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giovedì 21 luglio 2022

Mai stati innocenti di Valeria Gargiullo

 Uno stradone di un chilometro divide Civitavecchia a metà. Da una parte Santa Fermina, con le sue villette a due piani e le vie coi nomi dei fiori; dall'altra Campo dell'oro, i casermoni popolari e i fumi degli impianti industriali che corrodono l'anima delle persone. Di là, un futuro prospero, le bollette in regola, le vacanze al mare; di qua, le famiglie arrancano e i figli, abbandonati a loro stessi, sognano una fuga impossibile. È quello che fa anche Anna, che ha studiato duramente e messo i soldi da parte per potersene andare via, lontano, all'università. Poche settimane ancora e finalmente salirà su un treno, pronta a costruirsi una vita diversa. Tutto sembra andare in frantumi quando Anna vede Simone, il suo fratellino di quattordici anni, in sella a un motorino, con un martello in mano, insieme alla feroce banda criminale che controllala zona. I Sorci, li chiamano, e nei loro affari è bene non immischiarsi mai. Anna vorrebbe salvarlo, ma sa che con certa gente è impossibile trattare. Si scende a patti, semmai, fino alle estreme conseguenze. Con l'autenticità di chi in un posto così ci è nato e cresciuto, Valeria Gargiullo demolisce la retorica che spesso accompagna il racconto delle periferie, e lo fa con la consapevolezza che il Male non è soltanto un nemico, ma anche un compagno quotidiano e una pericolosa tentazione.


Valeria Gargiullo ha scritto un romanzo d'amore e violenza,
una storia coraggiosa raccontata senza ipocrisia o vittimismo
dove i protagonisti, crescendo troppo in fretta, riversano tutta la loro disperazione in quella voglia di evadere per lasciarsi tutto alle spalle, dove il coraggio per alcuni si traduce nel desiderio di combattere per cambiare un destino già scritto, mentre per altri si modella sulla pelle di chi decide di restare vittima del luogo in cui si nasce, arrendendosi alla vita.

Ci troviamo a Civitavecchia, nella parte popolare, un quartiere immaginario poi non molto lontano dalle nostre periferie: Campo dell'oro; qui Anna, la nostra protagonista, combatte ogni giorno la miseria con la voglia di redimersi da una vita senza vie di fuga, dividendo il suo amore per il fratello e per la madre e coltivando odio nei confronti del padre che li aveva abbandonati.

In una famiglia dove i ruoli erano mescolati per Anna solo lo studio era l'unica possibilità di riscatto, l'unica cosa che ancora non l'aveva tradita, l'arma per evadere da tutto e tutti;
La sua speranza, a lungo coltivata, finirà però presto per infrangersi contro una realtà dolorosa che la metterà di nuovo a terra, un muro invalicabile che metterà alla prova il suo sentimento attraverso un ricatto d'amore che la trascinerà con forza nella violenza, portandola al limite facendo emergere tutto il male nascosto.

In questo dialogo personale Anna rilegge la sua vita attraverso tutta quella amarezza provata, dove i ricordi crudeli di un passato distante ancora bruciano sotto la sua pelle; quello per lei era forse davvero l'ultimo tentativo per chiudere i conti col passato, cercando di canalizzare ed esorcizzare tutto il male vissuto, tutta quella disperata volontà di dimenticare, attraverso il ricordo, un nemico a volte combattuto e in parte assecondato con coraggio.

Il coinvolgimento emotivo del lettore passa attraverso una narrazione che si sviluppa attraverso capitoli che alternano passato e presente: un romanzo raccontato in due tempi dove un dialogo intriso di violenza ben sostiene quel un ritmo cupo e drammatico che coinvolge emotivamente in quei frangenti dove si affievolisce la speranza sempre più soffocata da frustrazione e risentimento.

L'autrice, con un linguaggio sempre sincero e giovanile, è davvero brava nel raccontare una storia senza giudizio o retorica, attingendo al proprio vissuto, contrapponendo il degrado sociale a quella voglia di rinascita di chi non si arrende.

La storia di Anna diventa cosi' quella di tutti noi, di chi nonostante tutte le difficoltà non si arrende e cerca di cambiare in meglio la propria esistenza, a tutti i costi, anche se per farlo ci si deve sporcare le mani o affrontare muri invalicabili.

