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martedì 18 luglio 2023

Formule mortali di François Morlupi

 In una torrida estate romana, un anziano cammina nel parco di villa Sciarra, nell’elegante quartiere di Monteverde. Un odore tremendo attira la sua attenzione. Vicino a una macchia di cespugli scopre, con terrore, una mano mozzata. Poco più in là, gli arti amputati di un uomo sono disposti sul terreno a disegnare una celebre formula fisica. Il brutale omicidio turba la quiete del quartiere, ma soprattutto sconvolge l’instabile equilibrio del commissario Ansaldi, che con il trasferimento nella capitale sperava di aver trovato una tregua agli orrori cui ha assistito nella sua lunga carriera in polizia. Meticoloso e sensibile, la sua grande umanità lo porta a essere preda perfetta dell’ansia e degli attacchi di panico. Ciononostante rimane un professionista integerrimo che davanti al dovere non si tira mai indietro: costi quel che costi, troverà l’assassino. Ma prima dovrà capire come creare uno spirito comune con gli agenti della sua squadra investigativa, non meno unici e fragili di lui. Insieme, diventeranno i Cinque di Monteverde. Con il suo stile inconfondibile, che alterna il buon umore alla malinconia, Morlupi getta uno sguardo sugli abissi non solo di una mente criminale, ma della nostra intera società, che nasconde in bella vista i suoi istinti più feroci.


Formule mortali (edito da Salani) è la seconda edizione del romanzo d'esordio di François Morlupi che, dopo l'enorme successo di "Come delfini tra pescecani" e "Nel nero degli abissi" ci riporta alla genesi dei cinque di Monteverde.


Morlupi (come sempre) ha la capacità stilistica di entrare nel profondo dei suoi personaggi, non solo quelli principali però ma anche in quelli secondari, ed è proprio con questa sua "prima" storia che possiamo scoprire ancor di più tutte le fragilità caratteriali dei cinque, alle prese con una indagine complessa e con una vita che sembrava procedere in una direzione opposta da quella immaginata.

Ansaldi fra tutti appare un personaggio complessato da dubbi e incertezze che risultano derivare non tanto da una sua patologia ma principalmente da un evidente difficoltà relazionale con la squadra che scopriremo composta da elementi quasi tutti emarginati, esiliati da un disagio personale che impedirà inizialmente di  evolvere come gruppo trattenendo la necessità di  trovare quella chiave giusta per risolvere un caso davvero molto complesso.

Un senso d'impotenza davanti a crimini efferati unito poi al bisogno di raggiungere risultati in breve tempo aumenteranno la tensione in una vicenda dove c'erano poche ipotesi tutte legate alla mancanza di legami tra le diverse vittime.

Con uno stile incalzante e rapido, sempre sospeso tra ironia e malinconia, la storia procede attraverso due linee narrative ben distinte che si alternano in un gioco d'incastri voluto che sembrava procedere di pari passo fino a quando all'improvviso una terza narrazione si aggiunge disorientando il lettore e  mescolando tutti i pezzi di un puzzle che aveva appena cominciato a mostrare un disegno criminale, ben celato da un nemico invisibile che se all'inizio si dimostrerà troppo imprevedibile nel corso della storia comincerà a fare passi falsi solo quando, messo da parte ogni individualismo, i problemi della squadra da personali diventeranno comuni.

Come spesso accade nei libri di Morlupi François i protagonisti sono raccontati in tutta la loro umanità e fragilità, al fine di rendere più emotive ed empatiche le loro scelte e le loro azioni che proprio per questo motivo risultano ( a chi legge ) sempre molto fedeli al ruolo che l'autore ha assegnato; fragili e umani, sempre pronti a sorridere dei loro difetti, assorbiti (forse troppo) da una metropoli tentacolare come Roma che, in questo primo capitolo, rispetto ai successivi libri dell'autore affascina il lettore con colori e bellezza tralasciando (volutamente) "per il momento" le sue tante contraddizioni.

Possiamo dire che il romanzo (nonostante la mole) risulta molto scorrevole, lasciandosi leggere davvero tutto d'un fiato; questo è possibile non solo tramite una trama avvincente ma soprattutto grazie allo stile "inconfondibile" dell'autore che tiene sempre alta la tensione soprattutto attraverso capitoli abbastanza corti, per agevolare la memoria del particolare al lettore nel proseguo della storia.

