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venerdì 16 luglio 2021

Il Verso Giusto di Angela Aniello

 Il tempo dilatato che la pandemia ha sottratto alla normalità, alterandola, per Chiara si è trasformato in un dono che le consente di rallentare, guardarsi indietro e ricordare. Così, alla vigilia del diploma, decide di scavare nel suo passato – a tratti doloroso come quello di molti tarantini – e di mettere nero su bianco la sua storia e non solo. Come in un film si susseguono tante immagini, alcune più nitide, altre volutamente sfocate perché ancora feriscono. Sullo sfondo, a tenere uniti i suoi ricordi, c’è sempre il mostro che divora senza pietà: l’Ilva.

Chiara ripercorre la sua infanzia felice, scivolatale troppo in fretta dalle mani, e l’adolescenza, segnata da una perdita ma anche da rivincite, conferme e consapevolezze. Un viaggio non sempre facile ma in cui non è mai sola: ogni tappa è condivisa, con Maria, l’amica di sempre; Luca, il primo amore; e l’adorata prof. di Lettere, sua prima sostenitrice che la esorta a coltivare la passione per la scrittura.

Pagina dopo pagina la bambina sognatrice che amava abbandonarsi alla fantasia lascia spazio a una ragazza matura, che con coraggio lotta per far trionfare la giustizia e che non ha paura di inseguire i propri sogni. 



Angela Aniello, attraverso le pagine del suo romanzo, racconta una storia fatta di dolore e sofferenza, che però parla anche di Speranza e Riscatto. Un libro che rapisce emotivamente, ricco di memoria e temi importanti, il tutto canalizzato attraverso due elementi fondamentali che giocano su quell’equilibrio su cui poggia l’intero romanzo: Amore e Lotta. L’Amore è quello per la propria terra, per la propria famiglia, un sentimento “istintivo” che crea la giusta motivazione per lottare, per combattere quelle giuste battaglie che nascono dal cuore, per rivendicare la libertà, per tornare a vivere, per respirare e tornare a sognare in una terra (simbolo di un Italia malata e schiava delle sue contraddizioni) dove ormai si chiudevano gli occhi anche ai bambini di fronte a certe Verità, costretti, di conseguenza, a vivere senza sogni, senza futuro.

Ci troviamo a Taranto, più precisamente nel quartiere Tamburi, dove Chiara (la Protagonista) è uno dei tanti figli costretti a vivere subendo le conseguenze di quella “stasi morale” creata  dai grandi, che non erano capaci di reagire rispondendo, prima che a se stessi, alle tante domande innocenti di figli a cui era privata la libertà di una vita normale, una vita invece trascinata con rassegnazione sotto l’ombra di un Mostro che, se per i piccoli era mascherato da Orco, per i grandi portava il nome di Ilva.

Quel Mostro, che sembrava consumare tutto e tutti, negli anni aveva segnato il Destino di molti abitanti di quella terra, rassegnati ormai a non aver scelta, liberi solo di morire. Chiara vive nella  spensieratezza della sua età circondata dall’affetto della sua famiglia, forte anche dell’amicizia con Maria: con lei condivide parte della sua crescita, timori e speranze condivise in un’amicizia che al principio verrà messa a dura prova drammaticamente da un Destino che, non risparmiandole, le allontanerà creando un vuoto incolmabile, costringendole ad una distanza forzata.

La scelta Stilistica dell’Autrice è davvero emotivamente d’impatto: la voglia di raccontare il Dolore e la Rassegnazione viene tradotta, nella prima parte, attraverso un dialogo molto intimo e confidenziale che, rompendo la fase narrativa raccontata dalla protagonista, si alterna in vere e proprie pagine all’interno delle quali, con carattere epistolare,  prima il padre e poi l’amica, si confessano a cuore aperto esprimendo tutta l’amarezza e la sofferenza, il rancore e l’impotenza che il tempo non avrebbe lenito, non avrebbe aiutato a cambiare una situazione insostenibile per molti.

