mercoledì 16 febbraio 2022

L'uomo senza sonno di Antonio Lanzetta


Secondo dopoguerra. Bruno ha tredici anni e vive in un orfanotrofio vicino a Salerno, sottoposto alle continue angherie degli altri ragazzi. Solo l'amicizia con Nino, il nuovo arrivato che prende a difenderlo, riesce a rendere tollerabile la sua permanenza nell'istituto. L'estate porta con sé un momento di libertà per tutti i ragazzi: Bruno e Nino saranno scelti per andare a lavorare insieme nella tenuta degli Aloia, una ricca famiglia del circondario. È qui che Bruno conosce Caterina, una strana bambina che vive all'ultimo piano della casa e che lo guida a esplorare i recessi dell'imponente edificio. Il gioco assume però ben presto contorni sinistri: Bruno inizia a essere tormentato da incubi inspiegabili, che al risveglio lo lasciano profondamente spossato. Il ritrovamento, all'interno della proprietà degli Aloia, di alcuni cadaveri in avanzato stato di decomposizione, getta sulla villa e su chi la abita ombre inquietanti. A chi appartengono quei corpi? E perché tutti sembrano a conoscenza di qualcosa che non deve essere rivelato? Questo romanzo è la storia di un'amicizia, di ricordi spezzati e di un brutale assassino che si nutre di paure. È la storia di Bruno e dell'estate in cui divenne l'uomo senza sonno.



Antonio Lanzetta ha scritto un libro che coinvolge e trascina, pagina dopo pagina, con una storia immersa in una suspense quasi ipnotica che gioca con il lettore attraverso paura e tensione.
La trama si snoda attraverso storie parallele, salti temporali in diverse epoche storiche dove sviluppare in modo simultaneo diverse tematiche che si sdoppiano nel passato per poi ricostruirsi nel presente narrativo al fine di rendere ancora più articolato un intreccio che risulta complesso nel suo insieme e allo stesso modo molto originale.

La storia, ben costruita dall'autore, affonda le sue radici in un male che, generato e alimentato da vendetta e odio, era cresciuto negli anni anche grazie all'illusione di poter essere controllato, contenuto a fatica fino a quando quell'ossessione era ormai divenuta incontrollabile, rendendo irrecuperabilmente instabile l'equilibrio tra luce e buio.

Il libro è anche un romanzo di formazione dove possiamo facilmente ritrovare personaggi tipici delle storie di Lanzetta, raccontati senza filtro attraverso la loro intimità e con molte sfaccettature; in particolare come protagonisti ritroviamo bambini, anime innocenti che, trascinati con forza nell'età adulta, lottano e soffrono perché costretti a pagare colpe di chi è più grande, soffocati da una negatività nella quale riescono, con coraggio e caparbietà, a trovare motivo per trasformarsi, ragione per evolvere positivamente nel corso della vicenda, uscendone alla fine più forti e consapevoli.

Il protagonista del libro è Bruno, ragazzo orfano timido e fragile, cresciuto senza amore, abbandonato dai genitori e dimenticato dalla vita; derubato e tradito dalla speranza, trascina la sua adolescenza come tutti coloro che, costretti dalla società ad essere ultimi, non sono più capaci di sognare, di desiderare qualcosa di meglio; nessuna mano tesa per Bruno, solo rassegnazione ad ingiustizia e dolore, abituato a non chiedere più nulla a quel destino che, dopo averlo ingannato, mosso a pietà riuscirà ad intervenire in suo favore fornendo accidentalmente un occasione per uscire da quel tunnel stretto e buio; messo alla prova il nostro protagonista sarà costretto a confrontarsi con tanta sofferenza, con un dolore prigioniero di un mondo avvolto dal male che farà risvegliare in lui quel suo essere speciale, un dono con il quale riuscirà a fronteggiare una situazione più grande di lui. 
Da questa esperienza Bruno uscirà profondamente segnato e cambiato per sempre, sostenuto da sentimenti ritrovati come amicizia e comprensione, più consapevole e maturo; Accelerando il passaggio all'età adulta, quando ormai era riuscito a svincolarsi  dalla paura, Bruno da preda si trasformerà in cacciatore, un guardiano silenzioso che difendeva quel confine tra il sogno e realtà misurandosi con quell'essere che si nutriva di paura.  

Lo stile inconfondibile di Lanzetta, anche in questo romanzo, rende davvero imprevedibile l'intreccio narrativo che, stravolto continuamente pagina dopo pagina, ribalta tutte le certezze acquisite durante la lettura, ripagando attraverso una vivacità descrittiva, forte e d'impatto, arricchita dalle tantissime descrizioni evocative presenti nel libro, dove l'attenzione particolare per le metafore fa spaziare il lettore in elementi tipici di un genere gotico che mescola bene paura e commozione.

