giovedì 14 aprile 2022

Nel nero degli abissi. Un'indagine per i Cinque di Monteverde di Francois Morlupi

 

Il grande parco di villa Pamphili, a due passi dal Vaticano e da Monteverde, ha due volti molto diversi: di giorno è un giardino che accoglie bambini, anziani e sportivi; di notte si trasforma in un rifugio abusivo per senzatetto, drogati e prostitute. All’alba di una gelida mattina di gennaio, una di loro viene trovata senza vita, brutalmente uccisa con un’arma da taglio. Era italiana, aveva poco più di vent’anni, era una ragazza sola, si vendeva per pagarsi l’università. L’omicidio sconvolge il commissario Ansaldi e i suoi agenti, perché apre uno squarcio di disperazione nella tranquilla routine del loro quartiere. In più, arriva proprio nel momento peggiore, a due settimane da un importante vertice politico tra i principali capi di Stato europei, con gli occhi del mondo puntati sulla capitale. Che ci sia o no un legame tra i due eventi, per il commissario è appena iniziata una terribile corsa contro il tempo.




Francois Morlupi, dopo il brillante esordio con "Come delfini tra pescecani", conferma tutte le sue abilità stilistiche nello scrivere un noir "fuori dagli schemi" soprattutto per la complessità descrittiva dei suoi protagonisti dai quali emerge, non sicurezza e determinazione, ma una serie di limiti e debolezze che alla fine contrastano giocando con i ruoli di ognuno, permettendo di risultare più empaticamente vicini al lettore che assorbe la loro naturalezza e ironia attraverso una narrazione che scorre in maniera spedita anche perchè, con molta maestria, l'autore è capace di smorzare i toni nelle fasi più "confuse" di un indagine che per molti aspetti viene intensamente percepita come reale e anche, per le sue sfumature, purtroppo abbastanza vicino al nostro quotidiano.

La storia si svolge nella Capitale, dipinta attraverso i colori dei suoi quartieri, attraversando parchi e strade, valorizzando da una parte il suo fascino e dall'altra mettendo in luce anche gli aspetti più sgradevoli di una città invasa da sporcizia, prigioniera del traffico e schiava di delinquenza e prostituzione. 

Sarà proprio con il ritrovamento di una giovane prostituta uccisa in maniera brutale che inizieranno le indagini per i cinque di Monteverde, alle prese ancora una volta con un caso difficile, ancor di più pressati da un contesto in continua fibrillazione per un prossimo vertice politico che richiedeva rigore e tempi strettissimi nel chiudere il caso. 

Già dalle prime battute si percepisce la difficoltà per i cinque  nel risolvere un delitto che, non solo aveva destato la tranquillità di un quartiere, ma che si presentava anche più complesso perché c'erano davvero pochi indizi a cui aggrapparsi che, oltre a portare verso un punto morto l'indagine, non sembravano apparentemente collegati a nessuna delle persone coinvolte ; il fiato sul collo dei superiori e la necessità di chiudere in fretta un caso "spinoso" trascineranno i nostri protagonisti verso una corsa ad ostacoli contro il tempo, cercando di fronteggiare frustrazione e insoddisfazione non solo in ambito lavorativo.

In gran parte del romanzo domina una sensazione d'impotenza nei confronti di un killer che si prendeva gioco delle forze dell'ordine, divertendosi come il gatto con il topo, assecondando quel piacere perverso che non collimava però con la volontà di destabilizzare i poteri forti che invece, storditi e disorientati, sembravano pensare l'esatto contrario.

Nella vicenda possiamo facilmente ritrovare temi principali come odio, rabbia e vendetta che l'autore addossa ad una società malata, non perfetta che a volte opprime fino a generare un male che il più delle volte era celato nelle parti oscure di persone insospettabili che invece, divincolate dalla moralità, schiacciate finivano per cadere nell'abisso inghiottite dal nero più profondo.

La scrittura di Morlupi risulta diretta, sempre semplice e molto vibrante, arricchita da un indole sarcastica che ben si completa con una narrazione che non conosce tempi morti; l'abilità dell'autore poi si manifesta nel giocare, sia con il lettore che con i suoi personaggi, portando su false piste, seminando indizi contraddittori che, prima spogliano le certezze, e poi diventano pezzi fondamentali per ricostruire un puzzle davvero intricato.

