venerdì 20 gennaio 2023

Il mondo magico di Sandy di Daniela Viviano

 

Il magico mondo di Sandy è un romanzo fantasy. E’ la storia di una fatina di nome Sandy che dopo essere venuta a conoscenza della sua vera identità, quella di fata e non di strega, un’identità che le è sempre stata negata per turpi fini, intraprende un viaggio avventuroso alla ricerca delle sue vere radici. Nel suo intrepido viaggio non sarà da sola, ma per sua fortuna potrà godere della compagnia e della forza di quattro simpatiche maghette e di un bizzarro e affascinante elfo che scoprirà ben presto essere la sua anima gemella.

Daniela Viviano è senza dubbio un'artista poliedrica che riesce a sfruttare al massimo tutte le sue capacità anche e soprattutto in ambito letterario; il suo racconto fantasy mi ha letteralmente "catturato" fin dall'inizio tenendomi incollato sulle pagine affascinato, oltre che dalla costruzione narrativa, dalla sua capacità descrittiva del tutto molto originale e frutto di una mente "genialmente" incline a creare, con molta naturalezza, mondi magici che fanno da contorno a una storia coinvolgente e ricca di simbolismo.

La protagonista della storia è Sandy, una fatina scelta per ricevere un potere immenso, tanto prezioso da mettere a repentaglio la sua stessa esistenza; cresciuta ignorando la sua vera natura cercherà con tutte le forze, in maniera istintiva, di liberarsi dalle catene imposte da un maleficio che le impediva di sviluppare il suo vero potenziale. 

Sandy viene descritta in un primo momento con sfumature molto contrastanti, soprattutto per amplificare la natura "ambigua" del suo essere strega, conquistando così emotivamente il lettore che, consapevole della verità, con facilità s'identifica empaticamente con le vicende della protagonista che, con ingenuità, cercherà di spogliarsi di una negatività appartenente a tutte quelle creature destinate ad essere messe in disparte per la loro natura infida e malevola.

Attraverso regni immaginari accompagneremo Sandy in una storia dove sarà costretta ad affrontare prove molto difficili, contando principalmente sulla forza dell'amicizia solo fino a quando quel potere invisibile verrà rivelato e liberato suscitando però, in un primo momento, uno strano senso di colpa quasi innaturale per non essere riuscita prima a fidarsi completamente del suo istinto.

La capacità stilistica dell'autrice permette di "modellare" la narrazione utilizzando un linguaggio diverso a seconda dello scenario, non privando mai originalità e adrenalina ad una trama che, nonostante la lunghezza dei suoi capitoli, si sviluppa in modo lineare e avvincente per ogni fase del racconto.

Nella parte finale, dopo un momento di stasi nel quale la voglia di abbandonare tutto e tornare alla vita di prima sembrava predominare su tutto, la volontà di sconfiggere il male, che finalmente aveva assunto sembianze ben definite, e la necessità di mantenere fede ad una promessa fatta spingeranno Sandy a lottare e a combattere senza più nascondersi, facendo leva su una rabbia covata nell'intimo che l'aveva trasformata in una vera guerriera, pronta a tutto per il bene comune e armata di un potere straordinario. 

Tanti complimenti a Daniela Viviano (che ringrazio anche per la fiducia) che con il suo racconto fantasy è riuscita a coinvolgermi davvero tanto, attraverso uno stile descrittivo molto trascinante ma soprattutto raccontando una storia dove la protagonista si batte per la verità arrivando a sacrificare tutta se stessa; semplificando il messaggio tra le righe dell'autrice possiamo dire che Sandy è come tutti quei adolescenti che "combattono" ogni giorno per scoprire la loro vera "identità", per esprimere la loro vera inclinazione, per trovare un posto giusto in un mondo difficile, ostile, capace a volte di nascondere verità non sempre visibili se non con il cuore, con la determinazione o con la forza dell'amicizia.

martedì 10 gennaio 2023

L'urlo della sirena di Maria Enea

 

1943. In una Palermo devastata dai bombardamenti degli Alleati, la dodicenne Cristina, affetta da poliomielite, perde la propria casa nell'antico quartiere dell'Albergheria e con la famiglia è costretta a rifugiarsi in casa della nonna, in periferia.