Un dialogo serrato, insieme a capitoli brevi, riescono bene ad adattarsi ad un atmosfera contrassegnata da paura e angoscia che, "penetrando" nei protagonisti, permettono di esplorare la loro natura umana scandagliando le parti più intime e profonde, riuscendo di fatto a esprimere al meglio la "filosofia letteraria" di Lanzetta: per l'autore difatti quello non si deve temere solo quello che non si vede, come il buio , ma anche chi, presente fisicamente, quel buio lo porta dentro, alimentando il male che affascina e rende schiavi, celando crudelmente tante verità inimmaginabili.

Il romanzo di Lanzetta (come sempre) fotografa bene i conflitti interiori, le difficoltà della vita, stimolando chi legge a farsi domande e non a trovare risposte; la sua bravura si traduce principalmente nella caratterizzazioni dei suoi personaggi che, come esseri sociologici, emergono empaticamente, nascondendo sempre sfumature diverse, riuscendo ad evolversi durante la vicenda narrata che, in una disamina socio culturale, gravita sempre verso un male espresso nelle sue varie forme, radicato in uomini che, nonostante il contesto, saranno sempre prigionieri di sentimenti come rancore e odio, succubi della vendetta che li condiziona avvelenando la vita, lasciando profonde ferite non solo in chi agisce ma anche in chi subisce che, molto spesso, paga il prezzo della sua innocenza. 
 
 
Tantissimi complimenti sinceri ad Antonio Lanzetta (che da anni seguo con molta stima e simpatia) perchè anche con quest'ultimo suo romanzo riesce non solo a non deludere le aspettative dei suoi lettori, ma anche ad appassionare e coinvolgere pienamente attraverso una storia originale e ben costruita, divisa tra la vita e la morte, capace di oltrepassare i limiti di una tensione narrativa che cattura emotivamente, accompagnando il lettore negli abissi più profondi della paura attraverso dolore e angoscia. 
 
 

martedì 8 febbraio 2022

Tutto il cielo che serve di Franco Faggiani

 

Nell’agosto del 2016, Francesca Capodiferro, giovane geologa e capo squadra dei Vigili del Fuoco di Roma, si trova per lavoro sui Monti della Laga, al confine tra Lazio, Marche e Abruzzo. La sera del 24, con i suoi due cani da ricerca, decide di accamparsi sulla montagna sopra Amatrice ma proprio quella notte violente scosse di terremoto distruggono il paese e tutte le frazioni limitrofe. Francesca sarà tra i primi ad arrivare sul luogo e a organizzare i primi soccorsi, inizialmente con mezzi di fortuna, poi aiutata dagli uomini della sua squadra. Con loro ha sempre avuto rapporti difficili, quasi conflittuali: i ‘suoi’ Vigili del fuoco le obbediscono ma non la amano e questo spesso le causa problemi anche durante le operazioni di emergenza. Dopo incontri inaspettati, allontanamenti e ricongiungimenti, arrivano i rinforzi e Francesca, provata emotivamente dalla tragedia e dai contrasti sorti con i colleghi, decide di partire da sola alla ricerca dei dispersi e delle persone rimaste bloccate nelle vallate circostanti, frugando nei casolari, nelle grotte e nei rifugi offerti dai boschi, dove la gente si è nascosta per la paura. Sarà un viaggio difficile il suo, nel dolore e nella bellezza della natura, a volte così violenta e indifferente alle vicende umane. Ma sarà anche un viaggio necessario per scoprire, dentro di sé, le ragioni della propria missione e riconciliarsi finalmente con la vita, i suoi uomini, il suo lavoro.





Quello di Franco Faggiani è un romanzo emozionante, che tocca le corde più intime della fragilità umana, coinvolgendo il lettore attraverso una drammaticità, raccontata con rigidità e rispetto, che brillantemente "resiste" alla banalità; le pagine sono intrise da un dolore descritto con estrema semplicità, una sofferenza che alla fine risulterà toccante per il suo realismo, ma anche più forte e incisiva perché capace di trasmettere quella devastazione intima che aveva "demolito"  più la mente che il fisico. 

Il libro di Faggiani, scritto come celebrazione per il lavoro dei vigili del fuoco, è principalmente un romanzo dove la natura viene "glorificata", esaltandone tutti i suoi colori, meravigliosamente decantata per coinvolgere a pieno il lettore che viene preso per mano e accompagnato attraverso luoghi selvatici e paesaggi incantevoli costruiti da pennellate di colore così delicate da far contrasto con la bruttezza mutevole dell'opera dell'uomo. Il lettore così entra in connessione con qualcosa che, da una parte cattura e incanta per la sua essenza, e dall'altra sorprende sia nel bene che nel male; per parecchie pagine immaginata come una madre benigna disposta a mostrarsi ma anche a difendersi, in altre mostrerà tutta la sua instabilità nel trasformasi in matrigna per punire i suoi figli.