Davvero tanti complimenti sinceri a Valeria Gargiullo che ha scritto un libro d'esordio davvero molto trascinante, che colpisce per la forza dei suoi protagonisti e per la capacità stilistica con la quale, con la semplicità del cuore, racconta una storia molto vicina alla nostra quotidianità che, anche per questo, rende il coinvolgimento empatico con i protagonisti ancora più veritiero e sincero.


lunedì 30 maggio 2022

Morsi di Marco Peano

 

Tutto ha inizio con una ragazzina che gioca nella neve. Si chiama Sonia, sono le vacanze di Natale del 1996 – quelle della grande nevicata – e lei deve passarle suo malgrado a casa della nonna. Siamo a Lanzo Torinese, un paesino di mezza montagna dove ogni cosa sembra rimasta ferma a cinquant’anni prima. Compresa la casa cigolante e ingombra di mobili in cui vive nonna Ada, schiva, severa vecchia che nella zona ha fama di guaritrice (ma chissà, forse è altro), per la quale Sonia prova un affetto distante. La scuola ha chiuso prima del previsto a causa di quello che tutti chiamano “l’incidente”: la professoressa Cardone, acida insegnante di italiano, si è trincerata nella sua aula e durante una lezione – di fronte a una classe segregata e terrorizzata – ha fatto qualcosa di indicibile. Qualcosa che adesso, mentre Lanzo un po’ alla volta si svuota per via delle feste e dell’incessante vento ghiacciato, sembra riguardare tutti gli abitanti. Toccherà a Sonia, insieme al suo amico Teo, ragazzino di famiglia contadina educato alla voracità, affrontare l’incubo in cui sono precipitati. Complici per forza, Sonia e Teo si avventurano nel biancore accecante della neve col distacco curioso di chi non ha pregiudizi e forse proprio per questo può sperare nella salvezza. Ma che cos’è la salvezza? Andar via, cambiare vita? O restare e tentare di resistere?


Marco Peano ha scritto un romanzo che mi ha piacevolmente spiazzato e sorpreso, attraverso una trama che si sviluppa pagina dopo pagina in maniera davvero inattesa con tanti colpi di scena.

Se il libro nella parte iniziale viene percepito come un romanzo di formazione ecco che quasi subito un singolo sconvolgente episodio stravolge la narrazione che passa rapidamente senza filtri dall'Horror per il Fantastico, trasformandosi in una favola dark che fondamentalmente racconta il passaggio dall'infanzia all'età adulta scoprendo la vita e le sue verità nel bene e nel male.

La vicenda è ambientata nelle valli torinesi durante le vacanze di natale 1996, un luogo dove la vita sembrava essersi fermata, dove la quotidianità trascorreva rallentata fino a quando qualcosa di indicibile sconvolge tutto e tutti fin dalle viscere, dando il via a nefasti episodi che macchieranno il candore della neve con il rosso del sangue.

I due protagonisti sono solo due ragazzini, Sonia e Teo, uniti da un amicizia timida e sincera che, come l'intero paese, vengono coinvolti da un incubo figlio di una follia che costringerà i due a crescere in fretta per affrontare quell'orrore che aveva strappato di dosso lo loro innocenza.

Il lettore accompagnerà Sonia e Teo in questo viaggio di sola andata dove per sopravvivere bisognava capire in fretta se fosse meglio scappare o rimanere per resistere:

Sonia più razionale e risolutiva mentre Teo più insicuro e ingenuo per la prima volta nella loro vita erano soli e senza l'aiuto di nessuno, costretti a fare i conti con una morte, sviscerata nel romanzo in maniera macabra ma naturale, raccontando quell'incubo in cui erano sprofondati con occhi innocenti.

Lo stile dell'autore si mantiene senza dubbio molto scorrevole in ogni parte del romanzo; sempre incisivo e graffiante, risulta molto tagliente e freddo nelle fasi più cruente, sicuramente per non lasciare tempo e spazio alla pietà e alla comprensione che risulta presente invece nelle parti narrative più cupe che mostrano il fianco alla riflessione più profonda.

L'autore utilizza a pretesto l'epidemia nel romanzo per edificare una società incapace di lottare e combattere, logorata sotto i colpi non solo di un male che tornava ciclicamente sotto forme diverse, ma anche da un'incomunicabilità e staticità che impediva di evolvere; una società (moderna) destinata all'autodistruggimento se intrapresa la strada del rifiuto verso tutto quello che è nuovo e diverso, incapace di reagire alla perdita comune non accettando un cambiamento inevitabile, un futuro necessario per andare avanti.

Quello di Peano è un libro che colpisce forte con la stessa intensità dei colpi inferti dal terrore che incupisce la vicenda narrata, un dolore sordo che diventa allegoria di una paura del crescere e affrontare le difficoltà della vita mettendosi in discussione.

Complimenti sinceri a Marco Peano che con il suo romanzo riesce a "demolire" i cardini di un Genere ben distinto, che nel libro si modellano invece in maniera originale su varie sfaccettature e interpretazioni, emozionando i lettori attraverso una lettura che forse solo nel finale appare un po' troppo "precipitosa", lasciando frustrazione per tante domande insolute in un epilogo di una vicenda sconvolgente quanto trascinante che sembra non essersi preso il tempo necessario per ricevere i meritati applausi.


