Valeria Gargiullo ha scritto un romanzo d'amore e violenza,
giovedì 21 luglio 2022
Mai stati innocenti di Valeria Gargiullo
Valeria Gargiullo ha scritto un romanzo d'amore e violenza,
lunedì 30 maggio 2022
Morsi di Marco Peano
Tutto ha inizio con una ragazzina che gioca nella neve. Si chiama Sonia, sono le vacanze di Natale del 1996 – quelle della grande nevicata – e lei deve passarle suo malgrado a casa della nonna. Siamo a Lanzo Torinese, un paesino di mezza montagna dove ogni cosa sembra rimasta ferma a cinquant’anni prima. Compresa la casa cigolante e ingombra di mobili in cui vive nonna Ada, schiva, severa vecchia che nella zona ha fama di guaritrice (ma chissà, forse è altro), per la quale Sonia prova un affetto distante. La scuola ha chiuso prima del previsto a causa di quello che tutti chiamano “l’incidente”: la professoressa Cardone, acida insegnante di italiano, si è trincerata nella sua aula e durante una lezione – di fronte a una classe segregata e terrorizzata – ha fatto qualcosa di indicibile. Qualcosa che adesso, mentre Lanzo un po’ alla volta si svuota per via delle feste e dell’incessante vento ghiacciato, sembra riguardare tutti gli abitanti. Toccherà a Sonia, insieme al suo amico Teo, ragazzino di famiglia contadina educato alla voracità, affrontare l’incubo in cui sono precipitati. Complici per forza, Sonia e Teo si avventurano nel biancore accecante della neve col distacco curioso di chi non ha pregiudizi e forse proprio per questo può sperare nella salvezza. Ma che cos’è la salvezza? Andar via, cambiare vita? O restare e tentare di resistere?
Marco Peano ha scritto un romanzo che mi ha piacevolmente spiazzato e sorpreso, attraverso una trama che si sviluppa pagina dopo pagina in maniera davvero inattesa con tanti colpi di scena.
Se il libro nella parte iniziale viene percepito come un romanzo di formazione ecco che quasi subito un singolo sconvolgente episodio stravolge la narrazione che passa rapidamente senza filtri dall'Horror per il Fantastico, trasformandosi in una favola dark che fondamentalmente racconta il passaggio dall'infanzia all'età adulta scoprendo la vita e le sue verità nel bene e nel male.
La vicenda è ambientata nelle valli torinesi durante le vacanze di natale 1996, un luogo dove la vita sembrava essersi fermata, dove la quotidianità trascorreva rallentata fino a quando qualcosa di indicibile sconvolge tutto e tutti fin dalle viscere, dando il via a nefasti episodi che macchieranno il candore della neve con il rosso del sangue.
I due protagonisti sono solo due ragazzini, Sonia e Teo, uniti da un amicizia timida e sincera che, come l'intero paese, vengono coinvolti da un incubo figlio di una follia che costringerà i due a crescere in fretta per affrontare quell'orrore che aveva strappato di dosso lo loro innocenza.
Il lettore accompagnerà Sonia e Teo in questo viaggio di sola andata dove per sopravvivere bisognava capire in fretta se fosse meglio scappare o rimanere per resistere:
Sonia più razionale e risolutiva mentre Teo più insicuro e ingenuo per la prima volta nella loro vita erano soli e senza l'aiuto di nessuno, costretti a fare i conti con una morte, sviscerata nel romanzo in maniera macabra ma naturale, raccontando quell'incubo in cui erano sprofondati con occhi innocenti.
Lo stile dell'autore si mantiene senza dubbio molto scorrevole in ogni parte del romanzo; sempre incisivo e graffiante, risulta molto tagliente e freddo nelle fasi più cruente, sicuramente per non lasciare tempo e spazio alla pietà e alla comprensione che risulta presente invece nelle parti narrative più cupe che mostrano il fianco alla riflessione più profonda.