Il libro, attraverso un sali e scendi di sensazioni e colpi di scena, giunge alla conclusione dove prevale un dolce senso di amarezza per un finale che, oltre a spiazzare, sembra quasi non liberare "emotivamente" i nostri protagonisti, lasciando nel lettore anche parecchi dubbi su alcune sfaccettature dei singoli personaggi che, appena solo accennate durante la vicenda, solo adesso prendono colore e forma.

Davvero tanti complimenti sinceri al simpaticissimo Francois Morlupi (che ringrazio tanto anche per la dedica) che ancora una volta si rivela un autore capace di coinvolgere con le sue storie attraverso uno stile diverso e originale rispetto al genere, che sa conquistare il lettore, non solo attraverso i protagonisti, ma anche con una narrazione sincera che rispecchia la veridicità di un storia ricca di suspense e tensione, ben dosata e alternata a fasi dove emerge tutta l'ironia di un autore che sa mettere "alla berlina" i suoi personaggi a cui è facile affezionarsi perché resi più umani e sensibili agli occhi di chi legge.

 

venerdì 8 aprile 2022

Niente di vero di Veronica Raimo

 Prendete lo spirito dissacrante che trasforma nevrosi, sesso e disastri famigliari in commedia, da Fleabag al Lamento di Portnoy, aggiungete l'uso spietato che Annie Ernaux fa dei ricordi: avrete la voce di una scrittrice che in Italia ancora non c'era. Veronica Raimo sabota dall'interno il romanzo di formazione. Il suo racconto procede in modo libero, seminando sassolini indimenticabili sulla strada. All'origine ci sono una madre onnipresente che riconosce come unico principio morale la propria ansia; un padre pieno di ossessioni igieniche e architettoniche che condanna i figli a fare presto i conti con la noia; un fratello genio precoce, centro di tutte le attenzioni. Circondata da questa congrega di famigliari difettosi, Veronica scopre l'impostura per inventare se stessa. Se la memoria è una sabotatrice sopraffina e la scrittura, come il ricordo, rischia di falsare allegramente la tua identità, allora il comico è una precisa scelta letteraria, il grimaldello per aprire all'indicibile. In questa storia all'apparenza intima, c'è il racconto precisissimo di certi cortocircuiti emotivi, di quell'energia 

 


Chi può dire quale sia la parte più vera di noi??? Quale quella reale e quale quella che fingiamo di vivere agli occhi degli altri??

L'autrice, attraverso una narrazione ironica e dissacrante, "immola" i suoi ricordi personali per diventare stimolo, per trasformarsi in specchio attraverso il quale il lettore possa immergersi nell'oscurità di un vivere in perenne bilico tra essere e apparire.  

I ricordi familiari, raccontati con disarmante drammaticità e tormento, descrivono una cacofania affettiva frutto di una esasperazione dei ruoli genitoriali: una madre ansiosa e un padre iperattivo nel controllare la vita dei suoi cari conducono ad un educazione "particolare" che incita alla noia più totale, vietando la cose "più spericolate" come andare in bicicletta o nuotare.

Ecco che la nostra Protagonista, insieme ad un fratello super talentuoso (con il quale viene a patti fin da piccola), passa parte dell'adolescenza chiusa in casa per affrontare poi, in età adulta, le tempeste dei primi amori, delle vacanze mai fatte, lotte e sconfitte che affronta circondandosi di ogni finzione, necessaria per poter non vivere ma sopravvivere.

Questo romanzo di formazione, scritto in maniera schietta e auto ironica, dimostra come l'autrice sia figlia di una società che impone modelli dai quali però cerca disperatamente di staccarsi e combattere a colpi di "non", per esprimere quel un senso di ribellione verso tutto e tutti, perchè anche la "sovversione" può essere un bisogno da reclamare.

La prosa è composta principalmente da un monologo interiore profondo, cinico ma a lunghi tratti quasi commovente; il dialogo è sincero ma inquieto e si mantiene sempre lontano da un facile buonismo. Nell'insieme l'autrice con il suo stile riesce ad uscire fuori da quella inflessibilità specifica del romanzo classico, muovendosi bene fuori dagli schemi anche quando gioca, molto spesso, con le parole creando vere e proprie "divagazioni" linguistiche.

