lunedì 30 gennaio 2023

Fichi di Marzo di Kristine Maria Rapino

 

Per la famiglia Guerrieri, la pasta non era mai stata solo un piatto di pasta. Era un'occasione per ritrovarsi intorno al tavolo, un ricordo di infanzia, un credo tramandato di padre in figlio; il sogno di generazioni di uomini e donne, impiegate davanti alle impastatrici di quell'antico mulino, ai piedi della Majella, diventato, nel 1907, il Pastificio Guerrieri. Nella cascina di Roccasinara in cui abitavano da sempre, Giordano Guerrieri aveva provato a trasmettere quella passione ai suoi tre figli, ma Arturo, il maggiore, era diventato uno zoologo più che meticoloso, mentre Eva aveva lasciato il nido per fare carriera a Bologna. Solo Diamante, ventisettenne troppo ribelle e studentessa fuoricorso, era stata impiegata nello spaccio del pastificio. La morte improvvisa di Giordano, però, riporterà tutti a casa, e davanti a un piatto di pasta ciascuno dovrà fare i conti con quello che l'uomo ha lasciato dietro di sé, strascichi di un'esistenza di menzogne e continue prevaricazioni nei confronti della moglie Gemma e dei figli. Il loro destino si intreccerà a quello della giovane Anila, di origini albanesi, senza una casa né un posto dove andare, con una bambina in grembo che non vuole e un segreto che toccherà la famiglia molto da vicino. Finché la vita troverà un modo per sorprendere tutti, come un albero capace di dare i fichi a marzo.


Kristine Maria Rapino con il suo esordio letterario racconta la storia di una famiglia complessa che torna a confrontarsi dopo tanti anni perchè costretta a riprendere in mano una convivenza interrotta più che dal destino dal volere dei singoli componenti: in tutti c'è il disgusto di un ruolo accettato ma non voluto che, appesantito dal rimorso di alcune situazioni lasciate in sospeso, comincerà a cedere sotto i colpi della volontà di riconciliazione di Gemma che, dopo aver vissuto a lungo con la testa sotto la sabbia, deciderà una volta per tutte a riconquistare una vita "normale".

L'autrice, seppur confrontandosi con un genere che ha già illustri predecessori, mantiene uno stile del tutto fresco e originale, arricchito dal fascino di una scrittura confidenziale che, anche nelle parti dove l'intreccio narrativo si fa più complesso, rimane preciso e sicuro.

Un pastificio, la pasta, la "sacralità" di sedersi tutti alla stessa tavola celebrano il rito di una famiglia che dopo anni si riscopre con i suoi dubbi e limiti, dove la felicità individuale viene messa a rischio da quella altrui nonostante sia chiaro, fin dalle prime pagine, che "da soli non si va da nessuna parte".

Le difficoltà di una vita che aveva ancora voglia di sorprendere in negativo, ma anche in positivo, rende tutti vittime e carnefici uniti nella speranza di non aver ereditato quel senso di colpa dal quale ognuno a suo modo adesso cercava di superare.

La morte improvvisa, così come la vita, aveva costretto tutti a decifrare le fragilità comuni, senza rincorrere più nessuno, fino a quando però rabbia e inganno si ripresenteranno senza chiedere permesso trasformando un sorriso ingenuo in una smorfia di dolore, provocato dalla forza di un tradimento che fornisce solo il silenzio come risposta alla sofferenza.

Anche i ricordi verranno contaminati smantellando l'immagine di una famiglia solida che, solo dopo aver seguito i propri demoni, ritorna ad essere tale restituendo gratitudine e riconquistando quella libertà avvelenata da un odio seminato dagli anni in cui ognuno aveva preferito allontanarsi dimenticando di essere forte.

Davvero tanti complimenti a Kristine Maria Rapino che ha scritto un libro davvero molto bello e coinvolgente che, a differenza di un romanzo di formazione, corre a ritroso pagina dopo pagina per ritrovare i valori dimenticati, necessari a educare noi lettori a ritrovare la forza nella disgrazia, a dare "frutto" anche fuori stagione.....così come i FICHI A MARZO....  

