lunedì 17 aprile 2023

Il bene che ti voglio di Sandro Frizziero

 È la vigilia di Natale e Alessio Gorgosalice si affretta sul vialetto di Villa della Pace, la residenza per anziani in cui vive nonna Armida. Ha bisogno di parlare con lei. Non che si aspetti grandi risposte: la demenza senile le consente a stento di riconoscere chi ha davanti. Ma il suo obiettivo, forse, è un altro. Alessio ha poco più di trent'anni, fa l'assicuratore e ha una vita estremamente regolare. È sposato con Isabella e insieme abitano in una villetta a schiera acquistata grazie all'aiuto del suocero e scrupolosamente arredata coi mobili prodotti in serie da un "mobilificio incapannonato al centro della campagna, una specie di microcosmo in miniatura, un'epitome di mondo, un museo della creazione". Ogni giorno Isabella, ingegnere che si occupa di progettare e collaudare impianti, una mente votata ai calcoli e alle previsioni, gli prepara un pasto sano da portarsi al lavoro, che Alessio accetta con un sorriso. Ma sotto la superficie levigata di una vita come tante – il matrimonio, il desiderio di paternità, la dedizione al lavoro – fremono istinti selvaggi, risvegliati dalla relazione extraconiugale che Alessio intrattiene con Barbara. La recita che è sempre stata la sua vita si è incrinata in modo irreparabile e in lui stanno esondando pulsioni impossibili da arginare. Con una voce brillante, complessa, divertita e fantasiosamente ipertestuale, il narratore segue il magma dei pensieri di Alessio negli abissi dell'introspezione per poi andare a stanare tutti gli altri personaggi fino ad assumerne il punto di vista.

Sandro Frizziero è un autore che seguo con stima fin dal suo esordio letterario ( Confessioni di un NEET ) e devo dire che in ogni suo libro, oltre ad una intelligenza stilistica fuori dal comune, apprezzo particolarmente la sua capacità di sperimentare sempre qualcosa di diverso in virtù di una sua particolare predisposizione nel mettersi alla prova per riuscire poi a scrivere senza sottomettersi a canoni letterari più generalmente frequentati.  

Con "Il bene che ti voglio" l'autore, in maniera non del tutto convenzionale, cerca di analizzare lo scorrere del tempo alternando ricordi passati ad un presente narrativo fuso tra sogno e realtà.

I due personaggi principali, Alessio e nonna Armida, sono impegnati in un dialogo "silenzioso" utilizzato dall'autore come pretesto narrativo per incuriosire ancora di più il lettore sullo sviluppo di una vicenda composta per lo più da pezzi diversi di un puzzle dove la ricostruzione risulta complicata, diversa e non del tutto "immediata" per le diverse interpretazioni che nascono dal bisogno dell'autore di dar voce a tutti i personaggi all'interno del romanzo, moltiplicando i punti di vista e distogliendo l'attenzione frammentando una linea narrativa dove il Passato si percepisce più incerto  del Futuro perché condizionato dai ricordi.

Alessio in questa sorta di confessione ha bisogno forse non solo di ricevere qualcosa che la nonna non può più restituire, ma anche di continuare a sperare che i momenti felici possano ritornare, colmando quel silenzio passivo attraverso ricordi che nonostante tutto risultano separati da una realtà presente; una vita apparentemente normale dove l'ansia di amare qualcuno diventa sottomissione e dove l'unica maniera per sopravvivere e cercare di far convivere quella voglia di "evadere" con il bisogno di normalità in una rapporto a tre paradossale e non ordinario ricco di malintesi.

I ricordi nel romanzo sono esercitati dall'autore per introdurre il concetto di Bene, sviscerando il suo significato e le varie sfumature, per poi esprimere il suo carattere fortemente contraddittorio, sospeso tra ambiguità e ipocrisia, espresso dalle azioni dei personaggi e dalle loro impressioni che si affannano non solo a cercare ma anche a restituire qualcosa che se a volte appare irraggiungibile in altre invece risulta nascosto proprio là dove non si pensava di trovarlo, rendendo tristemente chiaro, purtroppo solo alla fine, di come occasionalmente desideriamo non tanto la felicità ma il suo esatto contrario.