Toccante è la parte dedicata al racconto del papà di Chiara, molto intenso e carico di sentimenti forti come Rabbia e Inadeguatezza, espressione non solo sua, ma di tutti quei genitori intenti a negare una drammatica Verità, a nascondere mascherando la realtà, forse quasi esorcizzandola, facendosi forza nella convinzione che i bambini non potevano capire, non potevano rispondere a quelle domande a cui nemmeno i grandi erano riusciti a trovare risposta.
La mente viaggiava veloce attraverso parole divise tra Ricordo e Amarezza, una vita difficile, una vita insoddisfatta.
Il padre, la disperazione del tempo che passava inesorabile, la spensieratezza dei suoi 23 anni, l’amore per Carmela, una vita che inizialmente sembrava tutta in discesa; l’arrivo poi di Chiara, quella figlia con lo stesso carattere del padre, testarda e curiosa, giunta come un dono di Dio, quel Dio che adesso sembrava così assente, lontano da lui, lontano da Loro. Un padre consapevole di aver negato alla figlia un’esistenza  migliore, almeno normale…  Il disagio è troppo grande però… la voce si spezza… non riesce più a proseguire, non può continuare a raccontare tutta quella Verità che, forse un giorno, Chiara avrebbe scoperto da sola.

Il libro cresce pagina dopo pagina accompagnando le stagioni che passano veloci, attraversando le varie fasi della crescita di Chiara e Maria, amiche ritrovate, inseparabili, così unite, così diverse: una ribelle ed estroversa, Maria, costretta a crescere in fretta, più pacata e posata, perché costretta a lasciare indietro tutti i suoi sogni, tutte le speranze riposte in una vita immaginata  diversa.
Chiara, più sognatrice, esprime al meglio la sua voglia di vivere, la creatività attraverso le sue passioni, il talento per la scrittura (ad esempio) appoggiato con entusiasmo dalla famiglia e alimentato quotidianamente dalla prof. di Italiano.

Nella vita però non va sempre tutto nel VERSO GIUSTO, basta, infatti, un attimo per cadere, una semplice frazione di secondo che ti sbalza dalla gioia alla disperazione, dalla Luce al Buio. Ecco che improvvisamente Chiara è costretta a non vivere più i suoi 13 anni, crescendo anche lei, nell’angoscia, vivendo nello smarrimento e sgomento, non più forte da aggrapparsi a quel Dio per combattere “il Mostro“ che, senza pietà, adesso sembra proprio essersi ricordato anche di lei. Inizia così una doppia battaglia che avvicina Chiara agli abitanti di Tamburi, in una terra dove non c’erano perdenti, dove nemmeno si combatteva più, dove c’erano solo condannati.

La ribellione, il bisogno di gridare al mondo tutta la Rabbia accumulata negli anni, la voglia di contestare un Mondo che stava strappando le ali al loro volo libero, comincia piano piano a cambiare il vento, che adesso cominciava a soffiare forte e contrario spazzando, almeno moralmente, tutte le polveri sottili che negli anni avevano sacrificato vite innocenti, avvelenato vittime inconsapevoli.

Taranto chiamava e i giovani di Tamburi rispondevano impegnandosi, corpo e anima, in una battaglia contro lo stesso nemico, una lotta per alcuni troppo personale che unisce in maniera universale, anche chi aveva scelto il silenzio.
Coraggiosi nella malattia, fieri nella protesta, figli di una terra avvelenata impegnati in una battaglia più grande di loro, difficile, ma necessaria anche solo per liberare un Dolore, per reagire a un Destino già segnato.