 

venerdì 8 aprile 2022

Niente di vero di Veronica Raimo

 Prendete lo spirito dissacrante che trasforma nevrosi, sesso e disastri famigliari in commedia, da Fleabag al Lamento di Portnoy, aggiungete l'uso spietato che Annie Ernaux fa dei ricordi: avrete la voce di una scrittrice che in Italia ancora non c'era. Veronica Raimo sabota dall'interno il romanzo di formazione. Il suo racconto procede in modo libero, seminando sassolini indimenticabili sulla strada. All'origine ci sono una madre onnipresente che riconosce come unico principio morale la propria ansia; un padre pieno di ossessioni igieniche e architettoniche che condanna i figli a fare presto i conti con la noia; un fratello genio precoce, centro di tutte le attenzioni. Circondata da questa congrega di famigliari difettosi, Veronica scopre l'impostura per inventare se stessa. Se la memoria è una sabotatrice sopraffina e la scrittura, come il ricordo, rischia di falsare allegramente la tua identità, allora il comico è una precisa scelta letteraria, il grimaldello per aprire all'indicibile. In questa storia all'apparenza intima, c'è il racconto precisissimo di certi cortocircuiti emotivi, di quell'energia 

 


Chi può dire quale sia la parte più vera di noi??? Quale quella reale e quale quella che fingiamo di vivere agli occhi degli altri??

L'autrice, attraverso una narrazione ironica e dissacrante, "immola" i suoi ricordi personali per diventare stimolo, per trasformarsi in specchio attraverso il quale il lettore possa immergersi nell'oscurità di un vivere in perenne bilico tra essere e apparire.  

I ricordi familiari, raccontati con disarmante drammaticità e tormento, descrivono una cacofania affettiva frutto di una esasperazione dei ruoli genitoriali: una madre ansiosa e un padre iperattivo nel controllare la vita dei suoi cari conducono ad un educazione "particolare" che incita alla noia più totale, vietando la cose "più spericolate" come andare in bicicletta o nuotare.

Ecco che la nostra Protagonista, insieme ad un fratello super talentuoso (con il quale viene a patti fin da piccola), passa parte dell'adolescenza chiusa in casa per affrontare poi, in età adulta, le tempeste dei primi amori, delle vacanze mai fatte, lotte e sconfitte che affronta circondandosi di ogni finzione, necessaria per poter non vivere ma sopravvivere.

Questo romanzo di formazione, scritto in maniera schietta e auto ironica, dimostra come l'autrice sia figlia di una società che impone modelli dai quali però cerca disperatamente di staccarsi e combattere a colpi di "non", per esprimere quel un senso di ribellione verso tutto e tutti, perchè anche la "sovversione" può essere un bisogno da reclamare.

La prosa è composta principalmente da un monologo interiore profondo, cinico ma a lunghi tratti quasi commovente; il dialogo è sincero ma inquieto e si mantiene sempre lontano da un facile buonismo. Nell'insieme l'autrice con il suo stile riesce ad uscire fuori da quella inflessibilità specifica del romanzo classico, muovendosi bene fuori dagli schemi anche quando gioca, molto spesso, con le parole creando vere e proprie "divagazioni" linguistiche.

Nel libro non vengono risparmiati temi importanti: sesso, aborto, lutti e amicizie troncate sono presenti e vissuti con la consapevolezza  di una età adulta dove purtroppo ci si abitua a tutto, anche al dolore che entra nelle ossa e ci accompagna per parte della nostra esistenza; attraverso la sua esperienza personale l'autrice racconta una vita consumata dalla mezogna che, oltre a danneggiare il prossimo, frena la voglia di essere migliori, di prendere finalmente le sembianze di quello che solamente si finge.

Per l'autrice il ricordo diventa importante e sincero anche quando le varie sfumature ne oscurano i particolari, celando empaticamente solo quelli davvero importanti, a discapito di qualcosa che colpisce lasciando il segno; la memoria diventa cosi' come una sorte di roulette russa dove ad ogni giro si vince o si perde. 

Davvero tanti complimenti a Veronica Raimo che con il suo libro mi ha colpito e rapito attraverso pagine ricche di affettività distaccata e sofferta con le quali racconta il suo intimo senza filtri e senza pause, nemmeno quando attraversa ricordi dolorosi che riesce ad esprimere in maniera asettica perchè, una volta superati certi muri, è certamente molto più difficile raccontare e descrivere  la felicità, che rimane costantemente in bilico tra realtà e apparenza fino alle ultime pagine di una romanzo davvero molto coinvolgente e scritto con uno stile totalmente sincero e spegiudicato.