Il linguaggio straordinariamente originale e articolato si evidenzia non solo nell'utilizzo di vocaboli non comune ma anche nella la capacità riflessiva che stimola l'introspezione personale, agevolata anche da paragrafi "intenzionalmente" lunghi, dove l'autore rende la lettura addirittura ancora più emotiva mescolando bene tragedia e ironia, per ridere a "denti stretti" insegnando ad essere un po' critici nei confronti della vita, verso una realtà raccontata in maniera cruda e sincera per contrastare al meglio ipocrisia e buonismo.

Tantissimi complimenti a Sandro Frizziero(che ringrazio anche per la bella dedica) perché ancora una volta è stato capace di scrivere un romanzo coinvolgente e "non banale" che racconta una vita artefatta, con parecchie esitazioni e macchie grigie, evitando un sentimentalismo scontato che diversamente non sarebbe riuscito ad arrivare tanto in profondità; Un romanzo magnificamente complesso dove già l'introduzione mette in evidenza la volontà di viaggiare nel tempo, partendo dal passato, per restituire poi nel presente narrativo una visione "distorta" che sembra quasi deridere oltrepassando i limiti attraverso il contributo di tutti i personaggi che, pur "creando" coralità, mancano di fisicità restando lontani in una storia che riflette parecchio anche della nostra epoca.


 

venerdì 7 aprile 2023

L'enigma di Tesla di Stefano Mancini

 

Londra. Il giornalista Ethan Cooper bussa alla porta dell’amico hacker Larry, di cui ha un disperato bisogno: in un cassetto ha infatti ritrovato l’anello appartenuto a Kirsten, la compagna scomparsa poche settimane prima. Com’è possibile che quell’anello sia finito lì, se la donna lo aveva con sé quando è scomparsa? Convinto che si tratti di una richiesta d’aiuto, chiede a Larry di accompagnarlo nella sua casa di Ludwigsdorf, in Germania, dove i due fanno una scoperta sconvolgente. Disposto a tutto pur di riportare a casa Kirsten, Ethan comincia così una ricerca serrata che lo porta ad attraversare l’Europa sulle tracce del più grande genio del XX secolo: Nikola Tesla.



Stefano Mancini con questo ultimo romanzo conferma le sue doti stilistiche in un thriller dai ritmi narrativi molto serrati con un storia davvero appassionante quanto misteriosa, legata ad un personaggio che ha affascinato per decenni e che ancora oggi ha tanto da raccontarci, una mente geniale ma soprattutto un uomo rivoluzionario: Nikola Tesla.

C'è subito da dire che, a differenza dei precedenti romanzi, quest'ultimo riprende in maniera "decisa" le fila del precedente ( L'Enigma di Majorana ) riportando il lettore nella stessa atmosfera lasciata dai protagonisti: Ethan e Kirsten, divisi da due piani narrativi ben distinti, saranno distanti ma "vicini" perchè legati da un filo invisibile che nella prima parte del romanzo risulterà presente in un coinvolgimento emotivo che, seppur condiviso, da una parte è scaturito da una tensione adrenalinica che impegnerà in una corsa contro il tempo e dall'altra invece da ansia e paura che poco alla volta riprenderanno vita sotto forma di quei ricordi passati che inconsapevolmente sembravano rimossi dalla mente.

La scelta di incentrare la vicenda su un personaggio enigmatico come Tesla non è soltanto indovinata ai fini narrativi ma permette all'autore di poter spaziare con la fantasia fondendo bene realtà storica con mistero; segno di una ricostruzione storica davvero ben accurata e attendibile la figura di Tesla nel romanzo alla fine traspare come fortemente "magnetica" e molto più complessa rispetto ai "precedenti", facendo leva su alcune ombre misteriose che aleggiavano soprattutto riguardo al suo lavoro di scienziato.

La parte centrale del romanzo difatti è concentrata principalmente nel raccogliere e mettere insieme tante informazioni per capire se quel mistero intorno ad una scoperta rivoluzionaria fosse destinato a restale tale o se invece realmente esisteva qualcosa che andasse oltre i limiti umani, una tecnologia tanto avveniristica quanto potenzialmente pericolosa se fosse caduta in mani sbagliate.