La vita dei nostri Protagonisti scorre veloce, tra sentimenti d’amore che si mischiano a quelli di un amicizia sopravvissuta nel tempo, autentica e sincera, mentre intanto l’entusiasmo per il futuro veniva a tratti svuotato dai ricordi passati, vissuti attraverso la commozione di immagini infelici e sguardi tristi.
L’ultimo giorno di scuola chiude inevitabilmente un ciclo della vita, il distacco dagli amici, dai prof e dai loro insegnamenti Il Tempo li aveva resi maturi ma non ancora adulti, anche se però segnati da momenti difficili in cui avevano sempre trovato la forza per reagire, per rialzarsi insieme contro tutto e tutti. Avevano reso visibile un dolore invisibile, avevano reso concreta la rassegnazione di una Terra trasmettendo coraggio e voglia di cambiare, di voltare pagina per ritornare, non solo a sperare, ma anche a Vivere.


Nella conclusione l’Autrice, con un “colpo di teatro” ci fa fare un balzo temporale, collocando la narrazione ai giorni nostri, nel 2020 in piena pandemia, con la vita che, ancora una volta, ha saputo sorprendere negativamente tutti anche la nostra Chiara: ormai adulta adesso appare finalmente consapevole delle sue capacità e aspirazioni, soprattutto pronta a mettere a posto tutti i pezzi del suo passato, approfittando di questa pausa “forzata”, conservando però, nella sua intimità, i tanti ricordi dolorosi, racchiusi nelle immagini impresse nella mente che consapevolmente hanno contribuito a renderla più forte, quella persona che nel presente, dopo aver amato e lottato per lei e per la sua terra, alla fine è riuscita con molta determinazione ad indirizzare la vita nel VERSO GIUSTO.


Davvero essenziale poi la nota finale del libro, molto utile, per capire le vere ragioni che hanno spinto e motivato l’autrice a raccontare una storia davvero emozionante che, sicuramente, ha sensibilizzato molto anche lei: nel raccontare e ricordare vicende che affondano le loro radici in una terra toccata dal dolore. L’intento principale è quello di trasmettere la Speranza, rendendo concreta la voglia di un popolo che, stanco di rimanere in silenzio, aveva bisogno di dimenticare e sostituire i silenzi con il rumore delle risate, magari quelle dei bambini che con il loro sorriso potevano riscrivere il loro futuro che per anni era stato negato dall’arrendevolezza dei grandi.

Tanti complimenti di cuore alla bravissima Angela Aniello perché con il suo libro è riuscita ad appassionare e conquistare attraverso una storia che ripercorre delicate vicende che purtroppo trovano riscontro in un passato e presente tristemente noto a tutti, in particolare a tutte quelle persone che sono state testimoni dirette di tanta sofferenza, del dolore vissuto in quella terra dove si svolge la vicenda Narrata. Non era certo facile il doppio compito per l’Autrice che abilmente riesce bene, da una parte, a descrivere la sofferenza attraverso un racconto intimo in cui è facile immedesimarsi e dall’altra a “disegnare” poeticamente tutta la speranza, tradotta in quella voglia di cambiamento, proveniente da quella parte di persone più penalizzate da tale situazione: i giovani di Tamburi.

Un libro meravigliosamente bello e profondo che riesce facilmente a coinvolgere con la sua intimità. Un romanzo che commuove stimolando una riflessione attenta che colpisce il cuore del lettore che si ritrova all’interno di una storia fatta di sconforto, ma anche ottimismo e fiducia che vengono diffusi attraverso l’amore, l’unica cura universale per guarire le ferite di una vita dove non sempre tutto va’ nel VERSO GIUSTO.

......( Recensione di Walter Bianco da AmabiliLetture Blog)


sabato 10 luglio 2021

L' Ultima Cura di Elena Mandolini

 


Memoria e raziocinio. Claudia ha sempre creduto che la stabilità di una persona si fondasse su questi due elementi.

L’idea di perdere il controllo della propria mente e dei ricordi, la terrorizza. Eppure, è proprio quello che le sta accadendo. Scrittrice di romanzi thriller e horror, la giovane donna ha cominciato a soffrire di ripetuti e violenti attacchi epilettici e ormai ha perso il controllo della propria vita.