Nel racconto, che segue la crescita della protagonista lungo un arco temporale che ci porta al 1970, le vicende e le violenze della Storia s'intrecciano con quelle di cui è vittima Cristina. La sua ancora di salvezza è rappresentata dalla profonda amicizia con la cugina Franca e con la ricchissima marchesina Laura Betalli, colta e femminista ante litteram.
Tra mille difficoltà, eventi bellici, letture, sorrisi, musica, paure, orrori e prime esperienze sentimentali. le tre ragazze realizzeranno le proprie aspirazioni,e Cristina riuscirà, grazie alla sua caparbietà e alla sua passione per l'arte, a trovare il riscatto umano a cui aspira. Una storia di speranza e resilienza.

 


 

Maria Enea ha scritto un romanzo davvero coinvolgente dove una piccola e flebile luce riesce a penetrare spesso nelle tante ombre, tra pagine cariche di angoscia per una guerra che non aveva portato solo sofferenza ma aveva tolto anche  dignità a tante persone.

Cristina è la protagonista del libro, vittima e testimone a tratti sottomessa che accompagna il lettore in una Palermo devastata dalla seconda guerra mondiale dove, nonostante la diversità, non c'era più tempo per piangere, per capire il dolore, ma solo accettare e andare avanti.

Cristina sarà costretta dal destino a crescere in fretta dimenticando la sua età per vivere una vita già minata fin dall'inizio da una anormalità che provocava tormento attraverso lo sguardo di chi guardava con compassione.

Il mondo che cambia rapidamente, la devastazione che in un attimo aveva cancellato tutto, perfino la bellezza dei colori che non riusciva più a riemergere nemmeno nell'illusione della mente che di frequente veniva turbata dal rumore delle bombe che poco alla volta avevano smantellato ogni minima speranza.

Per Cristina però la sofferenza sarà ancora più dura perché, oltre al disprezzo, riceverà dalla vita tanta rabbia e vergogna, costretta a subire senza poter chiedere aiuto a nessuno, abbandonata da tutti, perfino da quel Dio che sembrava proprio essersi dimenticato delle sue sciagure. 

La capacità stilistica dell'autrice non si evince solo in una narrazione ben bilanciata tra le diverse fasi narrative ma soprattutto nella semplicità e completezza con cui riesce a dipingere perfettamente una società dove le donne venivano discriminate, abituate a pensare in silenzio, trasmettendo tutta la forza e vigore di coloro che rivendicavano la propria libertà come forma di rispetto.

Dopo tanta tribolazione la protagonista comincerà a raccogliere i brandelli della propria anima per ricostruire un esistenza che, dopo aver toccato il fondo, non può far altro che risalire; in un paese diviso in due, dove venivano sacrificate solo le persone migliori, Cristina continuava a combattere la sua guerra personale supplicando quel Dio, urlando la sua disperazione solo per raggiungere quella vendetta che avrebbe permesso di riprendere la vita là dove era stata lasciata, per recuperare fiducia nei confronti di un amore abbandonato per lacrime e violenze.

Nonostante l'angoscia di un ricordo non ancora cancellato, l'illusione di tornare a guardare il mare con occhi diversi si scontra con la voglia di lottare per qualcosa di meglio, per non accontentarsi di affidare al tempo il compito di lenire quel senso di colpa.

Nel finale quel sentimento di speranza, accompagnato da un cielo che finalmente torna ad essere sereno e cullato da un vento leggero, ci apre una finestra su un futuro dove ritroviamo finalmente fiducia e dignità dopo tanta disperazione.

Tanti complimenti sinceri a Maria Enea (che ringrazio anche per la fiducia) che con il suo romanzo mi ha coinvolto in prima persona attraverso una storia che colpisce emotivamente in maniera forte, non risparmiando dolori e angosce dispensate da un destino che sembrava essersi accanito su una Protagonista che, nonostante tutto, riuscirà a riemergere dalle sue ceneri facendo forza sulla caparbietà e sulla resilienza, per tornare ad essere una donna libera e indipendente, una donna capace di riprendere in mano la sua vita con la forza dell'emancipazione.