Nel libro non vengono risparmiati temi importanti: sesso, aborto, lutti e amicizie troncate sono presenti e vissuti con la consapevolezza  di una età adulta dove purtroppo ci si abitua a tutto, anche al dolore che entra nelle ossa e ci accompagna per parte della nostra esistenza; attraverso la sua esperienza personale l'autrice racconta una vita consumata dalla mezogna che, oltre a danneggiare il prossimo, frena la voglia di essere migliori, di prendere finalmente le sembianze di quello che solamente si finge.

Per l'autrice il ricordo diventa importante e sincero anche quando le varie sfumature ne oscurano i particolari, celando empaticamente solo quelli davvero importanti, a discapito di qualcosa che colpisce lasciando il segno; la memoria diventa cosi' come una sorte di roulette russa dove ad ogni giro si vince o si perde. 

Davvero tanti complimenti a Veronica Raimo che con il suo libro mi ha colpito e rapito attraverso pagine ricche di affettività distaccata e sofferta con le quali racconta il suo intimo senza filtri e senza pause, nemmeno quando attraversa ricordi dolorosi che riesce ad esprimere in maniera asettica perchè, una volta superati certi muri, è certamente molto più difficile raccontare e descrivere  la felicità, che rimane costantemente in bilico tra realtà e apparenza fino alle ultime pagine di una romanzo davvero molto coinvolgente e scritto con uno stile totalmente sincero e spegiudicato.

 

 

sabato 2 aprile 2022

Padri di Giorgia Tribuiani

 È un pomeriggio di primavera quando, con lo stesso corpo e la stessa età del giorno della propria morte, Diego Valli risorge. Si risveglia sul pianerottolo di quello che era stato il suo appartamento, tira fuori le chiavi, prova a infilarle nella serratura ma si trova faccia a faccia con il figlio Oscar, lasciato bambino e invecchiato ormai di oltre quarant'anni. Da qui, ha inizio una vicenda di riconciliazioni e distacchi, una storia intensa e sincera sul rapporto tra padri e figli e sulla necessità del perdono. Una volta riconosciuto il padre, Oscar affronta il comprensibile straniamento aggrappandosi alle incombenze della quotidianità, mentre Clara, sua moglie, non crede al miracolo e si oppone all'idea di ospitare in casa uno sconosciuto. A complicare le cose, si aggiunge l'arrivo di Gaia, la figlia della coppia, che torna nella città natale per trascorrere le vacanze. Di nascosto dalla madre, che è spesso via per lavoro, Gaia finalmente ha l'occasione di conoscere suo nonno: un uomo profondo, amante della musica, più simile a lei di quanto sia mai stato suo padre. Oscar, al contrario, scoprirà aspetti di Diego che non pensava gli appartenessero.




Giorgia Tribuiani ha scritto un romanzo che analizza le dinamiche tra padri e figli attraverso una vicenda di distacchi e riconciliazioni dove la necessità di perdono si fonde e confonde attraverso le piaghe di una amore cercato e dato forse troppo per scontato, che manifesta latente la sua incomunicabilità tra i personaggi che mantengono le distanze, fermi nelle loro convinzioni che non permettono di accogliere il bisogno di essere capiti, compresi e ascoltati senza dover rispondere.

Attraverso un espediente "fantastico" l'autrice riunisce dopo 40 anni un padre e un figlio dando vita ad un gioco di specchi che coinvolge con i suoi riflessi, tra ricordi e pentimenti, diverse generazioni a confronto drammaticamente distanti, con valori totalmente diversi che inevitabilmente conducono i protagonisti fino all'estremo arrivando allo scontro quando vengono raggiunti i limiti individuali.