Complimenti sinceri al sempre più bravo François Morlupi (che seguo con affetto e stima da diverso tempo) che riesce a creare storie avvincenti attingendo sia dai gialli nordici che dai thriller più "nostrani", mescolando però in maniera del tutto originale una tensione psicologica con un attenzione alla società, traducendo quella sua inclinazione per protagonisti non "eccezionali", spesso emarginati e fortemente asociali, che non si sforzano poi tanto per risultare normali in un mondo "distorto", contagiato dal bisogno di assecondare (ad ogni costo) anche gli istinti più bassi.   


sabato 6 maggio 2023

Tempesta di Camilla Ghiotto

 Renzo e Camilla non sono un padre e una figlia qualunque. Novantadue anni lui, diciassette lei, una vita intera li divide, o anche più d’una. Di quest’uomo che aveva già i capelli grigi quando è nata, che non ha mai visto giovane e forte come i papà delle sue amiche, Camilla si è sempre un po’ vergognata. E così, quando Renzo si ammala gravemente e viene ricoverato in una clinica dalla quale è presto chiaro che non tornerà più a casa, Camilla ha l’inconfessabile sensazione di potersi finalmente tuffare verso il futuro, senza voltarsi indietro. Mala malattia del padre la mette davanti alla consapevolezza che non si può costruire niente senza aver prima fatto i conti con le proprie radici, che non puoi perdere qualcuno senza aver provato a conoscerlo, e che forse le rimane ancora un po’ di tempo per essere davvero sua figlia. Così inizierà a cercare nel passato per scoprire il ragazzo che Renzo è stato tanti anni prima, quando la guerra infiammava l’Italia, i giovani salivano in montagna, sparavano, soffrivano la fame e il ghiaccio, cercando ogni giorno e ogni notte di dare un senso alle loro azioni. Il tempo in cui Renzo era ‘Tempesta’, comandante di una brigata partigiana. Per Camilla, riappropriarsi della storia familiare e di una memoria collettiva che non ha smesso di vibrare significherà trovare una nuova prospettiva per aprirsi al mondo, agli altri e all’amore. Con una scrittura di inconsueta sensibilità, capace di tendere agguati e rivelare sempre nuovi angoli dell’essere, Camilla Ghiotto dà voce a una generazione consapevole di dover combattere battaglie diverse da quelle del passato, ma non meno decisive. Perché la libertà non si conquista mai una volta per tutte.

 

Camilla Ghiotto con uno stile sensibile ed empatico, pur raccontando una vicenda intima e personale, riesce con una maturità non indifferente a rendersi distante in una narrazione reale e vivida che resta incredibilmente libera, indipendente nel commuoversi in silenzio restituendo voce ad un intera generazione.
 
Nel libro si racconta la vita di Camilla che all'improvviso si trova di fronte ad una perdita troppo difficile da assimilare, troppo complicata da superare, gettando la giovane in un vuoto profondo; questa privazione aveva creato rimpianto per quello che poteva essere e invece non è stato, per non aver mai fatto le domande giuste e per non aver mai cercato di superare quel muro invalicabile creato dalla differenza d'età tra un padre e una figlia.

Camilla però mostrerà ancor di più la sua fragilità e instabilità nel momento esatto in cui riprenderà coscienza del suo ruolo di figlia e quando scoprirà quel padre tanto distante giovane e intraprendente; un racconto segreto dove emergono dubbi e paure, in cui la giovinezza del padre si misurerà con quella della figlia sottolineando i tanti punti in comune in una crescita personale volta a prendere coscienza del proprio ruolo.  

Un dialogo quasi immaginario che mette faccia a faccia non solo una figlia e un padre (che distanti adesso si ritrovano incredibilmente vicini), ma anche due generazioni diverse che cercano di capire cosa è giusto e cosa è sbagliato in un mondo crudele e complicato, condivivendo gli stessi valori di libertà per trasmettere fiducia e speranza, due mondi distanti ma uniti dalle stesse battaglie dove RESISTERE significa SOPRAVVIVERE ma anche aspettare per ricevere qualcosa per essere felici:
scegliere la veglia e non il sonno
avere paura di morire e voglia disperata di vivere.

Con una narrazione divisa in due, con una scrittura precisa e cristallina che, con incredibile naturalezza, si isola dalla 1a alla 3a persona per mettersi a nudo e mostrare sentimenti nascosti Camilla Ghiotto rende omaggio alle gesta eroiche del padre e al sacrificio di chi si è privato per rendere possibile il nostro presente.
 