 

giovedì 22 dicembre 2022

Con le ali sbagliate di Gabriele Clima

 Nino, diciassette anni, pochi amici, figlio unico, scopre timidamente i primi amori. Uno su tutti: Tiziano. Nino conosce da sempre la propria omosessualità, ma i suoi genitori (una madre ossessiva e un padre troppo sicuro dell’assolutezza dei propri valori) sono convinti che sia qualcosa di sbagliato, contro natura. Qualcosa da curare. Per questo, Nino si trova nella comunità religiosa gestita da don Claudio, una sorta di “clinica” dove ragazze e ragazzi come lui vanno per “guarire” e ritrovare la loro vera natura, quella voluta da Dio. Quando la situazione diventa insostenibile, la soluzione è la fuga. Inizia così una serie di incontri, alcuni pericolosi, altri salvifici, che Nino farà alla ricerca di sé, per potersi finalmente presentare al mondo come «Nino, maschio, omosessuale»

Il romanzo di Gabriele Clima (ispirato ad una storia vera) è senza dubbio un libro forte, scritto con cura e delicatezza da una autore che non risparmia gioie e dolori per parlare di temi importanti come omosessualità e famiglia : nel romanzo malessere e sofferenza si mischiano con amore e speranza che, cullati dalle tante sfumature poetiche, guidano gesti e liberano respiri necessari a vivere una lettura "senza condizioni"; un romanzo "disposto" ad indicarci la strada, non per stabilire cosa è bene e cosa è male, ma semplicemente per aprire il cuore e insegnarci a essere liberi, per vivere svincolati dalla difficoltà di far accettare se stessi agli altri.

Il protagonista è un ragazzo di 17 anni che sembra vivere la sua vita per compiacere gli altri, i suoi genitori specialmente verso i quali si era sempre dimostrato obbediente e diligente; questo atteggiamento non era figlio della paura ma solamente un'espediente per non creare dispiaceri, per non deludere le aspettative di chi amava troppo, trattenendo però tutto dentro, frenando anche quella voglia di vivere in maniera autonoma i suoi sentimenti.

Quando i genitori di Nino si ritroveranno in una situazione dove era più facile scappare invece che comprendere, smarriti e impauriti (mostrando tutta la loro debolezza) sceglieranno la via più semplice per loro, quella che li sottraeva dalla responsabilità di ascoltare e capire, accettando per il figlio la via della "redenzione" utilizzando Dio come "dottore" per guarire quel figlio "malato".

Nino, non sentendosi mai diverso o fuori luogo, aveva accettato senza problemi quel "provvedimento" imposto dai genitori, per assecondarli e non di certo perché sentiva la necessità di riabilitarsi da qualcosa che lui avvertiva come normale; un'occasione per lui per prendere tempo quindi e cercare di capire meglio se stesso, guardandosi dentro e confrontandosi anche con chi, come lui, stava attraversando la sua stessa condizione.

Sarà così che per Nino inizierà un percorso di crescita interiore fatto di tanti incontri e scoperte che, nel dolore e nella speranza, amplificheranno i suoi stati d'animo, arricchendolo dentro, permettendo un'esperienza di vita vissuta in libertà nel bene e nel male, fondamentale non solo per maturare ma per accettare quello che voleva essere; personalmente credo che tra i diversi personaggi incontrati da Nino nel libro, quelli più significativi e importanti per lui siano Sabina e Grace : Sabina, conosciuta nella comunità religiosa di Don Claudio, per Nino è come uno specchio dove scoprire tutta la sua fragilità, l'instabilità e la parte negativa di una coscienza che, se non risvegliata, rischiava di restare silente sotto dubbi e ripensamenti.

