana, sviscerata nel romanzo, sempre più concentrata a "sopravvivere" che a vivere.

Quello di Michele Navarra (a cui rinnovo i miei complimenti più sinceri) è un legal thriller con tanti colpi di scena, uno spaccato della nostra società che, non solo appassiona emozionalmente, ma che stimola il lettore anche su diverse riflessioni profonde... una storia dove gelosia e vendetta diventano motivi perseguibili dalla legge che però purtroppo non sempre collima con quella giustizia sempre più estranea in un sistema ormai "corrotto".

Questa sensazione di instabilità si percepisce soprattutto nel finale del libro dove si ha la netta sensazione che nessuno abbia trovato la vera redenzione attraverso quella verità emersa davvero con fatica, rimandando alla prossima occasione il tentativo di trovare un equilibrio perfetto tra legge e giustizia, un equilibrio che anche Gordiani in tutte le sue avventure cercava sempre disperatamente di raggiungere ma che, anche questa volta, aveva solo sfiorato, lasciando sul suo volto, e su quello del lettore, un sorriso amaro per una conclusione che premia solo a metà gli sforzi fatti.

 

sabato 25 giugno 2022

Sangue di Giuda di Graziano Gala

 «L’altra sera s’hann arrubbato ’o televisore». Comincia così questa storia, con una sparizione, proprio mentre Pippo Baudo riempiva lo schermo. Le stanze, di colpo, «si sono messe tutte a sudare», e all’improvviso è scoppiato il silenzio.A raccontarlo a un commissario, nella sua lingua sgrammaticata, un misto sporco tra pugliese e campano, è Giuda o Giudariè, un vecchio che abita nel mezzo di un paese qualunque del meridione, Merulana. Oltre che con quel televisore, Giuda condivide la sua solitudine con Ammonio, un gatto dalla vescica ballerina, e con il fantasma del padre, che è ancora arrabbiato con lui e non perde occasione per terrorizzarlo. È stato proprio questo padre manesco e sregolato a cambiargli il nome di battesimo, compromettendone l’esistenza e imprimendogli a sangue questa nuova e infamante identità da delatore.Ora, a cinquant’anni di distanza, il furto del Mivar restituisce Giuda alla stessa strada della sua infanzia e ai suoi traffici eterni, agli insulti e alle compassioni, alla sua umanità violenta, derelitta e disperata.

Da qui inizierà la sua discesa nel regno delle anime notturne e soltanto alla fine di questo lungo viaggio, cantato con amara ironia nell’epica popolare del dialetto, il protagonista potrà finalmente recuperare, a un prezzo altissimo, un po’ della sua dignità usurpata e, forse, il nome perduto. 

Graziano Gala ha scritto un romanzo che ha per protagonista un personaggio talmente straordinario che sembra appartenente ad un mondo fantastico, un uomo talmente "fuori dagli schemi" da non sembrare reale, fuoriuscito da una favola dolce amara; ma diversamente dalle favole nel libro non ci sarà un finale dove tutti saranno felici e contenti ma solo il disperato tentativo, forse riuscito, del protagonista di cercare un alternitiva, di trovare un modo differente per affrontare il suo dolore.

Giuda è considerato da tutti come lo scemo del villaggio, un bersaglio preferito per scherzi e risate, rilegato a vivere imprigionato dal significato di quel nome che portava addosso, non veramente il suo ma assegnato come un marchio indelebile per punirlo di quel suo tradimento che, oltre a botte e dolori, lo  aveva allontanato dall'affetto di una figlia, che lo evitava come la peste, ma soprattutto strappato all'amore per quella moglie sparita chi sa dove, l'unica forse che lo aveva accettato veramente per quello che era.

Un bambino in un corpo d'adulto che aveva però mantenuto la purezza, il candore e la bontà espressi nei gesti quotidiani, in quella che era un esistenza solitaria; infatti gli unici a fare compagnia a Giuda nelle lunghe giornate erano solamente il gatto Ammonio (chiamato cosi' per il suo problema di incontinenza) ma principalmente il suo vecchio televisore Mivar che lo distraeva dai pericoli di una mente "disturbata".

La situazione comincia a precipitare quando il televisore di Giuda verrà rubato e d'improvviso in casa cesserà il rumore per far posto ad un silenzio "assordante" che diventa subito veleno per il protagonista che, corrotta la sua mente anestetizzata, è costretto adesso a ricordare, a combattere di nuovo i fantasmi del passato: le urla del padre violento che sembrava ancora avercela con il figlio, quel padre che era diventato nemico e fonte di dolore.

La casa che diventa inospitale e quel tentativo di riconciliazione convincono Giuda ad intraprendere quell'impresa che per lui significava non solo fare i conti col mondo "reale", ma anche risolvere una volta per tutte problemi sepolti dal passato, un viaggio all'inferno alla ricerca d'identità attraverso la riconquista del suo vero nome, quello che era stato negato non dal destino  ma dalla crudeltà umana.

