Mattia Lanza è lo scrittore più amato d’Italia, il più venduto, il più invidiato, il più tradotto all’estero. Ha una bella famiglia, un’agente che farebbe qualunque cosa per lui, un appartamento a New Yorke abbastanza soldi per soddisfare ogni possibile desiderio. Insomma, una vita da sogno. Fino alla sera in cui sua moglie ei loro due figli vengono massacrati. Due anni dopo quei fatti di sangue, assolto nel processo che lo ha visto unico indagato per il triplice omicidio, Mattia Lanza decide di tornare a scrivere. Per farlo, sceglie di isolarsi in una villa nascosta dalla vegetazione, sul promontorio di Punta Acqua Bella, in Abruzzo, un paradiso affacciato sul mare. L’incontro casuale con una donna, Eva, sembra riportargli sensazioni che da troppo tempo non viveva, compresa l’ispirazione letteraria. Ma il passato continua a tormentarlo: gli incubi, le visioni angoscianti, i presagi di sventura non gli danno pace. Di chi sono gli occhi che lo spiano di notte? Chi è l’inquietante anziana che lo segue ovunque vada e lo fissa in silenzio? E cosa sono gli strani oggetti che ha trovato nella casa, che sembrano rimandare a un vicino cimitero di guerra? Svelando la verità con continui colpi di scena, questo thriller di Romano De Marco indaga la complessità delle relazioni e ci mostra fin dove è disposto a spingersi l’essere umano per assecondare i propri desideri.
giovedì 30 giugno 2022
La casa sul promontorio di Romano De Marco
sabato 25 giugno 2022
Sangue di Giuda di Graziano Gala
Graziano Gala ha scritto un romanzo che ha per protagonista un personaggio talmente straordinario che sembra appartenente ad un mondo fantastico, un uomo talmente "fuori dagli schemi" da non sembrare reale, fuoriuscito da una favola dolce amara; ma diversamente dalle favole nel libro non ci sarà un finale dove tutti saranno felici e contenti ma solo il disperato tentativo, forse riuscito, del protagonista di cercare un alternitiva, di trovare un modo differente per affrontare il suo dolore.
Giuda è considerato da tutti come lo scemo del villaggio, un bersaglio preferito per scherzi e risate, rilegato a vivere imprigionato dal significato di quel nome che portava addosso, non veramente il suo ma assegnato come un marchio indelebile per punirlo di quel suo tradimento che, oltre a botte e dolori, lo aveva allontanato dall'affetto di una figlia, che lo evitava come la peste, ma soprattutto strappato all'amore per quella moglie sparita chi sa dove, l'unica forse che lo aveva accettato veramente per quello che era.
Un bambino in un corpo d'adulto che aveva però mantenuto la purezza, il candore e la bontà espressi nei gesti quotidiani, in quella che era un esistenza solitaria; infatti gli unici a fare compagnia a Giuda nelle lunghe giornate erano solamente il gatto Ammonio (chiamato cosi' per il suo problema di incontinenza) ma principalmente il suo vecchio televisore Mivar che lo distraeva dai pericoli di una mente "disturbata".
La situazione comincia a precipitare quando il televisore di Giuda verrà rubato e d'improvviso in casa cesserà il rumore per far posto ad un silenzio "assordante" che diventa subito veleno per il protagonista che, corrotta la sua mente anestetizzata, è costretto adesso a ricordare, a combattere di nuovo i fantasmi del passato: le urla del padre violento che sembrava ancora avercela con il figlio, quel padre che era diventato nemico e fonte di dolore.
La casa che diventa inospitale e quel tentativo di riconciliazione convincono Giuda ad intraprendere quell'impresa che per lui significava non solo fare i conti col mondo "reale", ma anche risolvere una volta per tutte problemi sepolti dal passato, un viaggio all'inferno alla ricerca d'identità attraverso la riconquista del suo vero nome, quello che era stato negato non dal destino ma dalla crudeltà umana.
Dalla ricerca di un nuovo televisore inizia così una discesa agli inferi dove Giuda, tra violenza dimenticata, indifferenza e ignoranza, si troverà spesso nei guai; Determinato a non arrendersi il protagonista si ritroverà nella sua crociata a lottare anche per tutti quelli che, emarginati dalla società come lui, non avevano più forza per gridare al mondo rabbia e frustazione; il protagonista in un mondo tra bene e male si pone in mezzo diventando la voce di tutti, un disgraziato in cerca di un amore perduto, non dimenticato, l'unico capace di comprenderlo.