Grace invece, appartenente ad un mondo lontano e sconosciuto per Nino, aiuterà il protagonista a riconsiderare coraggio e voglia di vivere come strumenti per accettarsi, attraverso anche un contraddittorio "esasperato", capace però di liberare dal giudizio e dalla necessità di scegliere per cominciare a vivere i sentimenti  in maniera sincera, nella gioia o nella sofferenza.

Attraverso questa sorta di discernimento interiore Nino dopo questa esperienza non uscirà cambiato ma solo più consapevole e sicuro su quello che nel suo profondo aveva già capito, imparando a trovare pace e tranquillità anche in quel mondo dal quale si allontanava spesso, dal quale riusciva a riprendere fiato solo attraverso la musica, capace di ovattare una realtà dominata da dubbi e domande che restituiva tante sconfitte dopo aver illuso con poche vittorie.

Alla fine del viaggio Nino riuscirà a capire che per volare non aveva bisogno di cambiare le sue ali, non aveva bisogno di trovare quelle giuste, ma bastava solamente credere e prendere coraggio per spiccare un volo che nella libertà avrebbe permesso di cambiare direzione e realizzare la cosa più difficile del mondo: fregarsene di tutto e tutti per vivere al massimo la vita.

Tanti complimenti sinceri a Gabriele Clima che con incredibile delicatezza racconta una storia reale, utilizzando onestà anche quando affronta dolore e sofferenza, in una romanzo dove la speranza riesce a demolire la vergogna, dove niente è giusto o sbagliato, dove non ci sono personaggi che evolvono ma che vivono e raccontano quello che sono già, dall'inizio alla fine, attraverso una narrazione sempre leale e sincera ma soprattutto emotivamente vibrante, capace di coinvolgere in prima persona il lettore; un libro che sento di consigliare senza dubbio a tutti i ragazzi ma SOPRATTUTTO a tutti quei genitori ed educatori che a volte trovano davvero troppe difficoltà (e non solo) nell'affrontare certi argomenti, tematiche alle quali i ragazzi dovrebbero invece avvicinarsi con molta più semplicità e naturalezza. 


 

sabato 3 dicembre 2022

Il Varco di Miriam Palombi

Venafro, 1977. Theodore Harris, reduce inglese della Seconda Guerra Mondiale, nel corso di un’escursione per ritrovare la grotta in cui si era rifugiato durante l’avanzata tedesca lungo la Linea Gustav, si imbatte in un ipogeo in cui è conservata una piccola scultura di Vezkeí, idolo sannita assai controverso che

causerà in breve tempo una serie di sciagure alla sua famiglia.
Venafro, 2007. Attilio Di Nardo insieme ad alcuni operai, torna a Villa Harris, ormai abbandonata, per verificarne le condizioni strutturali ma qualcosa va storto: un crollo improvviso riporta alla luce un orrore sepolto da trent’anni nelle viscere della casa. L’incubo ricomincia…


Miriam Palombi ancora una volta regala ai suoi lettori un  capolavoro horror: Il Varco è una storia breve ma estremamente coinvolgente e soprattutto molto inquietante, merito di una trama che cresce tra angoscia e paura più profonda perché mossa da una forza malevola proveniente dal passato.

Prima di tutto c'è da dire che la scelta di pubblicare (con l'edizione cartacea) una versione illustrata del libro risulta personalmente un'idea molto indovinata, soprattutto perché la storia viene così arricchita da una sfumatura estremamente dark molto riconoscibile che, oltre a contraddistinguere bene il carattere della pubblicazione, strizza l'occhio ad uno stile ben presente nell'immaginario collettivo di chi ama il genere horror.

Miriam Palombi poi riesce nella non facile impresa di ricollocare il genere horror in un scenario "nostrano", ambientando la storia in una terra (Il Molise) dove piccole realtà quotidiane si adattano bene a nascondere misteri legati a leggende e a favole popolari; queste, mischiandosi con antiche origini, evolvono in un racconto dove anche la natura circostante, contaminata dal male, è un antagonista che partecipa malevole ad affliggere pena e sofferenza ai protagonisti che si ritroveranno disperatamente coinvolti in qualcosa che tormenterà la loro anima segnando per sempre le loro esistenze.