L'autore utilizza a pretesto l'epidemia nel romanzo per edificare una società incapace di lottare e combattere, logorata sotto i colpi non solo di un male che tornava ciclicamente sotto forme diverse, ma anche da un'incomunicabilità e staticità che impediva di evolvere; una
società (moderna) destinata all'autodistruggimento se intrapresa la strada del rifiuto verso tutto quello che è
nuovo e diverso, incapace di reagire alla perdita comune non accettando un cambiamento inevitabile, un futuro necessario per andare avanti.
Quello di Peano è un libro che colpisce forte con la stessa intensità dei colpi inferti dal terrore che incupisce la vicenda narrata, un dolore sordo che diventa allegoria di una paura del crescere e affrontare le difficoltà della vita mettendosi in discussione.
Complimenti sinceri a Marco Peano che con il suo romanzo riesce a "demolire" i cardini di un Genere ben distinto, che nel libro si modellano invece in maniera originale su varie sfaccettature e interpretazioni, emozionando i lettori attraverso una lettura che forse solo nel finale appare un po' troppo "precipitosa", lasciando frustrazione per tante domande insolute in un epilogo di una vicenda sconvolgente quanto trascinante che sembra non essersi preso il tempo
necessario per ricevere i meritati applausi.
venerdì 8 aprile 2022
Niente di vero di Veronica Raimo
Prendete lo spirito dissacrante che trasforma nevrosi, sesso e disastri famigliari in commedia, da Fleabag al Lamento di Portnoy, aggiungete l'uso spietato che Annie Ernaux fa dei ricordi: avrete la voce di una scrittrice che in Italia ancora non c'era. Veronica Raimo sabota dall'interno il romanzo di formazione. Il suo racconto procede in modo libero, seminando sassolini indimenticabili sulla strada. All'origine ci sono una madre onnipresente che riconosce come unico principio morale la propria ansia; un padre pieno di ossessioni igieniche e architettoniche che condanna i figli a fare presto i conti con la noia; un fratello genio precoce, centro di tutte le attenzioni. Circondata da questa congrega di famigliari difettosi, Veronica scopre l'impostura per inventare se stessa. Se la memoria è una sabotatrice sopraffina e la scrittura, come il ricordo, rischia di falsare allegramente la tua identità, allora il comico è una precisa scelta letteraria, il grimaldello per aprire all'indicibile. In questa storia all'apparenza intima, c'è il racconto precisissimo di certi cortocircuiti emotivi, di quell'energia
Chi può dire quale sia la parte più vera di noi??? Quale quella reale e quale quella che fingiamo di vivere agli occhi degli altri??
L'autrice, attraverso una narrazione ironica e dissacrante, "immola" i suoi ricordi personali per diventare stimolo, per trasformarsi in specchio attraverso il quale il lettore possa immergersi nell'oscurità di un vivere in perenne bilico tra essere e apparire.
I ricordi familiari, raccontati con disarmante drammaticità e tormento, descrivono una cacofania affettiva frutto di una esasperazione dei ruoli genitoriali: una madre ansiosa e un padre iperattivo nel controllare la vita dei suoi cari conducono ad un educazione "particolare" che incita alla noia più totale, vietando la cose "più spericolate" come andare in bicicletta o nuotare.
Ecco che la nostra Protagonista, insieme ad un fratello super talentuoso (con il quale viene a patti fin da piccola), passa parte dell'adolescenza chiusa in casa per affrontare poi, in età adulta, le tempeste dei primi amori, delle vacanze mai fatte, lotte e sconfitte che affronta circondandosi di ogni finzione, necessaria per poter non vivere ma sopravvivere.
Questo romanzo di formazione, scritto in maniera schietta e auto ironica, dimostra come l'autrice sia figlia di una società che impone modelli dai quali però cerca disperatamente di staccarsi e combattere a colpi di "non", per esprimere quel un senso di ribellione verso tutto e tutti, perchè anche la "sovversione" può essere un bisogno da reclamare.