Lo stile dell'autore si sviluppa in maniera appassionante, facilmente identificandosi con una scrittura che risulta sempre molto fluida e toccante, e con un dialogo che alterna fasi più intime a quelle più concitate. 

Personalmente ho apprezzato molto l'abilità dell'autore nel essere riuscito a "spersonalizzare" i ruoli dei suoi protagonisti; questi infatti non colpiscono particolarmente solo per il loro ruolo ma per il loro essere, per il loro vissuto che arricchisce la trama, non come personaggio, ma come persona, suscitando indirettamente una critica verso una società moderna, dove i rapporti umani molto spesso vengono ostacolati da pregiudizi culturali che affondano le radici nell'incapacità di accettare, non solo chi non si conosce, ma anche chi è più meritevole a ricoprire certi spazi. 

Con questo intento l'autore sceglie, non a caso, Francesca Capodiferro come protagonista e voce narrante della vicenda, valorizzandone soprattutto le sue tante qualità: oltre ad essere una geologa e un caposquadra dei vigili del fuoco Francesca è soprattutto una donna, istintiva e coraggiosa, con un infinita forza d'animo che combatte da tempo la sua personale battaglia contro la discriminazione in un mondo fatto da uomini che costantemente la sminuiscono e limitano mettendola sempre in dubbio.

Francesca aveva rinunciato ad una vita comoda per una vita non facile, senza orari, senza troppa libertà, per abbracciare non un mestiere ma una scelta di vita che, oltre ad obiettivi concreti, permetteva tante soddisfazioni personali nella ricchezza di un lavoro utile alla comunità.

Quando alle 3 e 38 del 24 Agosto 2016 le scosse di terremoto fermeranno il tempo e la vita di molti, Francesca, trovandosi non troppo lontano da quel ruggito che aveva rotto il silenzio, insieme ai cani Rufus e Nuzzo, si precipita ad Amatrice con l'intento di salvare più vite possibili.

Comincia così un lungo viaggio attraverso le immagini di una tragedia dove emerge una precarietà che colpisce la protagonista, unita empaticamente alla gente del posto, condividendo quel senso di smarrimento che facilmente ritroverà anche nel suo intimo, dovendo fare i conti con il suo passato, con il suo lavoro, con la sfera familiare e anche con quei sentimenti che sembravano da troppo tempo essersi presi una pausa.

Da questa esperienza Francesca imparerà ad aprirsi, a mostrare le sue debolezze per trovare la forza, mettendosi in discussione, non solo per affrontare la rassegnazione di fronte alla tragedia ma per ritrovare la speranza, anche nella sfera personale.

Tra le righe del romanzo, non con troppa fatica, si riesce a leggere il messaggio dell'autore che, forte e incisivo, suscita in chi legge alcune considerazioni importanti: in primo luogo, tramite la vicenda raccontata, l'autore semplifica la capacità dell'uomo nel superare i contrasti davanti ad situazioni d'emergenza, solo a patto però di voler accantonare i tanti pregiudizi che nel libro vengono evidenziati senza troppa retorica. 

Un altra riflessione interessante è quella che riguarda le persone coinvolte in situazioni d'emergenza, quelle portate al limite dalla vita che, invece di "soccombere", reagiscono riuscendo ad riemergere, riuscendo alla fine a capire più di se stessi, per poi continuare a vivere in maniera migliore, cambiando atteggiamento e mettendo al primo posto le cose veramente importanti, imparando a tralasciare le questioni inutili che avvelenano solo la vita. 

Tutto il cielo che serve è una lettura davvero bella e molto coinvolgente con cui Franco Faggiani, a cui vanno i miei complimenti più sinceri, ancora una volta riesce ad esprimere tutta la sua attenzione e sensibilità riguardo storie e luoghi, a volte poco conosciuti, a cui restituisce valore e memoria, coinvolgendo i suoi lettori attraverso racconti che colpiscono anche per il coraggio dei suoi protagonisti, soprattutto per la loro forza empatica, e principalmente per la sua capacità descrittiva che avvolge e affascina tutta la narrazione. 