Questa ansietà nel libro sarà spesso riconoscibile attraverso una narrazione che, grazie all'abilità dell'autrice, coinvolge il lettore mediante uno stile (come sempre peculiare e singolare) che in questa storia risulta particolarmente impreziosito da una scrittura ricercata e quasi maniacale, nello specifico nella scelta di una terminologia richiesta e necessaria per tradurre dolore e sofferenza nella storia e nella mente dei protagonisti che si ritroveranno avvolti in una spirale di terrore e spavento. 

I ricordi, che poco alla volta riemergono con prepotenza, partecipano a rendere completamente schiavi gli animi irrimediabilmente infettati dei personaggi che non sono più in grado alla fine di confrontarsi con una realtà presente; anche tutti quei respiri lenti e trafelati contribuiscono a tradurre "disagio" in una lettura che a fatica procede tra pagine cariche di tormento; i sussurri convivono con l'inquietudine che, passando dall'illusione, viene alimentata sempre più da un oscurità più profonda dove anche gli occhi riescono a fatica ad abituarsi al buio più penetrante.

Come in ogni sua opera l'autrice è brava a sfruttare tutta la sua esperienza personale per utilizzare simbologia e arte all'interno di una vicenda dove è fortemente presente anche una ritualità pagana, realmente esistente nel folklore di quelle zone, che ancora oggi anima il territorio tra miti e leggende.

La lettura procede in maniera frenetica nella fase centrale del libro per poi giungere alla parte finale dove troviamo amplificata al massimo tutta quella disperazione conseguente ad una supplica che aleggia in tutta la storia; questa, partorita da un male che nonostante tutto era sopravvissuto nel tempo, impregnata a fondo fin dalle radici con forza riemerge accompagnata da un cupo sottofondo sinistro e da un odore nauseabondo, provocato dall'umidità di una terra bagnata dal sangue delle vittime che non avevano più forza per gridare imploranti la loro sventatezza.

Davvero tanti complimenti a Miriam Palombi che conferma ancora una volta la sua posizione di riferimento nel panorama italiano dell'horror; in questa storia, seppur in poche pagine, è stata particolarmente abile nel costruire inquietudine e terrore attraverso una vicenda legata a riti pagani, ben supportati da una storicità dei luoghi (frutto di un attento studio) in cui si svolge la storia; 

in un certo senso, proprio per questa caratteristica,

il Varco mi ha ricordato molto(con le dovute differenze)

un altro suo libro

"il Girotondo delle anime piccole"(LEGGI LA RECENSIONE)

che, se ancora non avete letto, vi invito a recuperare al più presto.

  

 

martedì 22 novembre 2022

Cambiare le ossa di Barbara Baraldi

 

Torino, 1988. Tito Ferretti ha solo quattro anni quando assiste all’omicidio di sua madre e del suo amante: è opera del “mostro”, il serial killer che sta terrorizzando la città e che sarà catturato, dopo un’indagine serrata, dal sostituto procuratore Francesco Scalviati. Sono passati 34 anni da allora. Il ricordo di quei fatti è lontano, ma il rinvenimento di un cadavere sfigurato sembra improvvisamente riaprire l’incubo: è Tito Ferretti. L’hanno massacrato con un antico spaccaossa, terza vittima di un assassino che agisce secondo una precisa, feroce dinamica. C’è un collegamento con il mostro, e quale? Il commissario Damiano Provera sa che solo una persona può venirne a capo: Aurora Scalviati, figlia del magistrato che negli anni Ottanta seguì il caso del mostro, venuta al mondo la stessa notte in cui le mani del padre si macchiarono di sangue. Capace, soprattutto, di scorgere le connessioni che nessun altro vede, e farne materia per identificare il killer. Aurora realizza subito che, anche se non sembrano avere nulla in comune, le vittime sono state scelte in base a un disegno preciso. E viene attratta da due indizi inquietanti: delle inspiegabili incisioni sulle ossa di Ferretti e un libro misterioso sulle connessioni fra teoria quantistica e fede. Mentre cerca di decifrare l’enigma arriva un’altra notizia sconvolgente: Giorgia, una ragazzina di dodici anni, è appena stata rapita… È l’inizio di un viaggio allucinante dove Aurora dovrà ricostruire un meccanismo perfetto e spietato, confrontarsi con la potenza della mente umana e capire, una volta di più, che il passato è l’unica chiave per penetrare il presente. E l’unica possibilità di redimersi. 