Decisa a capire i perché della sua malattia, si affida alle cure del Dottor Mereu, primario di Neurologia dell’ospedale Sant’Anna di Roma. Tra i corridoi di questa struttura, le condizioni mentali di Claudia peggiorano.

Cosa le sta accadendo? Davvero non può più fidarsi di se stessa? Dei suoi sensi? Claudia cercherà le risposte alle tante domande, scavando nella sua mente e inoltrandosi tra i reparti dell’ospedale, trovando solo altri dubbi e interrogativi.



 Elena Mandolini ha scritto un Thriller molto psicologico con fortissime venature Horror; Il racconto a tratti risulta molto “claustrofobico”, l’Ansia che predomina la Narrazione viene anticipata già dalla splendida Cover del libro.

Il Romanzo viaggia su diversi livelli: ci sono parti più “riflessive” specie all’inizio, altre invece dove la Protagonista , alla ricerca di risposte, troverà riscontro con una Realtà complessa, accrescendo la Tensione e il Disagio “accorciando” così la durata Narrativa per esprimere al meglio il Mistero e anche la Curiosità che guida il Lettore e la stessa Protagonista.

L’Autrice sceglie di scrivere con la prima persona utilizzando Claudia come voce narrante della vicenda, con i suoi dilemmi, con le sue inquietudini, creando più “empatia” con la Protagonista che cerca, trova e soffre in contemporanea con il Lettore.

Claudia non accettava di non essere più padrona della sua mente, quindi decisa a risolvere i suoi problemi si era affidata alle cure del Dott. Mereu; ma proprio all’interno dell’ospedale la situazione invece di migliorare peggiora: Incubi ricorrenti, l’Orrore di orrende visioni e creature mostruose, uniti al germe del dubbio insinuato nei gesti e nelle parole degli altri Protagonisti, provocano in Claudia diverse “evoluzioni” distruttive che vanno di pari passo al contesto dove ogni singola cosa non sembrerà più normale.

Il Malessere diventerà una costante per Claudia mentre per il Lettore ci saranno Tensione e Ansietà che accresceranno la voglia di arrivare alle ultime pagine del libro per riuscire a “placare” la Curiosità e ottenere risposte alle tante domande.

La bravura dell’Autrice si esprime innanzitutto nel realizzare una storia non banale, raccontata con crescenti colpi di scena capaci di tenere alta la Tensione fino all’Epilogo; Lo Stile risulta agile e vivace;i suoi Personaggi sono descritti in maniera molto vivida, molto reali nelle loro diverse sfumature.

Nel libro tutto emerge in maniera “dosata“, calibrando i tanti indizi seminati durante la vicenda che portano al finale del libro dove però tutte le convinzioni saranno messe in discussione, legandoci al dilemma tra Oblio e Ricordo.

Davvero tanti complimenti a Elena Mandolini che ha scritto un libro davvero coinvolgente e trascinante; una storia con la quale riesce bene a far coesistere diversi Generi, “incollando” NOI lettori alle pagine ,divorati dalla Curiosità di Capire, di Conoscere quella Verità che l’Autrice, con un magistrale “colpo di Teatro”, nelle ultime pagine rende ancor più imprevedibile.

( Recensione di Walter Bianco da AmabiliLetture Blog )


"Sono nata a Roma e sono sempre stata appassionata di cinema e letteratura. Fin da piccola. Sono cresciuta in una famiglia che ama i film dell’epoca d’oro di Hollywood e per me, quindi, è stato naturale avvicinarmi e poi appassionarmi alla settima arte. Amo il cinema al punto tale da averne fatto la mia professione: critica cinematografica. Dopo la maturità classica mi sono laureata al DAMS e, successivamente, ho conseguito due Master, uno in Critica giornalistica presso l’Accademia di arte drammatica Silvio D’amico e l’altro in Scrittura per cinema e tv presso lo IED di Roma. La libera professione mi appassiona e consigliare, tramite le mie recensioni, quali film vedere e non vedere, mi diverte e appaga. La lettura si accompagna perfettamente alla passione per il cinema. Per scrivere bene, bisogna leggere molto e io rientro tra quella percentuale di italiani che leggono costantemente."


mercoledì 30 giugno 2021

Creepy Tales di Miriam Palombi

 

Primi del ‘900.