Con bravura l'autrice riesce a divincolare bene la storia, fin dall'inizio, dalla necessità di giustificare quel mistero legato alla "rinascita" del protagonista, con l'intento di contenere l'intera vicenda all'interno di due interrogativi sui quali si basa parte della struttura narrativa del romanzo: "Si smette mai di essere padri? - Si smette mai di essere figli? "

Attraverso una prosa "fascinosa", ricca però di sentimenti confusi, la narrazione procede in maniera delicata tra alti e bassi; la scrittura risulta molto ricercata e sintetica dimostrando però tutta la maturità di un autrice che, oltre ad entrare nei pensieri dei suoi personaggi, riesce bene a tradurre nelle sue storie quel bisogno di raccontare un esperienza di vita vissuta e reale che, spinta dagli eventi, consuma in maniera radicale i suoi protagonisti che stravolti finiscono per trasfigurare la loro condizione.

Diego Valli vive un dramma esistenziale trascinando la sua persona alla ricerca di comprensione e compassione, cercando di togliersi di dosso angoscia nel reclamare spazio in un mondo che non sente più familiare.

Oscar è un figlio che cerca con tutte le sue forze di abbracciare una "seconda possibilità", compassionevole verso i propri errori e naufragando come padre contro le debolezze nascoste ad una figlia che, riconoscendo i suoi limiti, cominciava a guardarlo non più come padre ma come uomo.

Gaia, personaggio vitale per la ricostruzione narrativa, sembra essere l'unica a sfruttare la doppia occasione fornita dal destino per recuperare, non solo un nonno, ma anche quel padre da cui aspirava affetto e considerazione: attraverso i suoi occhi il lettore scopre le debolezze altrui arrivando fino alla radice di quella carenza nei confronti di una perfezione e infallibilità genitoriale che solamente un "atto di fede" poteva riequilibrare avvicinando verso l'approvazione e stima reciproca che poteva riconciliare ad un sentimento smarrito come l'amore.

In questo tracollo familiare emerge con prepotenza, attraverso pagine intrise di tensione narrativa, tutta la fragilità di un'equilibrio su cui poggia quella "normalità" artificiale creata per contrastare la frustrazione personale di fronte ai tanti errori e debolezze di una vita che, senza accettazione, rischia di essere trascinata nell'oblio dell'incomunicabilità.

Con il suo romanzo l'autrice testimonia quindi come l'accettazione possa arrivare solo dietro la comprensione e il perdono, capaci di colmare le assenze e le distanze generate il più delle volte dalla fragilità dell'intimo umano, incapace di comunicare trascinando nell'incomprensione legami familiari avvelenati più dalle parole non dette che da quelle dette; i ruoli così vengono disarticolati dalla loro forma ideale per giustificare la propria incapacità e nello stesso tempo irrazionalmente per pretendere quella perfezione dalle stesse persone che commettono gli errori, incarnandosi in pretesto o conseguenza.

Davvero tantissimi complimenti sinceri a Giorgia Tribuiani (che con vero piacere seguo fin dal suo esordio letterario Guasti ) perchè con il suo libro è stata capace, ancora una volta, di coinvolgermi attraverso dinamiche raccontate con dolore e rabbia ma espresse con empatia attraverso la voce di personaggi che, non nascondendo le loro fragilità, condividono quello smarrimento esistenziale di fronte a qualcosa di imprevisto o forse solo evitato; in particolare nel libro l'autrice traduce quel senso di angoscia subito nell'idealizzare la figura di un padre, considerato come infallibile, scoprendo poi che quella sua imperfezione non delude in quanto tale ma preoccupa di più perché rischia di diventare parte integrante nella vita di un figlio inabile a correggere gli stessi errori perché giustificato da una condizione precedente.    

 

martedì 29 marzo 2022

Le nostre imperfezioni di Luca Trapanese

 