Con uno stile sempre scorrevole e d'effetto che non cede mai a troppe descrizioni scientifiche o tecniche che possano appesantire il ritmo l'autore, dopo aver appassionato con codici enigmatici e rompicapi da risolvere, riesce bene alla fine a ricongiungere il passato narrativo al presente restituendo equilibrio e nello stesso tempo speranza ad una lotta contro un umanità senza scrupoli che aveva visto i nostri protagonisti impegnati a raggiungere a tutti i costi una verità che, se da una parte rappresentava una vittoria, dall'altra lì costringerà d'ora in avanti a vivere sempre guardandosi le spalle, dimenticando in fretta quello che era accaduto per impegnarsi al meglio a vivere il momento presente.

Complimenti a Stefano Mancini (che seguo con affetto e stima da diverso tempo) perchè ha scritto un romanzo veramente molto appassionante riuscendo nell'impresa non facile di mantenere equilibrio tra i diversi piani narrativi; nel libro l'autore è particolarmente bravo nel raccontarci Tesla attraverso una vita romanzata che necessariamente poi si fonde ad una realtà storica sviluppata in tutte le sue tante sfumature ma che, mantenendo una fede storica, permette di esprimere al massimo la duplice natura di Tesla, da una parte lo scienziato e dall'altra l'uomo, con le sue tante contraddizioni e misteri, sfruttando al massimo questa sua intimità per creare "l'Enigma" che, crescendo pagina dopo pagina, trascina il lettore in un vortice che spazia tra passato e presente, tra dubbi e certezze, per riflettere e capire meglio il "futuro" che stiamo vivendo ma lasciando spazio anche a quello che avremmo potuto vivere.


mercoledì 29 marzo 2023

AZZARDO di Alessandra Mureddu

 

«Entro nella sala col passo trionfale di chi va a riprendersi il mondo. Le banconote da cinquanta, a colpi di un euro al secondo, spariscono nella fessura una via l’altra. Le conchiglie, quando escono, fanno pof, come lo schiocco di labbra di un pesce».

A quarantun anni, nella pienezza della propria vita, una donna decide di salvare il padre, avvocato e giocatore patologico. E salvarlo significa addentrarsi nel mondo delle sale da gioco: un mondo senza finestre in cui non si distingue il giorno dalla notte, e neppure chi vince da chi perde, perché ogni vincita è destinata a finire nella fessura della slot: se ti è andata bene vorrai vincere di piú, se stai perdendo continuerai a giocare per rifarti. Cosí, la figlia che voleva salvare il padre si ritrova a dover salvare se stessa dalla malattia del gioco, che la trascina in un gorgo senza fine. Il conto si svuota, i capelli si imbiancano, il corpo sparisce sotto una larga tunica nera. Le relazioni, gli amici, i colleghi, la famiglia: tutto viene intaccato in nome di questa febbre morbosa. Gli ori di famiglia rubati ai genitori e svenduti nei «Compro oro» per una manciata di contanti da dilapidare in fretta.

Se può esserci salvezza, passerà forse dai Dodici Passi del Programma di recupero per i Giocatori Anonimi, ma le ricadute eroderanno ogni volta qualcosa di piú profondo. O forse la salvezza s’insinuerà in un sogno o in un piccolo gesto come quello del padre nella pagina finale del libro.

 
Romanzo d'esordio davvero d'impatto quello di Alessandra Mureddu che racconta, con voce sempre limpida e ferma nonostante a tratti si pieghi a divenire cruda e senza filtri, una condizione esistenziale drammatica di una donna di 41 anni che, tra sofferenza e irrisione, mette a nudo tutta la sua fragilità umana.
 
Attraverso la scrittura l'autrice riesce a prendere le distanze per descrivere una storia vissuta sulla pelle dove la mancanza d'aiuto e l'ostilità diventano più nocive della dipendenza stessa nel tentativo poi di restare in equilibrio tra astinenza e sobrietà isolandosi completamente dal mondo e dagli affetti circostanti.

Attraverso le pagine del libro scopriamo che, poco alla volta, tutti quei piccoli gesti appartenuti al padre, dopo aver prima combattuto e poi perso la sua battaglia, adesso sono parte integrante della protagonista, presenti in una simbiosi quasi inevitabile innescata da un rapporto che, se da una parte crea distanza, dall'altra genera un legame quasi materno dove emerge poi una gelosia innaturale per un cambio di ruoli inaspettato.