Dalla ricerca di un nuovo televisore inizia così una discesa agli inferi dove Giuda, tra violenza dimenticata, indifferenza e ignoranza, si troverà spesso nei guai; Determinato a non arrendersi il protagonista si ritroverà nella sua crociata a lottare anche per tutti quelli che, emarginati dalla società come lui, non avevano più forza per gridare al mondo rabbia e frustazione; il protagonista in un mondo tra bene e male si pone in mezzo diventando la voce di tutti, un disgraziato in cerca di un amore perduto, non dimenticato, l'unico capace di comprenderlo.

Nel romanzo la scrittura di Gala risulta ben bilanciata tra ilarità e commozione per una narrazione dove il vero azzardo linguistico è rappresentato dall'invenzione di un dilaletto ( un po' campano e un po' pugliese) con il quale far esprimere Giuda: molto comunicativo e alla fine ancor più credibile risulta questo espediente linguistico utilizzato dall'autore per creare ancora più distanza tra il protagonista e il resto del mondo; un modo di esprimersi che crea compassione al lettore che lo percepisce come genuino e scaturito direttamente dal cuore.

Quello di Gala è un romanzo che parla degli ultimi, pagine intrise di disperazione e rammarico anche nei confronti di un mondo feroce che non lascia tanto spazio alla speranza; una serie di emozioni altanelanti accompagnano la lettura dove senza fatica il lettore riesce ad empatizzare con Giuda che in fin dei conti potrebbe essere uno di noi, qualsiasi persona che, ricevuto un torto, cerca con tutte le forze di reagire cercando forse redenzione gridando per il un disagio procurato, mentre intraprende quel viaggio della vita che se riserva tante sconfitte alla fine porterà alla vittoria più importante.

Complimenti sinceri a Graziano Gala che con il suo romanzo mi ha piacevolmente sorpreso e conquistato con una lettura che riserva un altalena di emozioni, una storia dove facilmete si ride e si piange, un libro assolutamente da leggere perchè capace di suscitare riflessioni sincere e profonde sul senso della vita e sulla forza del cambiamento per affrontare i "demoni" del passato e riuscire a guardare il futuro con occhi più rilassati.



lunedì 13 giugno 2022

Questioni di sangue di Anna Vera Viva



 Il rione Sanità è un’isola. Un lungo ponte lo divide dal resto di Napoli. Qui, i vivi e i defunti convivono da secoli e non vi è posto, più di questo, in cui morte e vita siano così strettamente intrecciate. Ed è qui che, dopo quarant’anni, due fratelli si rincontrano. Raffaele, dato in adozione giovanissimo alla morte della madre, ci torna come parroco della basilica di Santa Ma - ria alla Sanità. Peppino, invece, è il boss del quartiere. Due uomini che non potrebbero essere più diversi l’uno dall’altro. Eppure, il richiamo del sangue, ineludibile, li unisce. Un legame che è fonte di pericolo e tormento per entrambi. Quando la morte colpisce e un cadavere viene ritrovato in un appartamento del rione, le indagini, suffragate da un testimone poco affidabile, seguono un unico bina - rio. Quell’omicidio fa tirare un sospiro di sollievo a tante persone, ma Raffaele non si lascia abbindolare. Decide di rivolgere il suo sguardo, esperto della vita, proprio tra la sua gente, anche se questo significa guardare qualcuno di molto, forse troppo, vicino a lui. Ma Raffaele non si è mai fermato davanti a nulla e non inizierà adesso. Sa bene che le sue indagini possono compromettere un equilibrio basato su regole non scritte e allo stesso tempo inderogabili, ma deve andare avanti. Per - ché la Sanità è un’isola e per navigare il mare che la circonda ci vogliono coraggio, passione e un concetto diverso di verità. Nel suo romanzo, Anna Vera Viva ci guida in uno dei rioni più affascinanti del nostro paese. E, attraverso la potenza del sangue, ci fa conoscere l’animo umano e le sue contraddizioni. Dopo aver letto questo libro, l’eterno scontro tra bene e male avrà un sapore nuovo.


 

Anna Vera Viva ha scritto un romanzo davvero molto coinvolgente che fa riflettere sul sottile confine tra bene e male con una storia ricca di sfumature.

La vicenda è ambientata a Napoli nel rione Sanità, un rione con un passato travagliato che negli anni si è completamente trasfromato, lasciando indietro il suo aspetto nobile per quello popolare.

I due protagonisti sono Raffaele e Peppino, fratelli separati quasi dalla nascita fatti rincontrare però dal destino dopo tanti anni proprio nella loro città, incrociando le loro azioni mosse per trovare luce su un indagine complicata che scaverà nel profondo di ognuno per trovare le ragioni, le motivazioni di un delitto che aveva scosso equilibri troppo pericolosi.

Don Raffaele è un parroco "verace" che non si lascia scoraggiare facilmente anche se il suo animo è tormentato continuamente dai tanti ricordi che lo logorano; un trascorso difficile da dimenticare per lui che proprio con questa indagine cercherà di far luce anche sul suo passato, sulla sua origine.