                                              Franco Faggiani

 vive a Milano e fa il giornalista. Ha lavorato come reporter nelle aree più calde del mondo e ha scritto manuali sportivi, guide, biografie, ma da sempre alterna alla scrittura lunghe e solitarie esplorazioni in montagna. Con La manutenzione dei sensi (Fazi Editore, 2018), vincitore del Premio Parco Majella 2018, del Premio Letterario Città delle Fiaccole 2018 e del Be Kind Award 2019, si è fatto conoscere e amare da moltissimi lettori. Con Il guardiano della collina dei ciliegi (Fazi Editore, 2019), ha vinto il Premio Biblioteche di Roma 2019 e il Premio Selezione Bancarella 2020. Tutti i suoi libri (questo è in via di traduzione) sono stati pubblicati nei Paesi Bassi ottenendo un grande successo di critica e di pubblico.

         

                               

               

   Tutto il cielo che serve


Autore: Franco Faggiani
Genere : narrativa contemporanea
Editore: Fazi  Collana:Le strade
Formati: brossura /e-book 
Uscita: 21 Ottobre 2021     


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mercoledì 2 febbraio 2022

La violenza del mio amore di Dario Levantino


Quando una sera d’estate Anna torna a Palermo incinta di lui, Rosario giura a se stesso che farà di tutto per prendersi cura di lei e del figlio che porta in grembo. A Brancaccio, però, non è concesso neppure sognare senza l’approvazione del boss del quartiere e ben presto i propositi dei due ragazzi si infrangono contro le condizioni e gli ostacoli posti da Totò Mandalà. Pur costretti a vivere nello sgabuzzino di una chiesa e incapaci di ottenere una casa popolare senza piegarsi ai ricatti del boss, i due giovani non si rassegnano. I continui soprusi dei potenti e le inevitabili complicazioni che il crescere troppo in fretta porta con sé non intaccano il legame puro e profondo tra Anna e Rosario e ai due basta una barca abbandonata in riva al mare e l’affetto del fedele cane Jonathan per sfuggire alla miseria che assilla le loro giornate. La situazione precipita quando Anna partorisce una bambina prematura: annebbiato e sfinito dall’impotenza, Rosario scoprirà dentro di sé una fiamma inesauribile in grado di cancellare ogni minaccia, alimentata dall’unica cosa che conta: l’amore.
Con una prosa agile e incalzante, Dario Levantino intreccia al racconto intimo la riflessione sociale attraverso la sincerità disarmante di un ragazzo che combatte con tenacia per conquistare il suo posto nel mondo. La violenza del mio amore è un intenso romanzo sulla forza dei sentimenti, capaci di superare le ingiustizie della vita e sconfiggere la paura della morte.




Dopo "Di niente e di nessuno" e "Cuorebomba" Dario Levantino torna a raccontare la vita del suo protagonista Rosario proprio là dove l'aveva lasciata, attraverso una continuazione ancor più complessa, a tratti graffiante, con sfumature dolci e crudeli allo stesso tempo. 

L'interesse dell'autore, come nei precedenti, non si discosta dal raccontare le tante difficoltà degli ultimi, dei vinti, mettendo però ancora più forza nel sottolineare la durezza di una vita vissuta in costante lotta con una disgraziata quotidianità che non lascia spazio alla speranza, dove l'unica forza può essere rappresentata dall'amore, un energia vitale capace di superare ogni avversità. 

Rosario ritroverà la sua Anna dopo che questa, costretta ad un bivio dalla sua famiglia, sceglierà l'amore tagliando quel cordone ombelicale che la rendeva infelice, tornando a Brancaccio con in grembo il frutto di quella scelta fatta con il cuore. 
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Rosario è sempre quel ragazzo fragile che abbiamo imparato a conoscere nei romanzi precedenti , ma adesso apparentemente sembra essere più maturo, forse perché era riuscito a gettarsi alle spalle odio e rancore che lo condizionavano, non permettendo di superare quel dolore per una perdita che adesso sembrava accettata, o forse semplicemente perché era dovuto crescere in fretta per accogliere il suo amore, per seguire la sua Anna che gli aveva regalato nuova linfa nella sua esistenza, necessaria per non arrendersi e ricominciare a lottare. 

Rosario oltre a sognare adesso cercava disperatamente una vita normale, non solo per lui, nonostante partisse già sconfitto, messo tra i "perdenti" da una società insensibile e sottomesso alle iniquità e all'indifferenza delle istituzioni. 
Nelle pagine del libro l'autore quasi "glorifica" la figura di Rosario elevandolo ad un moderno eroe che, lottando senza paura contro tutto e tutti, cerca riscatto nei confronti di un destino già scritto in nome dell'amore. 

Rosario però dovrà imparare sulla sua pelle che la guerra non si poteva vincere solo sognando, specie se si viveva a Brancaccio, una terra dimenticata da tutti, con regole non scritte, deteriorata da pochi, lo specchio di una Palermo dove, a volte per sopravvivere, si dovevano scendere a compromessi. 