Il perbenismo, annientato dal suo essere tabù all'interno di un sistema dove anche la condizione di donna è annichilita, passa quasi inosservato per mezzo della tenerezza con la quale l'autrice si rivolge alla protagonista che, incapace di stabilire un limite, cercherà un punto di rottura, non nella perdita del denaro, ma con la perdita dei valori più riconducibili alla sfera affettiva.

Il conto in banca che si svuota e i capelli che diventano bianchi sono solo "campanelli d'allarme" inutili per una vita asettica, per un esistenza che ormai si limitava a galleggiare tra internet, gioco, sesso e amanti e dove il senso di colpa rimaneva purtroppo in vita solo per pochi attimi, schiacciato dal bisogno di giocare senza ormai più prestare importanza al vincere o al perdere.

L'autrice è davvero brava nell'accompagnare il lettore in maniera onesta e sincera tra le varie tappe di un decadimento morale e fisico attraverso un racconto che, pagina dopo pagina, risponde sempre più all'esigenza terapeutica di analizzarsi attraverso una sorta di diario dove, con voce a volte debole a volte invece implacabile, si riesce a comprendere come la rabbia possa diventare l'unica amica fedele per intraprendere un percorso di salvezza, ricostruendo passo dopo passo un recupero, lento ma graduale, di tante piccole cose, tornando ad una quotidianità che all'inizio sembrava inarrivabile solo perché troppo scontata in una vita del tutto lontana dall'abisso in cui si era caduti.

Tantissimi complimenti sinceri ad Alessandra Mureddu per il coraggio con cui ha scritto una storia capace, nonostante la sofferenza espressa, di catturare emozionalmente fin dalle prime pagine; personalmente credo di aver percepito nel libro non solo il bisogno di raccontare una storia personale ma anche la necessità di esprimere tutta la complessità nel vivere, non solo legata alla dipendenza ma anche unita alla difficoltà dei rapporti umani analizzando solo uno dei tanti abissi dove purtroppo la fragilità dell'essere umano può precipitare, sottolineando l'importanza però di chi è intorno per riuscire ad emergere e tornare a vivere.
 

venerdì 24 marzo 2023

Ragazze perbene di Olga Campofreda

 Nelle città di provincia le ragazze perbene si assomigliano tutte. Per sottrarsi a un futuro già raccontato, Clara si trasferisce a Londra, dove insegna italiano a ricchi expat e si trova intrappolata nel vortice degli incontri online. Ma il matrimonio della bellissima cugina Rossella, inseparabile compagna d’infanzia diventata poi modella di abiti da sposa, la richiama a Caserta. Clara si trova così ancora immersa nel mondo da cui è fuggita: all’addio al nubilato della cugina rivede le vecchie compagne di scuola, e nei giorni successivi incontra Luca, lo sposo, con cui aveva stretto in passato un’amicizia clandestina. All’improvviso, però, Rossella scompare senza lasciare traccia. E Clara, convinta che la cugina nasconda qualcosa, scopre nel suo diario un segreto impossibile da confidare, che minaccia il futuro radioso che Rossella ha sempre incarnato. Olga Campofreda toglie il velo sulle seconde vite e i desideri nascosti delle ragazze perbene, i cui destini sono specchio di una femminilità che parla di sacrifici e rinunce, di principi azzurri e segreti, di infelicità che si tramandano nel tempo, di madre in figlia. E racconta la storia di una ragazza che si ribella a sogni e consuetudini già logore, per inventare una strada nuova, tutta sua, da costruire con consapevolezza giorno dopo giorno.


Olga Campofreda ha scritto un romanzo forte e affascinante che trascina chi legge nel disagio di un adolescenza vissuta con le etichette cucite addosso dalla famiglia e dalla società.

Clara e Rossella sono due cugine che, dopo aver vissuto parte della loro vita insieme, tra aspettative disattese e occasioni perse, si ritroveranno dopo tanti anni passati distanti. 

La loro vicenda è la stessa di chi è fuggito, ma anche di chi è rimasto, quando nel frattempo attorno maturava un fermento sociale dove in particolare la donna rivendicava la sua emancipazione nei confronti di un mondo che proponeva solo modelli da imitare; è la storia di un intera generazione che vive e soffre in maniera diversa ma che si vuole confessare, vuole mettersi a nudo non risparmiando anche quello che non si vuole raccontare.