La prosa è composta principalmente da un monologo interiore profondo, cinico ma a lunghi tratti quasi commovente; il dialogo è sincero ma inquieto e si mantiene sempre lontano da un facile buonismo. Nell'insieme l'autrice con il suo stile riesce ad uscire fuori da quella inflessibilità specifica del romanzo classico, muovendosi bene fuori dagli schemi anche quando gioca, molto spesso, con le parole creando vere e proprie "divagazioni" linguistiche.
Nel libro non vengono risparmiati temi importanti: sesso, aborto, lutti e amicizie troncate sono presenti e vissuti con la consapevolezza di una età adulta dove purtroppo ci si abitua a tutto, anche al dolore che entra nelle ossa e ci accompagna per parte della nostra esistenza; attraverso la sua esperienza personale l'autrice racconta una vita consumata dalla mezogna che, oltre a danneggiare il prossimo, frena la voglia di essere migliori, di prendere finalmente le sembianze di quello che solamente si finge.
Per l'autrice il ricordo diventa importante e sincero anche quando le varie sfumature ne oscurano i particolari, celando empaticamente solo quelli davvero importanti, a discapito di qualcosa che colpisce lasciando il segno; la memoria diventa cosi' come una sorte di roulette russa dove ad ogni giro si vince o si perde.
Davvero tanti complimenti a Veronica Raimo che con il suo libro mi ha colpito e rapito attraverso pagine ricche di affettività distaccata e sofferta con le quali racconta il suo intimo senza filtri e senza pause, nemmeno quando attraversa ricordi dolorosi che riesce ad esprimere in maniera asettica perchè, una volta superati certi muri, è certamente molto più difficile raccontare e descrivere la felicità, che rimane costantemente in bilico tra realtà e apparenza fino alle ultime pagine di una romanzo davvero molto coinvolgente e scritto con uno stile totalmente sincero e spegiudicato.
mercoledì 16 febbraio 2022
L'uomo senza sonno di Antonio Lanzetta
mercoledì 2 febbraio 2022
La violenza del mio amore di Dario Levantino
martedì 25 gennaio 2022
Cantico Dell'Abisso di Ariase Barretta
"Cantico dell'abisso" è il ricordo di un'estate che racchiude tutto il simbolismo della scoperta, dei sogni, della consapevolezza, della violenza e dell'accettazione di sé. È la storia di Davide, di situazioni apparentemente incredibili, di messe in scena che servono in modo utile e funzionale a raccontare la verità o, se si vuole, una delle tante realtà possibili. È la vicenda di un tredicenne che vive a Bologna e che ama visceralmente suo padre, Osvaldo, in modo morboso, incapace di stabilire un limite o un oltre che non deve essere travalicato. Davide affronta la sua acerba consapevolezza in modo aperto, in un viaggio che lo porterà all'emancipazione e categoriche scelte di vita, non ultima quella di convivere serenamente con la propria omosessualità e con la decisione di diventare transgender. Nel romanzo di Ariase Barretta nulla è più potente della realtà, in una narrazione fluida che mescola passato e presente, dolore e promesse di una vita migliore.
Ariase Barretta ha scritto un libro "scomodo", una storia difficile da raccontare, un romanzo di formazione intriso di un dolore ancora più intenso perché consumato nella sfera familiare; il protagonista, una volta raggiunta la maturità necessaria, solo da adulto trova la forza per analizzare con oggettività quello vissuto, raccontando con sorprendente equilibrio una fanciullezza segnata da cicatrici profonde, una condizione subita nella totale innocenza, un amore "frainteso" che lo aveva costretto a crescere ad occhi chiusi.
Lo stile di Barretta è "spietato", crudelmente ostinato sia nella parte descrittiva che nei dialoghi dove soprattutto ritroviamo quel disagio e vergogna capaci di toccare la sensibilità del lettore, provocando quasi "paura" al lettore, un timore che avvolge la lettura e porta verso un dubbio riguardo a quel sentimento vissuto che, nella "normalità", viaggia parallelo ad un malessere che non solo necessariamente va raccontato "senza filtri" ma soprattutto distinto per capire a fondo l'intimità del protagonista.