Benjamin è un giovane orfano, ospite del st. Grace and Mercy, brefotrofio nei pressi di un piccolo villaggio inglese. Fin da subito si rende conto che l’istituto per ragazzi abbandonati non è il luogo rassicurante che tutti credono. Nel silenzio delle stanze vuote si muovono creature inquietanti.
La scoperta di strane incisioni e stralci di una tetra filastrocca convinceranno Benjamin dell’esistenza di un mondo oscuro, in cui la Natura ha perso tutto il suo aspetto benevolo.
Ad aiutarlo nell’impresa c’è Archibald Morgestein, enigmatico antiquario. Benjamin non ha altra scelta che persistere nella ricerca della verità per scoprire cosa in realtà si nasconde tra le mura dell’orfanotrofio. Una sola consapevolezza lo guiderà: alcune favole hanno il cuore più nero dell’inchiostro con il quale sono scritte.


Miriam Palombi con Creepy Tales ci racconta  una storia tenebrosa e cupa che avvolge e atterrisce, una fiaba dai tratti quasi mitologici che combina le caratteristiche Fantasy a quelle più marcate e riconoscibili del Genere Horror. La bravura dell’Autrice ha potuto spaziare attraverso una Trama abbastanza lineare, muovendosi quindi con libertà con i suoi Personaggi (immaginati fisicamente con le stesse ombre celate nel loro animo), con i luoghi e soprattutto con gli oggetti che potenzialmente potevano racchiudere anche loro una natura malvagia.

All’inizio del libro troviamo un incipit davvero forte e cupo con il quale viene introdotta la vicenda, preparando bene il terreno per un ambientazione fortemente innaturale, supportata da elementi sinistri dalle tinte vittoriane riconoscibili soprattutto nella descrizione “lugubre” dell’orfanotrofio nel quale si sviluppano le dinamiche principali: Rampicanti nodosi si presentavano sulla struttura che, con le sue imposte sbilenche e le finestre simili a bocche, lasciava solo intravedere le atrocità nascoste al suo interno; stanze vuote e fredde, ombre distese minacciose si allungavano sui muri alimentate dalla fioca luce delle lampade a olio che con il loro odore acre stordivano tutti i sensi.

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Il Protgonista del libro è il piccolo Benjamin Winterbottom, fragile ma coraggioso, uno dei tanti bimbi “sperduti” che vedeva rilegata la sua fanciullezza all’interno di una casa dove stava diventando sempre più difficile non prestare attenzione ai sussurri e ai lamenti, dove era quasi impossibile non vedere le ombre o gli orrori che accadevano, provocati da figure infauste….. creature forse non umane che adoravano le tenebre.

Istruttori severi, la Direttrice, insieme alla cuoca e l’inserviente sono tutti Personaggi che animano l’istituto apparentemente con ambigua normalità durante il giorno; la notte poi, quando si abbassava la temperatura, non era solo il freddo penetrante di un gelido inverno a paralizzare ma anche il martellare delle voci che si facevano sempre più insistenti, per Benjamin erano ormai così forti da non riuscire più a sentire il proprio respiro.

L’incontro con un Antiquario,  traghettato forse dal Destino, incalza sempre più Benjamin che, devastato dalle tante sparizioni e dagli incubi ricorrenti, desiderava comprendere per divincolarsi dalla paura di non essere creduto e liberarsi dalla sensazione di pazzia che rischiava di avvelenarlo nell’anima.

Quel Male che furtivamente si aggirava portando a decadenza tutto quello che toccava alla fine verrà smascherato in una visione mistica e inquietante, spingendo nel buio più profondo il Protagonista che, consapevole di non poter tornare indietro, affronterà una Natura corrotta in un silenzio carico di terrore.