Attraverso il personaggio di Don Raffaele l'autrice sviscera la santità come qualcosa di ibrido tra sacro e profano, per far in modo che l'incontro con la sua nemesi (Peppino) non sia troppo distante, anche perchè faccia della stessa medaglia; diversi ma uniti, cresciuti in ambienti diversi avevano covato nel loro intimo la stessa voglia di emergere, canalizzata in maniera diversa, ma risultando ugualmente "scomodi" nei loro rispettivi ruoli, descrivendoli mai del tutto solo nero o bianco

Possiamo dire che è il sangue il vero protagonista del romanzo, capace di esprimere forte il suo richiamo non solo con protagonisti ma anche per diventare la chiave utile per scardinare le tante verità nascoste.

L'autrice scandaglia e analizza l'interiorità dei suoi personaggi per giustificare le azioni e le scelte dettate dettati dalla loro morale, asseccondando la loro natura. 

Ma la bravura dell'autrice è soprattutto espressa nel dipingire il rione sanità attraverso i rumori e sapori che percepiti come reali animano un quartiere ricco di diverse sfumature, un quartiere difficile però dove sacrifici e rinunce sono all'ordine del giorno e cure indispensabili per guarire povertà e dissocupazione ma soprattutto l'assenza delle istituzioni.

Anche per questo le indagini saranno portate avanti in un clima collettivo, proprio perchè il quartiere e gli abitanti erano abituati a condividere affanni e problemi, dove la fratellanza viene espressa anche come voglia di non arrendersi, di rinascere; In questo clima, nonostante la soluzione, la verità alla fine arriverà con prepotenza non permettendo di restituire pace però su diverse questioni legate soprattutto ad una umanità che purtroppo nella società presente rischia di morire sul nascere.

 Tutta la veridicità del romanzo riflette l'amore vivo e sincero  dell'autrice per la città, non nascondendosi dietro la bellezza e i colori di una terra, ma puntando il dito con forza su tutti quei contrasti, con piglio severo ma senza giudicare.

Complimenti sinceri a Anna Vera Viva che ha scritto un romanzo trascinante, con una trama originale capace di conquistare con una storia che esplora l'animo umano tra le sue tante contraddizioni, che riflette sulla coscienza personale dove il bene e il male trovano un punto d'incontro in una vita sempre pronta a regalare sorprese, a dividere ma anche a riunire.


sabato 2 aprile 2022

Padri di Giorgia Tribuiani

 È un pomeriggio di primavera quando, con lo stesso corpo e la stessa età del giorno della propria morte, Diego Valli risorge. Si risveglia sul pianerottolo di quello che era stato il suo appartamento, tira fuori le chiavi, prova a infilarle nella serratura ma si trova faccia a faccia con il figlio Oscar, lasciato bambino e invecchiato ormai di oltre quarant'anni. Da qui, ha inizio una vicenda di riconciliazioni e distacchi, una storia intensa e sincera sul rapporto tra padri e figli e sulla necessità del perdono. Una volta riconosciuto il padre, Oscar affronta il comprensibile straniamento aggrappandosi alle incombenze della quotidianità, mentre Clara, sua moglie, non crede al miracolo e si oppone all'idea di ospitare in casa uno sconosciuto. A complicare le cose, si aggiunge l'arrivo di Gaia, la figlia della coppia, che torna nella città natale per trascorrere le vacanze. Di nascosto dalla madre, che è spesso via per lavoro, Gaia finalmente ha l'occasione di conoscere suo nonno: un uomo profondo, amante della musica, più simile a lei di quanto sia mai stato suo padre. Oscar, al contrario, scoprirà aspetti di Diego che non pensava gli appartenessero.




Giorgia Tribuiani ha scritto un romanzo che analizza le dinamiche tra padri e figli attraverso una vicenda di distacchi e riconciliazioni dove la necessità di perdono si fonde e confonde attraverso le piaghe di una amore cercato e dato forse troppo per scontato, che manifesta latente la sua incomunicabilità tra i personaggi che mantengono le distanze, fermi nelle loro convinzioni che non permettono di accogliere il bisogno di essere capiti, compresi e ascoltati senza dover rispondere.

Attraverso un espediente "fantastico" l'autrice riunisce dopo 40 anni un padre e un figlio dando vita ad un gioco di specchi che coinvolge con i suoi riflessi, tra ricordi e pentimenti, diverse generazioni a confronto drammaticamente distanti, con valori totalmente diversi che inevitabilmente conducono i protagonisti fino all'estremo arrivando allo scontro quando vengono raggiunti i limiti individuali.

Con bravura l'autrice riesce a divincolare bene la storia, fin dall'inizio, dalla necessità di giustificare quel mistero legato alla "rinascita" del protagonista, con l'intento di contenere l'intera vicenda all'interno di due interrogativi sui quali si basa parte della struttura narrativa del romanzo: "Si smette mai di essere padri? - Si smette mai di essere figli? "

Attraverso una prosa "fascinosa", ricca però di sentimenti confusi, la narrazione procede in maniera delicata tra alti e bassi; la scrittura risulta molto ricercata e sintetica dimostrando però tutta la maturità di un autrice che, oltre ad entrare nei pensieri dei suoi personaggi, riesce bene a tradurre nelle sue storie quel bisogno di raccontare un esperienza di vita vissuta e reale che, spinta dagli eventi, consuma in maniera radicale i suoi protagonisti che stravolti finiscono per trasfigurare la loro condizione.