Personalmente devo ammettere di aver fatto fatica a leggere certe parti del libro, non tanto per una "pesantezza" narrativa che risulta quasi sempre assente se non nelle parti più "crude" del romanzo, ma perché risulta estremamente difficile non condividere emotivamente la sensibilità del protagonista che subisce senza capire, che soffre per un amore innaturale, scomodo, morboso, che rende lui schiavo e il suo cuore prigioniero, legato dalla bassezza umana che divora con la gelosia e inganna con l'affetto.
Davide è un ragazzo come gli altri, cresciuto negli anni 80' con il walkman, le canzoni di Madonna, la guida tv e con un fratello che mal sopporta per quel fare da "primo della classe". La sua esistenza trascorre tra alti e bassi fino a quando in lui comincia a crescere dentro qualcosa che poco alla volta lo libera, non solo dai pregiudizi mentali, ma anche dall'incerezza di accettare come "normale" un affetto deviato, cresciuto giorno dopo giorno, preferendo così costruire, inconsciamente, quel mondo alternativo necessario per mettersi al sicuro da una realtà che lo stava cambiando in peggio.
Attraverso la storia di Davide l'autore affronta indirettamente il problema relativo alle tante difficoltà generazionali che, oggi come ieri, lasciano gli adolescenti da soli di fronte al disagio, senza punti di riferimento positivi e concreti continuamente a combattere con un senso di ineguadezza che, oltre che a condizionare le loro scelte, porta alcuni di loro purtroppo a crescere troppo in fretta.
La lettura procede con molta difficoltà per il contenuto che smarrisce e colpisce il lettore che pagina dopo pagina si ritrova a cercare risposte a domande troppo moleste e che solo nell'epilogo ritrova un senso di pace tradotto nell'accettazione della condizione passata: a 43 anni Davide non è solo stanco di farsi domande ma è anche convinto ancor di più ad abbandonare per sempre quel suo sguardo innocente, non essendoci più spazio nel suo cuore per la sofferenza, non più spazio nella mente per i ricordi, solo dimenticare ed andare avanti seguendo quella luce che da tempo brillava di un colore diverso.
Complimenti sinceri a Ariase Barretta che ha scritto con "coraggio" un libro che racconta una storia di violenza in maniera così reale e struggente che non può non coinvolgere chi legge; con il suo stile diretto e "dissacrante" impegna emotivamente sia il lettore che i suoi Personaggi, facendo sprofondare alcuni nell'abisso per farli poi riemergere dalla profondità per comprendere meglio e accettare se stessi, in un atmosfera di continuo disagio per una sofferenza che, una volta superati certi limiti, non permetteva più ripensamenti ma solo accettazione.
giovedì 11 febbraio 2021
Figli dello Stesso Fango di Daniele Amitrano
Una telefonata misteriosa annuncia ad Andrea una morte di overdose. Lui, un giovane e affermato giornalista residente a Milano, decide di tornare nel suo paese dopo circa dieci anni. Il ritorno nella casa dove ha vissuto la sua adolescenza lo fa affondare nell’oscurità del tempo passato e rivivere eventi quasi del tutto dimenticati. Nel suo flashback ripercorre varie tappe: il dramma della malattia del fratello, affetto da schizofrenia; la ricerca di una via d’uscita dalla monotonia della piccola realtà di provincia e il fascino dei ragazzi più grandi che appaiono imbattibili; la ricerca del prestigio sociale attraverso falsi miti generazionali, come la droga e la violenza; le leggi non scritte del branco. È un periodo di ribellione e di assoluta sete di libertà che induce il protagonista e i suoi amici a un escalation di eventi che li condurrà sull’orlo del baratro. Quando Andrea scopre l’identità del defunto, inizia la sua personalissima indagine. Incontrando gli amici d’infanzia, il giornalista scopre che la droga è sempre il filo conduttore degli eventi ma non è la sola protagonista che porterà all’epilogo inaspettato e drammatico.
La stessa dinamica e sensazione descritta dall’Autore ci introduce a uno dei Temi Principali del Romanzo: La Droga.