 

 

mercoledì 16 febbraio 2022

L'uomo senza sonno di Antonio Lanzetta


Secondo dopoguerra. Bruno ha tredici anni e vive in un orfanotrofio vicino a Salerno, sottoposto alle continue angherie degli altri ragazzi. Solo l'amicizia con Nino, il nuovo arrivato che prende a difenderlo, riesce a rendere tollerabile la sua permanenza nell'istituto. L'estate porta con sé un momento di libertà per tutti i ragazzi: Bruno e Nino saranno scelti per andare a lavorare insieme nella tenuta degli Aloia, una ricca famiglia del circondario. È qui che Bruno conosce Caterina, una strana bambina che vive all'ultimo piano della casa e che lo guida a esplorare i recessi dell'imponente edificio. Il gioco assume però ben presto contorni sinistri: Bruno inizia a essere tormentato da incubi inspiegabili, che al risveglio lo lasciano profondamente spossato. Il ritrovamento, all'interno della proprietà degli Aloia, di alcuni cadaveri in avanzato stato di decomposizione, getta sulla villa e su chi la abita ombre inquietanti. A chi appartengono quei corpi? E perché tutti sembrano a conoscenza di qualcosa che non deve essere rivelato? Questo romanzo è la storia di un'amicizia, di ricordi spezzati e di un brutale assassino che si nutre di paure. È la storia di Bruno e dell'estate in cui divenne l'uomo senza sonno.



Antonio Lanzetta ha scritto un libro che coinvolge e trascina, pagina dopo pagina, con una storia immersa in una suspense quasi ipnotica che gioca con il lettore attraverso paura e tensione.
La trama si snoda attraverso storie parallele, salti temporali in diverse epoche storiche dove sviluppare in modo simultaneo diverse tematiche che si sdoppiano nel passato per poi ricostruirsi nel presente narrativo al fine di rendere ancora più articolato un intreccio che risulta complesso nel suo insieme e allo stesso modo molto originale.

La storia, ben costruita dall'autore, affonda le sue radici in un male che, generato e alimentato da vendetta e odio, era cresciuto negli anni anche grazie all'illusione di poter essere controllato, contenuto a fatica fino a quando quell'ossessione era ormai divenuta incontrollabile, rendendo irrecuperabilmente instabile l'equilibrio tra luce e buio.

Il libro è anche un romanzo di formazione dove possiamo facilmente ritrovare personaggi tipici delle storie di Lanzetta, raccontati senza filtro attraverso la loro intimità e con molte sfaccettature; in particolare come protagonisti ritroviamo bambini, anime innocenti che, trascinati con forza nell'età adulta, lottano e soffrono perché costretti a pagare colpe di chi è più grande, soffocati da una negatività nella quale riescono, con coraggio e caparbietà, a trovare motivo per trasformarsi, ragione per evolvere positivamente nel corso della vicenda, uscendone alla fine più forti e consapevoli.

Il protagonista del libro è Bruno, ragazzo orfano timido e fragile, cresciuto senza amore, abbandonato dai genitori e dimenticato dalla vita; derubato e tradito dalla speranza, trascina la sua adolescenza come tutti coloro che, costretti dalla società ad essere ultimi, non sono più capaci di sognare, di desiderare qualcosa di meglio; nessuna mano tesa per Bruno, solo rassegnazione ad ingiustizia e dolore, abituato a non chiedere più nulla a quel destino che, dopo averlo ingannato, mosso a pietà riuscirà ad intervenire in suo favore fornendo accidentalmente un occasione per uscire da quel tunnel stretto e buio; messo alla prova il nostro protagonista sarà costretto a confrontarsi con tanta sofferenza, con un dolore prigioniero di un mondo avvolto dal male che farà risvegliare in lui quel suo essere speciale, un dono con il quale riuscirà a fronteggiare una situazione più grande di lui. 
Da questa esperienza Bruno uscirà profondamente segnato e cambiato per sempre, sostenuto da sentimenti ritrovati come amicizia e comprensione, più consapevole e maturo; Accelerando il passaggio all'età adulta, quando ormai era riuscito a svincolarsi  dalla paura, Bruno da preda si trasformerà in cacciatoreun guardiano silenzioso che difendeva quel confine tra il sogno e realtà misurandosi con quell'essere che si nutriva di paura.  

Lo stile inconfondibile di Lanzetta, anche in questo romanzo, rende davvero imprevedibile l'intreccio narrativo che, stravolto continuamente pagina dopo pagina, ribalta tutte le certezze acquisite durante la lettura, ripagando attraverso una vivacità descrittiva, forte e d'impatto, arricchita dalle tantissime descrizioni evocative presenti nel libro, dove l'attenzione particolare per le metafore fa spaziare il lettore in elementi tipici di un genere gotico che mescola bene paura e commozione.