Diego Valli vive un dramma esistenziale trascinando la sua persona alla ricerca di comprensione e compassione, cercando di togliersi di dosso angoscia nel reclamare spazio in un mondo che non sente più familiare.

Oscar è un figlio che cerca con tutte le sue forze di abbracciare una "seconda possibilità", compassionevole verso i propri errori e naufragando come padre contro le debolezze nascoste ad una figlia che, riconoscendo i suoi limiti, cominciava a guardarlo non più come padre ma come uomo.

Gaia, personaggio vitale per la ricostruzione narrativa, sembra essere l'unica a sfruttare la doppia occasione fornita dal destino per recuperare, non solo un nonno, ma anche quel padre da cui aspirava affetto e considerazione: attraverso i suoi occhi il lettore scopre le debolezze altrui arrivando fino alla radice di quella carenza nei confronti di una perfezione e infallibilità genitoriale che solamente un "atto di fede" poteva riequilibrare avvicinando verso l'approvazione e stima reciproca che poteva riconciliare ad un sentimento smarrito come l'amore.

In questo tracollo familiare emerge con prepotenza, attraverso pagine intrise di tensione narrativa, tutta la fragilità di un'equilibrio su cui poggia quella "normalità" artificiale creata per contrastare la frustrazione personale di fronte ai tanti errori e debolezze di una vita che, senza accettazione, rischia di essere trascinata nell'oblio dell'incomunicabilità.

Con il suo romanzo l'autrice testimonia quindi come l'accettazione possa arrivare solo dietro la comprensione e il perdono, capaci di colmare le assenze e le distanze generate il più delle volte dalla fragilità dell'intimo umano, incapace di comunicare trascinando nell'incomprensione legami familiari avvelenati più dalle parole non dette che da quelle dette; i ruoli così vengono disarticolati dalla loro forma ideale per giustificare la propria incapacità e nello stesso tempo irrazionalmente per pretendere quella perfezione dalle stesse persone che commettono gli errori, incarnandosi in pretesto o conseguenza.

Davvero tantissimi complimenti sinceri a Giorgia Tribuiani (che con vero piacere seguo fin dal suo esordio letterario Guasti ) perchè con il suo libro è stata capace, ancora una volta, di coinvolgermi attraverso dinamiche raccontate con dolore e rabbia ma espresse con empatia attraverso la voce di personaggi che, non nascondendo le loro fragilità, condividono quello smarrimento esistenziale di fronte a qualcosa di imprevisto o forse solo evitato; in particolare nel libro l'autrice traduce quel senso di angoscia subito nell'idealizzare la figura di un padre, considerato come infallibile, scoprendo poi che quella sua imperfezione non delude in quanto tale ma preoccupa di più perché rischia di diventare parte integrante nella vita di un figlio inabile a correggere gli stessi errori perché giustificato da una condizione precedente.    

 

martedì 29 marzo 2022

Le nostre imperfezioni di Luca Trapanese

 

Dicono che non serve una ragione precisa per compiere il Cammino di Santiago, e che per viverlo al meglio bisogna sapersi sorprendere ad ogni passo. In effetti Livio non sa esattamente perché ha deciso di partire zaino in spalla, trascinando con sé due amiche fino alla tomba di San Giacomo. Per consolidare la propria fede e prendere finalmente i voti? O per il motivo opposto, temporeggiare quanto basta per capire se è davvero quella la sua strada? Di certo, ad animare le sue scelte è sempre stato l’amore per gli altri, una vocazione che lo ha portato molte volte lontano da casa – un bell’appartamento a Posillipo, coccolato da mamma e papà – e l’ha condotto in giro per il mondo, al fianco degli umili, dei bisognosi, degli ultimi. La risposta ai suoi dubbi lo attende nell’antico borgo di Portomarín e ha il volto sorridente di Pietro, un architetto dai tratti orientali e in sedia a rotelle, che si offre di accompagnarlo nella chiesa di San Nicola e di mostrargliene la prodigiosa bellezza. Una chiacchiera dopo l’altra, i due diventano presto inseparabili e decidono di proseguire insieme fino a Compostela, fino a scoprire un’altra preziosa verità: il Cammino più importante non si fa a piedi, ma con il cuore. E così l’arrivo al santuario si trasformerà nell’inizio di un nuovo percorso, più lungo e più difficile per entrambi. In un romanzo struggente e ricco di interrogativi che scavano l’anima dei personaggi, Trapanese ci ricorda che la vita non è una favola e ti colpisce sempre alle spalle, ma che lo stesso fa anche la felicità, arriva sempre da dove meno te l’aspetti.



Luca Trapanese ha scritto un romanzo davvero intenso, ricco di un sentimento forte e struggente con il quale invita il lettore a riflettere sul significato dell'Amore, quello con la A maiuscola, sfumando il suo pensiero sulla validità di un sentimento espresso in maniera determinata e sincera.

Nel romanzo c'è anche molta speranza che avvolge e fonde una narrazione fatta di semplici gesti quotidiani che, nel bisogno di reciprocità, diventano piccoli miracoli con i quali raggiungere una felicità improvvisa e poco scontata.