Ed è così che, dopo la nascita della piccola Maria, Rosario non era più solo un ragazzo difficile ma anche un ragazzo padre; le responsabilità, la malattia poi e la miseria che, sempre più feroce graffiava la vita, costringeranno Rosario a scelte difficili, che andavano contro i suoi principi; l'ultima risorsa era accettare la vergogna di un ricatto, che lo trasformava in un soldato semplice in tempo di pace, per provare a combattere quel mondo che gli aveva mosso guerra, purtroppo però con la consapevolezza di farlo nel modo sbagliato, l'unica maniera per non soccombere, pronto per amore a portare sulle spalle, come un portiere di calcio, tutta la responsabilità, tutta la fatica morale di quella decisione, tutte le conseguenze di una scelta che inevitabilmente pagherà a caro prezzo solo per vedere realizzato quel desiderio d'amore, fino ad arrivate ad un epilogo, di certo non scontato per i lettori che, oltre a destabilizzare, lascerà molti con l'amaro in bocca.

Nel libro la narrazione è affidata esclusivamente a Rosario che, voce narrante, esprime il suo carattere attraverso lo stile dell'autore che si traduce in una 
scrittura parecchio incisiva ed emozionante, quasi sempre lineare e profondamente sincera che fa da contrasto ad una prosa, a volte crudele, che non fa' sconti. 

C'è da notare che in questo romanzo, rispetto ai precedenti, la scrittura di Levantino risulta in evoluzione, profondamente più matura e sicura, anche se alterna ancora fasi più faticose rispetto ad altre nettamente più energiche e scorrevoli. 

Con il suo romanzo Levantino esalta la forza di un amore puro e sincero, un sentimento che rimane stabile e credibile anche quando, con estrema sincerità, la vita si dimostra non sempre buona e pietosa, ma crudelmente cieca e insensibile, menefreghista. 

Tanti complimenti sinceri a Dario Levantino che ha scritto un libro coinvolgente che non muove il lettore verso la pietà ma verso l'accettazione, spostando piuttosto l'attenzione critica verso riflessioni socio-educative che riguardano non solo la "sopravvivenza" dei protagonisti, ma una realtà vicina al nostro quotidiano che, raccontata senza filtri, risulta ancora più amara e insensata. 

martedì 25 gennaio 2022

Cantico Dell'Abisso di Ariase Barretta

 

"Cantico dell'abisso" è il ricordo di un'estate che racchiude tutto il simbolismo della scoperta, dei sogni, della consapevolezza, della violenza e dell'accettazione di sé. È la storia di Davide, di situazioni apparentemente incredibili, di messe in scena che servono in modo utile e funzionale a raccontare la verità o, se si vuole, una delle tante realtà possibili. È la vicenda di un tredicenne che vive a Bologna e che ama visceralmente suo padre, Osvaldo, in modo morboso, incapace di stabilire un limite o un oltre che non deve essere travalicato. Davide affronta la sua acerba consapevolezza in modo aperto, in un viaggio che lo porterà all'emancipazione e categoriche scelte di vita, non ultima quella di convivere serenamente con la propria omosessualità e con la decisione di diventare transgender. Nel romanzo di Ariase Barretta nulla è più potente della realtà, in una narrazione fluida che mescola passato e presente, dolore e promesse di una vita migliore.

 




Ariase Barretta ha scritto un libro "scomodo", una storia difficile da raccontare, un romanzo di formazione intriso di un dolore ancora più intenso perché consumato nella sfera familiare; il protagonista, una volta raggiunta la maturità necessaria, solo da adulto trova la forza per analizzare con oggettività quello vissuto, raccontando con sorprendente equilibrio una fanciullezza segnata da cicatrici profonde, una condizione subita nella totale innocenza, un amore "frainteso" che lo aveva costretto a crescere ad occhi chiusi. 

Lo stile di Barretta è "spietato",  crudelmente ostinato sia nella parte descrittiva che nei dialoghi dove soprattutto ritroviamo quel disagio e vergogna capaci di toccare la sensibilità del lettore, provocando quasi "paura" al lettore, un timore che avvolge la lettura e porta verso un dubbio riguardo a quel sentimento vissuto che, nella "normalità", viaggia parallelo ad un malessere che non solo necessariamente va raccontato "senza filtri" ma soprattutto distinto per capire a fondo l'intimità del protagonista.

Personalmente devo ammettere di aver fatto fatica a leggere certe parti del libro, non tanto per una "pesantezza" narrativa che risulta quasi sempre assente se non nelle parti più "crude" del romanzo, ma perché risulta estremamente difficile non condividere emotivamente la sensibilità del protagonista che subisce senza capire, che soffre per un amore innaturale, scomodo, morboso, che rende lui schiavo e il suo cuore prigioniero, legato dalla bassezza umana che divora con la gelosia e inganna con l'affetto. 