Nel romanzo la scrittura di Gala risulta ben bilanciata tra ilarità e commozione per una narrazione dove il vero azzardo linguistico è rappresentato dall'invenzione di un dilaletto ( un po' campano e un po' pugliese) con il quale far esprimere Giuda: molto comunicativo e alla fine ancor più credibile risulta questo espediente linguistico utilizzato dall'autore per creare ancora più distanza tra il protagonista e il resto del mondo; un modo di esprimersi che crea compassione al lettore che lo percepisce come genuino e scaturito direttamente dal cuore.
Quello di Gala è un romanzo che parla degli ultimi, pagine intrise di disperazione e rammarico anche nei confronti di un mondo feroce che non lascia tanto spazio alla speranza; una serie di emozioni altanelanti accompagnano la lettura dove senza fatica il lettore riesce ad empatizzare con Giuda che in fin dei conti potrebbe essere uno di noi, qualsiasi persona che, ricevuto un torto, cerca con tutte le forze di reagire cercando forse redenzione gridando per il un disagio procurato, mentre intraprende quel viaggio della vita che se riserva tante sconfitte alla fine porterà alla vittoria più importante.
Complimenti sinceri a Graziano Gala che con il suo romanzo mi ha piacevolmente sorpreso e conquistato con una lettura che riserva un altalena di emozioni, una storia dove facilmete si ride e si piange, un libro assolutamente da leggere perchè capace di suscitare riflessioni sincere e profonde sul senso della vita e sulla forza del cambiamento per affrontare i "demoni" del passato e riuscire a guardare il futuro con occhi più rilassati.
lunedì 13 giugno 2022
Questioni di sangue di Anna Vera Viva
Il rione Sanità è un’isola. Un lungo ponte lo divide dal resto di Napoli. Qui, i vivi e i defunti convivono da secoli e non vi è posto, più di questo, in cui morte e vita siano così strettamente intrecciate. Ed è qui che, dopo quarant’anni, due fratelli si rincontrano. Raffaele, dato in adozione giovanissimo alla morte della madre, ci torna come parroco della basilica di Santa Ma - ria alla Sanità. Peppino, invece, è il boss del quartiere. Due uomini che non potrebbero essere più diversi l’uno dall’altro. Eppure, il richiamo del sangue, ineludibile, li unisce. Un legame che è fonte di pericolo e tormento per entrambi. Quando la morte colpisce e un cadavere viene ritrovato in un appartamento del rione, le indagini, suffragate da un testimone poco affidabile, seguono un unico bina - rio. Quell’omicidio fa tirare un sospiro di sollievo a tante persone, ma Raffaele non si lascia abbindolare. Decide di rivolgere il suo sguardo, esperto della vita, proprio tra la sua gente, anche se questo significa guardare qualcuno di molto, forse troppo, vicino a lui. Ma Raffaele non si è mai fermato davanti a nulla e non inizierà adesso. Sa bene che le sue indagini possono compromettere un equilibrio basato su regole non scritte e allo stesso tempo inderogabili, ma deve andare avanti. Per - ché la Sanità è un’isola e per navigare il mare che la circonda ci vogliono coraggio, passione e un concetto diverso di verità. Nel suo romanzo, Anna Vera Viva ci guida in uno dei rioni più affascinanti del nostro paese. E, attraverso la potenza del sangue, ci fa conoscere l’animo umano e le sue contraddizioni. Dopo aver letto questo libro, l’eterno scontro tra bene e male avrà un sapore nuovo.
Anna Vera Viva ha scritto un romanzo davvero molto coinvolgente che fa riflettere sul sottile confine tra bene e male con una storia ricca di sfumature.
La vicenda è ambientata a Napoli nel rione Sanità, un rione con un passato travagliato che negli anni si è completamente trasfromato, lasciando indietro il suo aspetto nobile per quello popolare.
I due protagonisti sono Raffaele e Peppino, fratelli separati quasi dalla nascita fatti rincontrare però dal destino dopo tanti anni proprio nella loro città, incrociando le loro azioni mosse per trovare luce su un indagine complicata che scaverà nel profondo di ognuno per trovare le ragioni, le motivazioni di un delitto che aveva scosso equilibri troppo pericolosi.