Barbara Baraldi ha scritto un romanzo molto avvincente, un thriller veramente ben costruito che coinvolge non solo per la sua trama intricata ma soprattutto per la complessità caratteriale dei protagonisti che assumeranno sfumature leggermente diverse e contradditorie quando si troveranno costretti a confrontarsi con un  passato che in un certo senso stava condizionando anche il loro presente.

Ritroviamo come protagonista Aurora Scalviati che, dopo un periodo in cui aveva cercato di elaborare le sue perdite, è "costretta" a far ritorno in quella Torino che aveva provato a dimenticare, insieme a quel passato doloroso che aveva inflitto ferite troppo profonde per essere già rimarginate.

Aurora è  sempre quella donna fragile e debole che abbiamo già conosciuto; bipolare e divorata dagli attacchi di ansia, prigioniera di una personalità complessa farà ritorno sui luoghi che avevano caratterizzato la sua vita, in particolare quando era poliziotta, con la consapevolezza di dover ricominciare da zero perchè sapeva bene che per salvarsi non bastava cambiare pelle ma anche le ossa.

Ma Aurora Scalviati è principalmente  una bravissima e intuitiva profiler che arrivava dove altri non riuscivano anche per la sua capacità di ragionare "fuori dagli schemi". Aurora torna nella sua Torino chiamata a stilare un profilo di un serial killer che, uccidendo in maniera cruenta e anomala, stava diffondendo panico e paura.

La protagonista, oltre a rivivere momenti dolorosi, dovrà fare i conti anche con un suo modo di essere che era cambiato nel tempo, che la faceva sentire continuamente "fuori posto" e che imprigionava la sua capacità di relazionarsi con gli altri.

Questa sua "posizione" condizionerà Aurora anche per gli errori commessi quando, per dimostrare il suo valore, si ritroverà ad agire di puro istinto abbandonando la ragione; ad appesantire il tutto tornerà quel confronto con il padre (ancora non "smaltito") e una senso di consapevolezza sul tempo passato e sul pericolo nel superare certi confini.

Tutto questo segnerà anche la capacità di giudizio in un indagine che, dopo un rapimento di una bambina, diventerà ancora più intricata; in un clima di ostilità tutti i sentimenti riemersi in maniera contrastante in questa corsa contro il tempo alimenteranno una rabbia difficile da tenere sotto controllo.

Stilisticamente la narrazione è divisa in due piani temporali: passato e presente utilizzati dall'autrice con un buon equilibrio.

La scrittura risulta sempre fluida e molto accattivante, grazie anche a capitoli brevi che sostengono un ritmo serrato che cresce pagina dopo pagina.

L'autrice è abile a plasmare la trama creando incastri perfetti che si ricompongono dopo che vengono esasperati da suspance e liberati da un introspezione psicologica dei personaggi, accurata e precisa nelle azioni e sempre coerente con la caratterizzazione dei protagonisti, tenedo sempre come riferimento le opere precedenti.

Nel libro si parla anche di miracoli, di riti e rituali più vicini ad un concetto di fede che nel libro sembra in costante bilico tra credere e sperare, da capire o assecondare, introducendo anche il concetto di meccanica quantistica che in un primo momento risulterà lontano dal contesto; l'autrice oltre a svincolare dal giudizio il lettore lascia  libertà anche su una realtà narrativa dominata da una sincronicità di eventi che condizionano e dividono lo sviluppo di una trama che, anche per questo, risulta parecchio articolata.

Le indagini sembreranno sempre più coinvolgere Aurora, impegnata a trovare redenzione nei confronti di quella figura paterna adesso forse meno distante, dando la forza e determinazione per lottare e raggiungere giustizia anche quando tutto sembrerà perduto, quando anche il dialogo sembrerà cambiare e diventare più severo per meglio adattarsi alle scene adrenaliniche specie nella parte finale del libro.