Dicono che non serve una ragione precisa per compiere il Cammino di Santiago, e che per viverlo al meglio bisogna sapersi sorprendere ad ogni passo. In effetti Livio non sa esattamente perché ha deciso di partire zaino in spalla, trascinando con sé due amiche fino alla tomba di San Giacomo. Per consolidare la propria fede e prendere finalmente i voti? O per il motivo opposto, temporeggiare quanto basta per capire se è davvero quella la sua strada? Di certo, ad animare le sue scelte è sempre stato l’amore per gli altri, una vocazione che lo ha portato molte volte lontano da casa – un bell’appartamento a Posillipo, coccolato da mamma e papà – e l’ha condotto in giro per il mondo, al fianco degli umili, dei bisognosi, degli ultimi. La risposta ai suoi dubbi lo attende nell’antico borgo di Portomarín e ha il volto sorridente di Pietro, un architetto dai tratti orientali e in sedia a rotelle, che si offre di accompagnarlo nella chiesa di San Nicola e di mostrargliene la prodigiosa bellezza. Una chiacchiera dopo l’altra, i due diventano presto inseparabili e decidono di proseguire insieme fino a Compostela, fino a scoprire un’altra preziosa verità: il Cammino più importante non si fa a piedi, ma con il cuore. E così l’arrivo al santuario si trasformerà nell’inizio di un nuovo percorso, più lungo e più difficile per entrambi. In un romanzo struggente e ricco di interrogativi che scavano l’anima dei personaggi, Trapanese ci ricorda che la vita non è una favola e ti colpisce sempre alle spalle, ma che lo stesso fa anche la felicità, arriva sempre da dove meno te l’aspetti.



Luca Trapanese ha scritto un romanzo davvero intenso, ricco di un sentimento forte e struggente con il quale invita il lettore a riflettere sul significato dell'Amore, quello con la A maiuscola, sfumando il suo pensiero sulla validità di un sentimento espresso in maniera determinata e sincera.

Nel romanzo c'è anche molta speranza che avvolge e fonde una narrazione fatta di semplici gesti quotidiani che, nel bisogno di reciprocità, diventano piccoli miracoli con i quali raggiungere una felicità improvvisa e poco scontata.

Da una parte abbiamo Livio che, giunto ad un bivio della sua esistenza, vuole dar sfogo a quel carattere ribelle, a quel suo spirito libero intraprendendo un viaggio metaforico attraverso il suo io, quello che fino ad allora si era sempre celato nella sua fragilità, nella sua incapacità di essere capito.

Dall'altra abbiamo Pietro, uomo affabile e gentile, che nella semplicità del suo intimo riuscirà a mettere in crisi tutte le certezze di Livio, condizionando la libertà di decidere dove camminare e dove arrivare in quello che inizialmente doveva solo essere un cammino fatto a piedi e non con il cuore.

Tra le pagine del romanzo emerge tutta la difficoltà di un sentimento come l'amore che costringe, facendoci dominare dall'istinto, a prendere decisioni sincere ma difficili, rendendoci instabili e sofferenti anche di fronte ad un rifiuto, a colmare quel vuoto con una felicità inaspettata, ad assecondare anche una quotidianità che logora e asseconda una vita fatta di rinunce.

Le difficoltà per Livio e Pietro lungo il cammino saranno davvero tante e quando l'ordinarietà di un rapporto, dove la malattia e la necessità di non mostrarsi deboli avevano incrinato la ragione di un cuore, susciteranno nuovi bisogni di esprimere amore, creando divergenze e distanze per crescere affrontando cambiamenti, porteranno a rincorrere sogni non condivisi che purtroppo alla fine s'imbatteranno contro muri invalicabili.

A questo punto, dopo aver desiderato tanto la vita, arriva come implacabile la solitudine che annienta tutto, i gesti, gli sguardi affogati nel rimpianto e nell'incapacità di sanare un dolore troppo grande; la malinconia che assale con un senso di colpa  che l'autore però è bravo nel valorizzare e ricompensare attraverso la soddisfazione di un'esperienza vissuta fino alla fine al massimo delle possibilità.

L'autore è bravo nell'utilizzare quelle "imperfezioni" che gratifica nell'unicità di ognuno di noi, emergendo come elementi aggiunti che non differenziano ma valorizzano nello specifico; contrapponendosi in modo forte ai modelli imposti da una società contemporanea, attraverso l'imperfezione, smaschera una perfezione artificiale che risulta poco spontanea perché non nasce dal cuore, raccontando una storia che, con naturalezza, abbatte i muri del pregiudizio restituendo speranza a quella voglia di essere felici anche scegliendo la via meno percorsa.