Don Raffaele è un parroco "verace" che non si lascia scoraggiare facilmente anche se il suo animo è tormentato continuamente dai tanti ricordi che lo logorano; un trascorso difficile da dimenticare per lui che proprio con questa indagine cercherà di far luce anche sul suo passato, sulla sua origine.
Attraverso il personaggio di Don Raffaele l'autrice sviscera la santità come qualcosa di ibrido tra sacro e profano, per far in modo che l'incontro con la sua nemesi (Peppino) non sia troppo distante, anche perchè faccia della stessa medaglia; diversi ma uniti, cresciuti in ambienti diversi avevano covato nel loro intimo la stessa voglia di emergere, canalizzata in maniera diversa, ma risultando ugualmente "scomodi" nei loro rispettivi ruoli, descrivendoli mai del tutto solo nero o bianco
Possiamo dire che è il sangue il vero protagonista del romanzo, capace di esprimere forte il suo richiamo non solo con protagonisti ma anche per diventare la chiave utile per scardinare le tante verità nascoste.
L'autrice
scandaglia e analizza l'interiorità dei suoi personaggi per giustificare le azioni e le scelte dettate dettati dalla loro morale,
asseccondando la loro natura.
Ma la bravura dell'autrice è soprattutto espressa nel dipingire il rione sanità attraverso i rumori e sapori che percepiti come reali animano un quartiere ricco di diverse sfumature, un quartiere difficile però dove sacrifici e rinunce sono all'ordine del giorno e cure indispensabili per guarire povertà e dissocupazione ma soprattutto l'assenza delle istituzioni.
Anche per questo le indagini saranno portate avanti in un clima collettivo, proprio perchè il quartiere e gli abitanti erano abituati a condividere affanni e problemi, dove la fratellanza viene espressa anche come voglia di non arrendersi, di rinascere; In questo clima, nonostante la soluzione, la verità alla fine arriverà con prepotenza non permettendo di restituire pace però su diverse questioni legate soprattutto ad una umanità che purtroppo nella società presente rischia di morire sul nascere.
Tutta la veridicità del romanzo riflette l'amore vivo e sincero dell'autrice per la
città, non nascondendosi dietro la bellezza e i colori di una terra, ma puntando il dito con forza su
tutti quei contrasti, con piglio severo ma senza giudicare.
Complimenti sinceri a Anna Vera Viva che ha scritto un romanzo trascinante, con una trama originale capace di conquistare con una storia che esplora l'animo umano tra le sue tante contraddizioni, che riflette sulla coscienza personale dove il bene e il male trovano un punto d'incontro in una vita sempre pronta a regalare sorprese, a dividere ma anche a riunire.
lunedì 30 maggio 2022
Morsi di Marco Peano
Tutto ha inizio con una ragazzina che gioca nella neve. Si chiama Sonia, sono le vacanze di Natale del 1996 – quelle della grande nevicata – e lei deve passarle suo malgrado a casa della nonna. Siamo a Lanzo Torinese, un paesino di mezza montagna dove ogni cosa sembra rimasta ferma a cinquant’anni prima. Compresa la casa cigolante e ingombra di mobili in cui vive nonna Ada, schiva, severa vecchia che nella zona ha fama di guaritrice (ma chissà, forse è altro), per la quale Sonia prova un affetto distante. La scuola ha chiuso prima del previsto a causa di quello che tutti chiamano “l’incidente”: la professoressa Cardone, acida insegnante di italiano, si è trincerata nella sua aula e durante una lezione – di fronte a una classe segregata e terrorizzata – ha fatto qualcosa di indicibile. Qualcosa che adesso, mentre Lanzo un po’ alla volta si svuota per via delle feste e dell’incessante vento ghiacciato, sembra riguardare tutti gli abitanti. Toccherà a Sonia, insieme al suo amico Teo, ragazzino di famiglia contadina educato alla voracità, affrontare l’incubo in cui sono precipitati. Complici per forza, Sonia e Teo si avventurano nel biancore accecante della neve col distacco curioso di chi non ha pregiudizi e forse proprio per questo può sperare nella salvezza. Ma che cos’è la salvezza? Andar via, cambiare vita? O restare e tentare di resistere?
Marco Peano ha scritto un romanzo che mi ha piacevolmente spiazzato e sorpreso, attraverso una trama che si sviluppa pagina dopo pagina in maniera davvero inattesa con tanti colpi di scena.