Nelle pagine finali l’esigenza di mettere in salvo ciò che di buono che era rimasto, suscita il bisogno di affidare ai posteri l’esperienza maturata per aiutare a scorgere l’oscurità là dove si celava più profondamente.

Molto bello il libro di Miriam Palombi che riesce a catturare il Lettore grazie ad una Trama che, inizialmente quasi scontata, si sviluppa in maniera inaspettata pagina dopo pagina con misteri legati ad una natura corrotta da un Male che separa la stessa Narrazione, creando forte empatia col Protagonista diviso dallo stesso desiderio di scoprire una Verità o ignorare una vicenda talmente buia da essere inimmaginabile……..un viaggio di sola andata verso il Buio più recondito che rianima paure ancestrali.

( Recensione di Walter Bianco da AmabiliLEtture Blog )

martedì 29 giugno 2021

Dalle Tenebre di Miriam Palombi

 

Un concentrato di storie horror dalle tinte gotiche che vi trascinerà oltre il velo dell'occulto, in molteplici realtà permeate dal male e da creature a volte grottesche e altre semplicemente crudeli.

Il libro di Miriam Palombi, come specificato nella Prefazione, rappresenta un Omaggio ai Classici , per Temi e Ambientazioni.

Racconti presenti in diverse rassegne (Per il Festival Horror, Halloween all’italiana o per Natale Horror) riuniti tutti in un Antologia unica dove facilmente possiamo ritrovare e riconoscere gli elementi tipici del Genere Horror.

Personaggi lugubri  con una natura malvagia, che vivono in Realtà diverse dal normale… Ambientazioni notturne che strizzano l’occhio alle paure ancestrali più comuni… risate stridule, freddo che gela le ossa fanno parte di una descrizione capace di provocare Tensione e Sgomento.

Racconti brevi uniti dalla centralità Tematica del Mistero, sospesi tra la vita e la morte raccontano situazioni quotidiane, ambientazioni Reali, vicine a noi e per questo Rassicuranti e Comuni, dove la Tranquillità viene sconvolta al fine di generare un’Ambiguità che crea sfumature tipiche Horror soprattutto per le conseguenze inaspettate che contrastano la Razionalità, annebbiano e confondono i Sensi dei Protagonisti  che rimangono atterriti dall’Ansia e pietrificati dalla Paura.

L’Autrice, con il suo Stile, preferisce non essere a tutti i costi originale: il suo intento difatti è quello di utilizzare situazioni e tematiche facilmente riconoscibili dagli amanti del Genere, riuscendo a costruire storie che appassionano perché nascondono tanto Mistero quanto Stupore. La Tensione Emotiva si controbilancia alla Sorpresa; Con il Titolo (“Nelle Tenebre” ) l’Autrice stessa sembra domandarsi con molta Curiosità:

“Cosa può uscire dalle Tenebre???”

Racconti che trascinano nell’Angoscia, nel buio più profondo attraverso una Prosa “fascinosa” ; Creature partorite da incubi che s’immergono nell’oscurità; tutto questo concentrato in poche pagine, brevi, veloci ma capaci di generare Pathos. Tutti diversi ma simili per Coinvolgimento Emotivo i vari Racconti si susseguono pagina dopo pagina facendo emergere le svariate Tematiche:

Immortalità ( la vita che sfida la morte in “Stirpe di Morte”)

Gelosia ( la Morte che prende il sopravvento in “A ognuno il suo”)

Paura ( provocata da bocche distorte e ombre oscure in “Nel Buio“ )

Solitudine e Angoscia ( in quel legame diviso tra Amore e Sangue in “13 piccole perle” )

Inquietudine (dove niente è quello che sembra in “La Soglia”)

Fra i racconti senza dubbio quelli che mi hanno più colpito sono: “La nonna” – “Cose da Bimbi” – “Antro della Bestia” – “Giocattoli Rotti“ …………. perché principalmente nascondono, alcuni dietro il loro carattere innocente capace di intenerire,  un’Identità Sinistra celata da qualcosa di “Incontaminato”; la presenza poi di elementi fortemente caratterizzanti ( come un pendolo, un gatto, le Bambole) e di ambientazioni (Luna Park o Fabbriche abbandonate) richiamano al “Classico”, a tutte quelle situazioni dove si isola inaspettata l’Eterna Lotta tra il Bene e il Male.