Davide è un ragazzo come gli altri, cresciuto negli anni 80' con il walkman, le canzoni di Madonna, la guida tv e con un fratello che mal sopporta per quel fare da "primo della classe". La sua esistenza trascorre tra alti e bassi fino a quando in lui comincia a crescere dentro qualcosa che poco alla volta lo libera, non solo dai pregiudizi mentali, ma anche dall'incerezza di accettare come "normale" un affetto deviato, cresciuto giorno dopo giorno, preferendo così costruire, inconsciamente, quel mondo alternativo necessario per mettersi al sicuro da una realtà che lo stava cambiando in peggio.

Attraverso la storia di Davide l'autore affronta indirettamente il problema relativo alle tante  difficoltà generazionali che, oggi come ieri, lasciano gli adolescenti da soli di fronte al disagio, senza punti di riferimento positivi e concreti continuamente a combattere con un senso di ineguadezza che, oltre che a condizionare le loro scelte, porta alcuni di loro purtroppo a crescere troppo in fretta.

La lettura procede con molta difficoltà per il contenuto che smarrisce e colpisce il lettore che pagina dopo pagina si ritrova a cercare risposte a domande troppo moleste e che solo nell'epilogo ritrova un senso di pace tradotto nell'accettazione della condizione passata: a 43 anni Davide non è solo stanco di farsi domande ma è anche convinto ancor di più ad abbandonare per sempre quel suo sguardo innocente, non essendoci più spazio nel suo cuore per la sofferenza, non più spazio nella mente per i ricordi, solo dimenticare ed andare avanti seguendo quella luce che da tempo brillava di un colore diverso.

 Complimenti sinceri a Ariase Barretta che ha scritto con "coraggio" un libro che racconta una storia di violenza in maniera così reale e struggente che non può non coinvolgere chi legge; con il suo stile diretto e "dissacrante" impegna emotivamente sia il lettore che i suoi Personaggi, facendo sprofondare alcuni nell'abisso per farli poi riemergere dalla profondità per comprendere meglio e accettare se stessi, in un atmosfera di continuo disagio per una sofferenza che, una volta superati certi limiti, non permetteva più ripensamenti ma solo accettazione. 

mercoledì 12 gennaio 2022

Casa è dove fa male di Massimo Cuomo

 


Le nostre case ci osservano. Ascoltano, ricordano. Percepiscono anche pensieri ed emozioni per le vibrazioni dei corpi sul pavimento, la pressione delle dita sui mobili, gli sguardi davanti a uno specchio. E, certe volte, le case raccontano. Dalla nebbia della periferia di Mestre, come in un flusso di coscienza, in una rivelazione privata, emerge la voce di questo palazzo di tre piani che ci confessa le abitudini di chi lo abita. Uno sguardo lucido, impietoso, sui sette appartamenti e sulle famiglie, le coppie, sui singoli individui mostrati soltanto per ciò che nascondono oltre pareti e porte chiuse: manie, vizi, debolezze, fragilità, deviazioni e segreti occultati. Un documentario letterario nero eppure leggero. Un distillato poetico dei guai e dei guasti, delle colpe degli inquilini che degenerano in atteggiamenti di squilibrio e oscenità, in collisioni violente e passioni eccessive. Il lettore gode della seducente occasione di spiare nelle case degli altri. E, con la cadenza ritmica del miglior pettegolezzo, anche il condominio cede a una natura quasi umana, lasciandosi andare al giudizio, esprimendo opinioni con tono sentimentale mentre ci descrive chi lo popola in un affresco intimo dell'umanità e dei suoi peccati capitali. Uomini e donne così lontani eppure così vicini alla colonia di topi che vivono nel sotterraneo e che, per una misteriosa ragione, penetrano nelle abitazioni di notte, si addossano ai loro corpi addormentati. Un romanzo da leggere con la lentezza con cui viene narrato: una parola alla volta, come in una confessione religiosa. Una storia che in qualche modo ci riguarda tutti e che, mostrandoci per quello che siamo, ci offre l'unica possibilità di salvezza: ammettere – per amare o tentare di correggere – la nostra natura imperfetta.



Massimo Cuomo, con uno stile "particolare" e utilizzando parole segnanti e impietose, racconta vite che si consumano all'interno di un condominio dove, con violenza, il tempo trascorre senza curarsi dei tanti problemi dei protagonisti.

Una casa che, da luogo caldo e sicuro, si traforma grottescamente in una fredda gabbia dove si trascinano esistenze contrassegnate da un malore, a volte celato, che sembra contaggiare l'intero condominio che lentamente prende vita mostrando a tutti la sua decadenza fisica e morale; l'autore, con il suo libro, propone in maniera originale quanto drammatica diverse riflessioni: al centro dell'osservazione ritroviamo esistenze effimere, il mondo che le circonda e soprattutto il ritratto di una società spietata, cinica, "malata" di solitudine e cieca di fronte a tradimenti e ipocrisia.