Se il libro nella parte iniziale viene percepito come un romanzo di formazione ecco che quasi subito un singolo sconvolgente episodio stravolge la narrazione che passa rapidamente senza filtri dall'Horror per il Fantastico, trasformandosi in una favola dark che fondamentalmente racconta il passaggio dall'infanzia all'età adulta scoprendo la vita e le sue verità nel bene e nel male.
La vicenda è ambientata nelle valli torinesi durante le vacanze di natale 1996, un luogo dove la vita sembrava essersi fermata, dove la quotidianità trascorreva rallentata fino a quando qualcosa di indicibile sconvolge tutto e tutti fin dalle viscere, dando il via a nefasti episodi che macchieranno il candore della neve con il rosso del sangue.
I due protagonisti sono solo due ragazzini, Sonia e Teo, uniti da un amicizia timida e sincera che, come l'intero paese, vengono coinvolti da un incubo figlio di una follia che costringerà i due a crescere in fretta per affrontare quell'orrore che aveva strappato di dosso lo loro innocenza.
Il lettore accompagnerà Sonia e Teo in questo viaggio di sola andata dove per sopravvivere bisognava capire in fretta se fosse meglio scappare o rimanere per resistere:
Sonia più razionale e risolutiva mentre Teo più insicuro e ingenuo per la prima volta nella loro vita erano soli e senza l'aiuto di nessuno, costretti a fare i conti con una morte, sviscerata nel romanzo in maniera macabra ma naturale, raccontando quell'incubo in cui erano sprofondati con occhi innocenti.
Lo stile dell'autore si mantiene senza dubbio molto scorrevole in ogni parte del romanzo; sempre incisivo e graffiante, risulta molto tagliente e freddo nelle fasi più cruente, sicuramente per non lasciare tempo e spazio alla pietà e alla comprensione che risulta presente invece nelle parti narrative più cupe che mostrano il fianco alla riflessione più profonda.
L'autore utilizza a pretesto l'epidemia nel romanzo per edificare una società incapace di lottare e combattere, logorata sotto i colpi non solo di un male che tornava ciclicamente sotto forme diverse, ma anche da un'incomunicabilità e staticità che impediva di evolvere; una
società (moderna) destinata all'autodistruggimento se intrapresa la strada del rifiuto verso tutto quello che è
nuovo e diverso, incapace di reagire alla perdita comune non accettando un cambiamento inevitabile, un futuro necessario per andare avanti.
Quello di Peano è un libro che colpisce forte con la stessa intensità dei colpi inferti dal terrore che incupisce la vicenda narrata, un dolore sordo che diventa allegoria di una paura del crescere e affrontare le difficoltà della vita mettendosi in discussione.
Complimenti sinceri a Marco Peano che con il suo romanzo riesce a "demolire" i cardini di un Genere ben distinto, che nel libro si modellano invece in maniera originale su varie sfaccettature e interpretazioni, emozionando i lettori attraverso una lettura che forse solo nel finale appare un po' troppo "precipitosa", lasciando frustrazione per tante domande insolute in un epilogo di una vicenda sconvolgente quanto trascinante che sembra non essersi preso il tempo
necessario per ricevere i meritati applausi.
sabato 21 maggio 2022
Il Dio dalle lunghe dita di Lucia Guglielminetti
In un pomeriggio d'estate, Marco e Francesco scovano un vecchio armadio nelle stanze in disuso della casa dei nonni. Marco chiude Francesco nell'armadio, per gioco. Non sa che quel gesto cambierà per sempre la sua vita e metterà fine a quella del fratellino. Qualcosa di terribile e oscuro si annida oltre le ante dell'armadio, ma solo molti anni dopo Marco scoprirà di cosa si tratta e deciderà di combatterlo, per se stesso e per il fratello scomparso. Spaventose divinità, riti druidici e la storia di una vita alla costante ricerca di riscatto.
Lucia Guglielminetti ha scritto un libro dove il senso di colpa si mescola ad una sofferenza inflitta e patita, in forte contrasto con una speranza presente nella storia che, crescendo poco per volta, rimane frenata da un senso di smarrimento e paura verso qualcosa di terrificante e misterioso che, oltre ad aver tolto qualcuno di caro, aveva anche annullato l'esistenza stessa del protagonista perennemente afflitto per una pena meritata.