Sposa bene la mia preferenza anche un Racconto come “Il Dono“ …..perchè in un ambientazione gioiosa come il Natale si “intromette” bene quel “rigetto” verso tutto quello che forzatamente doveva Essere Benevolo e Amorevole… Una Festa di Luce dove tristi Ricordi insieme alla Morte prenderanno il sopravvento…….

Davvero tanti complimenti a Miriam Palombi che, grazie a questa meravigliosa Antologia, conferma di nuovo la sua Bravura e Autenticità, rendendo fruibile (secondo me) la lettura anche a tutti coloro che desiderano accostarsi al Genere Horror, riuscendo a raccontando Storie intrise di Inquietudine, Paura e Tensione, tutti elementi risultanti fondamentali per conoscere e apprezzare a pieno il Genere.

( Recensione di Walter Bianco da AmabiliLetture Blog )

lunedì 28 giugno 2021

Il Mistero della pittrice ribelle di Chiara Montani

 

Firenze 1458. Lavinia, ferma davanti alla tela, immagina come mescolare i vari pigmenti: il rosso cinabro, l’azzurro, l’arancio. Ma sa che le è proibito. Perché una donna non può dipingere, può solo coltivare di nascosto il sogno dell’arte. Fino al giorno in cui nella bottega dello zio arriva Piero della Francesca, uno dei più talentuosi pittori dell’epoca. Lavinia si incanta mentre osserva la sua abile mano lavorare all’ultimo dipinto, La flagellazione di Cristo . L’artista che ha di fronte è tutto quello che lei vorrebbe diventare. E anche l’uomo sembra accorgersene nonostante il contegno taciturno e schivo. Giorno dopo giorno, Lavinia capisce che la visita di Piero nasconde qualcosa. Del resto sulle sponde dell’Arno sono anni incerti: il papa è malato e sono già cominciate le oscure trame per eleggere il suo successore. E Piero sa più di quello che vuole ammettere. Il sospetto di Lavinia acquista concretezza quando lo zio viene ingiustamente accusato dell’uccisione di un uomo e Piero decide di indagare. Ma Lavinia questa volta non vuole restare in disparte. Grazie alla vicinanza dell’artista, che fa di tutto per proteggerla, per la prima volta comincia a guardare il mondo con i propri occhi. Perché lei e Piero sono entrati in un quadro in cui ogni pennellata è tinta di rosso sangue e ogni dettaglio è un mistero che arriva da molto lontano. Perché la pittura è un’arte magnifica, ma può celare segreti pericolosi. Chiara Montani trascina il lettore per le vie della Firenze rinascimentale e tra le opere di Piero della Francesca, un artista che ha fatto la storia della pittura. Lo immerge nella vita di una giovane donna che vede le sue ambizioni soffocate dalle leggi non scritte del tempo. Lo cattura in un vorticoso susseguirsi di eventi in cui le ragioni dell’arte si intrecciano con quelle della politica e della religione.

Chiara Montani unisce il suo interesse Artistico con la seduzione per le Epoche passate per realizzare un Romanzo diviso tra Storia e Arte, permettendo di viaggiare attraverso il Rinascimento dove, tra contraddizioni Politiche e Sociali, ci troveremo di fronte al lato oscuro di una Fase non solamente Prospera.