Da una parte abbiamo Livio che, giunto ad un bivio della sua esistenza, vuole dar sfogo a quel carattere ribelle, a quel suo spirito libero intraprendendo un viaggio metaforico attraverso il suo io, quello che fino ad allora si era sempre celato nella sua fragilità, nella sua incapacità di essere capito.

Dall'altra abbiamo Pietro, uomo affabile e gentile, che nella semplicità del suo intimo riuscirà a mettere in crisi tutte le certezze di Livio, condizionando la libertà di decidere dove camminare e dove arrivare in quello che inizialmente doveva solo essere un cammino fatto a piedi e non con il cuore.

Tra le pagine del romanzo emerge tutta la difficoltà di un sentimento come l'amore che costringe, facendoci dominare dall'istinto, a prendere decisioni sincere ma difficili, rendendoci instabili e sofferenti anche di fronte ad un rifiuto, a colmare quel vuoto con una felicità inaspettata, ad assecondare anche una quotidianità che logora e asseconda una vita fatta di rinunce.

Le difficoltà per Livio e Pietro lungo il cammino saranno davvero tante e quando l'ordinarietà di un rapporto, dove la malattia e la necessità di non mostrarsi deboli avevano incrinato la ragione di un cuore, susciteranno nuovi bisogni di esprimere amore, creando divergenze e distanze per crescere affrontando cambiamenti, porteranno a rincorrere sogni non condivisi che purtroppo alla fine s'imbatteranno contro muri invalicabili.

A questo punto, dopo aver desiderato tanto la vita, arriva come implacabile la solitudine che annienta tutto, i gesti, gli sguardi affogati nel rimpianto e nell'incapacità di sanare un dolore troppo grande; la malinconia che assale con un senso di colpa  che l'autore però è bravo nel valorizzare e ricompensare attraverso la soddisfazione di un'esperienza vissuta fino alla fine al massimo delle possibilità.

L'autore è bravo nell'utilizzare quelle "imperfezioni" che gratifica nell'unicità di ognuno di noi, emergendo come elementi aggiunti che non differenziano ma valorizzano nello specifico; contrapponendosi in modo forte ai modelli imposti da una società contemporanea, attraverso l'imperfezione, smaschera una perfezione artificiale che risulta poco spontanea perché non nasce dal cuore, raccontando una storia che, con naturalezza, abbatte i muri del pregiudizio restituendo speranza a quella voglia di essere felici anche scegliendo la via meno percorsa.

Un grazie sincero a Luca Trapanese per aver scritto un libro davvero coinvolgente ed emozionante, scritto con naturalezza, con il quale riesce ad esaltare positivamente tutte le fragilità e le imperfezioni umane, annullando tutte le distanze insegnando più ad unire che a dividere, purtroppo anche in un mondo dove si fa fatica ad accettare chi è diverso.


 


martedì 22 marzo 2022

Malena senza sonno di Daisy Franchetto

 Malena ha vissuto perdite e tradimenti, e non dorme più. Malena è scomparsa e, nello stabile in cui vive, gli inquilini sono stati tutti assassinati brutalmente. Tutti tranne uno:Custode.

 Un uomo misterioso si presenta alla porta della casa, teatro della mattanza, sta cercando Malena. Dice di chiamarsi Errante e ha spalle imponenti, punte di metallo sul giubbotto di pelle, la testa rasata e occhi scuri come un brutto sogno. Inseguiti da creature assassine chiamate Crisalidi e guidati dalle bizzarre indicazioni della signora Orakuru, Errante e Custode esploreranno i ricordi di Malena, gli incubi e le allucinazioni, attraverso un viaggio che li condurrà a toccare la perdita, la memoria, la morte e la speranza.



Daisy Franchetto, attraverso una trama davvero molto complessa e coinvolgente, racconta in modo drammatico un dolore, una perdita capace di trasformare profondamente la sua protagonista che, per affrontare tanta sofferenza, allontanata dal mondo esterno, si era chiusa in se stessa creando come scudo qualcosa che, se da una parte la proteggeva isolandola, dall'altra la rendeva prigioniera di una condizione instabile da cui successivamente cercherà con disperazione di uscire fuori per tornare a vivere.

Nel libro Malena accompagnerà il lettore in questo suo viaggio simbiotico, un cammino complesso disseminato da tante difficoltà, segnato fatalmente da una realtà oltremodo falsificata dal suo stato fisico che non le permetteva più un sonno tranquillo, negando la capacità di sognare, facendola naufragare verso uno stato mentale che la rendeva schiava di una veglia logorante e continua, che però col tempo si renderà sempre più necessaria per tentare di ricostruire la maniera adatta per svegliarsi davvero.

Quello di Daisy Franchetto è un libro che parla di solitudine e tradimenti, una storia che descrive l'assenza, la morte, concentrandosi in particolare su quella fatal perdita che, dopo aver frantumato in mille pezzi tutto ciò che la legava al suo vivere, allontana Malena da tutto e tutti, nello specifico da quel mondo in cui niente ha più importanza per lei, rendendo ostile lo stesso vivere che, poco alla volta, stava annientando la protagonista condannandola ad una pena eterna, che riempiva il  cuore di enorme tristezza, diventando lei stessa un'allegoria di un dolore che l'autrice concretizza attraverso pagine struggenti, ricche di empatia per i suoi protagonisti che troviamo impegnati con disperazione a cercare tra le fessure di una ferita lacerante un poco di luce, capace di penetrare e risanare una rottura troppo profonda.