Dal racconto emergono due mondi a confronto: da una parte le ragazze perbene, destinate a ruoli non adatti e dall'altra chi fiuta il pericolo e fugge per non crescere senza poter decidere.

Entrambi i mondi, dopo aver combattuto in maniera diversa, inevitabilmente alla fine usciranno sconfitti, vittime di un processo autodistruttivo che da una parte viene causato da chi decide per loro, dalla mancanza di coraggio per ribellarsi e soprattutto dal bisogno di cercare amore solo attraverso la sottomissione; dall'altra parte invece la sconfitta prende le mosse da una fuga che non risolve i problemi, che non risponde alle tante domande che non trovano risposte concrete perchè non abituati a manifestare i propri bisogni, vagando in una dimensione esistenziale che rimane sempre in sospeso tra libertà e voglia di essere.

Clara e Rossella non sono sole in questo romanzo, difatti quasi tutti personaggi che incontreremo, nonostante le tante aspettative e desideri, si ritroveranno a vivere una vita fatta di decisioni non prese, bisognose di non rivivere il passato di altri ma con la triste consapevolezza di non poter intraprendere un altro percorso che non sia quello già vissuto.

Il tema principale del libro quindi gravita su quello detto e non detto, sull'importanza di analizzare il passato per suscitare domande che potenzialmente potevano scuotere le coscienze,   provocando spaccature profonde in un mondo dove tutto era già deciso, portando quindi a esprimere i propri bisogni, le proprie aspirazioni; tutto questo però incontrava un muro eretto dalla società e dalla famiglia e quindi l'unica alternativa per chi voleva essere compreso era scappare da un mondo che mostrava però solo quello che non si voleva essere, destinando chi era fuggito  ad un esistenza non meno complessa.

L'autrice con una prosa acuta, che si sviluppa attraverso una scrittura mai banale ed emotiva che a tratti si lascia contaminare da un dialogo più adatto ad una realtà di provincia, è davvero molto brava nel trasmettere le sensazioni di chi si sente inadeguato nei confronti della vita, degli altri, di chi è diviso tra voglia di libertà e ribellione; messi da parte però tutti gli impulsi, i desideri e le aspettative, il vero intento dell'autrice è quello di farci riflettere su chi siamo veramente, su come ci sentiamo noi quando non c'è nessuno che ci guarda, che ci giudica, quando appunto conquistata quella "libertà" tanto desiderata restiamo soli con noi stessi.

Tanti complimenti sinceri a Olga Campofreda perchè con il suo libro mi ha fatto partecipe di una storia capace di farmi riflettere molto, suscitando domande che impegnano su una risposta che non può essere universale ma personale; un libro che rappresenta una generazione intera, che è un inno alla libertà e un grido che incoraggia ad essere se stessi per non diventare modelli imposti da una società che decide per noi.


giovedì 16 marzo 2023

Grande terra sommersa di Alessandro De Roma

 

L’undicenne Pietro Stefano Mele è un ragazzino qualsiasi, che ancora non sa come un piede messo in fallo possa cambiare tutta una vita. Quando la madre scivola (anche per sua responsabilità, crede lui) e sbatte la testa su uno scoglio, inizia una lunga battaglia con il proprio senso di colpa. Il padre, Seb, un fanatico religioso dall’esasperato egocentrismo, riversa su Pietro la responsabilità dell’accaduto e lo abbandona nel piccolo borgo sardo di San Leonardo de Siete Fuentes, da nonna Sircana – sua madre –, che fino a quel momento è stata, per il nipote, solo una sconosciuta.

L’anziana vive in una casa ai confini del bosco e non pare avere alcuna intenzione di aprire il suo mondo a Pietro. Tuttavia, giorno dopo giorno, tra i due nasce un’intesa profonda.Pietro impara ad amare quella vita selvaggia fatta di avventure tra alberi e ruscelli, con poche regole da seguire. Soprattutto, è affascinato dai vicini, i Campus, una famiglia che ai suoi occhi rappresenta l’unità che ha perduto per sempre.Come mai, allora, la nonna sembra volerlo mettere in guardia da loro? Perché spariscono per intere settimane e poi ricompaiono come se niente fosse? Mentre l’attrazione di Pietro verso quella famiglia, e in particolare verso i coetanei Luca e Laura, non smette di crescere, un’ombra sempre più inquietante comincia ad avvolgere i vicini. L’inatteso ritorno del padre allontanerà però bruscamente il protagonista dal piccolo universo che sente ormai suo. Se le grandi terre sommerse sono quelle in cui proiettiamo la nostra fantasia, le persone che amiamo ne sono gli abitanti fino al momento in cui, adulti, non ne accettiamo le debolezze. Il romanzo di una grande voce letteraria, la storia della formazione alla vita del ragazzo selvaggio che è in ognuno di noi.  