Dopo il Prologo, che ci descrive una Roma Papale minacciata dall’ombra di un conclave, ci ritroveremo a Firenze dove Piero Della Francesca farà ritorno con impellenza dopo aver ricevuto una lettera da una sua vecchia conoscenza.

Piero, descritto come enigmatico, è un uomo ermetico e geniale, dal carattere difficile che si troverà a fare i conti con un Passato dal quale era fuggito ma che adesso si era rifatto vivo coinvolgendo lui e le persone care.

Un omicidio brutale, che incolpava ingiustamente, mette in allarme suscitando una corsa contro il tempo: salvare un innocente studiando nello stesso tempo una contromossa per combattere contro un nemico invisibile, senza ombra che, in cerca di Vendetta, si sarebbe fermato solo dopo aver colpito tutte le persone coinvolte, per cercare di guarire da una ferita profonda.

In questa difficile impresa l’artista sarà aiutato dalla Protagonista del Romanzo, Lavinia: Con un carattere ribelle, forte e decisa, verrà all’inizio affascinata da Piero, dalla sua arte, per poi essere sempre più coinvolta emotivamente diventando parte integrante di una vicenda che nascondeva molti misteri che mettevano a repentaglio la vita di molti.


L’Autrice è brava nell’utilizzare una Simbologia a favore della Trama che pagina dopo pagina si costruisce con intrighi e ricatti… vendette e onore… per poi essere dominata per molte pagine da scene adrenaliniche con inseguimenti e fughe che faranno viaggiare il Lettore attraverso una Firenze tutta da scoprire: Da Ponte Vecchio a Santa Trinità, passando per la Pescaia di Santa Rosa, in un misto di rumori e fervore, portando i Protagonisti anche sui luoghi più controversi e nascosti della città Medicea.

Bellissimo il ritratto di Lavinia, un Personaggio con la quale l’Autrice rende indirettamente omaggio alle Donne, rendendo gloriose le ribelli che in ogni campo con coraggio si erano fatte “pionieri” liberandosi dalle catene imposte dal Tempo e dalla Società; molto apprezzabile è anche la capacità di far conoscere poco alla volta la Protagonista, la sua interiorità e il suo essere, che evolve nel Romanzo in contemporanea con la sua capacità di uscire fuori e liberare non solo il suo talento ma soprattutto anche il suo cuore al sentimento più sincero.

Nel Finale, dopo che molti pezzi verranno collocati al posto giusto rendendo chiara a tutti la Verità, sale l’Amarezza per non aver compreso prima ed evitato qualcosa che si poteva; la Disperazione e la conseguente caduta verso l’Oblio verra evitata grazie al Sacrificio dettato dal sentimento che, venendo meno ai propri principi, sacrifica per un dono prezioso, che “costringe” alla lontananza per lenire un dolore che stringeva il cuore, nella forza di un orgoglio che aveva visto la sconfitta nei confronti di un avversario.

Tanti complimenti sinceri a Chiara Montani che con il suo Romanzo riesce a immergere e catturare intensamente il lettore in una Storia davvero misteriosa e avvincente, grazie anche ai Personaggi “prestati” dalla Storia che si rivelano tutti molto intensi e ben costruiti, in particolare Piero Della Francesca con il quale l’Autrice conferma tutto il Genio e l’Enigma di un maestro eccezionale, un artista che ancora oggi è al centro di discussioni e valutazioni non sempre omogenee da parte dei critici, che sicuramente non riescono ad oscurare la sua indiscutibile fama.

( Recensione di Walter Bianco da AmabiliLetture Blog )

Chiara Montani, architetto di formazione, ha lavorato nel campo del design, della grafica e dell’arte, esplorando varie tecniche e materiali, e partecipando a esposizioni in Italia e all’estero. Specializzata in arteterapia, conduce da anni atelier sulle potenzialità terapeutiche del processo creativo.

Formule mortali di François Morlupi

 In una torrida estate romana, un anziano cammina nel parco di villa Sciarra, nell’elegante quartiere di Monteverde. Un odore tremendo atti...