Un grazie sincero a Luca Trapanese per aver scritto un libro davvero coinvolgente ed emozionante, scritto con naturalezza, con il quale riesce ad esaltare positivamente tutte le fragilità e le imperfezioni umane, annullando tutte le distanze insegnando più ad unire che a dividere, purtroppo anche in un mondo dove si fa fatica ad accettare chi è diverso.


 


martedì 22 marzo 2022

Malena senza sonno di Daisy Franchetto

 Malena ha vissuto perdite e tradimenti, e non dorme più. Malena è scomparsa e, nello stabile in cui vive, gli inquilini sono stati tutti assassinati brutalmente. Tutti tranne uno:Custode.

 Un uomo misterioso si presenta alla porta della casa, teatro della mattanza, sta cercando Malena. Dice di chiamarsi Errante e ha spalle imponenti, punte di metallo sul giubbotto di pelle, la testa rasata e occhi scuri come un brutto sogno. Inseguiti da creature assassine chiamate Crisalidi e guidati dalle bizzarre indicazioni della signora Orakuru, Errante e Custode esploreranno i ricordi di Malena, gli incubi e le allucinazioni, attraverso un viaggio che li condurrà a toccare la perdita, la memoria, la morte e la speranza.



Daisy Franchetto, attraverso una trama davvero molto complessa e coinvolgente, racconta in modo drammatico un dolore, una perdita capace di trasformare profondamente la sua protagonista che, per affrontare tanta sofferenza, allontanata dal mondo esterno, si era chiusa in se stessa creando come scudo qualcosa che, se da una parte la proteggeva isolandola, dall'altra la rendeva prigioniera di una condizione instabile da cui successivamente cercherà con disperazione di uscire fuori per tornare a vivere.

Nel libro Malena accompagnerà il lettore in questo suo viaggio simbiotico, un cammino complesso disseminato da tante difficoltà, segnato fatalmente da una realtà oltremodo falsificata dal suo stato fisico che non le permetteva più un sonno tranquillo, negando la capacità di sognare, facendola naufragare verso uno stato mentale che la rendeva schiava di una veglia logorante e continua, che però col tempo si renderà sempre più necessaria per tentare di ricostruire la maniera adatta per svegliarsi davvero.

Quello di Daisy Franchetto è un libro che parla di solitudine e tradimenti, una storia che descrive l'assenza, la morte, concentrandosi in particolare su quella fatal perdita che, dopo aver frantumato in mille pezzi tutto ciò che la legava al suo vivere, allontana Malena da tutto e tutti, nello specifico da quel mondo in cui niente ha più importanza per lei, rendendo ostile lo stesso vivere che, poco alla volta, stava annientando la protagonista condannandola ad una pena eterna, che riempiva il  cuore di enorme tristezza, diventando lei stessa un'allegoria di un dolore che l'autrice concretizza attraverso pagine struggenti, ricche di empatia per i suoi protagonisti che troviamo impegnati con disperazione a cercare tra le fessure di una ferita lacerante un poco di luce, capace di penetrare e risanare una rottura troppo profonda.

L'autrice, con i gesti e con le parole dei suoi personaggi, riesce sempre bene a mantenere un equilibrio perfetto tra le loro diversità, rendendoli indipendenti nelle loro azioni, facendoli partecipi di un destino comune che però permetterà loro di esprimersi, nel bene e nel male, in maniera reciproca solo perché vincolati dalla necessità di essere aiutati, compresi e capiti in un mondo dove, più che trovare risposte era più importante farsi domande, accettando da subito la certezza che nessuno poteva salvarsi da solo, per sottrarsi a un destino che tuttavia però  ancora non era stato scritto in modo indelebile. 

Malena per tornare alla normalità decide di allontanarsi, lasciando Il "seme del risveglio" in tutti coloro che avevano condiviso la sua esperienza, che avevano loro stessi assorbito quel suo malessere, un vuoto irreparabile che poteva essere colmato forse solo quando la volontà di svegliarsi da quel sonno eterno, insieme al desiderio di tornare ad amare, avrebbe consentito a Malena di  riaprire gli occhi.

I tanti personaggi incontrati nel libro, fortemente caratterizzati dall'autrice, rappresentano ognuno un passaggio fondamentale attraverso il quale chi legge riesce a rendere reale l'assenza della protagonista che, solo dopo aver ritrovato quella parte di se perduta, sarà finalmente pronta a tornare. 