Tanti complimenti ad un'autrice che, attraverso una vicenda vicina e personale, non solo sviluppa una storia condivisa (che fa parte del nostro paese) incitando a ritrovare nelle nostre radici elementi utili al nostro presente, ma sottolineando anche l'importanza di come non è mai troppo tardi per imparare ad essere figli.



giovedì 21 luglio 2022

Mai stati innocenti di Valeria Gargiullo

 Uno stradone di un chilometro divide Civitavecchia a metà. Da una parte Santa Fermina, con le sue villette a due piani e le vie coi nomi dei fiori; dall'altra Campo dell'oro, i casermoni popolari e i fumi degli impianti industriali che corrodono l'anima delle persone. Di là, un futuro prospero, le bollette in regola, le vacanze al mare; di qua, le famiglie arrancano e i figli, abbandonati a loro stessi, sognano una fuga impossibile. È quello che fa anche Anna, che ha studiato duramente e messo i soldi da parte per potersene andare via, lontano, all'università. Poche settimane ancora e finalmente salirà su un treno, pronta a costruirsi una vita diversa. Tutto sembra andare in frantumi quando Anna vede Simone, il suo fratellino di quattordici anni, in sella a un motorino, con un martello in mano, insieme alla feroce banda criminale che controllala zona. I Sorci, li chiamano, e nei loro affari è bene non immischiarsi mai. Anna vorrebbe salvarlo, ma sa che con certa gente è impossibile trattare. Si scende a patti, semmai, fino alle estreme conseguenze. Con l'autenticità di chi in un posto così ci è nato e cresciuto, Valeria Gargiullo demolisce la retorica che spesso accompagna il racconto delle periferie, e lo fa con la consapevolezza che il Male non è soltanto un nemico, ma anche un compagno quotidiano e una pericolosa tentazione.


Valeria Gargiullo ha scritto un romanzo d'amore e violenza,
una storia coraggiosa raccontata senza ipocrisia o vittimismo
dove i protagonisti, crescendo troppo in fretta, riversano tutta la loro disperazione in quella voglia di evadere per lasciarsi tutto alle spalle, dove il coraggio per alcuni si traduce nel desiderio di combattere per cambiare un destino già scritto, mentre per altri si modella sulla pelle di chi decide di restare vittima del luogo in cui si nasce, arrendendosi alla vita.

Ci troviamo a Civitavecchia, nella parte popolare, un quartiere immaginario poi non molto lontano dalle nostre periferie: Campo dell'oro; qui Anna, la nostra protagonista, combatte ogni giorno la miseria con la voglia di redimersi da una vita senza vie di fuga, dividendo il suo amore per il fratello e per la madre e coltivando odio nei confronti del padre che li aveva abbandonati.

In una famiglia dove i ruoli erano mescolati per Anna solo lo studio era l'unica possibilità di riscatto, l'unica cosa che ancora non l'aveva tradita, l'arma per evadere da tutto e tutti;
La sua speranza, a lungo coltivata, finirà però presto per infrangersi contro una realtà dolorosa che la metterà di nuovo a terra, un muro invalicabile che metterà alla prova il suo sentimento attraverso un ricatto d'amore che la trascinerà con forza nella violenza, portandola al limite facendo emergere tutto il male nascosto.

In questo dialogo personale Anna rilegge la sua vita attraverso tutta quella amarezza provata, dove i ricordi crudeli di un passato distante ancora bruciano sotto la sua pelle; quello per lei era forse davvero l'ultimo tentativo per chiudere i conti col passato, cercando di canalizzare ed esorcizzare tutto il male vissuto, tutta quella disperata volontà di dimenticare, attraverso il ricordo, un nemico a volte combattuto e in parte assecondato con coraggio.

Il coinvolgimento emotivo del lettore passa attraverso una narrazione che si sviluppa attraverso capitoli che alternano passato e presente: un romanzo raccontato in due tempi dove un dialogo intriso di violenza ben sostiene quel un ritmo cupo e drammatico che coinvolge emotivamente in quei frangenti dove si affievolisce la speranza sempre più soffocata da frustrazione e risentimento.

L'autrice, con un linguaggio sempre sincero e giovanile, è davvero brava nel raccontare una storia senza giudizio o retorica, attingendo al proprio vissuto, contrapponendo il degrado sociale a quella voglia di rinascita di chi non si arrende.