Il finale risulterà veramente inaspettato grazie anche all'abilità con cui l'autrice è brava a seminare indizi che si riescono a collegare solo nella fase finale del libro, creando quella tensione giusta fino alla conclusione dove si rivelerà una verità difficile da accettare, perchè ancora una volta la Realtà non aveva offerto certezze, anzi a maggior ragione quello che sembrava semplice alla fine nasconderà una complessità tale da sorprendere e coinvolgere empaticamente attraverso una sofferenza insensata, che disorienta ma che crea quel mix giusto tra sofferenza e azione.

Tanti complimenti a Barbara Baraldi che, dopo la trilogia del buio, torna con una thriller davvero molto coinvolgente; l'autrice, "alzando l'asticella", introduce questa volta nella sua storia  elementi "nuovi", davvero molto significativi che, oltre a prestare il fianco ad una riflessione profonda, rendono più complicato e originale lo sviluppo di una trama che sfrutta le diverse sfumature per accrescere, in modo non convenzionale, la complessità di una vicenda capace di catturare noi lettori dalla prima all'ultima pagina.


lunedì 14 novembre 2022

Le lacrime delle sirene di Emanuela Valentini

 

Una sirena. È ciò che vede galleggiare sul pelo dell'acqua un pescatore accorso nella notte a controllare la sua barca dopo una terribile tempesta a Punta Ligea, dove la costa calabrese si protende verso lo Stretto. Assomiglia alla polena di una nave, tanto è perfetta. Ma quando la sirena lo guarda, appena prima di inabissarsi, lui capisce di essere di fronte al mito che ogni marinaio conosce, quello delle regine dei mari. Sul posto viene chiamata Stella, una sommozzatrice che con l'acqua ha un legame particolare da quando il mare si è preso sua sorella. La sirena è in realtà un'adolescente bellissima, mutilata, i piedi a formare una pinna e un ciondolo adagiato sul petto. L'ispettore incaricato delle indagini vorrebbe coinvolgerla, ma Stella è irremovibile, ha promesso a sé stessa e a sua figlia che avrebbe chiuso per sempre con quella vita. Intendono partire per Roma per ricostruire un'esistenza lontana dai ricordi e dagli incubi del presente. Quando è sul punto di salutare tutti, però, Stella scopre che c'è un legame di sangue tra la sua famiglia e quell'incomprensibile morte. La sirena riguarda in qualche modo il suo passato. E Stella capisce che spetta a lei fare luce sulla vicenda, anche se questo significa rischiare di affogare nel mare dei ricordi. Come ne "Le segnatrici", Emanuela Valentini esplora il mondo delle credenze popolari e dei miti ancestrali ancora vivi nel nostro Paese. E va in profondità in questa dimensione oscura e occulta portandoci con il fiato sospeso fino all'ultima, imprevedibile, pagina.


Quello di Emanuela Valentini è un thriller psicologico con una tensione narrativa ben bilanciata, divisa da un passato dove emergono folklore e credenze popolari che, unite nel presente, aggiungono sfumature "mitiche" per espandere un mistero avvolto da orrore che coinvolgerà in prima persona la nostra protagonista (Stella), costretta a far luce anche nel suo di passato, immergendosi di nuovo in tutti quei ricordi dolorosi che avevano procurato ferite non ancora rimarginate.

Le lacrime delle sirene è un libro dove si parla di famiglia, senza filtri,  con estrema sincerità da parte dell'autrice che riesce a dimostrare come a volte violenza e orrore possano nascondersi anche in questa "culla perfetta" dove è facile nascondere segreti che, crescendo nell'indifferenza, alimentano mostri capaci poi di perseguitare per anni.

Stella è una donna forte che aveva faticato non poco per affermarsi nella sua professione; una donna che affrontava le sue paure per lenire e curare le proprie ferite personali, inflitte da una vita che non sempre andava come dovrebbe.