 


Kristine Maria Rapino è nata nel 1982e vive a Chieti, dove lavora nel sociale. È editore docente di scrittura creativa alla ScuolaMacondo. Ha studiato recitazione e sceneggiatura
e ha lavorato per il teatro e a Cinecittà.
È stata finalista al Premio Letterario RaiLa Giara e concorrente del talent letterario diRai 3 Masterpiece. Nel 2014 ha vinto il PremioLetterario Sándor Márai ed è stata finalista
al Premio Internazionale di LetteraturaCittà di Como.


TITOLO: FICHI DI MARZO

AUTRICE: KRISTINE MARIA RAPINO

EDITORE: SPERLING&KUPFER

GENERE: NARRATIVA

FORMATO: COPERTINA RIGIDA/E-BOOK

USCITA: 30 AGOSTO 2022

 

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giovedì 26 gennaio 2023

FOG di Daniela Ruggero

 Sono Raul Campbell il re indiscusso di Detroit.Sono il capo del traffico di armi, degli incontri clandestini e il futuro pappone delle donne di mio padre. Il mio destino è scritto nel mio cognome, ma qualcuno sta tentando di usurparmi il trono.Mi chiamo Ryan Miller, sono il diavolo della 8-Mile, sono cresciuto in una roulotte ai margini di una città che ha dominato il mondo. Sono il frutto del degrado e dell’indifferenza.Due uomini lontani che si incontrano per un caso fortuito, un dominatore e un assassino senza scrupoli che si consumeranno nel desiderio.I ruoli si invertiranno e in una guerra per il territorio scopriranno che l’amore non conosce limiti se non quelli dettati dalla paura.

Daniela Ruggero con questo suo ultimo libro ci riporta nel mondo di Dust per raccontarci il passato dei nostri due protagonisti, Raul e Ryan, cercando di farci entrare dentro quella loro sofferenza vissuta in un trascorso che condizionava fortemente adesso un presente carico di rancore e odio.

Il ritratto che ne esce fuori è quello di due anime dannate che, nonostante la distanza, si incontrano e scontrano per affrontare insieme quella violenza che domina la loro vita, per trovare respiri complici in un esistenza capace di consumarli come il fuoco di quell'amore che li univa.

Un romanzo forte e intenso che tiene col fiato sospeso fino all'ultimo, luce e ombre che si alternano in una storia dove nulla è scontato, dove il tradimento colpisce forte provocando ferite profonde che provocano una rabbia, a volte insensata, che viene lenita solo da un rapporto sentimentale che però non aveva troppe speranze per il futuro.

Con una scrittura sempre molto curata nei dettagli nella lettura si riescono a vivere in maniera vivida tante emozioni contrastanti, questo anche attraverso anche una narrazione dove nessun dettaglio è lasciato al caso e dove l'autrice è brava a lasciare quel velo di mistero necessario a mantenere sempre alta l'attenzione del lettore.

Daniela Ruggero riesce ancora una volta con i suoi personaggi a scandagliare l'animo umano mettendone a nudo non solo la debolezza ma anche la forza che poi riesce bene a caratterizzare nei protagonisti bilanciando dolce e amaro, dolore e speranza, in una vicenda fortemente caratterizzata dalla violenza.

Oltre questa come tema principale possiamo ritrovare nel libro passione e solitudine che, accompagnati da odio e dannazione, dosati con saggezza dall'autrice compongono un mix ideale per coinvolgere il lettore in prima persona, senza ricorrere a elementi poco originali e troppo scontati per il genere proposto.

Secondo il mio parere il fulcro principale del romanzo ruota intorno al forte contrasto caratteriale dei due protagonisti:

Raul è temuto da tutti, è un dominatore e come tale pronto senza scrupoli a dispensare dolore e dipendenza.

Ryan è un demone necessariamente "cattivo" per dominare quel mondo in cui vive, un essere senza paura cresciuto all'inferno. 

Entrambi però, nonostante le loro differenze, sono comunque vittime, segnati da un dolore subito e dispensato da un carnefice troppo vicino a loro cuore da non permettere loro quella ribellione giusta per uscire dalla sofferenza.