La storia di Anna diventa cosi' quella di tutti noi, di chi nonostante tutte le difficoltà non si arrende e cerca di cambiare in meglio la propria esistenza, a tutti i costi, anche se per farlo ci si deve sporcare le mani o affrontare muri invalicabili.

Davvero tanti complimenti sinceri a Valeria Gargiullo che ha scritto un libro d'esordio davvero molto trascinante, che colpisce per la forza dei suoi protagonisti e per la capacità stilistica con la quale, con la semplicità del cuore, racconta una storia molto vicina alla nostra quotidianità che, anche per questo, rende il coinvolgimento empatico con i protagonisti ancora più veritiero e sincero.


giovedì 30 giugno 2022

La casa sul promontorio di Romano De Marco

 

Mattia Lanza è lo scrittore più amato d’Italia, il più venduto, il più invidiato, il più tradotto all’estero. Ha una bella famiglia, un’agente che farebbe qualunque cosa per lui, un appartamento a New Yorke abbastanza soldi per soddisfare ogni possibile desiderio. Insomma, una vita da sogno. Fino alla sera in cui sua moglie ei loro due figli vengono massacrati. Due anni dopo quei fatti di sangue, assolto nel processo che lo ha visto unico indagato per il triplice omicidio, Mattia Lanza decide di tornare a scrivere. Per farlo, sceglie di isolarsi in una villa nascosta dalla vegetazione, sul promontorio di Punta Acqua Bella, in Abruzzo, un paradiso affacciato sul mare. L’incontro casuale con una donna, Eva, sembra riportargli sensazioni che da troppo tempo non viveva, compresa l’ispirazione letteraria. Ma il passato continua a tormentarlo: gli incubi, le visioni angoscianti, i presagi di sventura non gli danno pace. Di chi sono gli occhi che lo spiano di notte? Chi è l’inquietante anziana che lo segue ovunque vada e lo fissa in silenzio? E cosa sono gli strani oggetti che ha trovato nella casa, che sembrano rimandare a un vicino cimitero di guerra? Svelando la verità con continui colpi di scena, questo thriller di Romano De Marco indaga la complessità delle relazioni e ci mostra fin dove è disposto a spingersi l’essere umano per assecondare i propri desideri.



Romano De Marco ancora una volta riesce a non tradire le attese confermando tutta la sua bravura stilistica in questo suo ultimo libro capace di coinvolgere, fin dalle prime pagine, il lettore attraverso una vicenda ricca di colpi di scena, una trama originale e una narrazione adrenalinica che scaturisce in chi legge tante emozioni contrastanti.

Quello di De Marco è soprattutto un romanzo psicologico che con forza gioca con le fragilità del cuore e con la debolezza dell'animo umano che nel libro viene portata al limite per far emergere tutta la negatività dei protagonisti pronti a tutto per assecondare i propri istinti, per conseguire anche i desideri più difficili da realizzare.

La forza del romanzo è nell'introspezione caratteriale dei personaggi che non nascondono le debolezze ma anche le tante ambiguità, lasciando un senso di ansietà per una vicenda molto intricata che spesso confonde chi legge spiazzando con due filoni narrativi contrapposti che si andranno a riunire poi in quel finale così "meravigliosamente" sconcertante da restituire verità e consapevolezza a chi legge.

Mattia Lanza, sconvolto da una tragedia personale, in cerca di solitudine decide di allontanarsi da quella realtà troppo dolorosa per riprendere in mano la sua vita e la sua carriera bruscamente interrotta; chiuso in se stesso era ormai prigioniero della paura di non riuscire più a scrivere, schiavo dei pensieri che bloccavano la sua quotidianità .

Solo grazie all'incontro con una donna dalla bellezza travolgente Mattia tornerà a rivivere sensazioni dimenticate, ritrovando anche la passione per la scrittura nonostante quel passato che continuava a tormentarlo con visioni e incubi notturni.

Questo rapporto all'improvviso comincerà ad incrinarsi sotto i colpi dei tanti misteri avvolti attorno una vicenda dove la fantasia, poco alla volta, riuscirà a diventare più credibile della realtà stessa, dove c'erano ancora troppi interrogativi e domande a cui dare risposta.