L'autrice, con i gesti e con le parole dei suoi personaggi, riesce sempre bene a mantenere un equilibrio perfetto tra le loro diversità, rendendoli indipendenti nelle loro azioni, facendoli partecipi di un destino comune che però permetterà loro di esprimersi, nel bene e nel male, in maniera reciproca solo perché vincolati dalla necessità di essere aiutati, compresi e capiti in un mondo dove, più che trovare risposte era più importante farsi domande, accettando da subito la certezza che nessuno poteva salvarsi da solo, per sottrarsi a un destino che tuttavia però  ancora non era stato scritto in modo indelebile. 

Malena per tornare alla normalità decide di allontanarsi, lasciando Il "seme del risveglio" in tutti coloro che avevano condiviso la sua esperienza, che avevano loro stessi assorbito quel suo malessere, un vuoto irreparabile che poteva essere colmato forse solo quando la volontà di svegliarsi da quel sonno eterno, insieme al desiderio di tornare ad amare, avrebbe consentito a Malena di  riaprire gli occhi.

I tanti personaggi incontrati nel libro, fortemente caratterizzati dall'autrice, rappresentano ognuno un passaggio fondamentale attraverso il quale chi legge riesce a rendere reale l'assenza della protagonista che, solo dopo aver ritrovato quella parte di se perduta, sarà finalmente pronta a tornare. 

L'autrice, attraverso una stile impreziosito da descrizioni oniriche e da metafore, spinge con forza la narrazione verso una condizione surreale che destabilizza il lettore che si ritrova piacevolmente in bilico tra sogno e realtà, coinvolto da un continuo alternarsi tra un presente e passato narrativo che condiziona i sensi, rendendo concreto l'immaginario.

In un finale dove diverse verità riemergono con prepotenza per essere accettate e accolte da un destino ormai non più modificabile, emergerà gradualmente quel senso di gratitudine per aver finalmente ritrovato la presenza attraverso l'assenza, armata di disperazione e devastazione dopo aver combattuto per non lasciarsi andare del tutto, per cercare qualcosa o qualcuno a cui consegnare quello che da soli non si poteva trovare.

Davvero tanti complimenti sinceri a Daisy Franchetto capace con il suo libro di trasportarmi piacevolmente in una dimensione parallela, attraverso una storia dolorosa, struggente, ma ricca di insegnamenti da cogliere tra le righe attraverso passaggi metaforici, attraverso i suoi personaggi e principalmente grazie ad uno stile vibrante e incisivo che ben si adatta alla sua incredibile capacità descrittiva che con facilità riesce a trasportare chi legge in un mondo onirico dove veramente con fatica si distingue reale dal surreale.

 

mercoledì 16 marzo 2022

Obliquo inferno di Fabio Monteduro

 Giorgio Belvisi è un bell'uomo di sessant'anni, ricco e stimato neurochirurgo, con una certa facilità a trovare giovani amanti. Tutto, nella sua vita, sembra andare per il verso giusto, finché un segreto emerge dal suo passato, qualcosa di talmente inconcepibile che lui stesso sembra averlo cancellato dalla memoria. L'accusa di aver ucciso la sua giovane amante è solo il minore dei problemi, vista l'incredibile sequela di accuse che improvvisamente gli piovono addosso. Ma che cosa lega Giorgio a un prete della provincia siciliana dilaniato da dubbi di fede e in perenne conflitto con i mostri generati dall'alcol di cui è divenuto schiavo? E perché proprio il commissario di Polizia che lo dovrebbe incriminare, è invece l'unico che non lo ritiene colpevole? In un crescendo di tensione, ci si avvicina al confronto finale, dove il male assoluto tenterà di porre il suo sigillo infernale.




Fabio Monteduro con il suo ultimo libro ci racconta una storia che angoscia e spaventa attraverso una narrazione davvero avvincente, ricca di suspance e tensione, con continui flashback tra passato e presente per ricostruire le mosse di una terrificante vendetta che arriva dall'oltretomba. 

Il romanzo, oltre che nella trama, ha il suo punto di forza nei protagonisti che risultano intensamente veri e introspettivi, grazie soprattutto alla capacità stilistica dell'autore che riesce, con estrema facilità, a farli entrare in empatia con chi legge, compartecipando ai tanti dubbi e incertezze scaturiti da una vicenda tormentata che segnerà tutti in modo indelebile. 

Tra questi ritroviamo come protagonista principale Giorgio Belvisi, uomo di scienza, neurochirurgo di fama internazionale, una persona a cui la vita aveva regalato tutto: sicuro di se, pragmatico, dotato di magnetismo, che utilizzava anche nel campo sentimentale, trascorreva una vita fantastica, invidiabile, ricca di soddisfazioni, trascorsa in tranquillità fino a quando però il destino deciderà di mettersi a giocare con lui, portando all'interno della sua esistenza scompiglio e dramma, sconvolgendo quella che fino ad adesso era stata un'esistenza senza troppe preoccupazioni.