Questa, descritta come rimedio capace di “insonorizzare” le emozioni e creare una realtà parallela utile per allontanarsi dai problemi e sofferenze, è la stessa in cui s’imbatte Andrea quando si trova in mano una pallina di hashish e decide di provare quella droga nella speranza di dimenticare il dolore provocato da una delusione d’amore; ma l’altro motivo secondario è quello che tocca l’altro Tema Principale del Romanzo, ovvero la voglia adolescenziale di “integrarsi” in un gruppo di amici che porta a compiere gesti al limite e atteggiamenti contrari solo per seguire la massa e scalare qualche gradino di quella scala invisibile che definisce il grado di popolarità dei ragazzi di quell’età, condizionandoli in maniera sbagliata per seguire i falsi miti adolescenziali.
Quindi Droga e Accettazione Sociale viaggiano in contemporanea attraverso il Romanzo e rappresentano quel “Fango” del titolo che accomuna tutti i ragazzi protagonisti , alcuni sapranno liberarsene mentre altri rimarranno invischiati e “sporcati” per sempre condizionandone le aspettative di vita futura.
Devo ammettere che all’inizio la Trama mi aveva portato a pensare di leggere un libro “giallo” con tinte noir, INVECE poi ho cominciato a capire che l’Autore abilmente ha utilizzato come pretesto l’accaduto per costruirci sopra un ROMANZO DI FORMAZIONE , che ha come Protagonista Andrea che rappresenta il classico ragazzo in fase adolescenziale che deve fare i conti con la scuola, i primi amori, le amicizie, e in particolare i problemi legati all’ambito familiare dove vivrà un rapporto sempre sincero e leale con i genitori MA difficile e subordinato per le esigenze di un Fratello Schizzofrenico per il quale LUI, troppo orgoglioso, terrà tutto dentro senza mai esternare le sue difficoltà a nessuno per non accettare i sguardi compassionevoli e pietosi di Maestri e Amici.
Con Capitoli brevi, intensi e uno stile delicato ma quando necessario Forte e adatto al contesto, l’Autore riesce benissimo nel suo intento, cioè quello di raccontare una Vicenda Vera, ricavata da fatti vissuti realmente dallo stesso Autore e in parte frutto di Fantasia , che coinvolge e trascina proprio perchè sincera e capace di far riconoscere come “vicini” scenari e dinamiche sociali a chi legge.
A me personalmente è piaciuto del libro , oltre alla storia narrata, l’abilità e la cura di Amitrano nel aver disseminato tanti elementi nel racconto che, solo dopo aver finito di leggere, ho rivalutato e compreso al meglio, tutti collegati a quel finale sicuramente inaspettato e architettato con maestria da lasciare con l’amaro in bocca.
In particolare mi riferisco alle “citazioni” prima del Prologo di Alda Merini e di Jim Morrison, alla Copertina del libro ma SOPRATTUTTO al simbolismo dello specchio che troviamo all’inizio e alla fine del libro, simboleggiando ciò che vorremmo essere, ciò che gli altri vedono in noi, lasciando nelle ultime pagine il Lettore con un velo di tristezza e paura per il Futuro prossimo del nostro Protagonista.
Complimenti di cuore a Daniele Amitrano che mi ha “catturato” con il suo affascinante Romanzo, incollandomi letteralmente alle pagine e facendomi partecipe della sua incredibile creatività e abilità, portandomi a consigliare tutti, con assoluta sincerità, a leggere “Figli dello stesso Fango”. Sicuro che saprà coinvolgere e appassionare di certo TUTTI , in particolar modo lo consiglio come lettura utilissima per Educatori e Genitori , ma anche molto formativa per Adolescenti , per capire e comprendere al meglio quanto siano importanti e fondamentali per il futuro, dinamiche e problematiche affrontate dai Ragazzi durante la loro difficile fase adolescenziale.
( Recensione di Walter Bianco da AmabiliLetture Blog )
Formule mortali di François Morlupi
In una torrida estate romana, un anziano cammina nel parco di villa Sciarra, nell’elegante quartiere di Monteverde. Un odore tremendo atti...