Mentre uno però vive la vita come una condanna senza appello l'altro riesce a sopravvivere a quel dolore identificarsi con quell'ossessione, diventando lui stesso dolore per gli altri.

Solo un sentimento come la vendetta poteva unire le loro anime, la loro sofferenza, che trovava riposo in un amore non conveniente ma necessario per impedire loro di perdersi e cadere sempre più in basso; insieme per rinascere, per combattere sacrificandosi l'uno per l'altro.

Questo romanzo di Daniela Ruggero (a cui vanno i miei più sinceri complimenti) si legge davvero tutto d'un fiato e come i precedenti rende omaggio alla sua abilità stilistica capace di ricamare una storia capace di trasmettere ai lettori emozioni e sensazioni forti, vissute nel bene e nel male; questo è possibile grazie ai suoi personaggi che (come sempre) vengono caratterialmente molto ben approfonditi; i suoi protagonisti, segnati dalla rassegnazione più profonda, riescono a far risorgere la speranza quando l'amore, nato dalle ceneri della violenza, arriva a stravolgere per mettere in discussione di nuovo tutto, per diventare un amabile veleno che, poco alla volta, finisce dolcemente per infettare anche chi apparentemente ne sembra immune.

 

venerdì 20 gennaio 2023

Il mondo magico di Sandy di Daniela Viviano

 

Il magico mondo di Sandy è un romanzo fantasy. E’ la storia di una fatina di nome Sandy che dopo essere venuta a conoscenza della sua vera identità, quella di fata e non di strega, un’identità che le è sempre stata negata per turpi fini, intraprende un viaggio avventuroso alla ricerca delle sue vere radici. Nel suo intrepido viaggio non sarà da sola, ma per sua fortuna potrà godere della compagnia e della forza di quattro simpatiche maghette e di un bizzarro e affascinante elfo che scoprirà ben presto essere la sua anima gemella.

Daniela Viviano è senza dubbio un'artista poliedrica che riesce a sfruttare al massimo tutte le sue capacità anche e soprattutto in ambito letterario; il suo racconto fantasy mi ha letteralmente "catturato" fin dall'inizio tenendomi incollato sulle pagine affascinato, oltre che dalla costruzione narrativa, dalla sua capacità descrittiva del tutto molto originale e frutto di una mente "genialmente" incline a creare, con molta naturalezza, mondi magici che fanno da contorno a una storia coinvolgente e ricca di simbolismo.

La protagonista della storia è Sandy, una fatina scelta per ricevere un potere immenso, tanto prezioso da mettere a repentaglio la sua stessa esistenza; cresciuta ignorando la sua vera natura cercherà con tutte le forze, in maniera istintiva, di liberarsi dalle catene imposte da un maleficio che le impediva di sviluppare il suo vero potenziale. 

Sandy viene descritta in un primo momento con sfumature molto contrastanti, soprattutto per amplificare la natura "ambigua" del suo essere strega, conquistando così emotivamente il lettore che, consapevole della verità, con facilità s'identifica empaticamente con le vicende della protagonista che, con ingenuità, cercherà di spogliarsi di una negatività appartenente a tutte quelle creature destinate ad essere messe in disparte per la loro natura infida e malevola.

Attraverso regni immaginari accompagneremo Sandy in una storia dove sarà costretta ad affrontare prove molto difficili, contando principalmente sulla forza dell'amicizia solo fino a quando quel potere invisibile verrà rivelato e liberato suscitando però, in un primo momento, uno strano senso di colpa quasi innaturale per non essere riuscita prima a fidarsi completamente del suo istinto.

La capacità stilistica dell'autrice permette di "modellare" la narrazione utilizzando un linguaggio diverso a seconda dello scenario, non privando mai originalità e adrenalina ad una trama che, nonostante la lunghezza dei suoi capitoli, si sviluppa in modo lineare e avvincente per ogni fase del racconto.