Un dialogo serrato, insieme a capitoli brevi, riescono bene ad adattarsi ad un atmosfera contrassegnata da paura e angoscia che, "penetrando" nei protagonisti, permettono di esplorare la loro natura umana scandagliando le parti più intime e profonde, riuscendo di fatto a esprimere al meglio la "filosofia letteraria" di Lanzetta: per l'autore difatti quello non si deve temere solo quello che non si vede, come il buio , ma anche chi, presente fisicamente, quel buio lo porta dentro, alimentando il male che affascina e rende schiavi, celando crudelmente tante verità inimmaginabili.

Il romanzo di Lanzetta (come sempre) fotografa bene i conflitti interiori, le difficoltà della vita, stimolando chi legge a farsi domande e non a trovare risposte; la sua bravura si traduce principalmente nella caratterizzazioni dei suoi personaggi che, come esseri sociologici, emergono empaticamente, nascondendo sempre sfumature diverse, riuscendo ad evolversi durante la vicenda narrata che, in una disamina socio culturalegravita sempre verso un male espresso nelle sue varie forme, radicato in uomini che, nonostante il contesto, saranno sempre prigionieri di sentimenti come rancore e odio, succubi della vendetta che li condiziona avvelenando la vita, lasciando profonde ferite non solo in chi agisce ma anche in chi subisce che, molto spesso, paga il prezzo della sua innocenza
 
 
Tantissimi complimenti sinceri ad Antonio Lanzetta (che da anni seguo con molta stima e simpatia) perchè anche con quest'ultimo suo romanzo riesce non solo a non deludere le aspettative dei suoi lettori, ma anche ad appassionare e coinvolgere pienamente attraverso una storia originale e ben costruita, divisa tra la vita e la morte, capace di oltrepassare i limiti di una tensione narrativa che cattura emotivamente, accompagnando il lettore negli abissi più profondi della paura attraverso dolore e angoscia
 
 

mercoledì 2 febbraio 2022

La violenza del mio amore di Dario Levantino


Quando una sera d’estate Anna torna a Palermo incinta di lui, Rosario giura a se stesso che farà di tutto per prendersi cura di lei e del figlio che porta in grembo. A Brancaccio, però, non è concesso neppure sognare senza l’approvazione del boss del quartiere e ben presto i propositi dei due ragazzi si infrangono contro le condizioni e gli ostacoli posti da Totò Mandalà. Pur costretti a vivere nello sgabuzzino di una chiesa e incapaci di ottenere una casa popolare senza piegarsi ai ricatti del boss, i due giovani non si rassegnano. I continui soprusi dei potenti e le inevitabili complicazioni che il crescere troppo in fretta porta con sé non intaccano il legame puro e profondo tra Anna e Rosario e ai due basta una barca abbandonata in riva al mare e l’affetto del fedele cane Jonathan per sfuggire alla miseria che assilla le loro giornate. La situazione precipita quando Anna partorisce una bambina prematura: annebbiato e sfinito dall’impotenza, Rosario scoprirà dentro di sé una fiamma inesauribile in grado di cancellare ogni minaccia, alimentata dall’unica cosa che conta: l’amore.
Con una prosa agile e incalzante, Dario Levantino intreccia al racconto intimo la riflessione sociale attraverso la sincerità disarmante di un ragazzo che combatte con tenacia per conquistare il suo posto nel mondo. La violenza del mio amore è un intenso romanzo sulla forza dei sentimenti, capaci di superare le ingiustizie della vita e sconfiggere la paura della morte.




Dopo "Di niente e di nessuno" e "Cuorebomba" Dario Levantino torna a raccontare la vita del suo protagonista Rosario proprio là dove l'aveva lasciata, attraverso una continuazione ancor più complessa, a tratti graffiante, con sfumature dolci e crudeli allo stesso tempo. 

L'interesse dell'autore, come nei precedenti, non si discosta dal raccontare le tante difficoltà degli ultimi, dei vinti, mettendo però ancora più forza nel sottolineare la durezza di una vita vissuta in costante lotta con una disgraziata quotidianità che non lascia spazio alla speranza, dove l'unica forza può essere rappresentata dall'amore, un energia vitale capace di superare ogni avversità. 

Rosario ritroverà la sua Anna dopo che questa, costretta ad un bivio dalla sua famiglia, sceglierà l'amore tagliando quel cordone ombelicale che la rendeva infelice, tornando a Brancaccio con in grembo il frutto di quella scelta fatta con il cuore. 
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Rosario è sempre quel ragazzo fragile che abbiamo imparato a conoscere nei romanzi precedenti , ma adesso apparentemente sembra essere più maturo, forse perché era riuscito a gettarsi alle spalle odio e rancore che lo condizionavano, non permettendo di superare quel dolore per una perdita che adesso sembrava accettata, o forse semplicemente perché era dovuto crescere in fretta per accogliere il suo amore, per seguire la sua Anna che gli aveva regalato nuova linfa nella sua esistenza, necessaria per non arrendersi e ricominciare a lottare. 