L'autrice, attraverso una stile impreziosito da descrizioni oniriche e da metafore, spinge con forza la narrazione verso una condizione surreale che destabilizza il lettore che si ritrova piacevolmente in bilico tra sogno e realtà, coinvolto da un continuo alternarsi tra un presente e passato narrativo che condiziona i sensi, rendendo concreto l'immaginario.

In un finale dove diverse verità riemergono con prepotenza per essere accettate e accolte da un destino ormai non più modificabile, emergerà gradualmente quel senso di gratitudine per aver finalmente ritrovato la presenza attraverso l'assenza, armata di disperazione e devastazione dopo aver combattuto per non lasciarsi andare del tutto, per cercare qualcosa o qualcuno a cui consegnare quello che da soli non si poteva trovare.

Davvero tanti complimenti sinceri a Daisy Franchetto capace con il suo libro di trasportarmi piacevolmente in una dimensione parallela, attraverso una storia dolorosa, struggente, ma ricca di insegnamenti da cogliere tra le righe attraverso passaggi metaforici, attraverso i suoi personaggi e principalmente grazie ad uno stile vibrante e incisivo che ben si adatta alla sua incredibile capacità descrittiva che con facilità riesce a trasportare chi legge in un mondo onirico dove veramente con fatica si distingue reale dal surreale.

 

mercoledì 16 marzo 2022

Obliquo inferno di Fabio Monteduro

 Giorgio Belvisi è un bell'uomo di sessant'anni, ricco e stimato neurochirurgo, con una certa facilità a trovare giovani amanti. Tutto, nella sua vita, sembra andare per il verso giusto, finché un segreto emerge dal suo passato, qualcosa di talmente inconcepibile che lui stesso sembra averlo cancellato dalla memoria. L'accusa di aver ucciso la sua giovane amante è solo il minore dei problemi, vista l'incredibile sequela di accuse che improvvisamente gli piovono addosso. Ma che cosa lega Giorgio a un prete della provincia siciliana dilaniato da dubbi di fede e in perenne conflitto con i mostri generati dall'alcol di cui è divenuto schiavo? E perché proprio il commissario di Polizia che lo dovrebbe incriminare, è invece l'unico che non lo ritiene colpevole? In un crescendo di tensione, ci si avvicina al confronto finale, dove il male assoluto tenterà di porre il suo sigillo infernale.




Fabio Monteduro con il suo ultimo libro ci racconta una storia che angoscia e spaventa attraverso una narrazione davvero avvincente, ricca di suspance e tensione, con continui flashback tra passato e presente per ricostruire le mosse di una terrificante vendetta che arriva dall'oltretomba. 

Il romanzo, oltre che nella trama, ha il suo punto di forza nei protagonisti che risultano intensamente veri e introspettivi, grazie soprattutto alla capacità stilistica dell'autore che riesce, con estrema facilità, a farli entrare in empatia con chi legge, compartecipando ai tanti dubbi e incertezze scaturiti da una vicenda tormentata che segnerà tutti in modo indelebile. 

Tra questi ritroviamo come protagonista principale Giorgio Belvisi, uomo di scienza, neurochirurgo di fama internazionale, una persona a cui la vita aveva regalato tutto: sicuro di se, pragmatico, dotato di magnetismo, che utilizzava anche nel campo sentimentale, trascorreva una vita fantastica, invidiabile, ricca di soddisfazioni, trascorsa in tranquillità fino a quando però il destino deciderà di mettersi a giocare con lui, portando all'interno della sua esistenza scompiglio e dramma, sconvolgendo quella che fino ad adesso era stata un'esistenza senza troppe preoccupazioni.


La morte di un amico prima, una misteriosa scomparsa poi, insieme ad una orribile fotografia che celava una realtà o un passato dimenticato, getteranno il protagonista nell'angoscia più totale, portandolo verso una condizione che lo destabilizzerà mettendolo all'angolo, costretto a difendersi con tutta la sua disperazione da tutto e tutti.
Questo suo malessere interiore cominciava a logorarlo anche nel fisico, perdendo di colpo tutta quella bellezza descritta all'inizio che, pagina dopo pagina, mostrerà i segni dell'età, indebolito sotto i colpi di una sfiancante sensazione di essere continuamente sotto tiro, di trovarsi immischiato e accusato ingiustamente, dovendo dimostrare la sua innocenza, prima che gli altri, soprattutto a se stesso.