Nella parte finale, dopo un momento di stasi nel quale la voglia di abbandonare tutto e tornare alla vita di prima sembrava predominare su tutto, la volontà di sconfiggere il male, che finalmente aveva assunto sembianze ben definite, e la necessità di mantenere fede ad una promessa fatta spingeranno Sandy a lottare e a combattere senza più nascondersi, facendo leva su una rabbia covata nell'intimo che l'aveva trasformata in una vera guerriera, pronta a tutto per il bene comune e armata di un potere straordinario. 

Tanti complimenti a Daniela Viviano (che ringrazio anche per la fiducia) che con il suo racconto fantasy è riuscita a coinvolgermi davvero tanto, attraverso uno stile descrittivo molto trascinante ma soprattutto raccontando una storia dove la protagonista si batte per la verità arrivando a sacrificare tutta se stessa; semplificando il messaggio tra le righe dell'autrice possiamo dire che Sandy è come tutti quei adolescenti che "combattono" ogni giorno per scoprire la loro vera "identità", per esprimere la loro vera inclinazione, per trovare un posto giusto in un mondo difficile, ostile, capace a volte di nascondere verità non sempre visibili se non con il cuore, con la determinazione o con la forza dell'amicizia.

martedì 10 gennaio 2023

L'urlo della sirena di Maria Enea

 

1943. In una Palermo devastata dai bombardamenti degli Alleati, la dodicenne Cristina, affetta da poliomielite, perde la propria casa nell'antico quartiere dell'Albergheria e con la famiglia è costretta a rifugiarsi in casa della nonna, in periferia.

Nel racconto, che segue la crescita della protagonista lungo un arco temporale che ci porta al 1970, le vicende e le violenze della Storia s'intrecciano con quelle di cui è vittima Cristina. La sua ancora di salvezza è rappresentata dalla profonda amicizia con la cugina Franca e con la ricchissima marchesina Laura Betalli, colta e femminista ante litteram.
Tra mille difficoltà, eventi bellici, letture, sorrisi, musica, paure, orrori e prime esperienze sentimentali. le tre ragazze realizzeranno le proprie aspirazioni,e Cristina riuscirà, grazie alla sua caparbietà e alla sua passione per l'arte, a trovare il riscatto umano a cui aspira. Una storia di speranza e resilienza.

 


 

Maria Enea ha scritto un romanzo davvero coinvolgente dove una piccola e flebile luce riesce a penetrare spesso nelle tante ombre, tra pagine cariche di angoscia per una guerra che non aveva portato solo sofferenza ma aveva tolto anche  dignità a tante persone.

Cristina è la protagonista del libro, vittima e testimone a tratti sottomessa che accompagna il lettore in una Palermo devastata dalla seconda guerra mondiale dove, nonostante la diversità, non c'era più tempo per piangere, per capire il dolore, ma solo accettare e andare avanti.

Cristina sarà costretta dal destino a crescere in fretta dimenticando la sua età per vivere una vita già minata fin dall'inizio da una anormalità che provocava tormento attraverso lo sguardo di chi guardava con compassione.

Il mondo che cambia rapidamente, la devastazione che in un attimo aveva cancellato tutto, perfino la bellezza dei colori che non riusciva più a riemergere nemmeno nell'illusione della mente che di frequente veniva turbata dal rumore delle bombe che poco alla volta avevano smantellato ogni minima speranza.

Per Cristina però la sofferenza sarà ancora più dura perché, oltre al disprezzo, riceverà dalla vita tanta rabbia e vergogna, costretta a subire senza poter chiedere aiuto a nessuno, abbandonata da tutti, perfino da quel Dio che sembrava proprio essersi dimenticato delle sue sciagure. 

La capacità stilistica dell'autrice non si evince solo in una narrazione ben bilanciata tra le diverse fasi narrative ma soprattutto nella semplicità e completezza con cui riesce a dipingere perfettamente una società dove le donne venivano discriminate, abituate a pensare in silenzio, trasmettendo tutta la forza e vigore di coloro che rivendicavano la propria libertà come forma di rispetto.