Tutto inizia un pomeriggio d'estate quando un gioco innocente si trasformerà tragicamente in una punizione crudele, tutto in pochi istanti, una condanna perenne per chi la subisce ma soprattutto per chi l'aveva inflitta.
Da questo momento infatti Marco comincerà a sentirsi sempre più in difetto rispetto agli altri, privato degli affetti più cari e condannato ad essere ignorato perchè non meritevole d'affetto, carnefice del fratello e privato così anche lui del calore di un abbraccio freterno.
L'autrice è molto brava nel mantenere la narrazione sempre scorrevole e dinamica anche nelle fasi più cariche di ansia e angoscia, contrastando una malinconia provocata da un castigo continuo che imprigiona il protagonista alla ricerca disperata di espiazione.
Il destino però giocherà un ruolo davvero importante nella storia, regalando un incontro particolare a Marco con qualcuno che come lui aveva provato lo stesso dolore, che come lui affrontava ogni giorno quegli incubi che di notte diventavano lucidi e vividi, quasi reali.
Il ritrovamento di un libro di magia e la conseguente scoperta di un mondo oscuro, insieme alla certezza dell'esistenza di una vendetta sepolta dal passato, scuoterà fino alle viscere Marco che subirà un riscatto emotivo, passando dal voler dimenticare al voler trovare finalmente risposte, alla ricerca di una verità che si rivelerà poco alla volta, svelando la sua vera natura, una rivelazione difficile da comprendere ma ancor più da accettare.
In un crescendo di tensione e adrenalina e in balia di una decisione presa dal protagonista nell'epilogo del libro, il lettore si ritroverà smarrito soprattutto per quel gesto quasi disperato, dettato dalla volontà di cancellare per sempre quella colpa che da troppi anni aveva segnato e condannato le esistenze di molti, che trascinerà nell'oblio di una disperazione, capace di non restituire tranquillità ad una conclusione di certo non prevedibile.
L'autrice, attenta e precisa nel ricorrere alla mitologia per far luce su alcuni interrogativi nella storia, è molto abile anche nel calarsi fino in fondo nella psicologia dei suoi protagonisti, cercando però di non enfatizzare la parti oscure ma cercando di valorizzare solo quelle positive, mettendo in luce tutto quel poco di bene rimasto che senza dubbio, oltre a creare empatia con il lettore, sarà la leva che motiverà per rincorrere una soluzione a tutti i costi, non definitiva ma che forse avrebbe permesso di lenire sofferenza e dolore.
Tanti complimenti a Lucia Guglielminetti perchè ha scritto un libro davvero coinvolgente; devo dire che personalmente mi ha colpito soprattutto la capacità di sviluppare una trama, molto originale, in maniera molto ben bilanciata attraverso tutte le varie parti narrative del romanzo distinte da tematiche ben circoscritte: da un lato la disperazione e la sofferenza che, unite all'impotenza, caratterizzano la parte iniziale; dall'altro il mistero e la paura che dominano la seconda parte del libro dove la volontà di riprendere ciò che era perduto porta a contrastare qualcosa di incomprensibile, un male che tramandato negli anni, aveva procurato tanto tormento ed era ancora pronto a segnare la vita di vittime innocenti.
mercoledì 18 maggio 2022
Trema la notte di Nadia Terranova
28 dicembre 1908: il più devastante terremoto mai avvenuto in Europa rade al suolo Messina e Reggio Calabria. Nadia Terranova attinge alla storia dello Stretto, il luogo mitico della sua scrittura, per raccontarci di una ragazza e di un bambino cui una tragedia collettiva toglie tutto, eppure dona un'inattesa possibilità. Quella di erigere, sopra le macerie, un'esistenza magari sghemba, ma più somigliante all'idea di amore che hanno sempre immaginato. Perché mentre distrugge l'apocalisse rivela, e ci mostra nudo, umanissimo, il nostro bisogno di vita che continua a pulsare, ostinatamente. «C'è qualcosa di più forte del dolore, ed è l'abitudine». Lo sa bene l'undicenne Nicola, che passa ogni notte in cantina legato a un catafalco, e sogna di scappare da una madre vessatoria, la moglie del più grande produttore di bergamotto della Calabria. Dall'altra parte del mare, Barbara, arrivata in treno a Messina per assistere all'Aida, progetta, con tutta la ribellione dei suoi vent'anni, una fuga dal padre, che vuole farle sposare un uomo di cui non è innamorata. I loro desideri di libertà saranno esauditi, ma a un prezzo altissimo. La terra trema, e il mondo di Barbara e quello di Nicola si sbriciolano, letteralmente. Adesso che hanno perso tutto, entrambi rimpiangono la loro vecchia prigione. Adesso che sono soli, non possono che aggirarsi indifesi tra le rovine, in mezzo agli altri superstiti, finché il destino non li fa incontrare: per pochi istanti, ma così violenti che resteranno indelebili. In un modo primordiale, precosciente, i due saranno uniti per sempre.