Oltre ai personaggi del condominio di Mestre, a diventare protagonisti sono i tanti luoghi "vissuti" all'interno degli appartamenti: una cucina, un salotto, uno spioncino, diventano teatri dove consumare una "tragedia", dove collocare racconti intrisi da sentimenti come malinconia, rimpianto, disagio e scelte sbagliate che sfociano quasi tutti in un apparente "follia" degenerativa assecondata da una voce narrante che, con severa neutralità, dirige queste anime sacrificali utilizzandole come specchio per semplificare le diverse ombre di una nostra società contemporanea dove nessuno è perfetto, dove tutti hanno qualcosa da nascondere, dove la solitudine e il disagio portano al limite sia la mente che il corpo. 

L'autore sceglie stilisticamente di utilizzare la prima persona, non solo per eludere un dialogo che avrebbe dato alla narrazione un carattere più confidenziale, ma soprattutto per essere lui stesso giudice in un processo dove, a difendere gli imputati, siamo chiamati noi lettori che più che a condannare siamo incoraggiati a comprendere per far sì che da noi fuoriesca pietà e forse compassione; 

Personalmente credo che nel libro il "collante" tra le diverse storie, quell'elemento presente in maniera costante, sia rappresentato dall'amore: un sentimento capace di condizionare parecchio le azioni dei protagonisti, che viene da una parte sviscerato nella sua intimità e dall'altra invece dipinto in maniera macabra nelle sue forme più perverse. 

Con tratti quasi poetici e attraverso una prosa innovativa Cuomo quasi "commuove" nel tentativo di sconvolgere un genere dal quale tenta di slegarsi, svincolandosi dalle sue storie precedenti, libero nel proporre una lettura diversa e diversificata; Il suo romanzo risulta molto ben costruito e ideato, anche se onestamente alla fine nell'insieme sembra mancare quel qualcosa che possa rendere il tutto più edificante, forse quel contraddittorio (lasciato magari al lettore) che si ponga come parte positiva e propositiva necessaria per fare  da contrasto alle tante bruttezze raccontate in un mondo che l'autore volutamente cerca di  sospendere in attesa di giudizio.

Complimenti a Massimo Cuomo per il suo libro che sicuramente rappresenta una lettura originale e affascinante sotto diversi aspetti, anche se forse sembra non brillare troppo per una coralità che appare troppo slegata: luci e ombre in un libro che a me è piaciuto davvero molto, principalmente per la capacità di suscitare reazioni contrastanti davanti ad un "cinismo" (sempre al limite del "politicamente corretto")utilizzato dall'autore per raccontare certe dinamiche che, anche se portate all'estremo, alla fine risultano drammaticamente molto comuni al nostro quotidiano. 


mercoledì 8 dicembre 2021

Il Valore Affettivo di Nicoletta Verna

 


L'esistenza di Bianca si è sbriciolata il giorno in cui, da bambina, ha perduto sua sorella. Stella era pura, onesta, e manteneva le promesse. Ecco perché la sua scomparsa ha macchiato il mondo di colpa. L’incidente dai contorni incerti ha innescato nella sua vita una reazione a catena, che non ha risparmiato nulla. Oggi sta con Carlo, cardiochirurgo di fama internazionale, e all’apparenza lo venera. Ma tanta devozione, in realtà, nasconde un piano macchinoso, folle: un progetto di rinascita in cui l’uomo è un mero strumento.


Nicoletta Verna ha scritto un Romanzo che racconta una Verità profondamente realistica, utilizzando una Prosa persuasiva, uno Stile raffinato e scorrevole che pero' sa trasformarsi in tagliente e derisorio nel cinismo con cui si descrive la solitudine nel Dolore, il rapporto tra genitori e figli ma soprattutto un viscerale Senso di Colpa che tormenta e costringe la Protagonista a vivere nel disagio, una vita contraddittoria che sembrava trovare sollievo e naturalezza in quel mondo parallelo creato dalle manie ossessive-compulsive.

La storia personale di Bianca inizia a 7 anni quando la morte della sorella Stella condizionerà per sempre una vita che fino a quel punto era felice, tranquilla, fatta principalmente da episodi ordinari; quella sorella a cui ispirarsi, amata e "odiata", senza preavviso non c'era più lasciando un lutto difficile da elaborare anche perché la sua è una morte che non lascia contorni, neanche certezze ma solamente sentenze: Bianca era sola, "condannata" a crescere  piegata da un Destino che aveva tolto e allontanato gli affetti più cari; abbandonata dai genitori che, sfuggendo il suo sguardo per non ricordarsi di avere ancora una figlia, avevano scelto strade diverse per sfuggire da un Dolore troppo grande da affrontare.