La morte di un amico prima, una misteriosa scomparsa poi, insieme ad una orribile fotografia che celava una realtà o un passato dimenticato, getteranno il protagonista nell'angoscia più totale, portandolo verso una condizione che lo destabilizzerà mettendolo all'angolo, costretto a difendersi con tutta la sua disperazione da tutto e tutti.
Questo suo malessere interiore cominciava a logorarlo anche nel fisico, perdendo di colpo tutta quella bellezza descritta all'inizio che, pagina dopo pagina, mostrerà i segni dell'età, indebolito sotto i colpi di una sfiancante sensazione di essere continuamente sotto tiro, di trovarsi immischiato e accusato ingiustamente, dovendo dimostrare la sua innocenza, prima che gli altri, soprattutto a se stesso.

Quando poi il focus nel libro si sposterà nel passato narrativo, parallelamente ripercorrendo le vicende di una piccola cittadina nel sud della Sicilia dove, in un camposanto, il risveglio delle forze oscure aveva prodotto strani delitti allarmando una comunità intera e mettendo alla prova un sacerdote che, pronto a vacillare sotto i colpi del male, si ritroverà a mettere in discussione la sua stessa missione, l'autore comincerà a seminare indizi fornendo indicazioni importanti per poter sviluppare l'intreccio anche nel presente narrativo, dove poi i vari legami col passato troveranno i loro giusti incastri per arrivare, con molta fatica, a raggiungere una verità tanto drammatica quanto crudele.

Mentre la testa di Giorgio comincerà a viaggiare all'infinito tra i ricordi, in una morbosa ricerca di verità terrificanti che la sua mente aveva inconsciamente nascosto, l'oblio di un ricordo in particolare contrasterà fortemente con una realtà presente a cui era sempre più difficile non credere, gettando irrimediabilmente il protagonista nella disperazione più totale, spalle al muro, dovendo subire inerme i danni di una vendetta covata tra morte e tormento.

Dopo pagine ricche di adrenalina e tensione, con molto coinvolgimento, il lettore arriverà all'epilogo di una storia dove la realtà si confonde alla pazzia, lasciando poca scelta al protagonista che, ormai certo di non poter più riavere indietro la vita di prima, desidera liberarsi da quel peso che portava dentro, raccontando la sua di verità, accettando definitivamente tutto quello che aveva vissuto sulla sua pelle, sacrificando tutto se stesso, rischiando di aggravare ulteriormente la sua posizione, seminando dubbi, in particolare in quelle persone con lo avevano indicato come colpevole. 

Personalmente ho trovato il libro davvero molto avvincente, soprattutto grazie ad una "giusta" tensione narrativa costruita su una trama notevolmente originale, sviluppata bene tra passato e presente che, intrecciando le loro tematiche, si ritroveranno attraverso svolgimenti inattesi a legarsi tra loro per far emergere brandelli di luce in una storia sprofondata nel buio più scuro e pauroso.
  
I personaggi poi sono veramente tutti ben interiorizzati dall'autore, capace però di lasciare in alcuni quel velo d'incertezza che alla fine renderà difficile la loro collocazione all'interno di una storia fortemente segnata dal male e stravolta da chi, in cerca di rivincita, voleva appagare la sua sete di vendetta.
 

Complimenti sinceri a Fabio Monteduro perchè con il suo libro è riuscito a coinvolgermi attraverso una vicenda ricca di mistero e colpi di scena, con una narrazione avvolta da angoscia e terrore che destabilizza e condiziona, non solo i protagonisti, ma anche chi legge.

 



Fabio Monteduro nasce a Roma nel 1963. Il suo modo di scrivere è definito cinematografico perché riesce a rendere al massimo “visivamente” le storie che racconta. Questa caratteristica ne ha fatto accostare il suo nome a grandi scrittori contemporanei, uno tra tutti Stephen King del quale non nasconde la passione e da cui ha tratto iniziale ispirazione.

I suoi romanzi e i suoi racconti brevi, spesso ambientati in Italia, sono sempre più frequentemente improntati al “thriller” più che al vero e proprio “horror“. Va detto però che la differenza tra questi generi letterari, nel suo caso, è sempre molto sottile.




TITOLO : OBLIQUO INFERNO

AUTORE: FABIO MONTEDURO

EDITORE : DARK ZONE

GENERE : THRILLER/HORROR

USCITA: NOVEMBRE 2021

FORMATO: BROSSURA

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venerdì 18 febbraio 2022

L'enigma di Majorana di Stefano Mancini

 


Ludwigsdorf, Germania. Ethan e Kirsten sono ormai una coppia affiatata, concentrati ognuno sulla propria carriera: lui ha affiancato all’attività di reporter per il Guardian quella di scrittore, lei è stata coinvolta dal suo professore, Karl Vogel, in un nuovo progetto che ha raccolto fondi e risorse internazionali.La quiete della coppia, però, ha vita breve. Alla loro porta si presenta uno scienziato americano, Thomas Anderson, stralunato e sconvolto, che rivela di essere in fuga e di avere urgente bisogno dell’aiuto di Kirsten. Prima che possa dire altro, però, tre individui compaiono all’interno della casa. Ne nasce una violenta colluttazione, al termine della quale Thomas muore ed Ethan e Kirsten sono costretti a fuggire. Per i due comincia così una corsa contro il tempo che li porterà a Roma, dove dovranno rintracciare un sacerdote amico di Thomas, nella speranza che possa fare chiarezza sui motivi della morte dello scienziato e sul loro coinvolgimento.Tra progetti segreti, codici numerici da decifrare, esperimenti ai limiti del reale e morti inspiegabili, Ethan e Kirsten avranno un solo modo per uscirne vivi, svelare il segreto dietro la misteriosa scomparsa di una delle menti più geniali del XX secolo: Ettore Majorana.