Rosario oltre a sognare adesso cercava disperatamente una vita normale, non solo per lui, nonostante partisse già sconfitto, messo tra i "perdenti" da una società insensibile e sottomesso alle iniquità e all'indifferenza delle istituzioni. 
Nelle pagine del libro l'autore quasi "glorifica" la figura di Rosario elevandolo ad un moderno eroe che, lottando senza paura contro tutto e tutti, cerca riscatto nei confronti di un destino già scritto in nome dell'amore. 

Rosario però dovrà imparare sulla sua pelle che la guerra non si poteva vincere solo sognando, specie se si viveva a Brancaccio, una terra dimenticata da tutti, con regole non scritte, deteriorata da pochi, lo specchio di una Palermo dove, a volte per sopravvivere, si dovevano scendere a compromessi

Ed è così che, dopo la nascita della piccola Maria, Rosario non era più solo un ragazzo difficile ma anche un ragazzo padre; le responsabilità, la malattia poi e la miseria che, sempre più feroce graffiava la vita, costringeranno Rosario a scelte difficili, che andavano contro i suoi principi; l'ultima risorsa era accettare la vergogna di un ricatto, che lo trasformava in un soldato semplice in tempo di pace, per provare a combattere quel mondo che gli aveva mosso guerra, purtroppo però con la consapevolezza di farlo nel modo sbagliato, l'unica maniera per non soccombere, pronto per amore a portare sulle spalle, come un portiere di calcio, tutta la responsabilità, tutta la fatica morale di quella decisione, tutte le conseguenze di una scelta che inevitabilmente pagherà a caro prezzo solo per vedere realizzato quel desiderio d'amore, fino ad arrivate ad un epilogo, di certo non scontato per i lettori che, oltre a destabilizzare, lascerà molti con l'amaro in bocca.

Nel libro la narrazione è affidata esclusivamente a Rosario che, voce narrante, esprime il suo carattere attraverso lo stile dell'autore che si traduce in una 
scrittura parecchio incisiva ed emozionante, quasi sempre lineare e profondamente sincera che fa da contrasto ad una prosaa volte crudele, che non fa' sconti. 

C'è da notare che in questo romanzo, rispetto ai precedenti, la scrittura di Levantino risulta in evoluzione, profondamente più matura e sicura, anche se alterna ancora fasi più faticose rispetto ad altre nettamente più energiche e scorrevoli. 

Con il suo romanzo Levantino esalta la forza di un amore puro e sincero, un sentimento che rimane stabile e credibile anche quando, con estrema sincerità, la vita si dimostra non sempre buona e pietosa, ma crudelmente cieca e insensibile, menefreghista. 

Tanti complimenti sinceri a Dario Levantino che ha scritto un libro coinvolgente che non muove il lettore verso la pietà ma verso l'accettazione, spostando piuttosto l'attenzione critica verso riflessioni socio-educative che riguardano non solo la "sopravvivenza" dei protagonisti, ma una realtà vicina al nostro quotidiano che, raccontata senza filtri, risulta ancora più amara e insensata

martedì 25 gennaio 2022

Cantico Dell'Abisso di Ariase Barretta

 

"Cantico dell'abisso" è il ricordo di un'estate che racchiude tutto il simbolismo della scoperta, dei sogni, della consapevolezza, della violenza e dell'accettazione di sé. È la storia di Davide, di situazioni apparentemente incredibili, di messe in scena che servono in modo utile e funzionale a raccontare la verità o, se si vuole, una delle tante realtà possibili. È la vicenda di un tredicenne che vive a Bologna e che ama visceralmente suo padre, Osvaldo, in modo morboso, incapace di stabilire un limite o un oltre che non deve essere travalicato. Davide affronta la sua acerba consapevolezza in modo aperto, in un viaggio che lo porterà all'emancipazione e categoriche scelte di vita, non ultima quella di convivere serenamente con la propria omosessualità e con la decisione di diventare transgender. Nel romanzo di Ariase Barretta nulla è più potente della realtà, in una narrazione fluida che mescola passato e presente, dolore e promesse di una vita migliore.

 




Ariase Barretta ha scritto un libro "scomodo", una storia difficile da raccontare, un romanzo di formazione intriso di un dolore ancora più intenso perché consumato nella sfera familiare; il protagonista, una volta raggiunta la maturità necessaria, solo da adulto trova la forza per analizzare con oggettività quello vissuto, raccontando con sorprendente equilibrio una fanciullezza segnata da cicatrici profonde, una condizione subita nella totale innocenza, un amore "frainteso" che lo aveva costretto a crescere ad occhi chiusi. 