Nella seconda parte del libro la trama comincerà a svelarsi poco alla volta con Mattia sempre più convinto a chiudere i conti col suo passato, non solo attraverso la scrittura, ma cercando disperatamente amore e comprensione per guarire dal rimorso e dalla pena che segnava la sua esistenza; tra eccitazione e paura i protagonisti saranno pronti ad affrontare insieme tutte le difficoltà e i pericoli della loro relazione, coinvolgendo il lettore in un clima di adrenalina e pericolo in una storia che nel suo finale illude quella serenità strappata via grazie all'ultimo colpo di teatro dell'autore che, con estrema originalità, è capace di ribaltare tutto, mescolando ancora di più realtà e finzione, rendendo più comprensibile agli occhi del lettore l'inimmaginabile che la realtà stessa.

Complimenti sinceri a Romano De Marco che con il suo libro è stato capace di trascinarmi in una storia "ipnotica" che cresce in tensione pagina dopo pagina, mantenendo alta l'attenzione anche grazie al clima di ansietà e ai tanti colpi di scena che confondono la realtà con la finzione narrativa.

giovedì 14 aprile 2022

Nel nero degli abissi. Un'indagine per i Cinque di Monteverde di Francois Morlupi

 

Il grande parco di villa Pamphili, a due passi dal Vaticano e da Monteverde, ha due volti molto diversi: di giorno è un giardino che accoglie bambini, anziani e sportivi; di notte si trasforma in un rifugio abusivo per senzatetto, drogati e prostitute. All’alba di una gelida mattina di gennaio, una di loro viene trovata senza vita, brutalmente uccisa con un’arma da taglio. Era italiana, aveva poco più di vent’anni, era una ragazza sola, si vendeva per pagarsi l’università. L’omicidio sconvolge il commissario Ansaldi e i suoi agenti, perché apre uno squarcio di disperazione nella tranquilla routine del loro quartiere. In più, arriva proprio nel momento peggiore, a due settimane da un importante vertice politico tra i principali capi di Stato europei, con gli occhi del mondo puntati sulla capitale. Che ci sia o no un legame tra i due eventi, per il commissario è appena iniziata una terribile corsa contro il tempo.




Francois Morlupi, dopo il brillante esordio con "Come delfini tra pescecani", conferma tutte le sue abilità stilistiche nello scrivere un noir "fuori dagli schemi" soprattutto per la complessità descrittiva dei suoi protagonisti dai quali emerge, non sicurezza e determinazione, ma una serie di limiti e debolezze che alla fine contrastano giocando con i ruoli di ognuno, permettendo di risultare più empaticamente vicini al lettore che assorbe la loro naturalezza e ironia attraverso una narrazione che scorre in maniera spedita anche perchè, con molta maestria, l'autore è capace di smorzare i toni nelle fasi più "confuse" di un indagine che per molti aspetti viene intensamente percepita come reale e anche, per le sue sfumature, purtroppo abbastanza vicino al nostro quotidiano.

La storia si svolge nella Capitale, dipinta attraverso i colori dei suoi quartieri, attraversando parchi e strade, valorizzando da una parte il suo fascino e dall'altra mettendo in luce anche gli aspetti più sgradevoli di una città invasa da sporcizia, prigioniera del traffico e schiava di delinquenza e prostituzione. 

Sarà proprio con il ritrovamento di una giovane prostituta uccisa in maniera brutale che inizieranno le indagini per i cinque di Monteverde, alle prese ancora una volta con un caso difficile, ancor di più pressati da un contesto in continua fibrillazione per un prossimo vertice politico che richiedeva rigore e tempi strettissimi nel chiudere il caso. 

Già dalle prime battute si percepisce la difficoltà per i cinque  nel risolvere un delitto che, non solo aveva destato la tranquillità di un quartiere, ma che si presentava anche più complesso perché c'erano davvero pochi indizi a cui aggrapparsi che, oltre a portare verso un punto morto l'indagine, non sembravano apparentemente collegati a nessuna delle persone coinvolte ; il fiato sul collo dei superiori e la necessità di chiudere in fretta un caso "spinoso" trascineranno i nostri protagonisti verso una corsa ad ostacoli contro il tempo, cercando di fronteggiare frustrazione e insoddisfazione non solo in ambito lavorativo.

In gran parte del romanzo domina una sensazione d'impotenza nei confronti di un killer che si prendeva gioco delle forze dell'ordine, divertendosi come il gatto con il topo, assecondando quel piacere perverso che non collimava però con la volontà di destabilizzare i poteri forti che invece, storditi e disorientati, sembravano pensare l'esatto contrario.