Quando poi il focus nel libro si sposterà nel passato narrativo, parallelamente ripercorrendo le vicende di una piccola cittadina nel sud della Sicilia dove, in un camposanto, il risveglio delle forze oscure aveva prodotto strani delitti allarmando una comunità intera e mettendo alla prova un sacerdote che, pronto a vacillare sotto i colpi del male, si ritroverà a mettere in discussione la sua stessa missione, l'autore comincerà a seminare indizi fornendo indicazioni importanti per poter sviluppare l'intreccio anche nel presente narrativo, dove poi i vari legami col passato troveranno i loro giusti incastri per arrivare, con molta fatica, a raggiungere una verità tanto drammatica quanto crudele.

Mentre la testa di Giorgio comincerà a viaggiare all'infinito tra i ricordi, in una morbosa ricerca di verità terrificanti che la sua mente aveva inconsciamente nascosto, l'oblio di un ricordo in particolare contrasterà fortemente con una realtà presente a cui era sempre più difficile non credere, gettando irrimediabilmente il protagonista nella disperazione più totale, spalle al muro, dovendo subire inerme i danni di una vendetta covata tra morte e tormento.

Dopo pagine ricche di adrenalina e tensione, con molto coinvolgimento, il lettore arriverà all'epilogo di una storia dove la realtà si confonde alla pazzia, lasciando poca scelta al protagonista che, ormai certo di non poter più riavere indietro la vita di prima, desidera liberarsi da quel peso che portava dentro, raccontando la sua di verità, accettando definitivamente tutto quello che aveva vissuto sulla sua pelle, sacrificando tutto se stesso, rischiando di aggravare ulteriormente la sua posizione, seminando dubbi, in particolare in quelle persone con lo avevano indicato come colpevole. 

Personalmente ho trovato il libro davvero molto avvincente, soprattutto grazie ad una "giusta" tensione narrativa costruita su una trama notevolmente originale, sviluppata bene tra passato e presente che, intrecciando le loro tematiche, si ritroveranno attraverso svolgimenti inattesi a legarsi tra loro per far emergere brandelli di luce in una storia sprofondata nel buio più scuro e pauroso.
  
I personaggi poi sono veramente tutti ben interiorizzati dall'autore, capace però di lasciare in alcuni quel velo d'incertezza che alla fine renderà difficile la loro collocazione all'interno di una storia fortemente segnata dal male e stravolta da chi, in cerca di rivincita, voleva appagare la sua sete di vendetta.
 

Complimenti sinceri a Fabio Monteduro perchè con il suo libro è riuscito a coinvolgermi attraverso una vicenda ricca di mistero e colpi di scena, con una narrazione avvolta da angoscia e terrore che destabilizza e condiziona, non solo i protagonisti, ma anche chi legge.

 



Fabio Monteduro nasce a Roma nel 1963. Il suo modo di scrivere è definito cinematografico perché riesce a rendere al massimo “visivamente” le storie che racconta. Questa caratteristica ne ha fatto accostare il suo nome a grandi scrittori contemporanei, uno tra tutti Stephen King del quale non nasconde la passione e da cui ha tratto iniziale ispirazione.

I suoi romanzi e i suoi racconti brevi, spesso ambientati in Italia, sono sempre più frequentemente improntati al “thriller” più che al vero e proprio “horror“. Va detto però che la differenza tra questi generi letterari, nel suo caso, è sempre molto sottile.




TITOLO : OBLIQUO INFERNO

AUTORE: FABIO MONTEDURO

EDITORE : DARK ZONE

GENERE : THRILLER/HORROR

USCITA: NOVEMBRE 2021

FORMATO: BROSSURA

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Formule mortali di François Morlupi

 In una torrida estate romana, un anziano cammina nel parco di villa Sciarra, nell’elegante quartiere di Monteverde. Un odore tremendo atti...