Lo stile di Barretta è "spietato",  crudelmente ostinato sia nella parte descrittiva che nei dialoghi dove soprattutto ritroviamo quel disagio e vergogna capaci di toccare la sensibilità del lettore, provocando quasi "paura" al lettore, un timore che avvolge la lettura e porta verso un dubbio riguardo a quel sentimento vissuto che, nella "normalità", viaggia parallelo ad un malessere che non solo necessariamente va raccontato "senza filtri" ma soprattutto distinto per capire a fondo l'intimità del protagonista.

Personalmente devo ammettere di aver fatto fatica a leggere certe parti del libro, non tanto per una "pesantezza" narrativa che risulta quasi sempre assente se non nelle parti più "crude" del romanzo, ma perché risulta estremamente difficile non condividere emotivamente la sensibilità del protagonista che subisce senza capire, che soffre per un amore innaturale, scomodo, morboso, che rende lui schiavo e il suo cuore prigioniero, legato dalla bassezza umana che divora con la gelosia e inganna con l'affetto. 

Davide è un ragazzo come gli altri, cresciuto negli anni 80' con il walkman, le canzoni di Madonna, la guida tv e con un fratello che mal sopporta per quel fare da "primo della classe". La sua esistenza trascorre tra alti e bassi fino a quando in lui comincia a crescere dentro qualcosa che poco alla volta lo libera, non solo dai pregiudizi mentali, ma anche dall'incerezza di accettare come "normale" un affetto deviato, cresciuto giorno dopo giorno, preferendo così costruire, inconsciamente, quel mondo alternativo necessario per mettersi al sicuro da una realtà che lo stava cambiando in peggio.

Attraverso la storia di Davide l'autore affronta indirettamente il problema relativo alle tante  difficoltà generazionali che, oggi come ieri, lasciano gli adolescenti da soli di fronte al disagio, senza punti di riferimento positivi e concreti continuamente a combattere con un senso di ineguadezza che, oltre che a condizionare le loro scelte, porta alcuni di loro purtroppo a crescere troppo in fretta.

La lettura procede con molta difficoltà per il contenuto che smarrisce e colpisce il lettore che pagina dopo pagina si ritrova a cercare risposte a domande troppo moleste e che solo nell'epilogo ritrova un senso di pace tradotto nell'accettazione della condizione passata: a 43 anni Davide non è solo stanco di farsi domande ma è anche convinto ancor di più ad abbandonare per sempre quel suo sguardo innocente, non essendoci più spazio nel suo cuore per la sofferenza, non più spazio nella mente per i ricordi, solo dimenticare ed andare avanti seguendo quella luce che da tempo brillava di un colore diverso.

 Complimenti sinceri a Ariase Barretta che ha scritto con "coraggio" un libro che racconta una storia di violenza in maniera così reale e struggente che non può non coinvolgere chi legge; con il suo stile diretto e "dissacrante" impegna emotivamente sia il lettore che i suoi Personaggi, facendo sprofondare alcuni nell'abisso per farli poi riemergere dalla profondità per comprendere meglio e accettare se stessi, in un atmosfera di continuo disagio per una sofferenza che, una volta superati certi limiti, non permetteva più ripensamenti ma solo accettazione. 

giovedì 11 febbraio 2021

Figli dello Stesso Fango di Daniele Amitrano

 

Una telefonata misteriosa annuncia ad Andrea una morte di overdose. Lui, un giovane e affermato giornalista residente a Milano, decide di tornare nel suo paese dopo circa dieci anni. Il ritorno nella casa dove ha vissuto la sua adolescenza lo fa affondare nell’oscurità del tempo passato e rivivere eventi quasi del tutto dimenticati. Nel suo flashback ripercorre varie tappe: il dramma della malattia del fratello, affetto da schizofrenia; la ricerca di una via d’uscita dalla monotonia della piccola realtà di provincia e il fascino dei ragazzi più grandi che appaiono imbattibili; la ricerca del prestigio sociale attraverso falsi miti generazionali, come la droga e la violenza; le leggi non scritte del branco. È un periodo di ribellione e di assoluta sete di libertà che induce il protagonista e i suoi amici a un escalation di eventi che li condurrà sull’orlo del baratro. Quando Andrea scopre l’identità del defunto, inizia la sua personalissima indagine. Incontrando gli amici d’infanzia, il giornalista scopre che la droga è sempre il filo conduttore degli eventi ma non è la sola protagonista che porterà all’epilogo inaspettato e drammatico.