Nella vicenda possiamo facilmente ritrovare temi principali come odio, rabbia e vendetta che l'autore addossa ad una società malata, non perfetta che a volte opprime fino a generare un male che il più delle volte era celato nelle parti oscure di persone insospettabili che invece, divincolate dalla moralità, schiacciate finivano per cadere nell'abisso inghiottite dal nero più profondo.

La scrittura di Morlupi risulta diretta, sempre semplice e molto vibrante, arricchita da un indole sarcastica che ben si completa con una narrazione che non conosce tempi morti; l'abilità dell'autore poi si manifesta nel giocare, sia con il lettore che con i suoi personaggi, portando su false piste, seminando indizi contraddittori che, prima spogliano le certezze, e poi diventano pezzi fondamentali per ricostruire un puzzle davvero intricato.

Il libro, attraverso un sali e scendi di sensazioni e colpi di scena, giunge alla conclusione dove prevale un dolce senso di amarezza per un finale che, oltre a spiazzare, sembra quasi non liberare "emotivamente" i nostri protagonisti, lasciando nel lettore anche parecchi dubbi su alcune sfaccettature dei singoli personaggi che, appena solo accennate durante la vicenda, solo adesso prendono colore e forma.

Davvero tanti complimenti sinceri al simpaticissimo Francois Morlupi (che ringrazio tanto anche per la dedica) che ancora una volta si rivela un autore capace di coinvolgere con le sue storie attraverso uno stile diverso e originale rispetto al genere, che sa conquistare il lettore, non solo attraverso i protagonisti, ma anche con una narrazione sincera che rispecchia la veridicità di un storia ricca di suspense e tensione, ben dosata e alternata a fasi dove emerge tutta l'ironia di un autore che sa mettere "alla berlina" i suoi personaggi a cui è facile affezionarsi perché resi più umani e sensibili agli occhi di chi legge.

 

martedì 29 marzo 2022

Le nostre imperfezioni di Luca Trapanese

 

Dicono che non serve una ragione precisa per compiere il Cammino di Santiago, e che per viverlo al meglio bisogna sapersi sorprendere ad ogni passo. In effetti Livio non sa esattamente perché ha deciso di partire zaino in spalla, trascinando con sé due amiche fino alla tomba di San Giacomo. Per consolidare la propria fede e prendere finalmente i voti? O per il motivo opposto, temporeggiare quanto basta per capire se è davvero quella la sua strada? Di certo, ad animare le sue scelte è sempre stato l’amore per gli altri, una vocazione che lo ha portato molte volte lontano da casa – un bell’appartamento a Posillipo, coccolato da mamma e papà – e l’ha condotto in giro per il mondo, al fianco degli umili, dei bisognosi, degli ultimi. La risposta ai suoi dubbi lo attende nell’antico borgo di Portomarín e ha il volto sorridente di Pietro, un architetto dai tratti orientali e in sedia a rotelle, che si offre di accompagnarlo nella chiesa di San Nicola e di mostrargliene la prodigiosa bellezza. Una chiacchiera dopo l’altra, i due diventano presto inseparabili e decidono di proseguire insieme fino a Compostela, fino a scoprire un’altra preziosa verità: il Cammino più importante non si fa a piedi, ma con il cuore. E così l’arrivo al santuario si trasformerà nell’inizio di un nuovo percorso, più lungo e più difficile per entrambi. In un romanzo struggente e ricco di interrogativi che scavano l’anima dei personaggi, Trapanese ci ricorda che la vita non è una favola e ti colpisce sempre alle spalle, ma che lo stesso fa anche la felicità, arriva sempre da dove meno te l’aspetti.



Luca Trapanese ha scritto un romanzo davvero intenso, ricco di un sentimento forte e struggente con il quale invita il lettore a riflettere sul significato dell'Amore, quello con la A maiuscola, sfumando il suo pensiero sulla validità di un sentimento espresso in maniera determinata e sincera.

Nel romanzo c'è anche molta speranza che avvolge e fonde una narrazione fatta di semplici gesti quotidiani che, nel bisogno di reciprocità, diventano piccoli miracoli con i quali raggiungere una felicità improvvisa e poco scontata.

Da una parte abbiamo Livio che, giunto ad un bivio della sua esistenza, vuole dar sfogo a quel carattere ribelle, a quel suo spirito libero intraprendendo un viaggio metaforico attraverso il suo io, quello che fino ad allora si era sempre celato nella sua fragilità, nella sua incapacità di essere capito.