Proprio per allontanarsi da quei luoghi che erano fonte di incubi sempre più frequenti, Stella sceglie di trasferirsi nel tentativo di dimenticare, cambiando vita abbracciando però quasi incosciamente il proprio destino di fuggiasca.

Ma al passato non si può sfuggire e quello di Stella si ripresenterà sotto forma di incubo che la consumerà, forzata dalle circostanze, fin dal primo momento in cui si prenderà cura di una morte incomprensibile che aveva risvegliato qualcosa in lei, cosi' profondamente sconvolta e trascinata dal richiamo dal sangue, costretta non solo a risolvere un enigma ma ad intraprendere anche quel viaggio interiore necessario che la metterà di fronte ai suoi mostri.

Nel romanzo possiamo facilmente ritrovare tutto il fascino stilistico dell'autrice che, come al suo solito, esprime tutta la sua personalità non solo nei protagonisti ma anche attraverso storie avvolte dal mistero, nel desiderio di far luce su quelle zone d'ombra, dove l'istinto vince sulla ragione, indagando in particolare sulle parti più oscure dell'animo umano.

Personalmente posso dire che, rispetto ai precedenti, in questo ultimo romanzo ho percepito i personaggi intimamente ed empaticamente più approfonditi: costretti tutti a guardarsi nella loro intimità, perchè attratti poi dallo stesso vortice, saranno prima trascinati e poi indirizzati dall'autrice ognuno a percorrere una sorta di viaggio "catartico" per analizzare se stessi.

Forte nel romanzo è anche la presenza di un simbolismo ben radicato nella storia : l'autrice infatti utilizza elementi naturali, come il mare, creando attorno un'atmosfera di incertezza legata soprattutto alla sua crudeltà, per sottolineare poi indirettamente quel legame con una fragilità umana che mette su sue piani distinti uomini e natura.

L'acqua diventa così un vero e proprio personaggio, un elemento fondamentale che interagisce con gli altri e che lega il suo destino con quello dei protagonisti.

Sempre in ottica di simbolismo trovo molto significativa la scelta dell'autrice che, per "identificare" il concetto di duplicità tra vita e morte, utilizza una creatura come la sirena, un essere metà donna e metà animale, attraverso il quale indicare la strada da percorrere per intraprendere un cammino psicologico, interiore e personale, un viaggio catartico che incontrando il mare e le sue creature condurrà poi a confrontarsi con i mostri che ognuno porta dentro di se.

Questo è quello che succederà a Stella che, come gli eroi legati al mito, sarà chiamata alla "prova", percorrendo senza paura la sua strada, abbracciando il cambiamento necessario per affrontare quei mostri che l'avevano tormentata, non fuggendo più perchè decisa a trovare risposte tramite questi.

Quello di Emanuela Valentini è un romanzo davvero molto profondo che permette di guardarci dentro, che colloca il lettore davanti ad uno specchio; una storia che, quasi come una fiaba per adulti, rapisce ed incanta attraverso la profondità del mare con la quale ognuno può ritrovare se stesso, permettendo pero' di riemergere solo a chi sarà disposto ad accettare quella parte oscura, affrontando i mostri sepolti da un passato dal quale non si puo' scappare all'infinito.

Tantissimi complimenti sinceri alla bravissima Emanuela Valentini (che seguo con stima da diverso tempo) perchè con il suo libro è riuscita a coinvolgermi con un thriller davvero ben articolato, che mettere a nudo la complessità dell'animo umano permettendo a noi lettori di intraprendere un viaggio, insieme alla protagonista, attraverso un mondo fatto di mistero e tradizioni popolari, attraverso una trama che si sviluppa in maniera non scontata e mai banale fino alle ultime pagine dove troviamo un finale che colpisce e disorienta, non solo per il suo carattere imprevedibile, ma perchè costringe a rivedere tutte quelle certezze già intensamente minate nel corso del libro.

 


Formule mortali di François Morlupi

 In una torrida estate romana, un anziano cammina nel parco di villa Sciarra, nell’elegante quartiere di Monteverde. Un odore tremendo atti...