Dopo tanta tribolazione la protagonista comincerà a raccogliere i brandelli della propria anima per ricostruire un esistenza che, dopo aver toccato il fondo, non può far altro che risalire; in un paese diviso in due, dove venivano sacrificate solo le persone migliori, Cristina continuava a combattere la sua guerra personale supplicando quel Dio, urlando la sua disperazione solo per raggiungere quella vendetta che avrebbe permesso di riprendere la vita là dove era stata lasciata, per recuperare fiducia nei confronti di un amore abbandonato per lacrime e violenze.

Nonostante l'angoscia di un ricordo non ancora cancellato, l'illusione di tornare a guardare il mare con occhi diversi si scontra con la voglia di lottare per qualcosa di meglio, per non accontentarsi di affidare al tempo il compito di lenire quel senso di colpa.

Nel finale quel sentimento di speranza, accompagnato da un cielo che finalmente torna ad essere sereno e cullato da un vento leggero, ci apre una finestra su un futuro dove ritroviamo finalmente fiducia e dignità dopo tanta disperazione.

Tanti complimenti sinceri a Maria Enea (che ringrazio anche per la fiducia) che con il suo romanzo mi ha coinvolto in prima persona attraverso una storia che colpisce emotivamente in maniera forte, non risparmiando dolori e angosce dispensate da un destino che sembrava essersi accanito su una Protagonista che, nonostante tutto, riuscirà a riemergere dalle sue ceneri facendo forza sulla caparbietà e sulla resilienza, per tornare ad essere una donna libera e indipendente, una donna capace di riprendere in mano la sua vita con la forza dell'emancipazione.

 

giovedì 22 dicembre 2022

Con le ali sbagliate di Gabriele Clima

 Nino, diciassette anni, pochi amici, figlio unico, scopre timidamente i primi amori. Uno su tutti: Tiziano. Nino conosce da sempre la propria omosessualità, ma i suoi genitori (una madre ossessiva e un padre troppo sicuro dell’assolutezza dei propri valori) sono convinti che sia qualcosa di sbagliato, contro natura. Qualcosa da curare. Per questo, Nino si trova nella comunità religiosa gestita da don Claudio, una sorta di “clinica” dove ragazze e ragazzi come lui vanno per “guarire” e ritrovare la loro vera natura, quella voluta da Dio. Quando la situazione diventa insostenibile, la soluzione è la fuga. Inizia così una serie di incontri, alcuni pericolosi, altri salvifici, che Nino farà alla ricerca di sé, per potersi finalmente presentare al mondo come «Nino, maschio, omosessuale»

Il romanzo di Gabriele Clima (ispirato ad una storia vera) è senza dubbio un libro forte, scritto con cura e delicatezza da una autore che non risparmia gioie e dolori per parlare di temi importanti come omosessualità e famiglia : nel romanzo malessere e sofferenza si mischiano con amore e speranza che, cullati dalle tante sfumature poetiche, guidano gesti e liberano respiri necessari a vivere una lettura "senza condizioni"; un romanzo "disposto" ad indicarci la strada, non per stabilire cosa è bene e cosa è male, ma semplicemente per aprire il cuore e insegnarci a essere liberi, per vivere svincolati dalla difficoltà di far accettare se stessi agli altri.

Il protagonista è un ragazzo di 17 anni che sembra vivere la sua vita per compiacere gli altri, i suoi genitori specialmente verso i quali si era sempre dimostrato obbediente e diligente; questo atteggiamento non era figlio della paura ma solamente un'espediente per non creare dispiaceri, per non deludere le aspettative di chi amava troppo, trattenendo però tutto dentro, frenando anche quella voglia di vivere in maniera autonoma i suoi sentimenti.

Quando i genitori di Nino si ritroveranno in una situazione dove era più facile scappare invece che comprendere, smarriti e impauriti (mostrando tutta la loro debolezza) sceglieranno la via più semplice per loro, quella che li sottraeva dalla responsabilità di ascoltare e capire, accettando per il figlio la via della "redenzione" utilizzando Dio come "dottore" per guarire quel figlio "malato".