Il libro di Alessandro De Roma è un romanzo di formazione dove, attraverso una narrazione scossa da emozioni contrastanti, il protagonista è alla ricerca disperata di quel coraggio, perduto sotto i colpi di una vita fortemente turbata e condizionata da un trauma irreparabile, necessario e vitale non solo per tornare a sognare ma per raggiungere la propria salvezza.

Pietro è un ragazzo che, dopo la scomparsa della madre, comincia ad avere paura della vita, perdendo fiducia nel futuro per precipitare in una solitudine necessaria solo per ripararsi dal mondo circostante che per il momento non offriva occasioni per riemergere.

Un trauma profondo e un senso di colpa pressante accompagneranno l'esistenza del protagonista che si ritroverà immerso in un silenzio "innaturale" dove la sua crescita verrà motivata soltanto da sentimenti mutevoli che non avranno mai una connotazione ben precisa.

L'unica arma per Pietro, nell'amarezza della sua esistenza, sarà proprio la sua capacità di analizzarsi che lo porterà a sfiorare una felicità appena solo possibile minata, anche in età adulta, da un senso di malinconia che solo alla fine si eclissa in una sorta di pacificazione che rimane sempre però in attesa del completamento formativo.

L'autore è bravo nel trasparire il suo "personale" attraverso la capacità del protagonista di pretendere dalla vita una svolta esistenziale, nonostante le tante negatività che lo attraversano, in questa sorta di discernimento dove nè l'amicizia e nè il passato riescono a diventare utili per lenire e dare risposta a quello accaduto, condizionando le scelte future.

La capacità stilistica "trascinante" dell'autore si evidenzia di più in una coralità narrativa dove ogni personaggio diventa indispensabile per ricostruire coraggio nei confronti della vita, per ritrovare valore nelle parole dette da chi non c'era più e per riaccendere la luce in un ombra esistenziale dove sopravvivere al dolore era l'unica maniera per andare avanti.

La Rabbia e l'Odio restano intrappolati nella mente e nei pensieri di Pietro che si rifiuta quasi di crescere per non piegarsi a quella crudeltà degna dei mediocri, per non farsi assorbire da quel mondo che lo circondava e che non era in grado di ascoltare le sue paure.

Nella parte finale del romanzo Pietro, malgrado tutte le avversità, riuscirà forse ad abbracciare come necessaria la scoperta di se stesso, in un esistenza fortemente segnata dal senso di colpa e dall'imprevedibilità di un Destino che probabilmente aveva solo rimandato quel salto nella vita necessario per liberarsi e tornare a vivere.

Tantissimi complimenti sinceri ad Alessandro De Roma per aver scritto un romanzo così bello e intenso dove mette in evidenza al meglio tutto il suo impegno personale per scrivere una storia capace di accompagnare il lettore non solo in un percorso formativo (dove non sempre è facile comprendere le scelte dei protagonisti), ma che sollecita anche quel tentativo di giustificare le conseguenze di ciò che stravolge senza motivo quella grande avventura che chiamiamo vita.

 

venerdì 10 marzo 2023

Musicanto il cuore di Angela Aniello

..." La prima sensazione che ci avvolge, leggendo tra i versi dell'autrice è, indubbiamente, l'importanza della musica, dei suoni che ci circondano, molto spesso ignorati, volutamente o inconsapevolmente.

Il connubio tra note melodiose ed espressione poetica ha un ché di trascendentale, ad innalzarsi oltre i muri dello sterile quotidiano.
C’è un Dio che aleggia e viene invocato spesso nel suo sentire, una dolce preghiera per chi anela alla parte migliore di umanità un po' recisa, maltrattata, che ha perso il suo profumo primordiale...."



La poesia di Angela Aniello è una forma d'arte che comunica attraverso un suo ritmo originale e personale dove è naturale spaziare al di là delle semplici regole metriche, alternando schemi liberi a fissi per scombinare dolcemente versi e parole attraverso una capacità ermetica che denota una profonda introspezione personale che si traduce in armonia musicale.