Dall'altra abbiamo Pietro, uomo affabile e gentile, che nella semplicità del suo intimo riuscirà a mettere in crisi tutte le certezze di Livio, condizionando la libertà di decidere dove camminare e dove arrivare in quello che inizialmente doveva solo essere un cammino fatto a piedi e non con il cuore.

Tra le pagine del romanzo emerge tutta la difficoltà di un sentimento come l'amore che costringe, facendoci dominare dall'istinto, a prendere decisioni sincere ma difficili, rendendoci instabili e sofferenti anche di fronte ad un rifiuto, a colmare quel vuoto con una felicità inaspettata, ad assecondare anche una quotidianità che logora e asseconda una vita fatta di rinunce.

Le difficoltà per Livio e Pietro lungo il cammino saranno davvero tante e quando l'ordinarietà di un rapporto, dove la malattia e la necessità di non mostrarsi deboli avevano incrinato la ragione di un cuore, susciteranno nuovi bisogni di esprimere amore, creando divergenze e distanze per crescere affrontando cambiamenti, porteranno a rincorrere sogni non condivisi che purtroppo alla fine s'imbatteranno contro muri invalicabili.

A questo punto, dopo aver desiderato tanto la vita, arriva come implacabile la solitudine che annienta tutto, i gesti, gli sguardi affogati nel rimpianto e nell'incapacità di sanare un dolore troppo grande; la malinconia che assale con un senso di colpa  che l'autore però è bravo nel valorizzare e ricompensare attraverso la soddisfazione di un'esperienza vissuta fino alla fine al massimo delle possibilità.

L'autore è bravo nell'utilizzare quelle "imperfezioni" che gratifica nell'unicità di ognuno di noi, emergendo come elementi aggiunti che non differenziano ma valorizzano nello specifico; contrapponendosi in modo forte ai modelli imposti da una società contemporanea, attraverso l'imperfezione, smaschera una perfezione artificiale che risulta poco spontanea perché non nasce dal cuore, raccontando una storia che, con naturalezza, abbatte i muri del pregiudizio restituendo speranza a quella voglia di essere felici anche scegliendo la via meno percorsa.

Un grazie sincero a Luca Trapanese per aver scritto un libro davvero coinvolgente ed emozionante, scritto con naturalezza, con il quale riesce ad esaltare positivamente tutte le fragilità e le imperfezioni umane, annullando tutte le distanze insegnando più ad unire che a dividere, purtroppo anche in un mondo dove si fa fatica ad accettare chi è diverso.


 


sabato 11 settembre 2021

Io non ti lascio Solo di Gianluca Antoni

 

L'amicizia è affrontare insieme la paura. Lo sanno bene Filo e Rullo, due ragazzini diversissimi eppure inseparabili, che decidono di scappare da casa e di avventurarsi tra i boschi, alla ricerca del cane di Filo, perso durante un temporale. Per ritrovarlo si spingono fino alla cascina di Guelfo Tabacci, uno schivo montanaro di cui si mormora che anni prima abbia ucciso suo figlio. Così, l'ingenuità della loro fuga lascia il posto ai terribili segreti del mondo degli adulti. Molto tempo dopo, nella cantina di quello stesso casolare vengono ritrovati due diari......




Gianluca Antoni ha scritto un libro davvero coinvolgente che sensibilizza verso Tematiche diverse, con Stili Narrativi differenti adattandosi allo sviluppo "imprevisto" di una Trama che rende difficile la sua collocazione in un unico Genere specifico; quella raccontata è una storia di Coraggio e Amicizia, tratteggiata quasi come fosse una favola dove ogni Personaggio, interpretando il suo ruolo fondamentale, interagendo dinamicamente con la sua simbologia opposta contribuisce alla costruzione nel Romanzo, pagina dopo pagina, di quella morale nascosta pronta ad essere colta dal Lettore.

Una vicenda raccontata attraverso tre piani Narrativi diversi, una storia che sboccia nel Passato e cresce tra le pagine attraverso fasi alternate da un sali e scendi di emozioni, tra commozione, ironia e fasi adrenaliniche, conseguenze indirette di una Trama che nel Presente Narrativo risulta non scontata, caratterizzando una serie di incastri che prima si intrecciano e poi si dipanano nella parte finale del Romanzo dove prende il sopravvento una Commozione che stringe con delicatezza il cuore.