Nino, non sentendosi mai diverso o fuori luogo, aveva accettato senza problemi quel "provvedimento" imposto dai genitori, per assecondarli e non di certo perché sentiva la necessità di riabilitarsi da qualcosa che lui avvertiva come normale; un'occasione per lui per prendere tempo quindi e cercare di capire meglio se stesso, guardandosi dentro e confrontandosi anche con chi, come lui, stava attraversando la sua stessa condizione.

Sarà così che per Nino inizierà un percorso di crescita interiore fatto di tanti incontri e scoperte che, nel dolore e nella speranza, amplificheranno i suoi stati d'animo, arricchendolo dentro, permettendo un'esperienza di vita vissuta in libertà nel bene e nel male, fondamentale non solo per maturare ma per accettare quello che voleva essere; personalmente credo che tra i diversi personaggi incontrati da Nino nel libro, quelli più significativi e importanti per lui siano Sabina e Grace : Sabina, conosciuta nella comunità religiosa di Don Claudio, per Nino è come uno specchio dove scoprire tutta la sua fragilità, l'instabilità e la parte negativa di una coscienza che, se non risvegliata, rischiava di restare silente sotto dubbi e ripensamenti.

Grace invece, appartenente ad un mondo lontano e sconosciuto per Nino, aiuterà il protagonista a riconsiderare coraggio e voglia di vivere come strumenti per accettarsi, attraverso anche un contraddittorio "esasperato", capace però di liberare dal giudizio e dalla necessità di scegliere per cominciare a vivere i sentimenti  in maniera sincera, nella gioia o nella sofferenza.

Attraverso questa sorta di discernimento interiore Nino dopo questa esperienza non uscirà cambiato ma solo più consapevole e sicuro su quello che nel suo profondo aveva già capito, imparando a trovare pace e tranquillità anche in quel mondo dal quale si allontanava spesso, dal quale riusciva a riprendere fiato solo attraverso la musica, capace di ovattare una realtà dominata da dubbi e domande che restituiva tante sconfitte dopo aver illuso con poche vittorie.

Alla fine del viaggio Nino riuscirà a capire che per volare non aveva bisogno di cambiare le sue ali, non aveva bisogno di trovare quelle giuste, ma bastava solamente credere e prendere coraggio per spiccare un volo che nella libertà avrebbe permesso di cambiare direzione e realizzare la cosa più difficile del mondo: fregarsene di tutto e tutti per vivere al massimo la vita.

Tanti complimenti sinceri a Gabriele Clima che con incredibile delicatezza racconta una storia reale, utilizzando onestà anche quando affronta dolore e sofferenza, in una romanzo dove la speranza riesce a demolire la vergogna, dove niente è giusto o sbagliato, dove non ci sono personaggi che evolvono ma che vivono e raccontano quello che sono già, dall'inizio alla fine, attraverso una narrazione sempre leale e sincera ma soprattutto emotivamente vibrante, capace di coinvolgere in prima persona il lettore; un libro che sento di consigliare senza dubbio a tutti i ragazzi ma SOPRATTUTTO a tutti quei genitori ed educatori che a volte trovano davvero troppe difficoltà (e non solo) nell'affrontare certi argomenti, tematiche alle quali i ragazzi dovrebbero invece avvicinarsi con molta più semplicità e naturalezza. 


 

sabato 3 dicembre 2022

Il Varco di Miriam Palombi

Venafro, 1977. Theodore Harris, reduce inglese della Seconda Guerra Mondiale, nel corso di un’escursione per ritrovare la grotta in cui si era rifugiato durante l’avanzata tedesca lungo la Linea Gustav, si imbatte in un ipogeo in cui è conservata una piccola scultura di Vezkeí, idolo sannita assai controverso che

causerà in breve tempo una serie di sciagure alla sua famiglia.
Venafro, 2007. Attilio Di Nardo insieme ad alcuni operai, torna a Villa Harris, ormai abbandonata, per verificarne le condizioni strutturali ma qualcosa va storto: un crollo improvviso riporta alla luce un orrore sepolto da trent’anni nelle viscere della casa. L’incubo ricomincia…


Miriam Palombi ancora una volta regala ai suoi lettori un  capolavoro horror: Il Varco è una storia breve ma estremamente coinvolgente e soprattutto molto inquietante, merito di una trama che cresce tra angoscia e paura più profonda perché mossa da una forza malevola proveniente dal passato.