La storia inizia con il nostro Protagonista 
Andrea che, divenuto un affermato giornalista, fà ritorno dopo 11 anni a Scauri , sui luoghi della sua giovinezza, solo perchè spinto dalla volontà di far luce sulla morte del suo amico Giacomo, Jack per gli amici, verso il quale era in debito e voleva rimediare al danno provocato dal suo stesso orgoglio. Rammaricato per essersi isolato e allontanato dagli amici, dal gruppo della “Fossa”, al quale non era riuscito a dare una seconda possibilità, riprenderà in mano i tanti ricordi, non sempre belli ,che hanno fatto da cornice alla sua adolescenza e a quella del suo gruppo di compagni con i quali aveva condiviso gioie e dolori. Andrea con i tanti Flashback durante questo viaggio a ritroso nel Passato, sarà capace nel Presente a scoperchiare segreti sepolti da tempo e soprattutto a smascherare un gioco fatto di protagonisti pronti a giocare in maniera non sempre corretta perchè ormai talmente tanto invischiati in dinamiche dalle quali non riusciranno più a tirarsene fuori.

La stessa dinamica e sensazione descritta dall’Autore ci introduce a uno dei Temi Principali del Romanzo: La Droga.

Questa, descritta come rimedio capace di “insonorizzare” le emozioni e creare una realtà parallela utile per allontanarsi dai problemi e sofferenze, è la stessa in cui s’imbatte Andrea quando si trova in mano una pallina di hashish e decide di provare quella droga nella speranza di dimenticare il dolore provocato da una delusione d’amore; ma l’altro motivo secondario è quello che tocca l’altro Tema Principale del Romanzo, ovvero la voglia adolescenziale di “integrarsi” in un gruppo di amici che porta a compiere gesti al limite e atteggiamenti contrari  solo per seguire la massa e scalare qualche gradino di quella scala invisibile che definisce il grado di popolarità dei ragazzi di quell’età, condizionandoli in maniera sbagliata per seguire i falsi miti adolescenziali.

Quindi Droga e Accettazione Sociale viaggiano in contemporanea attraverso il Romanzo  e rappresentano quel “Fango” del titolo che accomuna tutti i ragazzi protagonisti , alcuni sapranno liberarsene mentre altri rimarranno invischiati e “sporcati” per sempre condizionandone le aspettative di vita futura.

Devo ammettere che all’inizio la Trama mi aveva portato a pensare di leggere un libro “giallo” con tinte noir, INVECE poi ho cominciato a capire che l’Autore abilmente ha utilizzato come pretesto l’accaduto per costruirci sopra un ROMANZO DI FORMAZIONE , che ha come Protagonista Andrea che rappresenta il classico ragazzo in fase adolescenziale che deve fare i conti con la scuola, i primi amori, le amicizie, e in particolare i problemi legati all’ambito familiare dove vivrà un rapporto sempre sincero e leale con i genitori MA difficile e subordinato per le esigenze di un Fratello Schizzofrenico per il quale LUI, troppo orgoglioso, terrà tutto dentro senza mai esternare le sue difficoltà a nessuno per non accettare i sguardi compassionevoli e pietosi di Maestri e Amici.

Con Capitoli breviintensi e uno stile delicato ma quando necessario Forte e adatto al contesto, l’Autore riesce benissimo nel suo intento, cioè quello di raccontare una Vicenda Vera, ricavata da fatti vissuti realmente dallo stesso Autore e in parte frutto di Fantasia , che coinvolge e trascina proprio perchè sincera e capace di far riconoscere come “vicini” scenari e dinamiche sociali a chi legge.

A me personalmente è piaciuto del libro , oltre alla storia narrata, l’abilità e la cura di Amitrano nel aver disseminato tanti elementi nel racconto che, solo dopo aver finito di leggere, ho rivalutato e compreso al meglio, tutti collegati a quel finale sicuramente inaspettato e architettato con maestria da lasciare con l’amaro in bocca.

 In particolare mi riferisco alle “citazioni” prima del Prologo di Alda Merini e di Jim Morrison, alla Copertina del libro ma SOPRATTUTTO al simbolismo dello specchio che troviamo all’inizio e alla fine del libro, simboleggiando ciò che vorremmo essere, ciò che gli altri vedono in noi, lasciando nelle ultime pagine il Lettore con un velo di tristezza e paura per il Futuro prossimo del nostro Protagonista.

 Complimenti di cuore a Daniele Amitrano che mi ha “catturato” con il suo affascinante Romanzo, incollandomi letteralmente alle pagine e facendomi partecipe della sua incredibile creatività e abilità, portandomi a consigliare tutti, con assoluta sincerità, a leggere “Figli dello stesso Fango”. Sicuro che saprà coinvolgere e appassionare di certo TUTTI , in particolar modo lo consiglio come lettura utilissima per Educatori e Genitori , ma anche molto formativa per Adolescenti , per capire e comprendere al meglio quanto siano importanti e fondamentali per il futuro, dinamiche e problematiche affrontate dai Ragazzi durante la loro difficile fase adolescenziale.

( Recensione di Walter Bianco da AmabiliLetture Blog )

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