Un vero inno alla vita che si realizza attraverso la magnificazione della musica che, nelle sue tante sfumature, avvolge e affascina chi legge mediante suoni e melodie che superano i propri confini per rendersi immortali e nello stesso tempo salvifici ; Nei versi dell'autrice, oltre ad un coinvolgimento personale, ritroviamo un sentimento universale volto ad alimentare cambiamento e fiducia per stimolare la sensibilità di chi legge; tutto questo, insieme a sfumature ben definite dove sogni, colori e malesseri richiamano alla vita, incoraggiano a ritrovare se stessi.

Spazziando tra Passioni..... che generano Sorrisi.....tra Sogni..... che si trasformano in Favole benigne pronte a portare luce là dove c'è ombra, ritroviamo contrapposto l'Inverno alla Primavera della Vita, la Musica al Silenzio, il Vento al Mare, tutto per risvegliare ricordi, per sussurrare respiri che restituiscono Speranza a sguardi felici e bramosi di carezze (anche Divine) in attesa che il Sole asciughi le lacrime causate da bocche gravide di promesse fasulle.

L'autrice è abile a giocare con le parole utilizzando il Tempo e lo Spazio per scandagliare sogni da "indossare" nella disperazione, per analizzare i diversi dolori di un mondo fatto da uomini che rivolgono i loro sguardi al cielo, alle stelle, nel buio più profondo provocato dall'infelicità di vivere.

La musica viene utilizzata per trasformarsi in luce, armonizzando i battiti di un cuore che si muove tra Ragione e Sentimento, tra  Paura e Stupore di una Verità che miseramente tramonta con facilità sulle promesse sterili, elevandosi solo tramite la poesia per rendersi "inarrivabile" e soprattutto per contrastare le complicazioni di un esistenza che priva di luce gli uomini per rendere erranti le sue poche piccole gioie.

Tra i vari componimenti di Angela Aniello personalmente ho trovato molto significativi ed emozionanti ( più degli altri ) quello dedicato ad Alda Merini e quello rivolto alle donne dell'Iran : tra i versi delle due poesie ho percepito forte tutta la disperazione e lo strazio di una sofferenza umana che, di fronte alla follia cieca e barbara generata dall'uomo, viene neutralizzata dal potere terapeutico della Poesia, dettata dal cuore di chi scrive per elevarsi e diventare espressione di una Libertà sia fisica che morale.

Tantissimi complimenti sinceri ad Angela Aniello (anche per la fiducia riposta) per averci emozionato attraverso versi così vividi che sembrano quasi prendere vita, che riescono ad accrescere la volontà di recuperare quella forza d'animo necessaria a far riemergere una luce nascosta in ognuno di noi, sedotta ormai da un mondo che ci costringe a dimenticare, che ci educa principalmente a considerare il Passato solo come Ricordo, annullando la possibilità di tornare a "ridere con le stelle" e ricominciare a guardare il cielo con la certezza di riuscire poi un giorno a "domare" tutta quella felicità inattesa, pronta a "sconvolgere" le nostre vite.




Angela Aniello (Bitonto 1973), laureata in lettere classiche, concilia il suo ruolo d'insegnante nella scuola secondaria di primo grado con i suoi numerosi interessi che coltiva con passione: la musica, il teatro e soprattutto la scrittura. Ha pubblicato il racconto Un figlio diverso con Arti grafiche Savarese(1997) e la raccolta di poesie Piccoli sussurri co Editrice Internazionale Libro Italiano (2005). Alcuni dei suoi scritti sono stati premiati in concorsi letterari di diverso genere. Molte poesie e racconti compaiono in varie antologie, blog e e-book. Il suo romanzo d'esordio è "Fra le crepe dell'anima" pubblicato con la Les Flaneurs Edizioni (2017) e sempre con la stessa casa editrice ha pubblicato nel 2021 il suo secondo romanzo "Il verso giusto" che si è classificato al secondo posto ex aequo al Premio Porta D'Oriente.

Formule mortali di François Morlupi

 In una torrida estate romana, un anziano cammina nel parco di villa Sciarra, nell’elegante quartiere di Monteverde. Un odore tremendo atti...