Prima di tutto c'è da dire che la scelta di pubblicare (con l'edizione cartacea) una versione illustrata del libro risulta personalmente un'idea molto indovinata, soprattutto perché la storia viene così arricchita da una sfumatura estremamente dark molto riconoscibile che, oltre a contraddistinguere bene il carattere della pubblicazione, strizza l'occhio ad uno stile ben presente nell'immaginario collettivo di chi ama il genere horror.

Miriam Palombi poi riesce nella non facile impresa di ricollocare il genere horror in un scenario "nostrano", ambientando la storia in una terra (Il Molise) dove piccole realtà quotidiane si adattano bene a nascondere misteri legati a leggende e a favole popolari; queste, mischiandosi con antiche origini, evolvono in un racconto dove anche la natura circostante, contaminata dal male, è un antagonista che partecipa malevole ad affliggere pena e sofferenza ai protagonisti che si ritroveranno disperatamente coinvolti in qualcosa che tormenterà la loro anima segnando per sempre le loro esistenze.

Questa ansietà nel libro sarà spesso riconoscibile attraverso una narrazione che, grazie all'abilità dell'autrice, coinvolge il lettore mediante uno stile (come sempre peculiare e singolare) che in questa storia risulta particolarmente impreziosito da una scrittura ricercata e quasi maniacale, nello specifico nella scelta di una terminologia richiesta e necessaria per tradurre dolore e sofferenza nella storia e nella mente dei protagonisti che si ritroveranno avvolti in una spirale di terrore e spavento. 

I ricordi, che poco alla volta riemergono con prepotenza, partecipano a rendere completamente schiavi gli animi irrimediabilmente infettati dei personaggi che non sono più in grado alla fine di confrontarsi con una realtà presente; anche tutti quei respiri lenti e trafelati contribuiscono a tradurre "disagio" in una lettura che a fatica procede tra pagine cariche di tormento; i sussurri convivono con l'inquietudine che, passando dall'illusione, viene alimentata sempre più da un oscurità più profonda dove anche gli occhi riescono a fatica ad abituarsi al buio più penetrante.

Come in ogni sua opera l'autrice è brava a sfruttare tutta la sua esperienza personale per utilizzare simbologia e arte all'interno di una vicenda dove è fortemente presente anche una ritualità pagana, realmente esistente nel folklore di quelle zone, che ancora oggi anima il territorio tra miti e leggende.

La lettura procede in maniera frenetica nella fase centrale del libro per poi giungere alla parte finale dove troviamo amplificata al massimo tutta quella disperazione conseguente ad una supplica che aleggia in tutta la storia; questa, partorita da un male che nonostante tutto era sopravvissuto nel tempo, impregnata a fondo fin dalle radici con forza riemerge accompagnata da un cupo sottofondo sinistro e da un odore nauseabondo, provocato dall'umidità di una terra bagnata dal sangue delle vittime che non avevano più forza per gridare imploranti la loro sventatezza.

Davvero tanti complimenti a Miriam Palombi che conferma ancora una volta la sua posizione di riferimento nel panorama italiano dell'horror; in questa storia, seppur in poche pagine, è stata particolarmente abile nel costruire inquietudine e terrore attraverso una vicenda legata a riti pagani, ben supportati da una storicità dei luoghi (frutto di un attento studio) in cui si svolge la storia; 

in un certo senso, proprio per questa caratteristica,

il Varco mi ha ricordato molto(con le dovute differenze)

un altro suo libro

"il Girotondo delle anime piccole"(LEGGI LA RECENSIONE)

che, se ancora non avete letto, vi invito a recuperare al più presto.

  

 

Formule mortali di François Morlupi

 In una torrida estate romana, un anziano cammina nel parco di villa Sciarra, nell’elegante quartiere di Monteverde. Un odore tremendo atti...