Stefano Mancini ha scritto un thriller fantascientifico dove fantasia e realtà si fondono, immergendo il lettore in una vicenda arricchita da suspense e azione che, attraverso una trama coinvolgente con  tanti colpi di scena imprevedibili, sorprende in maniera profonda non preoccupandosi troppo di una veridicità scientifica e storica che ben si adatta alle esigenze narrative, risultando mai troppo pesante nemmeno nelle fasi dove ritroviamo spiegazioni scientifiche che, dimostrandosi semplici e lineari, non rallentano la lettura con interrogativi ma incoraggiando chi legge a cercare risposte

C'è subito da dire che la vicenda, pur avendo gli stessi protagonisti, è indipendente rispetto al precedente romanzo di Mancini l'Enigma del Fuhrer ; come logico però, se nel primo i personaggi erano "fisicamente" più caratterizzati, in questo suo ultimo risulta più approfondita e curata l'interiorità dei protagonisti, che emergono empaticamente più trasparenti e veritieri, umanamente sensibili nei confronti di un loro passato che fortemente condizionava ancora il presente.     

La scrittura è fluida e ricercata e per questo la lettura risulta molto piacevole, spedita e serrata allo stesso tempo; l'autore riesce a tenere alta la tensione grazie alla brevità dei capitoli ma soprattutto grazie alla bravura con la quale riesce a chiudere gli stessi lasciando in sospeso il lettore, lasciando tutti gli interrogativi a metà, suscitando una "morbosa" curiosità per i capitoli successivi, accorciando di molto il tempo di lettura di un romanzo che letteralmente si lascia leggere tutto d'un fiato.

Ethan e Kirsten saranno trascinati in una storia segnata da delitti e misteri, da segreti e indizi che porteranno i due protagonisti a intraprendere una corsa contro il tempo viaggiando tra passato e presente, sempre pronti a sacrificare tutto per arrivare ad una verità nascosta, celata nel tempo, divisa tra scienza e storia.
 
Tra codici e tracce da seguire, indizi e sincronismi, che sposteranno l'interesse del lettore ripercorrendo le vicende legate alla misteriosa scomparsa di Majorana, l'intreccio si farà, pagina dopo pagina, sempre più intricato e complesso, costantemente instabile fino ad arrivare finalmente all'epilogo del libro dove, dopo aver ricongiunto le due diverse linee temporali parallelamente percorse nella narrazione, emergerà con forza la convinzione che la storia non è fatta per cambiare, il suo svolgimento inevitabilmente non si poteva modificare ma solo adattare alle circostanze e agli uomini che attraverso il suo corso saranno dominati sempre dal desiderio di supremazia.
 
La meccanica narrativa si rivela stabile e ben organizzata; Il dialogo risulta naturale e intimo, ben alternato alle tante descrizioni arricchite e sostenute da similitudini e metafore, vivacizzate anche da quel pizzico di ironia che, oltre a testimoniare la personalità dell'autore, alleggerisce i toni dando leggerezza ad una narrazione che in alcune fasi risulta un po' "appesantita", ma che in generale si sviluppa in maniera agile e scorrevole.

Il punto forte del romanzo, personalmente, risulta essere una trama che, pur affondando le sue radici in una storia passata e vissuta da personaggi reali, risulta essere davvero molto originale e imprevedibile: si spazia tra passato e presente ripercorrendo nel libro vicende storiche reali che vanno dai conflitti mondiali alle tensioni della guerra fredda, dalla rincorsa al nucleare alla corsa per la luna.
La fotografia che ne esce alla fine rappresenta drasticamente un umanità sempre in conflitto, capace di rifiutare l'armonia, rendendo instabili gli equilibri in un mondo fatto da uomini pronti a mostrare la loro vera natura quando sono disposti a tutto per raggiungere gli scopi e desideri più inimmaginabili.

 
Davvero tanti complimenti sinceri a Stefano Mancini che ha scritto un libro capace di coinvolgermi in maniera totale, grazie non solo alle vivaci caratteristiche distintamente riconducibili al genere, ma sopratutto per la singolarità nell'utilizzare come "escamotage" elementi legati alla storia dei giorni nostri per costruire una trama davvero imprevedibile, con uno svolgimento inaspettato e incerto fino alle ultime pagine, per una lettura completata davvero in pochissimo tempo perché resa molto avvincente dalla complessità di una storia che appassionava sempre di più pagina dopo pagina.



Formule mortali di François Morlupi

 In una torrida estate romana, un anziano cammina nel parco di villa Sciarra, nell’elegante quartiere di Monteverde. Un odore tremendo atti...