La Protagonista quindi cresce indeterminata, ritrovandosi costretta ad un bivio dove, da una parte c'era una strada che portava alla distruzione, mentre l'altra guidava i passi verso il Riscatto; Bianca all'inizio sceglierà la via di mezzo, portando in stallo un adolescenza trascorsa a nuotare e a rimpiangere Stella, starletta televisiva per gli occhi stanchi della madre, poi studentessa di Biologia a Milano.

Saranno proprio negli anni della sua piena maturità che la Protagonista comincerà poco alla volta a visualizzare chiaro e forte quel folle progetto che avrebbe permesso di Rinascere attraverso una nascita programmata e voluta, per espiare una Colpa, per scacciare i tanti ricordi tristi affogati in un Presente agiato, illuminato dalla luce riflessa di un marito verso il quale la sua devozione artificiale ritrovava forza ogni giorno in virtù di un sogno impossibile.
 
Riavere Stella avrebbe cancellato quei sogni tormentati, avrebbe liberato Bianca dal ricatto morale e dal peso di aver distrutto una famiglia per causa del suo egoismo.

La volontà di essere madre, di tornare sorella, s'infrangera contro un muro invalicabile, che metterà sempre più in ansia Bianca coinvolta ancor di più a tenere a bada i sentimenti nell'oblio delle sue paranoie, in quelle manie che nascondevano la Paura di perdere qualcosa, qualcuno, adesso che anche i dubbi circondavano quel marito visto con occhi diversi. 

Nel Romanzo si evince la bravura dell'Autrice che riesce bene a dosare molti elementi, in una storia dolorosa dal carattere fortemente introspettivo, raccontata con voce asettica da una Protagonista che riesce a scavare nel suo intimo per colpire emotivamente il lettore che si ritrova a vivere le sue stesse sensazioni, il suo disagio anche nelle tante scelte non sempre tutte condivisibili. 

Anche nei Personaggi emerge l'originalità Stilistica dell'Autrice che si affida agli occhi di Bianca per una descrizione che riesce solo in maniera superficiale, fugace e senza contorno rispecchiando lo stato emotivo della Protagonista. 

L'epilogo del Romanzo, fortemente sentimentale, si riassume in poche istantanee che spiazzano senza lasciare certezze, lasciando un finale aperto che si rimette al solo giudizio del lettore che dovrà capire da solo se restare o continuare, se lottare o se, come gli occhi felici di quella Barbie tanto desiderata, continuare a restare inermi di fronte al Dolore. 

Veramente tanti complimenti a Nicoletta Verna che ha scritto un Romanzo d'esordio molto d'impatto, bello e trascinante, riuscendo bene a mescolare affetto, dolore e psicologia, con uno stile raffinato e tagliente. 

L'Autrice, personalmente, riesce a far riflettere profondamente anche sull'inutilità di un sentimento come il Senso di Colpa, che per tutta la sua esistenza aveva drasticamente condizionato Bianca, portandola ad uccidere la sua Razionalità, costringendola a rinunciare alla sua Intimità, vivendo in maniera artificiale in una Roma che, come lei, era Bella ma decadente, pressata dal solo pensiero di tornare a vivere attraverso l'espiazione per una colpa che si era attribuita senza certezze. 



Nicoletta Verna (1976) è romagnola ma vive a Firenze, dove si occupa di comunicazione e web marketing nel settore editoriale. È autrice di saggi e volumi su media e cultura di massa, fra cui circa 500 voci per L’Enciclopedia della radio (Garzanti, 2003), i volumi Le onde del futuro. Presente e futuri della radio in Italia (con G. Cordoni e P. Ortoleva, Costa & Nolan, 2006) e Radio FM 1976-2006. Trent’anni di libertà d’antenna (con G. Cordoni e P. Ortoleva, Minerva, 2006). Ha insegnato teorie e tecniche della comunicazione presso diversi atenei e istituti italiani. Ha scritto racconti pubblicati sulle riviste letterarie Pastrengo, Carie letterarie, Narrandom, Risme.

Il suo romanzo d’esordio Il valore affettivo ha ottenuto la Menzione Speciale della Giuria alla XXXIII edizione del Premio Italo Calvino.


TITOLO: IL VALORE AFFETTIVO

AUTRICE: NICOLETTA VERNA

EDITORE: EINAUDI

GENERE:NARRATIVA CONTEMPORANEA

USCITA: 30 MARZO 2021


DISPONIBILE: E-BOOK 

COPERTINA FLESSIBILE 304 pagine

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