Attraverso il racconto custodito nei due diari affiora un Passato che con fatica uscirà alla luce, una Verità che inevitabilmente si confronterà con il mondo degli adulti; una Verità ancor più dolorosa perché nascosta per anni che, una volta rivelata, metterà a dura prova una Fiducia che andrà poi riconquistata.

L'Autore con estrema dolcezza racconta la Bruttezza di un mondo visto dagli occhi di due bambini, due giovani Protagonisti che, partiti in cerca di un amico a quattro zampe, si ritroveranno coinvolti in un avventura dove la loro Amicizia e Lealtà coinvolgerà tutti coloro che incontreranno sul loro cammino. Antoni affronta le varie sfumature del Dolore cercando di renderlo "docile" nel suo libro dove, dopo una partenza più simile a un Thriller , la Narrazione sembra viaggiare come in un Romanzo di Formazione arricchito, oltre dai Protagonisti, anche da diversi Personaggi Principali e non ricchi di umanità, profondamente interiorizzati e spogliati dalle paure e fragilità umane che li rendono più vicini al lettore.


Filo è un bambino testardo, destabilizzato da una separazione straziante, brutale che non capisce e accetta, che non permette di metabolizzare reagendo nell'unica maniera possibile per un bambino della sua età : cioè ritirandosi in se stesso, allontanandosi da tutto e tutti rifugiandosi nel suo mondo "privato" dove riuscirà a trovare un appoggio sicuro e stabile nell'Amicizia con Rullo, fondamentale per trovare Conforto prima e ritrovare Fiducia poi nella vita Presente.

I due Protagonisti, impersonificando quel Coraggio perduto dai Grandi, così diversi e divisi da vicende personali differenti riescono non solo a "ritrovarsi" bene insieme ma a compensarsi l'uno con l'altro: Filo è quello determinato, sicuro e deciso; Rullo invece è quello più arrendevole, timoroso e insicuro.... ...cosi entrambi deboli e fragili ma anche oltremodo coraggiosi riusciranno a rompere quell'equilibrio precario che avvolge un mistero legato attorno ad una vicenda dolorosa, una storia d'amore soffocata e vissuta con molto senso di colpa.

Con un tratto delicato, semplice e diretto, Antoni riesce a "sondare" l'intimo più profondo soprattutto tramite i suoi Personaggi : caricati delle loro sfaccettature, complicati e complessi risultano così vividi e palpabili quando nella fragilità raccontano la Verità secondo il loro punto di vista.

Tra i diversi Temi Principali del libro troviamo in particolare Dolore e Amore legato ad un ambito familiare in cui ritroviamo, in particolare, il rapporto dei padri nei confronti dei figli, con le mancanze e le sue complessità del caso.

Anche il Senso di Colpa e la Disperazione fanno parte del libro prestandosi alla voce dei Personaggi che esprimono il loro Dolore affidandosi alla penna dell'Autore che trasforma in versi quel Rammarico che, non sempre Pacato e Razionale, riesce a placarsi trovando pace.

Più celato tra le righe c'è anche un Tema delicato come quello della Diversità che viene ben "dipinto" con innocenza e leggerezza perché vissuto e soprattutto accettato da un mondo fatto da bambini, a differenza invece di una Maldicenza che aleggia sopra le teste degli adulti per poi scendere a infliggere una condanna senza appello con giudizi superficiali che feriscono e infamano.


Le pagine finali sono dominate da forte Commozione e struggente Dolcezza per un Sentimento di Amicizia che resiste e sopravvive nel tempo, realizzando di essere stato fondamentale per colmare quel vuoto esistenziale, sostituendo un dolore infinito creato dai Grandi ma vissuto da bambini, provocato da scelte sbagliate trascinate nell'indifferenza di una Colpa.

Tanti complimenti personali e sinceri a Gianluca Antoni perché con il suo libro riesce a coinvolgere stimolando una lettura profonda, toccando Temi con estrema dolcezza, cullando l'intera Narrazione attraverso uno Stile "fanciullesco", alternando Sorpresa e Sofferenza, Razionalità e Innocenza in maniera sempre equilibrata, dosando saggiamente i diversi "colpi di scena" presenti in questa sua avventura fantastica che arriva dritta al cuore del Lettore.

Formule mortali di François Morlupi

 In una torrida estate romana, un anziano cammina nel parco di villa Sciarra, nell’elegante quartiere di Monteverde. Un odore tremendo atti...