Nadia Terranova ha scritto un romanzo capace di attraversare la sofferenza descrivendo depressione e desolazione senza compassione, senza pietà, sviscerando la miseria umana senza giudizio, lasciando al lettore la riflessione più severa.
Questa cruda realtà è quella che, nel terremoto del dicembre 1908 colpì Messina e Reggio Calabria, due città seppur vicine geograficamente divise dal mare e adesso compagne di una sventura comune.
Il libro è soprattutto la storia di due vite, quelle di Nicola e Barbara che, schiacciate dal peso di essere ancora vive, di fronte alla tragedia vissuta "magicamente" si liberano da quell'ossessione, dall'egoismo travestito d'amore, abbandonando per sempre un sentimento malsano e folle per rinascere completamente: Nicola, con un padre assente, era vittima della madre, un incubo travestito d'amore, che agiva preda di un suo disagio provocato dal contrasto tra fede e ragione.
Barbara invece è "semplicemente" una figlia che lottava per rivendicare la sua identità, la libertà di essere, non solo moglie, ma prima di ogni cosa donna.
Entrambi figli di un destino comune, affrontano la tragedia del terremoto in maniera positiva, come un'occasione tragica per ricostruire un'esistenza, svincolandosi da un mondo che d'improvviso era crollato non solo materialmente, cancellando d'un colpo tutte le regole a cui erano costretti ad obbedire.
Il libro è diviso in due parti : la prima, incentrata sulla vita dei due protagonisti, dove ritroviamo note di disperazione e sofferenza mentre la seconda è nettamente più piena di speranza e ottimismo per un presente e un futuro che, se da una parte poteva essere costruito liberamente, dall'altra lasciava un velo di tristezza per un passato che ormai non si poteva più recuperare.
Una volta perdonato agli altri il male subito, solo alla fine i protagonisti saranno finalmente pronti ad accettare le loro imperfezioni che diventeranno poi, poco alla volta, quel valore aggiunto per riuscire ad accettarsi, per poi abbracciare in maniera naturale tutto quello che il futuro avrebbe riservato loro, nel bene e nel male.
Lo stile dell'autrice colpisce, non solo con la trama e la capacità descrittiva, ma anche penetrando attraverso un'attenta introspezione caratteriali dei personaggi, riuscendo bene ad amalgamare due fasi narrative che, seppur completamente differenti, avevano la stessa tensione emotiva;
L'autrice è brava anche nel ricreare con originalità una lingua che vive nel passato, in un passato specifico che, seppur a volte poco espressiva, a fini narrativi risulterà molto evocativa soprattutto nei passaggi principali.
Nel libro possiamo notare anche come l'autrice gioca molto combinando esoterismo e superstizione, racchiusi in una cultura siciliana meravigliosamente edificata anche quando emergono con forza figure femminili che lottano e combattono per ottenere quello che aspettava di diritto confrontandosi, non con poche difficoltà, con un mondo fatto di uomini avvelenati da arroganza ed egoismo.
Tanti complimenti a Nadia Terranova per il suo romanzo che, pur attraversando tragedia e morte (descritta nella fase più incomprensibile), è capace di esprimere speranza e forza, racchiusi in quel spirito di sopravvivenza necessario per riemergere e per rinascere nonostante tutto il dolore;
Un romanzo davvero coinvolgente che testimonia come a volte le perdite possano essere motivo per cambiare, per risorgere solo se pero' capaci di "convivere" con le avversità che la vita ci riserva, non respingendole, ma imparando a portare le cicatrici di un passato doloroso senza nasconderle.
Formule mortali di François Morlupi
In una torrida estate romana, un anziano cammina nel parco di villa Sciarra, nell’elegante quartiere di Monteverde. Un odore tremendo atti...










